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Incànus-Considerazioni sulla controinizazione e sulle sette torri del diabolo

Incànus-Considerazioni sulla controinizazione e sulle sette torri del diabolo

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CONSIDERAZIONI SULLA CONTROINIZIAZIONE E SULLE SETTE TORRI DELDIAVOLO
Incànus
 
1. Veniamo al problema della chiave, in relazione alla controiniziazione. Si parlava dellecomponenti della controiniziazione stessa, dopo aver chiarito che l’abuso del termine«controiniziazione» non trova basi nell’opera guénoniana. Rimane il problema di megliodelineare le componenti della controiniziazione stessa, cosa sulla quale Guénon ha datopreziose indicazioni, amplificate ed approfondite da taluni seguaci intelligenti, ma soventecon deduzioni forzate. Questo delle deduzioni forzate operate sul testo è un altro degli erroripiù diffusi. Quanto ai “seguaci” di Guénon, mi riferisco in particolare a Jean Robin, che hadivulgato il tema delle Sette Torri del Diavolo (
Shaitàn
), del quale Guénon aveva parlatonelle sue lettere private, non giudicandolo (allora, cinquant’anni fa e più) suscettibile diespressione pubblica. Con il tempo, la necessità di maggior conoscenza nel campo, anche,se non soprattutto, per una situazione che, di fatto, preme, si è fatta sentire, portando quindialla necessaria espressione anche pubblica del tema. Abbiamo visto i cambiamenti ciclici attuarsi sotto i nostri occhi, inesorabili ed intrattabili comeun’orda di
troll 
, per cui tali cambiamenti hanno modificato, di fatto, una parte sola del quadroguénoniano, facendone invece rimanere un’altra: questo perché, come più volte ricordato,Guénon ha discusso più di uno scenario. Dico queste cose per fare il punto della situazione,cosa necessaria se si vuol evitare di “mettere troppa carne sul fuoco”, come si suol dire.Ora, proseguiamo il nostro discorso, relativo alla “fonti” della controiniziazione. Come è statopiù volte ripetuto in varie sedi, il nocciolo della questione è che il controiniziato non chiamase stesso “controiniziato”, bensì si autodefinisce “iniziato”. In altri termini, la discriminante frainiziazione e controiniziazione fa parte dell’iniziazione, non della controiniziazione. Se, comeGuénon non si stancava di ripetere, la controiniziazione si può in effetti opporre all’iniziazionesolo nel campo dei Piccoli Misteri (campo, è bene ripeterlo senza posa, del tutto legittimo insé, contro il quale taluno ha parlato per ignoranza), dunque il
discrimen
tra iniziazione econtroiniziazione non può venire dal campo dei Piccoli Misteri, ma solo dal Centro stesso,raggiunto al culmine dei Piccoli Misteri stessi. Tale culmine si traduce nell’inizio dei GrandiMisteri. Anche qui, bisogna guardarsi dalle solite incomprensioni, nate dal non afferrare che qui si staparlando di realtà spirituali, non di dimensioni concettuali, mentali. Il compimento dei PiccoliMisteri è l’inizio dei Grandi. Detto altrimenti: fra i due non c’è un taglio netto, quando si ègiunti al Centro. Perché? Perché nel Centro tale distinzione non ha più senso. Esiste solo ladiretta percezione della Volontà Divina, e si stagliano intatti i mondi superni; sta quindi a chiè colà giunto “scegliere” se proseguire oltre, salendo, o volgersi verso il Basso senza tuttaviapoterci ricadere, senza esserne toccati, qual Motore Immobile “dirigendo” il moto stesso.Ho parlato di “scelta”: non c’è in effetti alcuna scelta, ma solo il diretto percepire la VolontàDivina, che cola giù come aurea ed aurorale acqua di cascata. In effetti, colà giunti, non vi èpiù differenza tra l’individualità e ciò che la trascende originandola, nel senso chel’individualità è stata largamente assorbita dal suo “prototipo” (l’uomo “primordiale”, la
fitrah
),pur mantenendo una sua specificità: è il prototipo in una sua particolar 
funzione
. Cosìessendo stato assorbito nel prototipo l’individualità, “si” vede quel che sempre vi era “sin dalprincipio”.In tal principio vi è lo
stigma
, il “segno” della Volontà Divina che stabilisce se, a quelpunto, si possa continuare a salire, ovvero ci si debba volgere verso il mondo appenalasciato per un tempo determinato e non determinabile quantitativamente: di solito ai fini delmantenimento di una funzione per il raggiungimento di un determinato scopo (è il casodell'
avatâra
).Questa funzione peraltro può essere svolta anche altrimenti. Nel caso di Guénon e dellasua «funzione letteraria», si deve dedurre che un'influenza diretta del Centro, calando su dilui, ha consentito che la questione della «controiniziazione», quindi, qualcosa che deriva da
 
una divisione lontana nel tempo e che origina da ben prima del mondo moderno - nel qualedoveva però trovare il suo miglior terreno di crescita - venisse fuori apertamente, inprevisione della sua emersione storica.Solo così, per mezzo di un intermediario, avrebbe potuto una questione del genere venir fuori ed emergere apertamente anche a livello relativamente pubblico. Chiaramente, una tal“emersionerimane esoterica, nel senso che non basta la sua enunciazione pecomprenderne il valore, cioè una tale questione non si dirime con la sola lettura, dovendociessere una parallela conoscenza diretta, per lo meno parziale. In caso contrario, il rischio diprendere “lucciole per lanterne” o “fischi per fiaschi” è grandissimo nel campo spinosissimo epesantemente paludoso del quale stiamo trattando.In primo luogo, il riferimento alla controiniziazione che si ritrova nelle opere di Guénon sicollega alla “rivolta degli
Kshatriya
”, della quale, oltre ad accenni sparsi qua e là, si parla inparticolare nei
Simboli della scienza sacra
(cap. 20 e 24 in particolare) e nelle
Considerazioni sulla via iniziatica,
cap. XL in particolare. Tale capitolo, che ha come titolo“Iniziazione reale ed iniziazione sacerdotale” merita qualche considerazione aggiuntiva (è lacontroparte esoterica del libro di Guénon:
 Autorità spirituale e potere temporale
).Senz’altro la rivolta degli
Kshatriya
è la causa non della controiniziazione stessa, ma dellatrasformazione del luciferismo in satanismo, cioè della possibilità ancora implicita di rivoltanella rivolta effettiva. Questa sottile distinzione, che Guénon ribadisce nelle note a piè dipagina del cap. XL di
Considerazioni 
, è ben conosciuta ed accettata da Jean Robin, per cui ilpuro e semplice equiparare la rivolta degli
Kshatriya
alla controiniziazione non è sufficiente.Ciò è confermato dai dati della tradizione islamica, che hanno le basi nello stesso
Corano
,quindi nella Rivelazione stessa, secondo un’interpretazione che lo stesso Robin ha divulgato:l’origine della controiniziazione sarebbe simboleggiata, nel
Corano
, dalla moglie di Noè, chelo “tradì” (è un termine che vela la realtà).Se Noè è l’iniziatore dell’attuale ciclo, pari al semiperiodo di precessione degli equinozi(12.960 anni), ed oggi agli sgoccioli (
1
),
ergo
la controiniziazione c’è fin dal principio del ciclostesso, sin dal “giardino” dell’Eden.Sennonché il ciclo dell’
 Adamo attuale
corrisponde al semiperiodo del Grande Anno di12.960 anni, sulla qual cosa concordano Dante e le fonti islamiche (dalle quali Dante, tral’altro, è stato profondamente influenzato, e che occorre conoscere per ben intendere ilpensiero di colui che per noi europei ed occidentali - non moderni - ha edificato unacattedrale nell’ambito della poesia e della letteratura). (
2
)Va poi precisato che l’
 Adamo attuale
di cui si è detto è quello delle fonti ismailite, le qualipur parlando di moltissimi “Adamo” insistono che si tratta proprio del
nostro
 Adamo.Ora, nel quadro dei cicli cosmici che Guénon ha dipinto, è Noè il prototipo dell’uomo(=Adamo) della parte del ciclo che inizia con la catastrofe di Atlantide, ovvero del Grande Anno (=12.960 anni), mentre per gli Ismailiti così come per Dante il “nostro” Adamo è quellodegli ultimi 6.480 anni, cioè della metà del Grande Anno. Occorre dunque non confonderedue cose: da una parte il semiperiodo della
 precessione
equinoziale che è di 12.960 anni (cisono delle inesattezze in tali calcoli, dovute alla serie complessa di piccoli moti astrali della
1
 
Secondo Robin, sarebbe già terminato nel 1999, per cui saremmo già nel
sandhya
, evento dalle
incalcolabili 
conseguenze.
2
Una precisazione ulteriore sull’influsso islamico nell’opera dantesca va fatta. Esso è indubbiamentepresente, e maggiore di quel che si creda, tuttavia non è che si possa giungere al punto di fare diDante un “criptoislamico”, secondo il pensiero di qualche
aficionado
dell’Islamismo o di qualcheneoconvertito, per cui l’
intellettualità
(=spiritualità) è solo islamica, la cristianità dovendosi limitare alsolo recepire, ringraziando, l’influsso islamico. Rimane tuttavia che Dante senza Islamismo non si puòcomprendere: il suo stile, il
dolce stil novo
, risente della forte influenza della scuola siciliana, cheriecheggiava i temi tipici della poesia arabo-iranica (la donna, la rosa...), spesso con aspetti sufi.L’influsso di Averroè, poi, fu fortissimo in Dante. Ma tutto ciò non lo rese affatto islamico, tanto chepose Maometto ed Alì all’inferno, come “facitori di scandali”, scismatici. Per lui l’Islàm rimase semprela versione eretica del Cristianesimo, quella di Ario, secondo cui Gesù Cristo è grandissimo ma non“consustanziale” a Dio, bensì su di un piano a Lui inferiore.
 
terra ed all’attrazione lunisolare), e dall'altra parte il semiperiodo del
Grande Anno
, che è di6.480 anni. (Si consideri che
 per Guénon il Kali-Yuga dura appunto 6.480 anni).
Ora, le fonti ismailite, in particolare, assicurano che Iblìs era presente sin da questo“giardino dell’Eden”, che per loro era il luogo dove le realspirituali si disvelavanodirettamente (in linguaggio guénoniano: il
Centro
), senza dover rivestirsi del linguaggio deisimboli; tali fonti ne danno anche il nome:
al Hârith ibn Murra
(tra l’altro, il nome iniziale èuna delle concause che fa sì che la tribù al-Hârith, per quanto sovente molto importante, siasempre stata non ben vista tra le tribù arabe).Tra gli Arabi premoderni (ma islamici) reputarsi “discendente d’Iblìs” era dunque cosapossibile; chi è discendente d’Iblìs viene dai
 jinn
, ma non ogni discendente di
 jinn
viene daIblìs, ché i
 jinn
non sono sempre malefici. Che vengano dai
 jinn
i Curdi, per esempio, èun’idea diffusa in Medio Oriente, anche se può essere attribuita con qualche ragione solo a
ristrette
fasce di Curdi.Tale idea era inoltre ben diffusa anche in Occidente, come dimostra il fatto che nel Medioevoc’erano molte famiglie che si dicevano discendenti di creature del mondo intermedio: per esempio i Lusignano da Melusina, una Dama Verde, e poi gli Jagelloni, varie famiglie inBoemia ed Ungheria (l’Ungheria d’un tempo comprendeva la Transilvania) ecc. Per via dimescolanze tali famiglie hanno colorato di sé una buona fetta dell’aristocrazia europea, il chepuò spiegare alcune cose.Tra l’altro, i Lusignano si sono mescolati ai Savoia, che hanno posto termine al dominiotemporale della Chiesa cattolica e contribuito ad inquinare la Massoneria. Dame Verdi sonoanche collegate al Madagascar, dove si collegano sia ai
Naga
dell’India - anche in India visono infatti di tali famiglie, e così pure in Cina, Giappone ed Indonesia - sia con Alì e loSciismo.Il legame dei Savoia con i Lusignano poi nasce da via strettamente “dinastica”: unmatrimonio, che fruttò ai Savoia la parentela con la casata che deteneva il titolo di “re diGerusalemme”, i Lusignano per l’appunto. Pertanto, i Savoia, prima di ricevere il titolo di re diSardegna, avevano, per via soltanto dinastica sia chiaro, titolo a regnare in Palestina.S’intende sul
regno crociato di Gerusalemme
.Per tornare alle fonti ismailite, particolarmente interessanti perché ci danno il “prototipo”della “tentazione eterna”, al-Hârith, per tentare Adamo, fa leva sulla sua generosità, non suisuoi difetti o limiti, e lo spinge a rivelare la conoscenza diretta delle realtà spirituali, nonquindi la conoscenza simbolica, l’unica ottenibile nel
Kali-Yuga
, nutrimento liofilizzato chel’Acqua dello Spirito renderà effettivamente nutrimento mangiabile, “comprensibile”.In tal modo, Adamo rivela quel che era noto nel ciclo precedente di disvelamento, tradendocosì il privilegio dell’Ultimo Imâm: il disvelamento delle realtà spirituali.Il pericolo dell’inversione ciclica si profila, Adamo vien cacciato dal Paradiso Terrestre,cioè, in termini guénoniani, dal
Centro
; in seguito, comunque, si riconcilierà con Dio. Questocollima con il quadro dato da Guénon. Difatti, ne
Il Re del Mondo
(cap. VIII: “Il centrosupremo nascosto durante il
Kali-Yuga
”), Guénon sostiene che “il centro è divenutosotterraneo ’più di seimila anni fa’, data che corrisponde con sufficiente approssimazioneall’inizio del
Kali-Yuga
o ‘età nera’, ‘l’età del ferro’ degli antichi Occidentali, l’ultimo dei quattroperiodi nei quali si divide il
Manvantara
; la sua ricomparsa deve coincidere con la fine di taleperiodo” (
3
)Il
Kali-Yuga
è per Guénon il semiperiodo del Grande Anno (12.960/2 = 6.480), ed è 1/10del
Manvantara
, che a sua volta è, secondo quanto Guénon ha scritto, pari a 64.800 “anni”,dove per “anno” si deve intendere il percorso della Terra intorno al Sole (o viceversa, ècomunque un rapporto). Ora, l’orbita terrestre subisce alterazioni sia di percorso sia inrelazione all’influenza della Luna: ciò che orbita intorno al Sole è il sistema Terra-Luna: diconseguenza, non è infondato ritenere che la durata effettiva del cosiddetto “anno” non siastata costante. Noi misuriamo con un regolo che si modifica: il sistema di misura non cambia,ma il metro sì.
3
 
Il Re del Mondo
, Adelphi 19, p.79, sottol. mie.

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