9 marzo 2009, newsletter numero 14www.andreasarubbi.it
UN ANNO @ NAPOLIApro questa newsletter con un invito, che vi metto anche nel testo della mail e che farò girare sufacebook. Un anno fa, iniziava la mia avventura politica, e da allora siete in molti a seguirmi con affetto.
Siccome internet e la posta elettronica saranno pure comodi, ma fare due chiacchiere insieme è un’altra
cosa, ho pensato di invitarvi sabato 21 marzo, alle 10, presso la sede del Pd Campania (via GeneraleOrsini, 30
–
zona Santa Lucia, a due passi da piazza del Plebiscito). È un invito del tutto informale, che
potete tranquillamente allargare a parenti ed amici. Passiamo un paio d’ore insieme, in cui mi fate tutte
le domande che volete. Che ne dite?PARTE 1: PARLAMENTOLE DIMISSIONI DI VELTRONI
Dall’ultima newsletter ad oggi, sono passate solo tre settimane. Ma è successo
un terremoto
la persona adatta
per tenere insieme sensibilità diverse, ma che lo avrei voluto
più leader
,soprattutto con gli altri dirigenti del partito. Il nostro perenne dibattito interno è certamente una prova didemocrazia, soprattutto se confrontato con la monarchia assoluta in atto nel Centrodestra, ma ci sonostagioni della vita in cui servono certezze. È chiaro che il rapporto tra me ed i miei figli sarà improntato, fra
una quindicina d’anni, al dialogo totale
; ma è altrettanto indispensabile che ora (Mattia ha 4 anni, Assia neha 2) decida io per loro. Certamente dopo aver ascoltato i nonni, le maestre, i genitori degli amichetti,perché la loro esperienza mi è sempre di grande aiuto. Ma alla fine decido io. Ecco, il Partito democratico èperfino più piccolo dei miei figli, ma non ha ancora sentito chiaramente la voce del papà. Tranne che
sull’unico punto, il testamento biologico, su cui
a mio parere non era necessario: ve lo spiego tra poco.
L’ELEZIONE DI FRANCESCHINI
All’assemblea nazionale non ho potuto votare (essendo entrato nel Pd solo un anno fa, non
ne faccio parte,nonostante sia un parlamentare), ma se avessi potuto
avrei votato per Dario Franceschini
. Il cuore mi
diceva “primarie subito”, la testa no. Avevo paura che, con la campagna elettorale delle amministrative in
atto, ci saremmo spaccati definitivamente. Al Congresso di ottobre, però, dovranno esserci primarie vere:
con Bersani o senza, con Franceschini o senza, ma primarie vere. L’inizio di Dario è stato buono. Io gli ho
mandato un
sms
con un versetto del Siracide: “Siano molti coloro che viv
ono in pace con te, ma i tuoi
consiglieri uno su mille”.
IL METODO RENZI
Pochi giorni prima del ‘terremoto democratico’, il Pd aveva dato una bella lezione di democrazia con le
primarie per il candidato sindaco di
Firenze
. Una competizione aperta, dura e
sana in cui l’outsider, il
ragazzo 34enne che si era messo in gioco (rinunciando alla sicura ricandidatura alla Provincia e sfidando gliuomini scelti dalla dirigenza) ha sovvertito i pronostici e si è imposto. Ha vinto
Matteo Renzi
, certo; ma avincere sono state soprattutto le primarie che hanno dato ancora un volta prova della loro vitalità (hanno
votato circa 2 mila persone in più rispetto all’elezione di Veltroni a segretario) e della capacità di sovvertire
logiche che, al ritmo del rassicurante refrain
‘non spacchiamo il partito’
, avrebbero portato a distribuire gliincarichi al grammo in base al peso delle correnti. Insomma: è vero che
le primarie
non devono essere soloun metodo, ma una cultura; che non devono diventare il luogo delle lotte fratricide e di leaderismi
autoreferenziali. Resta il fatto innegabile che sembrano l’unico strumento capace di riportare la gente a
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