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L'Opera Di Walter Benjamin Su Baudelaire Curata Da Giorgio Agamben - Alias de Il Manifesto (24.03.2013)

L'Opera Di Walter Benjamin Su Baudelaire Curata Da Giorgio Agamben - Alias de Il Manifesto (24.03.2013)

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09/01/2013

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L’assemblaggio dei testisul poeta maledettorivela la vocazionedi Walter Benjaminal collezionismo,e una volontà ordinatriceestranea al valore d’uso
di ROBERTO GILODI
●●●
«Ci sono libri che hanno un de-stinoassaiprimacheessiesistanoco-me libri» scriveva Rolf Tiedeman in-troducendo l’edizione del 1982 del
PassagenWerk 
(
I«passages»diParigi 
)presso l’editore Suhrkamp. Il lavorosu Baudelaire, progettato inizialmen-te come quinto capitolo dell’opera, esuccessivamente come un libro indi-pendente, non vide mai la luce e ilsuo
destino 
fu oscurato da quello del-l’operamaggiore. Isuoi frammentifi-nirono così per disperdersi nel
mare magnum 
del grande libro incompiu-to sui passaggi parigini. Una incom-piutezza nell’incompiutezza. A que-sta esigenza di ricostruzione, filologi-caeinsiemeermeneutica,delproget-to Baudelaire, risponde ora una im-presa colossale, cui si sono dedicaticon tenace acribia Giorgio Agamben,BarbaraChitussieClemens-CarlHär-le: sotto il titolo
Charles Baudelaire.Unpoetaliriconell’edelcapitalismoavanzato
(Neri Pozza, pp, 927
23) icuratori pubblicano per la prima vol-ta in una edizione «storico-genetica»l’intera massa di documenti oggi di-sponibili, ivi compresi i manoscrittibenjaminiani che Agamben scoprìnel 1981 fra le carte di Georges Ba-taille alla «Bibliothéque nationale»di Parigi.Il senso di un lavoro editoriale diquesta natura – è bene precisarlo su-bitononvaricercatonellapurmeri-toria completezza dei materiali pub-blicati (molti già apparsi nelle prece-denti edizioni benjaminiane) ma nelmettereadisposizionedellettorel’in-teropercorso di costruzione dellafu-tura opera. Una scelta che consentediosservare davicino la singolareof-ficina di Benjamin, avvolta troppospesso, come ci ricorda lo stesso Agambennella sua breve ma intensaprefazione, da un’aura di esoteri-smo, alimentata per altro dallo stes-so impenetrabile riserbodell’autore.Osservato dalla specola della suagenesi,«il libro suBaudelaire, sfatan-doquesta leggenda, ci presenta inve-ce, nel suo farsi, il modello di unascritturamaterialistacomeBenjaminlaintendeva,incuinonsoltantolate-oria illumina i processi materiali del-la creazione, ma anche questi ultimigettano una nuova luce sulla teoria».Per documentare questa stretta rela-zionetrateoriaecostruzioneicurato-ri hanno fornito una mappatura del
work in progress 
suddividendolo insettesezioni:«Protostoria»,«Dallalet-turaalladocumentazione»,«Dallado-cumentazioneallacostruzione»,«Ver-so il testo», «Prima stesura parziale»,«Nuova stesura parziale», «Oltre il te-sto».Comesipuòvedere,ilcriteriodipartizione seguito evita di propositogli accorpamenti tematici o le rigideseparazioni tra materiali preparatori,primiabbozzietesticompiuti,rinun-ciando così al gesto fatalmente ege-monedelcriticocheorganizzalacon-gerie infinita dei materiali secondouna prospettiva ermeneutica unita-ria. Questo minimalismo filologico-critico,che a tutta prima può appari-re quasi eccessivo, si rivela in realtàcome il più consono al suo oggetto.Il Benjamin che lavora al
Passagen Werk 
eaquelsuo«modelloinminia-tura»cheèilsaggiosuBaudelaire,co-meluistessolodefinisceinunalette-ra a Horkheimer del 16 aprile 1938,sembra guidato da un’idea di criticache fa tutt’uno con la raccolta e ilmontaggio dei materiali, dando cosìvitaamomentidicondensazioneteo-ricapuntiformieimprovvisi,chenul-la hanno in comune con le procedu-re argomentative del discorso criticotradizionale.Noncisonotesielabora-te a priori che guidano la selezionedei materiali ma gli assunti teorici, lespiegazioni, i «contenuti di caratterefilosofico» appaiono in modo inter-mittente man mano che procede lacostruzione stessa. Anche là dove il lavoro perviene acostruzionisaggistichepiùesteseeal-l’apparenza compiute, come adesempio «La Parigi del
Second Empi-re 
in Baudelaire» e la successiva «Sualcuni motivi in Baudelaire», questeappaiono, alla luce dell’immenso la-voro preparatorio qui documentato,comeaggregazioniprovvisorie,comeun«intrecciodienigmi» chesirinno-vano di continuo nell’ottica di un’in-terrogazione infinita.L’idea che governa il cantiere Bau-delaireèlastessachetroviamoenun-ciata nella sezione «teoria della cono-scenza e del progresso» del
Passa-genwerk 
: «Metodo di questo lavoro:montaggioletterario.Nonhonulladadire. Solo da mostrare. Non sottrarrònulla di prezioso e non mi approprie-dialcunaespressionericcadispiri-to.Straccierifiuti,invece,manonperfarne l’inventario, bensì per renderelorogiustizianell’unicomodopossibi-le: usandoli.»È infatti l’autore di
Les Fleurs Bau-delaire 
checercasenzaposalospiritotra i rifiuti e che ‘usa’ gli stracci, per-ché,comerecitaunappunto,«sirico-noscenellostraccivendolo».Dallean-notazioni benjaminiane sulla ParigidiBaudelaire,lacitincuisecondoEngels – «si raccolgono tutte le fibredella storia europea», emerge unamassainfinitadioggetti,luoghiefigu-re sociali in cui si iscrive misteriosa-menteilpercorsofuturodellamoder-nità. E nelle cinquecento pagine dielenchi tematici ritroviamo sotto ve-ste di appunti e trascrizioni di passidai libri più diversi, quasi tutti i gran-di snodi concettuali dell’universoBenjamin: ad esempio quello di alle-goria a cui
Les Fleurs du mal 
offronounterrenodiesemplificazioneprivile-giato: «L’oggetto dell’intenzione alle-goricaviene estrapolatodainessi del-la vita: viene distrutto e conservatonello stesso tempo. L’allegoria restafedeleallemacerie.L’impulsodistrut-tivodiBaudelairenonèmaiinteressa-to all’eliminazione della sua vittima.»CiòcheBenjamincoglienellaverti-ginosa intermittenza delle citazionibaudelairiane è lo sguardo che deco-struisce e insieme annienta i nessi vi-talisucuiècostruital’apparenzabor-ghese: «L’allegoria di Baudelaire por-ta i segni della violenza che era statanecessaria per smantellare la facciataarmoniosa del mondo che lo circon-dava». Se la grande narrazione bor-ghese fissava nel mito la sua celebra-zione enfatica, l’allegoria ne svelaval’orrore e la miseria. Lo smaschera-mento della menzogna ottiene la suamassima efficacia non attraverso lacritica come esercizio della razionali-argomentativa,attraversol’azio-ne rivoluzionaria ma mediante l’im-magine allegorica, la sola in grado dipenetrarel’essenzadimortechesice-la dietro l’apparenza della vita, dietroildesiderio,dietroilfeticciodellamer-ce. La forza dell’allegoria è la trasfor-mazionedellastoriainun«fossilean-tidiluviano»,chefaapparirelamoder-nità come «protostoria», come «irrigi-dito paesaggio primordiale».ImpietritedallosguardodiMedusadell’allegoria si dispongono le figuredell’universo poetico di Baudelaire: il
 flâneur,
la prostituta, la melanconia(«la mélancolie tojours inséparabledu sentiment du beau»), lo
spleen 
, lafolla, l’
ennui,
i
passages 
l’intérieur 
ammobiliato e vissuto dalle masse»),le fantasie di decomposizione di cuiPoeful’antesignano,il‘rimuginatore’comecoluiche«èdicasatraleallego-rie»eilcuipensiero«sicollocasottoilsegno del ricordo». E appare visibilein tutta la sua estensione ermeneuti-calatenaceauscultazioneacuiBenja-min sottopone sia i testi poetici sia lescritture critiche del poeta francese.
EDIZIONE STORICO-GENETICA DEL «BAUDELAIRE» (NERI POZZA)
diMARCO PACIONI
●●●
Eccetto un testo già pubblicato inappendice ad
Antisemitismo e identità ebraica.Scritti1941-’45 
(EdizionidiCo-munità, 2002), sono stati da poco tra-dotti gli altri
Jewish Writings 
di Han-nah Arendt, alcunidei qualipreceden-ti e contemporanei e altri successivi aquellidellaraccolta’41-’45,sottoiltito-lo
Politica ebraica
(Cronopio, pp. 306,
26,00). La scelta del titolo da partedei curatori italiani offre un precisosuggerimento di lettura. Come confer-ma anche la Postfazione di Clemens-Carl Härle e Antonella Moscati, talesuggerimento consiste nel dare rilievoalle dimensioni dell’«identità» e del«politico».Negli scritti qui raccolti si designanodue fasi di interpretazione di questeduedimensioni.Laprimafaseè quellaincuiArendtevidenziacome nonsiaenon debba essere la definizione diun’identitàla base dell’azione politica,determinareun’identiche,seminac-ciata, occorre difendere. In tal senso
Politica ebraica 
è un atto in negativo,eccezionale, una risposta a chi attaccagli individui costringendoli dentro ungruppo per difendersi. Li spinge a tra-sformare il dato di fatto di essere ebreientrounaformapoliticachestruttural-mente è la stessa del nemico. È perquestocheil datodiappartenenza allanazione ebraica per Arendt non puòessere assunto positivamente. La na-zione non dovrebbe diventare stato.Ciò obbligherebbe a trasformare altrigruppi in nazioni nemiche. È nel mo-mento della necessità, dell’eccezione,dunque, che emerge il lato negativodel politico, dell’identità. Tutti questielementi fanno capire quanto le cate-gorie di Arendt risentano del dibattitosulla sovranità e la natura del politicochehainBenjamin,Sholem,SchmitteKelsen alcuni fra i protagonisti.La
Shoah 
cambia tutto. Gli scrittisuccessivi al 1943, quando Arendt ini-nedellarelazionefraidentitàebraicaepolitico. I vari tipi di antisemitismoche pure Arendt ha cura e acume dielencare e differenziare, con la
Shoah 
risultano insufficienti. Con il nazismo,l’antisemitismo diventa funzionale al-lo sterminio e quest’ultimo funzionaleall’instaurazione di un potere totalita-rio. Tale nuova dimensione dell’odioverso gli ebrei è la ragione principaleper la quale Arendt rinuncia alla pub-blicazione indipendente dello scritto
 Antisemitism
, presente in questa rac-colta, e ne fa confluire la materia in
Le origini del totalitarismo 
.Negli scritti che risentono della inu-sitata nuova materia etica che esce daicampi di sterminio, nel già citato librosul totalitarismo e anche in
Vita activa 
, Arendt esprime l’esigenza di capirel’enormità e la specificitàdel genocidioebraico oltre la sua stessa definizioneidentitaria e dunque con categorie di-verse che vanno oltre la logica binarianemico/amico,versolebenpiùcapilla-
SAGGIO INCOMPIUTO
I MATERIALI A CURA DI GIORGIO AGAMBEN
Uno «straccivendolo»alle ricerca capillaredei rifiuti diBaudelaire
BENJAMI
HANNAHARENDT
Traduzionedei «Jewish Writings»:la Shohacome novitàbiopolitica
La Morgue in una delle incisioni di Parigi di Charles Meryon,

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