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in
DIALOGO
Febbraio 2009
tamente per sé e per il mondo spazi dicontemplazione e di decontaminazione.Questa mia Chiesa, pronta a distribuire paneagli affamati e acqua agli assetati - e in que-sto fa la volontà di Dio - ma che sa anchedire, con gioia e disarmante credibilità, cheessa è in grado anche di donare a tutti unaltro pane, quello che ha sapore di cielo, eche può dissetare con un’acqua viva, quellache
“zampilla per la vita eterna”
- e in questofa la gioia di Dio -. Una Chiesa, poi, che saamare, simultaneamente e con pari in-tensità, sia il tempio, dal quale non vuoleandare in esilio perché è la casa di Dio, e siale strade degli uomini, perché in esse ritro-va l’eco del vangelo di Gesù e che non èdisposta a lasciare né l’uno né le altre matutte e due vuole inglobare in una gioiosacircolarità di attenzioni e di affetto. Questamia Chiesa che invita i suoi figli a sostare alungo in preghiera eucaristica adorante eche supplica i figli maggiori, i presbiteri(oggi drammaticamente combattuti tra ilgran da fare che come valanga si abbatte sulloro tempo e il lancinante desiderio di fer-marsi a pensare e a pregare) a non rinun-ciare, per nessun motivo, a dare generosa-mente tempo e spazio alla celebrazione delSacramento del perdono di Dio: sono loro,infatti, e nessun altro, i servitori di questoperdono e del Pane eucaristico. Una Chiesache ama genuflettere solo e sempre dinanzialla signoria di Dio, e che solo così sa diessere liberata da qualsivoglia vincolo diumana sudditanza a poteri e a potenti delmondo. Una Chiesa, infine, lieta di assidersia mensa col suo Signore e che, appagata datanta munificenza, non ambisce né brama
“posti di onorenei conviti, i primi seggi nelle sinagogheei saluti nellepiazze”,
né si dilettaa sventolar bandiere o issare stendardi né,tanto meno, di
“allargarei filatteri eallunga- relefrange”.
La mia Chiesa: quella che vor-rei ritrovare con i suoi lineamenti modellatidalle stesse mani di Dio e il cui volto hovisto ancora di più risplendere nelle acquerigeneranti del Vaticano II e del recenteSinodo diocesano, vero e proprio crocevia,dove si è considerato il cammino compiuto esono stati segnati percorsi e svolte decisiveche vanno ora portati a compimento. UnaChiesa umile e tenerissima che accompagnae risolleva
“gli affaticati egli oppressi”
e simostra intransigente ed evangelicamentetemibile con i potenti e i prepotenti e nonsolo a parole ma con i fatti; una Chiesa lim-pida e trasparente anche nel maneggiaredenaro per le necessità del proprio impegnodi promozione umana; una Chiesa che tute-li maternamente i suoi sacerdoti dal rischiodi trasformarsi in piccoli e irrequieti mana-ger del sacro più che in missionari di Dio;una Chiesa che accoglierà il dono di unnuovo Pastore con gratitudine e gioia, con-sapevole del lungo e convinto cammino dirinnovamento postconciliare, vissuto primacon Mons. Vigo, quindi con Mons.Pappalardo; una Chiesa abbracciata alla spe-ranza, e che guardano avanti, dove sorge ilsole, è pronta ad aprire la porta a chi vienecarico del riflesso del cielo perché ha davve-ro sperimentato e testimonia che
“Dio ama chi dona con gioia”
. La mia Chiesa: che sidispone docilmente a caricarsi di nuovi passie che nel suo cuore - ancora una volta –saprà far germogliare il chiarore delle stelle.
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La Chiesa agrigentina racconta del suo pastore
Cenni biografici
S.E. mons. Salvatore Muratore è nato il 28 dicembre 1946 aCampobello di Licata, in provincia ed Arcidiocesi di Agrigento.Compiuti gli studi ginnasiali presso il Seminario minore di Favara,ha frequentato la filosofia e la teologia nel Seminario maggiore diAgrigento, completando il corso di studi alla Pontificia Facoltà diPosillipo (Napoli).È stato ordinato sacerdote a Roma da Sua Santità Paolo VI il 17maggio 1970.Nel 1971 ha conseguito la licenza in teologia Pastorale pressol’
Ignatianum
di Messina. Ha svolto sempre il ministeronell’Arcidiocesi di Agrigento, dove è incardinato.Nel 1976 ha conseguito la laurea in Pedagogia presso la Facoltà diMagistero dell’Università di Palermo.Ha svolto i seguenti ministeri:- Dal 1971 al 1979 vicario parrocchiale della Parrocchia BeataVergina Maria di Fatima in Agrigento;- dal 1971 al 1999 insegnate di religione presso il Liceo scientifico“Leonardo”;- dal 1978 al 1980 insegnante presso il Ginnasio – Magistrale delSeminario vescovile di Agrigento;- dal 1980 al 2001 parroco della Parrocchia Beata Vergine Maria delCarmelo in Agrigento;- dal 1981 consulente provinciale Coltivatori diretti;- dal 1984 al 1986 docente di Pedagogia presso il seminario vesco-vile di Agrigento;- dal 1990 al 1998 Vicario Foraneo e Vicario Episcopale per la Vitaconsacrata e per la ministerialità dei presbiteri;- dal 2001 Cappellano dell’Istituto “Figlie di Maria Ausiliatrice”;- dal 1998 è Vicario generale dell’Arcidiocesi di Agrigento e mem-bro del Collegio dei consultori; responsabile del servizio dioce-sano per il catecumenato; responsabile del servizio diocesanoper la formazione perma-nente dei diaconi.Il 22 Gennaio 2009, il SantoPadre Benedetto XVI lo hanominato Vescovo diNicosia.
Caro don Salvatore,ti presentiamo alla Chiesa di Nicosia, ricordandocon la nostra Chiesa agrigentina, alcuni tratti deltuo carattere, della tua indole, della tua personagentile e cortese. Sono aspetti propri che, amomenti, non sappiamo attribuire se a te o allaMadre Chiesa di Agrigento. Sulle sue ginocchiasei cresciuto, e da allora sempre ne hai avvertitola carezza e il calore, fino a farli trasparire in te.Con la tua mano nella sua mano hai mosso i primipassi, sicuri e sereni sempre. Mai ti sei sottrattoal suo abbraccio. A Lei sei stato fedele, anchenelle stagioni della ricerca appassionata del rin-novamento conciliare. Il tuo ardore giovanile,quella insopprimibile necessità di guardare l’oriz-zonte e di intraprendere immediatamente il cam-mino, passo dopo passo sulle orme del Signore edei suoi profeti; quel rifiuto, quasi congenito in te,a cedere ad ogni forma di disperazione e di scon-forto; e quella capacità di gettare immediatamen-te il cuore oltre l’ostacolo, di costruire ponti, trac-ciando e percorrendo strade, per primo sì, mamai in solitudine. Figlio sei del grembo dellaChiesa conciliare, ne porti profondamente i trattie la fisionomia: nel rispetto profondo di ogni sto-ria, di ogni persona; nella indomita speranza;nella ispirazione poetica e concreta, di chi – comela Chiesa e come te in lei – è posta da Dio Padrenel mondo per edificare, piantare, raccogliere einfine abitare la profondità potente e fragile del-l’umanità; nella passione per l’unità, della relazio-ne responsabile, della educazione graduale eintegrale alla vita, alla fede, all’amore; Una imma-gine cara a te, e alla nostra Chiesa carissima, rias-sume – accompagna – prospetta il tuo ministero.È una immagine storica, indelebile, mai sbiadita.È la tua ordinazione sacerdotale, il 17 maggiodel’70, in San Pietro. È Paolo VI a consacrarti.Non c’è la tiara, né la sede gestatoria. È una fotoche rappresenta te e il Papa, da soli. E la Chiesaagrigentina e lì con te e Paolo VI. Il papa del dia-logo, sempre con tutti; il papa del Concilio; il papadegli intellettuali francesi e degli operai delleacciaierie; il papa che toglie la scomunica e baciai fratelli, chiedendo il perdono; il papa che haripreso i viaggi apostolici, dall’India all’ONU; ilpapa che riconosce e addita i profeti; il papa degliartisti e dei poeti, dei musicisti e degli scrittori; ilpapa della persona e del popolo di Dio, del mondoamato da Dio e salvato in Cristo dal suo peccato.È il papa del rinnovamento. Non della rivoluzioneviolenta, della veemenza dello scontro e dell’an-nientamento dell’altro; non nella esaltazionedelle élites e della frenesia dei tempi brevi. È ilpapa del rinnovamento inteso come “fedeltàmaggiore” e tu, da allora ad oggi, ancora ne portilo stile e il tratto, nobile e semplice, profondo ediretto. Ti accompagni ancora, come tu, da suoamico e amico del Signore Gesù, hai accompa-gnato questa Chiesa. Ti guidi e ti sostenga sem-pre alla “fedeltà maggiore”, che oggi ti è ricono-sciuta e allo stesso tempo assegnata come com-pito nel ministero episcopale. Di questo stile diChiesa e di apostolato, di comunità cristiana e dicompagnia dell’umanità, sei stato ministro, inogni presenza e in ogni compito che ti è stato affi-dato. Nella testimonianza semplice della vitafamiliare con tua sorella, umile come te e soste-gno prezioso e delicato al tuo ministero. NelLiceo, con i docenti e gli alunni, con i genitori e ilpersonale. Nel condominio e nella strada, fra lefamiglie e nel territorio. Nella parrocchia – ilmagazzino a piano terra in via Dante, traduzioneplastica della Chiesa senza scale e dalla sogliafacilmente valicabile - nella comunità cristiana ecivica, con le sue difficoltà, mai subite come irre-versibili. Nella Diocesi come vicario generale seistato segno di uno stile di dialogo e di presenzadiscreta e amorevole e, da oggi, condotto dalloSpirito, per la via che Egli ti indicherà. C’è unacertezza che ci accompagna. C’è una consolazio-ne che non ci abbandona, in questo momento diintensa gioia per il dono che riceviamo e che con-dividiamo immediatamente con i fratelli dellaChiesa di Nicosia. Ancora sognerai, fratello fra ifratelli, per vivere la fede nella prossimità delcammino della vita. Ancora sognerai. Il Signoreche ti ha scelto e tessuto fin dal grembo benedet-to della tua mamma, che ti ha fatto suo amico eprofeta fin dalla giovinezza, ancora ti visiterà coni tuoi sogni. Seistato un sogna-tore, e quandomai un sognato-re ha avuto vitafacile! Haisognato, anchead occhi aperti, ed hai visto per primo. Bambinibalbettare e già sentir Parola per te; mandorli fio-riti nel mezzo dell’inverno, nuvolette cariched’acqua in un tempo di aridità, tu li scorgi; reticariche di pesci in mari non pescosi, paste fer-mentante e semi già germogliati, segni delmondo di Dio che viene a suo modo, tu li haisognati e visti, e insieme ascoltati e coltivati, pro-tetti e condivisi. Dialogo per te è già alleanza disalvezza;chicchi per te, sono già come pane fra-grante, bianco, profumato; ramoscelli teneri,sono come olio, verde splendente, pace e vitaimpregnata di benedizione; viti acerbe, e tu giàprepari la tavola e disponi le sedie, per l’allegriadella fraternità in Cristo Pane e Vino, Verbo fattotenda, ospite, amicizia. Ancora sognerai e vedraiancora per primo i segni del suo passaggio, e delSignore sarai strumento, anche nell’Episcopato.Ancora sarai fratello, fra i fratelli. Presbiteri, laici,diaconi e i religiosi e le religiose, che hanno fattostrada nella età e nella grazia, attestano questatua vocazione e la tua responsabile partecipazio-ne all’opera di Dio nella fraternità. Sobrio ma maidimesso, amorevole ma alieno da ogni eccesso,mite e allo stesso tempo sicuro sei e appari,costantemente, senza mutevolezza né alterigia,nella fraternità dei preti e dei diaconi, nella amici-zia con tutti, nell’apprezzamento di ogni vita con-sacrata, di ogni dono e di ogni carisma nellaChiesa. E quanto grande la tua consistente pre-ghiera e passione e sostegno al Seminario e allevocazioni. Ancora avrai passione per una fede chevivifica l’esistente e gli offre senso, senso discre-to e consistente. Avrai cuore e mani, piedi esguardo tenero e dolce, compassionevole, comequello di un padre e di una madre, di un fratellomaggiore che accompagna la riscoperta della fedebattesimale, che rende tutto il popolo di Dio capa-
Ti presentiamo alla Chiesa di Nicosia
da “L’Amico del Popolo”
Simbologie
L
a Chiesa particolare di Nicosia è in festa. E’gioiosa perché c’è una nuova guida, un nuovopastore per la comunità dei fedeli. E’ una graziaavere monsignor Salvatore Muratore. Il popolo diDio esulta e si rivolge al Signore con gratitudineperché un Pastore è sì il successore degli aposto-li, ma anche un “incisore di sicomori”. Basilio ilGrande (+ 379) nel confronto con la cultura grecadel suo tempo si vide posto davanti ad un compitoassai simile a quello che ogni cristiano, guidato dalproprio vescovo, dovrebbe portare avanti. Basiliosi riallaccia all’autopresentazione del profetaAmos, il quale diceva di sé: “Pastore sono e colti-vatore di sicomori” (7,14). La traduzione greca dellibro del profeta, la LXX, rende in modo più chiaronel seguente modo l’ultima espressione: “Io erouno, che taglia i sicomori”. La traduzione si fondasul fatto che i frutti del sicomoro devono essereincisi prima del raccolto, poi maturano entro pochigiorni. Basilio presuppone nel suo commentarioad Is. 9, 10 questa prassi, infatti egli scrive: “Ilsicomoro è un albero, che produce moltissimi frut-ti. Ma non hanno alcun sapore, se non li si incideaccuratamente e non si lascia fuoriuscire il lorosucco, cosicché divengano gradevoli al gusto. Perquesto motivo, noi riteniamo, (il sicomoro) è unsimbolo per l’insieme dei popoli pagani: essoforma una gran quantità, ma è allo stesso tempoinsipido. Ciò deriva dalla vita secondo le abitudinipagane. Quando si riesce a inciderla con il Logos,si trasforma, diviene gustosa e utilizzabile”. Il rap-porto della Parola che non tramonta con la culturapagana del tempo di Basilio e il neopaganesimoattuale, che anche nella società di oggi pervasa daimass media trova espressione e alimento. Ed è sutale riferimento sapiente e profondo che si inne-stano queste riflessioni, dove il piccolo passo inavanti che ogni vescovo si trova a fare giorno pergiorno nella Chiesa particolare. Il giorno dellanomina del Papa di monsignor Muratore il pensie-ro è andato a San Gregorio, che riferendosi alvescovo scrive: “Colui al quale è affidata la curadegli altri è chiamato sentinella… per scorgere dalontano qualunque cosa stia per accadere… perpoter essere utile colla sua preveggenza”. E’ veroche
episcopus
può avere anche il significato di“controllore”, ma non è questo il caso della dioce-si di Nicosia che per tradizione ha avuto una guida,un Pastore per il popolo di Dio e un padre per ilclero diocesano. Giovanni Paolo IInell’Esortazione Apostolica
Pastores Gregis
descrive il vescovo come “Ministro del Vangeloper la speranza del mondo”(5). E la Chiesa parti-colare di Nicosia lo seguirà con coraggio. Sarà ilsuccessore degli apostoli, col suo magistero e lasua viva testimonianza, che aiuterà la comunità adincontrare Cristo per trasformare la notte nel gior-no della vita. Ecco perché monsignor Muratoresarà per l’intera comunità diocesana quel “sicomo-ro” del Vangelo di Luca che permise a Zaccheo divedere e incontrare Gesù per abbracciare unanuova cultura della vita in cui splenda la bellezzadel Vangelo. Non è un caso che quando si parla del-l’ufficio del vescovo lo si definisce come servizio:quello di monsignor Muratore sarà carico diresponsabilità e generosità per il bene dellaChiesa locale e in comunione con i vescovi e laChiesa universale.
Il vescovo “incisore di sicomori”
di Vincenzo Grienti
ci di Dio, nella misura che conviene solo allapiena maturità nel suo Cristo. Sappiamo cheGesù, chiamandoti ad essere suo apostolo aNicosia, non ci priva oggi di te. E la Chiesa diNicosia, lo sappiamo, non sarà gelosa se vor-remmo essere compresi nella tua offerta a Dioin questo giorno e di tutti i giorni del tuo mini-stero. E tu, Salvatore vescovo di Nicosia, abbiancora sogni, fraternità e cura per il popoloche ti è affidato e per questo popolo di Dio chementre ti ha generato, in te si rispecchia ebenedice la grazia della tua chiamata.
La tua Chiesa agrigentina
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