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A fine 2002 ho presentato il volume “La creatività musicale giovanile come risorsa”, di cui sono curatore insieme a Tommaso Fabbri dell’Università di Modena. Raccoglie i risultati di una ricerca finanziata dall’Associazione Mario Delmonte di Modena e coordinata da me, in cui si cercava di (1) accertare l’esistenza di una scena musicale underground con le potenzialità creative e motivazionali per svilupparsi a Modena (usata come città campione discretamente rappresentativa della provincia italiana) e (2) di trarre qualche lezione da casi di territori che sono riusciti a riposizionarsi strategicamente e a costruire parte del proprio futuro a partire proprio dalla musica e dalle industrie creativity-based. In particolare, abbiamo studiato la città inglese di Manchester e il suo riscatto dalla deindustrializzazione disperata, alla Ken Loach, degli anni 80 fino all’attuale rinascita passando attraverso il successo insperato di alcune bands e alcune piccole imprese del settore musicale. Le principali conclusioni del lavoro sono:
1. a Modena c’è una scena musicale underground di tutto rispetto e con indiscutibili potenzialità di sviluppo. Le 37 bands intervistate direttamente (su una popolazione difficile da quantificare esattamente, ma che stimiamo intorno alle 100-150) hanno realizzato nel 2001 435 concerti e investito mediamente 2500 euro per realizzare CD demo. Hanno quindi, naturalmente in embrione, capacità di rapporto con qualche tipo di mercato e volontà di investire su se stesse. Non vi è alcuna ragione a priori per ipotizzare un “caso Modena”, sebbene sicuramente la città si collochi nel lato musicalmente più vivace dello spettro delle città italiane, dunque si deve presupporre che situazioni paragonabili si ritrovino altrove.
2. Il fattore chiave del successo di Manchester è stato il crescere di un rapporto di reciproca fiducia e condivisione degli obiettivi strategici tra istituzioni (soprattutto il Comune) e altri soggetti (soprattutto imprese private del settore musicale, ma anche musei, scuole, università ecc.). Questo rapporto ha informato di sé lo stile amministrativo in uso a Manchester, che è diventato molto inclusivo: cioè, sono molti i soggetti chiamati a partecipare al tavolo della discussione. Il Comune, e in particolare il suo Regeneration Department costituito appositamente, si pensa non come un decisore top-down ma come un facilitatore che aiuta soggetti terzi a realizzare idee e progetti nati sul territorio per il bene comune.
3. Ne consegue che il decollo culturale ed economico-industriale della scena musicale di molte città italiane è possibile. Questo, però, richiede una specie di rivoluzione copernicana nei rapporti tra giovani creativi e imprese del mercato da un lato e istituzioni dall’altro. Queste ultime hanno fin qui percepito i primi sostanzialmente in termini di bisogni di aggregazione e non di domanda di crescita professionale; le band, dal canto loro, tendono a non riconoscere nelle istituzioni neppure buone intenzioni, e nelle rare occasioni di confronto non fanno che lamentarsi che “non si fa nulla” per loro. Le imprese, infine, soffrono di scarsissima visibilità istituzionale, e finiscono a venire trattate (e a porsi) come postulanti più che come portatrici di un progetto comune di sviluppo culturale ed economico.
Questo lavoro fissa alcune cose che pensavo da tempo, e mi regala un nuovo obiettivo professionale ed esistenziale. Vorrei lavorare su un territorio con un progetto pluriennale per farne decollare la scena musicale. Mi attendo benefici in termini economici (natalità di piccole imprese ad alta intensità di lavoro), culturali e di vivibilità. Se sei un amministratore e la cosa ti interessa, non esitare a contattarmi, forse possiamo lavorare insieme.
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