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DIALOGO
Febbraio 2009 
tamente per sé e per il mondo spazi dicontemplazione e di decontaminazione.Questa mia Chiesa, pronta a distribuire paneagli affamati e acqua agli assetati - e in que-sto fa la volontà di Dio - ma che sa anchedire, con gioia e disarmante credibilità, cheessa è in grado anche di donare a tutti unaltro pane, quello che ha sapore di cielo, eche può dissetare con un’acqua viva, quellache
zampilla per la vita eterna” 
- e in questofa la gioia di Dio -. Una Chiesa, poi, che saamare, simultaneamente e con pari in-tensità, sia il tempio, dal quale non vuoleandare in esilio perché è la casa di Dio, e siale strade degli uomini, perché in esse ritro-va l’eco del vangelo di Gesù e che non èdisposta a lasciare né l’uno né le altre matutte e due vuole inglobare in una gioiosacircolarità di attenzioni e di affetto. Questamia Chiesa che invita i suoi figli a sostare alungo in preghiera eucaristica adorante eche supplica i figli maggiori, i presbiteri(oggi drammaticamente combattuti tra ilgran da fare che come valanga si abbatte sulloro tempo e il lancinante desiderio di fer-marsi a pensare e a pregare) a non rinun-ciare, per nessun motivo, a dare generosa-mente tempo e spazio alla celebrazione delSacramento del perdono di Dio: sono loro,infatti, e nessun altro, i servitori di questoperdono e del Pane eucaristico. Una Chiesache ama genuflettere solo e sempre dinanzialla signoria di Dio, e che solo così sa diessere liberata da qualsivoglia vincolo diumana sudditanza a poteri e a potenti delmondo. Una Chiesa, infine, lieta di assidersia mensa col suo Signore e che, appagata datanta munificenza, non ambisce né brama
posti di onorenei conviti, i primi seggi nelle sinagogheei saluti nellepiazze,
né si dilettaa sventolar bandiere o issare stendardi né,tanto meno, di
allargarei filatteri eallunga- relefrange.
La mia Chiesa: quella che vor-rei ritrovare con i suoi lineamenti modellatidalle stesse mani di Dio e il cui volto hovisto ancora di più risplendere nelle acquerigeneranti del Vaticano II e del recenteSinodo diocesano, vero e proprio crocevia,dove si è considerato il cammino compiuto esono stati segnati percorsi e svolte decisiveche vanno ora portati a compimento. UnaChiesa umile e tenerissima che accompagnae risolleva
gli affaticati egli oppressi” 
e simostra intransigente ed evangelicamentetemibile con i potenti e i prepotenti e nonsolo a parole ma con i fatti; una Chiesa lim-pida e trasparente anche nel maneggiaredenaro per le necessità del proprio impegnodi promozione umana; una Chiesa che tute-li maternamente i suoi sacerdoti dal rischiodi trasformarsi in piccoli e irrequieti mana-ger del sacro più che in missionari di Dio;una Chiesa che accoglierà il dono di unnuovo Pastore con gratitudine e gioia, con-sapevole del lungo e convinto cammino dirinnovamento postconciliare, vissuto primacon Mons. Vigo, quindi con Mons.Pappalardo; una Chiesa abbracciata alla spe-ranza, e che guardano avanti, dove sorge ilsole, è pronta ad aprire la porta a chi vienecarico del riflesso del cielo perché ha davve-ro sperimentato e testimonia che
Dio ama chi dona con gioia” 
. La mia Chiesa: che sidispone docilmente a caricarsi di nuovi passie che nel suo cuore - ancora una volta –saprà far germogliare il chiarore delle stelle.
continua da pag. 1
La Chiesa agrigentina racconta del suo pastore
Cenni biografici
S.E. mons. Salvatore Muratore è nato il 28 dicembre 1946 aCampobello di Licata, in provincia ed Arcidiocesi di Agrigento.Compiuti gli studi ginnasiali presso il Seminario minore di Favara,ha frequentato la filosofia e la teologia nel Seminario maggiore diAgrigento, completando il corso di studi alla Pontificia Facoltà diPosillipo (Napoli).È stato ordinato sacerdote a Roma da Sua Santità Paolo VI il 17maggio 1970.Nel 1971 ha conseguito la licenza in teologia Pastorale pressol’
Ignatianum 
di Messina. Ha svolto sempre il ministeronell’Arcidiocesi di Agrigento, dove è incardinato.Nel 1976 ha conseguito la laurea in Pedagogia presso la Facoltà diMagistero dell’Università di Palermo.Ha svolto i seguenti ministeri:- Dal 1971 al 1979 vicario parrocchiale della Parrocchia BeataVergina Maria di Fatima in Agrigento;- dal 1971 al 1999 insegnate di religione presso il Liceo scientifico“Leonardo”;- dal 1978 al 1980 insegnante presso il Ginnasio – Magistrale delSeminario vescovile di Agrigento;- dal 1980 al 2001 parroco della Parrocchia Beata Vergine Maria delCarmelo in Agrigento;- dal 1981 consulente provinciale Coltivatori diretti;- dal 1984 al 1986 docente di Pedagogia presso il seminario vesco-vile di Agrigento;- dal 1990 al 1998 Vicario Foraneo e Vicario Episcopale per la Vitaconsacrata e per la ministerialità dei presbiteri;- dal 2001 Cappellano dell’Istituto “Figlie di Maria Ausiliatrice”;- dal 1998 è Vicario generale dell’Arcidiocesi di Agrigento e mem-bro del Collegio dei consultori; responsabile del servizio dioce-sano per il catecumenato; responsabile del servizio diocesanoper la formazione perma-nente dei diaconi.Il 22 Gennaio 2009, il SantoPadre Benedetto XVI lo hanominato Vescovo diNicosia.
Caro don Salvatore,ti presentiamo alla Chiesa di Nicosia, ricordandocon la nostra Chiesa agrigentina, alcuni tratti deltuo carattere, della tua indole, della tua personagentile e cortese. Sono aspetti propri che, amomenti, non sappiamo attribuire se a te o allaMadre Chiesa di Agrigento. Sulle sue ginocchiasei cresciuto, e da allora sempre ne hai avvertitola carezza e il calore, fino a farli trasparire in te.Con la tua mano nella sua mano hai mosso i primipassi, sicuri e sereni sempre. Mai ti sei sottrattoal suo abbraccio. A Lei sei stato fedele, anchenelle stagioni della ricerca appassionata del rin-novamento conciliare. Il tuo ardore giovanile,quella insopprimibile necessità di guardare l’oriz-zonte e di intraprendere immediatamente il cam-mino, passo dopo passo sulle orme del Signore edei suoi profeti; quel rifiuto, quasi congenito in te,a cedere ad ogni forma di disperazione e di scon-forto; e quella capacità di gettare immediatamen-te il cuore oltre l’ostacolo, di costruire ponti, trac-ciando e percorrendo strade, per primo sì, mamai in solitudine. Figlio sei del grembo dellaChiesa conciliare, ne porti profondamente i trattie la fisionomia: nel rispetto profondo di ogni sto-ria, di ogni persona; nella indomita speranza;nella ispirazione poetica e concreta, di chi – comela Chiesa e come te in lei – è posta da Dio Padrenel mondo per edificare, piantare, raccogliere einfine abitare la profondità potente e fragile del-l’umanità; nella passione per l’unità, della relazio-ne responsabile, della educazione graduale eintegrale alla vita, alla fede, all’amore; Una imma-gine cara a te, e alla nostra Chiesa carissima, rias-sume – accompagna – prospetta il tuo ministero.È una immagine storica, indelebile, mai sbiadita.È la tua ordinazione sacerdotale, il 17 maggiodel’70, in San Pietro. È Paolo VI a consacrarti.Non c’è la tiara, né la sede gestatoria. È una fotoche rappresenta te e il Papa, da soli. E la Chiesaagrigentina e lì con te e Paolo VI. Il papa del dia-logo, sempre con tutti; il papa del Concilio; il papadegli intellettuali francesi e degli operai delleacciaierie; il papa che toglie la scomunica e baciai fratelli, chiedendo il perdono; il papa che haripreso i viaggi apostolici, dall’India all’ONU; ilpapa che riconosce e addita i profeti; il papa degliartisti e dei poeti, dei musicisti e degli scrittori; ilpapa della persona e del popolo di Dio, del mondoamato da Dio e salvato in Cristo dal suo peccato.È il papa del rinnovamento. Non della rivoluzioneviolenta, della veemenza dello scontro e dell’an-nientamento dell’altro; non nella esaltazionedelle élites e della frenesia dei tempi brevi. È ilpapa del rinnovamento inteso come “fedeltàmaggiore” e tu, da allora ad oggi, ancora ne portilo stile e il tratto, nobile e semplice, profondo ediretto. Ti accompagni ancora, come tu, da suoamico e amico del Signore Gesù, hai accompa-gnato questa Chiesa. Ti guidi e ti sostenga sem-pre alla “fedeltà maggiore”, che oggi ti è ricono-sciuta e allo stesso tempo assegnata come com-pito nel ministero episcopale. Di questo stile diChiesa e di apostolato, di comunità cristiana e dicompagnia dell’umanità, sei stato ministro, inogni presenza e in ogni compito che ti è stato affi-dato. Nella testimonianza semplice della vitafamiliare con tua sorella, umile come te e soste-gno prezioso e delicato al tuo ministero. NelLiceo, con i docenti e gli alunni, con i genitori e ilpersonale. Nel condominio e nella strada, fra lefamiglie e nel territorio. Nella parrocchia – ilmagazzino a piano terra in via Dante, traduzioneplastica della Chiesa senza scale e dalla sogliafacilmente valicabile - nella comunità cristiana ecivica, con le sue difficoltà, mai subite come irre-versibili. Nella Diocesi come vicario generale seistato segno di uno stile di dialogo e di presenzadiscreta e amorevole e, da oggi, condotto dalloSpirito, per la via che Egli ti indicherà. C’è unacertezza che ci accompagna. C’è una consolazio-ne che non ci abbandona, in questo momento diintensa gioia per il dono che riceviamo e che con-dividiamo immediatamente con i fratelli dellaChiesa di Nicosia. Ancora sognerai, fratello fra ifratelli, per vivere la fede nella prossimità delcammino della vita. Ancora sognerai. Il Signoreche ti ha scelto e tessuto fin dal grembo benedet-to della tua mamma, che ti ha fatto suo amico eprofeta fin dalla giovinezza, ancora ti visiterà coni tuoi sogni. Seistato un sogna-tore, e quandomai un sognato-re ha avuto vitafacile! Haisognato, anchead occhi aperti, ed hai visto per primo. Bambinibalbettare e già sentir Parola per te; mandorli fio-riti nel mezzo dell’inverno, nuvolette cariched’acqua in un tempo di aridità, tu li scorgi; reticariche di pesci in mari non pescosi, paste fer-mentante e semi già germogliati, segni delmondo di Dio che viene a suo modo, tu li haisognati e visti, e insieme ascoltati e coltivati, pro-tetti e condivisi. Dialogo per te è già alleanza disalvezza;chicchi per te, sono già come pane fra-grante, bianco, profumato; ramoscelli teneri,sono come olio, verde splendente, pace e vitaimpregnata di benedizione; viti acerbe, e tu giàprepari la tavola e disponi le sedie, per l’allegriadella fraternità in Cristo Pane e Vino, Verbo fattotenda, ospite, amicizia. Ancora sognerai e vedraiancora per primo i segni del suo passaggio, e delSignore sarai strumento, anche nell’Episcopato.Ancora sarai fratello, fra i fratelli. Presbiteri, laici,diaconi e i religiosi e le religiose, che hanno fattostrada nella età e nella grazia, attestano questatua vocazione e la tua responsabile partecipazio-ne all’opera di Dio nella fraternità. Sobrio ma maidimesso, amorevole ma alieno da ogni eccesso,mite e allo stesso tempo sicuro sei e appari,costantemente, senza mutevolezza né alterigia,nella fraternità dei preti e dei diaconi, nella amici-zia con tutti, nell’apprezzamento di ogni vita con-sacrata, di ogni dono e di ogni carisma nellaChiesa. E quanto grande la tua consistente pre-ghiera e passione e sostegno al Seminario e allevocazioni. Ancora avrai passione per una fede chevivifica l’esistente e gli offre senso, senso discre-to e consistente. Avrai cuore e mani, piedi esguardo tenero e dolce, compassionevole, comequello di un padre e di una madre, di un fratellomaggiore che accompagna la riscoperta della fedebattesimale, che rende tutto il popolo di Dio capa-
Ti presentiamo alla Chiesa di Nicosia
da “L’Amico del Popolo” 
Simbologie
L
a Chiesa particolare di Nicosia è in festa. E’gioiosa perché c’è una nuova guida, un nuovopastore per la comunità dei fedeli. E’ una graziaavere monsignor Salvatore Muratore. Il popolo diDio esulta e si rivolge al Signore con gratitudineperché un Pastore è sì il successore degli aposto-li, ma anche un “incisore di sicomori”. Basilio ilGrande (+ 379) nel confronto con la cultura grecadel suo tempo si vide posto davanti ad un compitoassai simile a quello che ogni cristiano, guidato dalproprio vescovo, dovrebbe portare avanti. Basiliosi riallaccia all’autopresentazione del profetaAmos, il quale diceva di sé: “Pastore sono e colti-vatore di sicomori” (7,14). La traduzione greca dellibro del profeta, la LXX, rende in modo più chiaronel seguente modo l’ultima espressione: “Io erouno, che taglia i sicomori”. La traduzione si fondasul fatto che i frutti del sicomoro devono essereincisi prima del raccolto, poi maturano entro pochigiorni. Basilio presuppone nel suo commentarioad Is. 9, 10 questa prassi, infatti egli scrive: “Ilsicomoro è un albero, che produce moltissimi frut-ti. Ma non hanno alcun sapore, se non li si incideaccuratamente e non si lascia fuoriuscire il lorosucco, cosicché divengano gradevoli al gusto. Perquesto motivo, noi riteniamo, (il sicomoro) è unsimbolo per l’insieme dei popoli pagani: essoforma una gran quantità, ma è allo stesso tempoinsipido. Ciò deriva dalla vita secondo le abitudinipagane. Quando si riesce a inciderla con il Logos,si trasforma, diviene gustosa e utilizzabile”. Il rap-porto della Parola che non tramonta con la culturapagana del tempo di Basilio e il neopaganesimoattuale, che anche nella società di oggi pervasa daimass media trova espressione e alimento. Ed è sutale riferimento sapiente e profondo che si inne-stano queste riflessioni, dove il piccolo passo inavanti che ogni vescovo si trova a fare giorno pergiorno nella Chiesa particolare. Il giorno dellanomina del Papa di monsignor Muratore il pensie-ro è andato a San Gregorio, che riferendosi alvescovo scrive: “Colui al quale è affidata la curadegli altri è chiamato sentinella… per scorgere dalontano qualunque cosa stia per accadere… perpoter essere utile colla sua preveggenza”. E’ veroche
episcopus 
può avere anche il significato di“controllore”, ma non è questo il caso della dioce-si di Nicosia che per tradizione ha avuto una guida,un Pastore per il popolo di Dio e un padre per ilclero diocesano. Giovanni Paolo IInell’Esortazione Apostolica
Pastores Gregis 
descrive il vescovo come “Ministro del Vangeloper la speranza del mondo”(5). E la Chiesa parti-colare di Nicosia lo seguirà con coraggio. Sarà ilsuccessore degli apostoli, col suo magistero e lasua viva testimonianza, che aiuterà la comunità adincontrare Cristo per trasformare la notte nel gior-no della vita. Ecco perché monsignor Muratoresarà per l’intera comunità diocesana quel “sicomo-ro” del Vangelo di Luca che permise a Zaccheo divedere e incontrare Gesù per abbracciare unanuova cultura della vita in cui splenda la bellezzadel Vangelo. Non è un caso che quando si parla del-l’ufficio del vescovo lo si definisce come servizio:quello di monsignor Muratore sarà carico diresponsabilità e generosità per il bene dellaChiesa locale e in comunione con i vescovi e laChiesa universale.
Il vescovo “incisore di sicomori”
di Vincenzo Grienti 
ci di Dio, nella misura che conviene solo allapiena maturità nel suo Cristo. Sappiamo cheGesù, chiamandoti ad essere suo apostolo aNicosia, non ci priva oggi di te. E la Chiesa diNicosia, lo sappiamo, non sarà gelosa se vor-remmo essere compresi nella tua offerta a Dioin questo giorno e di tutti i giorni del tuo mini-stero. E tu, Salvatore vescovo di Nicosia, abbiancora sogni, fraternità e cura per il popoloche ti è affidato e per questo popolo di Dio chementre ti ha generato, in te si rispecchia ebenedice la grazia della tua chiamata.
La tua Chiesa agrigentina 
 
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DIALOGO
Febbraio 2009 
“Insieme faremo il cammino che avete già tracciato”“Fatemi posto nel vostro cuore; voi già lo avete nel mio”“Dio ama chi done con gioia” ed ho provato a spendere la vita per amare
Terza Pagina
D
opo i saluti e le presentazioni la delegazio-ne ha offerto a Mons. Muratore due qua-dri (la Madonna con il Bambino e l’immaginedi San Felice da Nicosia compatrono della cittàinsieme a san Nicola da Bari, cui è intitolata laCattedrale) ed alcuni libri di storia locale insie-me al libro con gli atti del Sinodo diocesanoappena celebrato.Erano presenti i sacerdoti Michele Pitronaci,Alessandro Magno, Gaetano Giuffrida, FilippoRubulotta, Nicola Ilato e Pietro Scordilli insiemea due rappresentanti dei laici il Sig. Rosario Rizzo(economo della curia) e Sigismondo Agozzino.L’incontro, cordiale e di conoscenza reciproca,ha toccato diversi temi: la diocesi, la sua situa-zione in generale e quella del clero diocesano,a cui è seguita una descrizione della situazioneeconomico-sociale del territorio, ma anche ilrestauro del Duomo di Nicosia, in questi gior-ni al centro di polemiche.La discussione si è soffermata in modo parti-colare sul Sinodo appena celebrato e quindisulle vie da percorrere per l’annuncio delVangelo agli uomini di oggi.A mons. Muratore è stato detto del lavorofatto, la preparazione ma soprattutto le deci-sioni pastorali frutto del sinodo e del pazientelavoro di ascolto del territorio e della base; illavoro di evangelizzazione e rievangelizzazio-ne portato avanti negli anni, l’adozione daparte della Chiesa di Nicosia delle indicazionicirca il cammino di iniziazione cristiana sulmodello catecumenale.Su quest’ultimo aspetto mons. Muratore si èdetto in piena sintonia, grazie anche al lavorofatto negli ultimi anninella nostra Arcidiocesi,«Mi immergerò nella storia della nostra Chiesa- ha riconfermato mons. Muratore ai delegati -ed insieme faremo il cammino che avete giàtracciato. Attueremo insieme le decisioni delsinodo». Con i delegati delle diocesi nicosianamons. Muratore ha anche stabilito i dettaglidella sua ordinazione episcopale che si terrà il25 marzo nella Cattedrale di Agrigento, mentreil sabato successivo, il 28 marzo, farà l’ingres-so nella diocesi di Nicosia.Dal canto loro i delegati si sono detti soddisfat-ti dell’incontro con il vescovo eletto e certi chemons. Muratore saprà essere un pastore all’al-tezza del compito affidatogli dal Santo Padre.La visita si è conclusa con l’incontro conMons. Francesco Montenegro nel PalazzoArcivescovile, la visita alla BibliotecaLucchesiana ed alla Cattedrale di Agrigento.
da “L’Amico del Popolo” 
Carissimi fratelli e amici della Chiesa agrigen- tina Se un’ impronta vorrei che rimanesse nei vostri cuori della mia vita vissuta con voi fino ad ora, vorrei che fosse espressa da una sola parola di Paolo che mi ha sempre affascinato: Siamo stati amorevoli in mezzo a voi”.So che non è giusto che io mi attribuisca qual- cosa o che dia un giudizio su di me; ma questa è stata la molla della mia vita o almeno il desi- derio di provarci mi ha spinto sempre a ricercar- la.Non so se ci sono riuscito pienamente, sicura- mente alcune volte no. Ma le intenzioni sono state sempre proiettate al positivo. Se in qualche cosa posso aver mancato all’amore verso qualcu- no, gliene chiedo scusa.Ad essere amorevoli lo si impara. Quello che sono e che ho mi è stato regalato dalla mia terra,dalla mia famiglia, dalle tante persone che mi hanno amato e mi hanno colmato di tenerezza.In questa terra ci sono le mie radici con tutto quello che mi hanno dato: l’amore, la fede, i valori, la speranza, la tenacia, la concretezza, la poesia della vita.Dal grembo della nostra madre Chiesa è germogliata la mia vocazione e il desiderio di vivere la vita nel dono e nell’amore.Lungo il cammino ho imparato che Dio ama chi dona con gioia” (Hilarem datorem diligit Deus) ed ho provato a spendere la vita peamore. il Signore mi ha fatto dono di incontrstupendi e formidabili che hanno segnato la miesistenza: quanti volti, quanti cuori, quante sementi, quanti progetti elaborati e realizzati insieme.*I miei nove anni di vice-parroco, anni ’70,sono stati gli anni dell’appropriarsi della fedeuna fede scoperta, inventata e sperimentata con giovani e adulti della parrocchia Madonna di Fatima: anni fondamentali, segnati dall’esperienza della vita dei gruppi, dei campi di lavoro,delle settimane di deserto, dall’esperienza dellcomunione.*I miei primi dieci anni di parroco, anni ’80,sono stati gli anni più belli della mia vita. Mi sono rispecchiato tanto in alcune parole di don Tonino Bello, che vi riporto: “Quello che ho vis- suto da parroco non lo potrò mai dimenticare.Stare in mezzo alla gente, chiamare i parrocchiani per nome, entrare nelle loro case imomenti di festa e di dolore, vivere con loro il gaudio della domenica, progettare con loro i momenti forti della vita parrocchiale, avere a che fare con i poveri con nome, cognome e codice fiscale, profumare di popolo… è stata l’esperien- za che ho vissuto nella stagione più felice dellmia vita”.*I miei otto anni di Vicario Foraneo di Agrigento, anni ’90, mentre continuavo il servizio parrocchiale, sono stati gli anni dell’apertu- ra ad orizzonti più vasti: ho amato questa città di Agrigento, ho cercato di servire con passione e di lavorare decisamente per la comunione. Con il presbiterio abbiamo vissuto esperienze impor- tanti in quegli anni: visite foraniali, incontri con i consigli pastorali parrocchiali, documenti e interventi sulla città, pastorale estiva.*I miei dieci anni di Vicario Generale sono stati anni che non riesco bene a definire; da un canto sono belli perché abbiamo lavorato insie- me per progetti pastorali significativi e affascinanti – in particolare gli Itinerari di tipo catecu- menale per una chiesa missionaria ed estroversa e i Sentieri di Comunione - dall’altro canto anni problematici per le tante vicende che li hanno caratterizzati e per la difficoltà che sem- pre comporta qualsiasi forma di mediazione.Sicuramente per me anni di grande matura- zione umana, spirituale e pastorale. Ho impara- to ogni giorno in modo nuovo a servire, donare e amare. Di tutto rendo grazie al Signore.Sono contento di essere stato presbitero di que- sta nostra santa Chiesa, che amo.Maria, Aiuto dei cristiani e Madre della Chiesa sia la vostra guida, vi accompagni e vi protegga.Auguro al Vescovo, al popolo santo di Dio e imodo particolare ai presbiteri e ai diaconi, di inventare strade nuove, con passione e con coraggio, e di coltivare sogni grandi. Un volto nuovo della nostra Chiesa agrigentina è possibi- le, ci sono tante energie e tante ricchezze. Basta crederci! E principalmente basta fidarsi sempre del soffio dello Spirito che continuamente apre strade, indica percorsi e lavora con noi per rea- lizzarli.Vi abbraccio tutti.Don Salvatore 
Il primo abbraccio con laChiesa di Nicosia
Martedì 27 gennaio nei locali della Curia di Agrigento, mons. Salvatore Muratore ha incontrato una delegazione, di preti e laici, della sua nuova diocesi venuta appositamente per incontrare il Vescovo eletto.di Carmelo Petrone 
Con queste parole Mons. Muratore, nel giorno in cui è stata resa notala sua nomina, si è rivolto alla Chiesa agrigentina
G
ioia, entusiasmo, curiosità, speranza,aspettative, fiducia, affetto. Animati daquesti sentimenti i giovani di tutta la Diocesihanno accolto la lieta notizia della nomina diS.E. Mons. Salvatore Muratore. “
Fatemi posto nel vostro cuore; voi già lo avete nel mi
hascritto nella sua prima lettere il nuovo Pastore.C’è tanto spazio per lui nel cuore dei ragazziche animano e vivacizzano la Diocesi con tanteattività e grande impegno. Giovani pronti asperimentare insieme nuove strade e nuovepositive avventure, come quelle che in diecianni hanno caratterizzato il loro camminoaccanto a Mons. Salvatore Pappalardo. Uncammino condiviso con un Vescovo vicino allasua gente, che ha saputo trovare i canali piùadatti per comunicare con tutta la comunitàdiocesana con efficacia, con immediatezza, conquella spontaneità che garantisce il successodi ogni contatto. E’ forse questo uno dei “testi-moni” che il nuove Vescovo raccoglie da chi loha preceduto. Insegnante, formatore, espertodi pedagogia, Vicario generale dell’Arcidiocesidi Agrigento. E’ ricco di esperienza e rivelatante competenze il percorso compiuto sino adoggi da Mons. Muratore. A lui i ragazzi dellaDiocesi guardano in questo momento come adnuova guida spirituale, come solido punto diriferimento al quale esprimere desideri, incer-tezze e perplessità tipiche della gioventù,ansie e preoccupazioni per il futuro, difficoltàdella vita quotidiana. Un punto di riferimentoche certamente saprà capirli e guidarli. Con luientreranno piacevolmente
in dialogo 
per“costruire insieme”, per realizzare nuove ideee nuovi progetti, per accogliere dalle sue paro-le quegli insegnamenti che aiutano e fortifica-no durante in ogni fase della propria crescitapersonale. Leggendo il primo messaggio delnuovo Vescovo entrano nel cuore di tutti lesue parole, trasmettendo coraggio e tanta fidu-cia anche a noi ragazzi ansiosi di metterciall’opera al suo fianco. “
La mia piccola fiam- mella di fede la condividerò con voi: camminere- mo insieme, con fiducia e con speranza; cresceremo insieme con la consapevolezza che il Signore sarà con noi e sarà la nostra forza; scruteremo insieme l’orizzonte per cogliersegnali di Dio e per consegnare ancora albe nuove alla nostra terra.Mi immergo nel flusso della vostra storia, che ancora non conosco, ma che immagino ricca, bella, variegata. Il Signore ha voluto che ci sia anch’io con voi, camminere- mo insieme e , con la potenza e la forza dellSpirito, inventeremo ancora strade, individuere- mo percorsi, proveremo a lasciare nel cuore dellnostra terra e dei nostri figli le impronte sempre nuove del Vangelo 
”. Un nuovo capitolo di storiasi è appena aperto per la Diocesi di Nicosia.Sostenuti anche dalla famiglia e dalla scuolanessuno tra i giovani si tirerà indietro. C’ètanta voglia di fare, di condividere, di parteci-pare. Questo nuovo capitolo di storia avrà tantiprotagonisti: un nuovo Pastore, pronto adascoltare il prossimo, ad amarlo e sostenerlo inogni momento della sua vita da Cristiano, eduna comunità di giovani pronta a seguirlo conumiltà, con lungimiranza, con responsabilità esoprattutto con tanto affetto.
Tra i giovani è già attesa
di Michela Zingone 
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