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PIERRE DE FERMOR: COMEUN AVIATION CLUBFA VOLARE L’ÉLITE PIN ALTO
 
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SPECCHIO
ECONOMICO
sono due modi per rendere ilreale piccolo: volare oppurevirtualizzare. Per fuggire, senon si hanno un paio d’ali,in questo nuovo millennio siusa il web come realtà alternativa eda lì - come fosse cielo - si cambia laprospettiva: il distacco dal reale ècompiuto. E cosa accade là dove ilcielo incontra internet? Si spicca ilvolo: è capitato. Pierre De Fermor,imprenditore di Antibes, ha preso ilproprio aereo ed è decollato «pistaweb», che è la 00, la pista che non esi-ste: con un click ha invitato tutti i pi-loti di una comunità virtuale a unirsiin un Aviation Club.Ciò che rende questa iniziativa piùspeciale di altre è che la comunità diriferimento non è fatta di gente qua-lunque: si tratta di Asmallworld, ilpiù esclusivo ed elitario network a li-vello globale, al quale si può accede-re solo per inviti (contati) la cui cac-cia è sempre aperta, e del quale fan-no parte i più ricchi e benestanti pro-venienti da tutti i continenti. Loro,che hanno tutte le età, visioni politi-che e religiose a 360 gradi, back-ground completamente diversi, co-stituiscono la crema del businessmondiale, sono rampanti e pubblica-no annunci come «Chi mi può affitta-re con urgenza un charter? Devo es-sere a Montecarlo in poche ore», «5milioni di dollari da investire: consi-gli?» e «Nessuno vende un iceberg?»;ma anche, da New York, «Togliamo igiocattoli al principe Harry»; da Mi-lano «Cerco yacht da 50 metri per ilparty di Martin Scorsese»; da Van-couver «Io e mia moglie vogliamoadottare un bambino: chi può aiutar-ci?»; da Mosca, «Cancro al fegato, ho bisogno di uno specialista. Nessunproblema di soldi».Come un rombo che proviene dalcielo e non se ne vede l’origine, per laprima volta il 13 febbraio 2008 com-pare l’annuncio di un signore dellaCosta Azzurra dal titolo «AviationClub». È un attimo: raggiunge in un batter d’occhio 8.500 visite e in pochigiorni raccoglie 500 commenti. Ilwebmaster del sito è costretto a bloc-care la possibilità di intervenire al di- battito, costringendo così De Fermora pubblicare un secondo oggetto didiscussione, «Aviation Club 2», cor-relato al primo: 13.646 visite in solitre mesi, ed ennesima ostruzione.«Aviation Club 3» è online da pochigiorni e ha già collezionato migliaiadi visite.Ma cosa mai diceva Pierre De Fer-mor nel proprio annuncio? «Buon-giorno miei cari amici piloti. Quest’i-dea è nell’aria, ma non è stata ancorasviluppata: fondiamo un Club di Pilo-ti all’interno di Asmallworld! Tutti co-loro che sono o stanno per divenirepiloti e sono interessati al progetto ri-spondano a quest’annuncio; compi-lerò una lista dei nomi e la presenteròad Erik (
Erik Weichtmaster, il fondatoredi Asmallworld
) proponendogli dicreare, all’interno del nostro forum,uno specifico capitolo dedicato all’A-
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Pierre De Fermor,fondatore dell’Aviation Club,in volo su Cannescon il proprio aereo
PIERRE DE FERMOR: COMEUN AVIATION CLUBFA VOLARE L’ÉLITE PIN ALTO
di ROMINACIUFFA
 
viazione». Come si vede, l’idea inizia-le era una lampadina destinata ad il-luminare solo una stanza, ma conte-neva in sé il germe della luce solare.Qualcosa di più grande, di più in-dipendente. Pierre De Fermor, classe1950, cittadino francese e per un pez-zo russo - che vola, dipinge, sogna evoleva entrare nella Marina francesema problemi di vista glielo impedi-rono -, nonostante abbia amato il vo-lo sin da quando era un bambino(guardava uccelli e aeroplani), haconseguito il brevetto solo agli inizidegli anni 90 di pilota mono e bimo-tori. «Ho volato tanto a Vero Beach,in Florida; ora ho base all’aeroportoMandelieu di Cannes con i miei Ro- bin DR400 e Cessna 150 e 180».Oggi è membro del Consiglio diamministrazione del Club di Volo diAntibes & Monaco, vicino Cannes, epresidente della Somerton Consul-ting, compagnia di consulenza aven-te sede a Londra, con uffici a Parigi ea San Pietroburgo, che si occupa an-che di servizi per l’industria aerea:marketing, pubblicità, personale di bordo, ricerca e selezione delle mac-chine, fornitura di pacchetti finanzia-ri per l’acquisto e per il noleggio diaereoplani e, più in generale, sup-porto in ogni tipo di attività riguar-dante il volo.Il sogno di un club, per tutti quellicon il torcicollo, in cui parlare di cosasi vede sopra Dubai e Beirut, di dovesi nascondono i canguri in Australia,dei jackpot in Costa Azzurra sopra ilmare e di uno strappo da Miami alMessico su un biposto. Ci sono delleesperienze, in volo, che nessuno puòcapire oltre a chi anche si trovi là, so-speso nel cielo con o senza motore,per lavoro o per passione. L’altitudi-ne dà alla testa e tutti gli iscritti alclub di De Fermor con i piedi per ter-ra non sanno stare e hanno un con-cetto, la libertà, che li imprigiona(Leonardo Da Vinci scriveva: «Equando avrete assaporato il volo,sempre camminerete con gli occhivolti al cielo, perché lì sarete stati e li bramerete di tornare»).«Sono consapevole che sto rinun-ciando, in questo modo, ad avereuna famiglia»: lo dice Katie Braun,texana di Dallas, capitano nella Hori-zon Airlines, istruttore di volo e pilo-ta, che negli anni ha insegnato a mol-ti allievi, anche italiani, a volare,«tutti scioccati di avere un’istruttricedonna». Capitano su un jet Bombar-dier canadese di 70 posti, è sottopo-
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ne. Poi mette a disposizione una li- breria di articoli, libri, foto, video,film sull’aviazione; un blog e un Fo-rum attraverso cui porre domande,dare risposte, promuovere discussio-ni; una directory di tutti i club di volonel mondo con link diretti ai siti; unmercato di velivoli e la possibilità diessere ospitati sugli aerei degli altriiscritti ovunque. Libertà garantita,confini invisibili.Non solo: fornisce informazionigenerali su tutti i principali aeropor-ti, organizza gite in ogni parte delmondo, crea pacchetti di assicurazio-ni speciali rivolti a piloti e mette a di-sposizione un negozio tutto sul volo,si occupa di servizi relativi alla ricer-ca di personale e posti di lavoro nel-l’industria dell’aviazione. E ancora:emette buoni per voli di ambienta-mento e turistici attraverso le varieaviosuperfici nel mondo, stabiliscelegami con le organizzazioni umani-tarie (la Croce Rossa o i Flying Doc-tors, ad esempio) bisognose di pilotiper le missioni in aria; sta lavorandoa un canale tv dedicato, trasmesso suinternet, con una continua selezionedi immagini, film, documentari, of-ferte commerciali.Gli iscritti - l’élite di De Fermor -sono una squadra di sognatori.sta continua-mente allo stu-pore di passeg-geri e primi uf-ficiali, nono-stante nella suacompagnia su600 dipendenti60 siano donne.Ma solo pocopiù di venti so-no capitane.«Le mie vacan-ze le faccio inaereo. Sono en-trata in questoClub per condi-videre espe-rienze che soloaltri piloti pos-sono capire».Obiettivoprincipale del-l’Aviation Clubè quello di rap-presentare a li-vello globale ilpunto di riferi-mento per tuttociò che è corre-lato al volo. Laparola d’ordi-ne, dopo «wild blue», è «comunica-zione»: esso offre un social network innanzitutto, ossia la possibilità di in-contrare nella comunità altri che con-dividano la medesima, forte passio-
Nella foto a destra, l’ateniese Alexandros Krassakis,pilota e responsabile del sito web dell’Aviation Club.Sotto: un altro membro del Club, Max Pahlke, siede davantial proprio istruttore su un Piper PA11, sorvolando l’Argentina
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asceun AviationClub per un’éliteselezionata dal web.Il suo fondatore,l’imprenditore francesePierre De Fermor,ha un unico intento:«comunicare».Un social networkdove raccontarsi,fare domande, ricevererisposte, sentirsi piùin aria che a terra.Ma, soprattutto, volare.In ogni parte del mondoe su aerei privati.
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