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La Raffaella
dialogo di Alessandro Piccolomini

Il Dialogo, o Raffaella, come l'opera di Piccolomini è più comunemente indicata dal nome di una delle due interlocutrici, vide la luce a Venezia nel 1539 per i tipi di Curzio Navò e fratelli

Nell'opera viene rappresentato il colloquio tra la mezzana Raffaella e la giovane Margherita, maritata, che viene convinta infine ad accettare le profferte amorose dell'innamorato Aspasio. Piccolomini sperimenta fino al limite consentito le possibilità del genere dialogico, accentuando gli aspetti spontanei e conversativi rispetto a quelli argomentativi e dialettici, che pure non sono rimossi, ma semplicemente adattati a un diverso livello, in omaggio alla capacità delle donne di "creare gran concetti e sentenze profonde e di giudicio". Il dialogo pertanto, pur avendo una progressione ordinata negli argomenti ed uno sviluppo abbastanza lineare verso il risultato finale della persuasione della donna, si dipana nelle forme estemporanee e mimetiche del colloquio tra due personaggi femminili non colti, per quanto di collocazione non infima nella scala sociale. Gli argomenti che tocca la ruffiana nella sua requisitoria (l'utilità in gioventù di vivere allegramente e prendersi qualche sollazzo, l'abbigliamento, la cosmetica e l'igiene della persona, il governo della casa, la "portatura", la condotta nei ritrovi e nelle conversazioni, la legittimazione dell'amore extraconiugale, le norme con cui scegliere lo spasimante) si configurano come le parti di un vero e proprio programma pedagogico della donna nella vita sociale (una rovesciata institutio), che assume il carattere di rivendicazione femminista dei diritti del proprio sesso e sfocia nella teorizzazione dell'infedeltà coniugale, all'interno di una morale laica e mondana indifferente ai valori spirituali e attenta piuttosto a non oltrepassare i "termini della modestia e dell'onestà", cioè le regole della convenienza sociale
La Raffaella
dialogo di Alessandro Piccolomini

Il Dialogo, o Raffaella, come l'opera di Piccolomini è più comunemente indicata dal nome di una delle due interlocutrici, vide la luce a Venezia nel 1539 per i tipi di Curzio Navò e fratelli

Nell'opera viene rappresentato il colloquio tra la mezzana Raffaella e la giovane Margherita, maritata, che viene convinta infine ad accettare le profferte amorose dell'innamorato Aspasio. Piccolomini sperimenta fino al limite consentito le possibilità del genere dialogico, accentuando gli aspetti spontanei e conversativi rispetto a quelli argomentativi e dialettici, che pure non sono rimossi, ma semplicemente adattati a un diverso livello, in omaggio alla capacità delle donne di "creare gran concetti e sentenze profonde e di giudicio". Il dialogo pertanto, pur avendo una progressione ordinata negli argomenti ed uno sviluppo abbastanza lineare verso il risultato finale della persuasione della donna, si dipana nelle forme estemporanee e mimetiche del colloquio tra due personaggi femminili non colti, per quanto di collocazione non infima nella scala sociale. Gli argomenti che tocca la ruffiana nella sua requisitoria (l'utilità in gioventù di vivere allegramente e prendersi qualche sollazzo, l'abbigliamento, la cosmetica e l'igiene della persona, il governo della casa, la "portatura", la condotta nei ritrovi e nelle conversazioni, la legittimazione dell'amore extraconiugale, le norme con cui scegliere lo spasimante) si configurano come le parti di un vero e proprio programma pedagogico della donna nella vita sociale (una rovesciata institutio), che assume il carattere di rivendicazione femminista dei diritti del proprio sesso e sfocia nella teorizzazione dell'infedeltà coniugale, all'interno di una morale laica e mondana indifferente ai valori spirituali e attenta piuttosto a non oltrepassare i "termini della modestia e dell'onestà", cioè le regole della convenienza sociale

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