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VRBAN backstage (2006)

VRBAN backstage (2006)

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Published by Alberto Cottica
Questo documento è un resoconto – altamente soggettivo - dell'esperienza di progettazione e costruzione del progetto VRBAN. Si tratta della declinazione concreta del progetto bandiera “Produzioni culturali giovanili” del Piano strategico della città di Verona. Vi ha lavorato, nel periodo ottobre 2005 – luglio 2006, un gruppo assai eterogeneo di persone: un assessore, un dirigente e diversi funzionari e collaboratori del Comune di Verona; una cinquantina di esponenti di 36 associazioni culturali, che fanno riferimento prevalente agli interessi dei giovani, della stessa città; e io, come consulente. Mi è stato assegnato un ruolo di facilitatore dei rapporti fra Comune e associazioni; ho cercato di interpretarlo nel senso di progettazione e gestione di uno spazio di interazione il più possibile felice, creativa e funzionale tra soggetti con visioni del mondo (“mappe cognitive”) assai diverse. La parte di progettazione mi pare riuscita abbastanza bene; quella di gestione molto meno. Ho imparato, tra le altre cose, che presiedere un tavolo con cinquanta partecipanti richiede una professionalità specifica.
Questo documento è un resoconto – altamente soggettivo - dell'esperienza di progettazione e costruzione del progetto VRBAN. Si tratta della declinazione concreta del progetto bandiera “Produzioni culturali giovanili” del Piano strategico della città di Verona. Vi ha lavorato, nel periodo ottobre 2005 – luglio 2006, un gruppo assai eterogeneo di persone: un assessore, un dirigente e diversi funzionari e collaboratori del Comune di Verona; una cinquantina di esponenti di 36 associazioni culturali, che fanno riferimento prevalente agli interessi dei giovani, della stessa città; e io, come consulente. Mi è stato assegnato un ruolo di facilitatore dei rapporti fra Comune e associazioni; ho cercato di interpretarlo nel senso di progettazione e gestione di uno spazio di interazione il più possibile felice, creativa e funzionale tra soggetti con visioni del mondo (“mappe cognitive”) assai diverse. La parte di progettazione mi pare riuscita abbastanza bene; quella di gestione molto meno. Ho imparato, tra le altre cose, che presiedere un tavolo con cinquanta partecipanti richiede una professionalità specifica.

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VRBAN backstage.odt
VRBAN
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DAL
 
BACKSTAGE
Fare insieme per costruire relazioni generative
Versione 1.2 del 24 novembre 2006
Premessa
Questo documento è un resoconto – altamente soggettivo - dell'esperienza di progettazione ecostruzione del progetto VRBAN
1
. Si tratta della declinazione concreta del progetto bandiera“Produzioni culturali giovanili” del Piano strategico della città di Verona
2
. Vi ha lavorato, nel periodoottobre 2005 – luglio 2006, un gruppo assai eterogeneo di persone: un assessore, un dirigente ediversi funzionari e collaboratori del Comune di Verona; una cinquantina di esponenti di 36associazioni culturali, che fanno riferimento prevalente agli interessi dei giovani, della stessa città;e io, come consulente. Mi è stato assegnato un ruolo di facilitatore dei rapporti fra Comune eassociazioni; ho cercato di interpretarlo nel senso di progettazione e gestione di uno spazio diinterazione il più possibile felice, creativa e funzionale tra soggetti con visioni del mondo (“mappecognitive”) assai diverse. La parte di progettazione mi pare riuscita abbastanza bene; quella digestione molto meno. Ho imparato, tra le altre cose, che presiedere un tavolo con cinquantapartecipanti richiede una professionalità specifica. Una versione precedente di questo documentoè stata presentata alla riunione finale di
debriefing 
di VRBAN, il 3 luglio 2006.
Prima fase: progettazione (autunno 2005)
Nella primavera del 2005 è evidente che il Piano strategico (d'ora in poi PS) di Verona faimportanti progressi su vari fronti (per esempio su quello del lancio del Polo finanziario) ma non suquello delle produzioni culturali giovanili, pur oggetto di uno dei suoi progetti bandiera. In questoperiodo vengono tenuti diversi incontri con la cittadinanza per presentare lo stato di avanzamentodel piano: quello relativo alle produzioni culturali giovanili è uno dei più partecipati, sia per numerodi cittadini convenuti che per “calore” della discussione, sia sul posto che, nei giorni seguenti, sulforum online di Livepoint. I giovani veronesi sono scettici, contestano apertamente al Comune lamancanza di risultati, l'”essere ancora al primo incontro”. Sulla discussione pesa molto la recentedecisione di sfrattare Interzona
3
dallo spazio che aveva storicamente occupato; alcuni dei ragazzi
1http://www.vrban.it/2http://www.pianostrategico.verona.it/3Interzona è un'associazione culturale che per molti anni (è stata fondata nel 1992) ha gestito un club ditendenza in uno spazio più o meno autogestito in un ex cella frigorifera dei Magazzini Generali. Lo spazioè stato chiuso nella primavera del 2005 nel quadro della cessione dell'area da parte del Comune.
 
VRBAN backstage.odtsi chiedono come un Comune che pone fine a una delle esperienze di punta della città in termini dicultura e aggregazione possa essere un credibile sostenitore di produzioni culturali giovanili. E'evidente che il problema degli spazi è in assoluto quello più sentito dai ragazzi. Partecipaall'incontro il sindaco, Paolo Zanotto, che offre disponibilità e impegno.Alla fine dell'estate la situazione si sblocca in seguito ad un input esterno, a una nuova idea e a unpuro e semplice colpo di fortuna. L'input esterno è costituito dal fatto che Verona – e quindiZanotto assume la presidenza di turno della Rete delle CitStrategiche (ReCS). Questocomporta il dovere di organizzare per l'estate 2006 il convegno annuale della Rete. Zanotto decidedi giocare la propria presidenza in termini di politiche giovanili; un'insolita vivacità dei soggettigiovani sembra infatti essere una caratteristica peculiare del processo di pianificazione a Verona.La nuova idea viene ad un gruppo comunale che fa capo all'assessore alle politiche giovaniliGiancarlo Montagnoli e a Maria Gallo, funzionario comunale responsabile del PS. Si tratta di unostrumento finanziario denominato Fondo Unico per i Giovani (FUG). L'idea è di costituire un fondodi 50.000 euro a cui contribuiscano vari settori del Comune, e di metterlo a disposizionedell'assessore alle politiche giovanili per avviare questo pezzo del PS. L'esperienza del FUG potràpoi essere messa a disposizione della ReCS durante il convegno.Il colpo di fortuna è la promozione di Maria a dirigente e la sua assegnazione proprio al settorepolitiche giovanili. Questo salda anche istituzionalmente l'asse di intenti tra Maria e Giancarlo.In autunno vengo coinvolto, e studiamo le modalità di utilizzo del FUG. Decidiamo di usarlo per promuovere un'esperienza di collaborazione tra le associazioni, nella speranza di consolidare unaspecie di coordinamento permanente tra le associazioni, che possa diventare l'interlocutore delComune per la pianificazione strategica in quest'area. La nostra idea è che un interlocutore stabilepotrebbe dare al processo di pianificazione il lungo respiro che gli compete, e al tempo stessoriavvicinare il PS e lo stesso ente Comune ai giovani.
Uno spazio di interazione
Dopo l'incontro di primavera mi sono convinto che i rapporti tra associazioni e Comune sonocondizionati dal fatto che entrambi gli attori sono ingabbiati in ruoli troppo rigidi. Le associazionichiedono risorse e spazi; il Comune cerca di accontentare tutti, ma naturalmente non può, a causadi vincoli stringenti sulle une e sugli altri (e della presenza in città di attori di peso ben maggioreche rivendicano le stesse cose). Gli uni faticano a comprendere il punto di vista degli altri, così chel'impressione delle associazioni finisce per essere quella di un Comune non sempre attento allacultura giovanile, mentre il Comune tende a mettere in discussione l'autonomia delle associazioni.Questo punto di vista viene sostanzialmente accettato dal Comune. Decidiamo quindi di destinareil FUG alla progettazione e alla costruzione di un intervento insieme alle associazioni; né, quindi didecidere in autonomia come destinare le risorse né di erogare contributi su progetti esistenti.Occorre vivere l'esperienza di un progetto nuovo, che nasca dal collettivo.I punti qualificanti dell'intervento sono sei.1.
Fare insieme.
La cooperazione tra associazioni, e tra queste e il Comune, devemuovere i passi da un'esperienza concreta perché ne siano chiari i vantaggi e glisvantaggi, compresi quelli umani. Del resto, l'incontro sul PS fatto in primavera hamostrato chiaramente che tutti, a Verona, sono scettici rispetto a riunioni nonfinalizzate all'azione diretta.2.
Porte aperte.
Vogliamo che le associazioni entrino in contatto con soggetti terzi, e checerchino di avere rapporti con essi. La capacità di avere rapporti con soggetti anchenon appartenenti al mondo delle arti e della creatività giovanile è fondamentale per chi
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VRBAN backstage.odtdebba partecipare ad un processo di pianificazione strategica. Osservatori esternidella Banca Popolare di Verona e di Veronafiere parteciperanno poi ad alcune riunioni,e nella fase di realizzazione di VRBAN ci sarà uno scambio molto vivace e creativocon AMT, l'azienda veronese di trasporto pubblico.3.
Autonomia progettuale.
Il gruppo del Comune deve entrare il meno possibile nellescelte di merito. Deve, invece, definire con chiarezza il campo del possibile (peesempio: quali spazi si possono usare e quali no?), e deve soprattutto esplicitare itermini delle scelte stesse. Fare un evento multilocation o concentrare tutto in unluogo? Avvalersi di headliner di livello nazionale o puntare tutto sugli artisti locali?Autonomia implica responsabilità, e in un gruppo rendere espliciti i termini di una sceltasignifica chiamare gli altri a condividerne oneri e responsabilità.4.
Controllo dei tempi.
Un grande problema del rapporto tra soggetti pubblici e soggettiprivati (soprattutto se “iperindividualisti” come i giovani creativi tendono ad essere) èche hanno tempi molto differenti; la nozione di “subito” di un sindaco che parla di azioniamministrative è molto diversa da quella di un musicista rock. In più, in primavera sonoarrivate al Comune accuse esplicite di perdersi in lungaggini burocratiche. Ci diamo seimesi dalla prima riunione (fine gennaio) alla conclusione dell'esperienza, come periodomassimo in cui si possono tenere vive attenzione e partecipazione.5.
Rispetto
. Il modo di rapportarsi all'esperienza di tutta la delegazione del Comune devesegnalare il massimo rispetto del tempo e dell'impegno delle associazioni. Giancarlo,Maria, una nutrita rappresentanza del settore politiche giovanili e del PS e iopartecipiamo a tutte le riunioni fino alla fine; il gruppo del Comune partecipa einteragisce molto al di del ruolo istituzionale (senza ovviamente abdicarvi). Ilmessaggio è molto chiaro: devono valere idee e ragioni, non ruoli e potere. Giancarlosegnala il suo impegno anche coinvolgendo il sindaco, che interviene alla primariunione, alla conferenza stampa di presentazione di VRBAN e alla sua serata finale, incui si ferma a guardare la partita di calcio Italia-USA insieme ai ragazzi in quello che,per me, rimarrà uno dei momenti più emozionanti di questa esperienza. Questo misembra il vero punto cardine dell'intero processo. In questa logica, insisto nel proporredi andare all'osteria tutti insieme a fine riunione (“gruppo birra”): è un modo pestimolare una socialiancora più svincolata dai ruoli, confrontarsi sul progetto osemplicemente conoscersi meglio.6.
Progetti scritti secondo un formato comune
, quindi confrontabili. Di nuovo, unaquestione di trasparenza delle scelte: il formato comune è leggibile a tutti, e permettedi esplicitare i termini delle scelte comuni. Il gruppo deve decidere come ripartire lerisorse, e non può farlo in modo coerente e trasparente se le diverse idee non sonoaccompagnate da un budget leggibile.
Seconda fase: lancio e discussione preliminare (gennaio -febbraio 2006)
La prima riunione viene convocata a dicembre per il 26 gennaio 2006. Vi viene presentato uncalendario di massima degli incontri futuri (verrà mantenuto sostanzialmente immutato) per darel'idea di fare sul serio e, contemporaneamente, dare modo a tutti di programmare il proprio tempocon certezza. Nei primi tre incontri è evidente partecipanti cercano di “prendere le misure” siaall'iniziativa proposta (cosa ci faccio qui?) sia al processo che si è avviato (non rischio di perderetempo in discussioni sterili?). In questa prima fase la partecipazione aumenta sia in termininumerici (aumentano persone e associazioni coinvolte) sia in termini di qualità della discussione.Purtroppo un'associazione importante, Interzona, incapace di uscire dalla crisi in cui è stataprecipitata dalla perdita della sua sede storica, si ritira dal progetto.Pagina 3 di 6

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