• Embed Doc
  • Readcast
  • Collections
  • CommentGo Back
Download
 
quanto comunemente affermano idetrattori della legge. Al contrario, l’entratain vigore della legge 40 ne ha determinatouna netta diminuzione, come afferma larelazione al Parlamento presentata l’annoscorso dall’allora ministro Livia Turco, incui si attesta un «crollo delle complicanzeper iperstimolazione ovarica (Ohss)»,passate dai «670 casi del 2005 ai 161 casidel 2006, corrispondenti allo 0,44% deicicli iniziati».
parti trigemellari
incidono ancora inmisura piuttosto elevata, pari al 2,8 % deinati con la Pma, ma va detto che siregistra una situazione a macchia dileopardo dovuta in parte all’imperizia ditaluni operatori in un certo numero dicentri, che determina l’innalzamento mediodel dato: nei centri migliori (ad esempioBologna Sant’Orsola) queste percentualicrollano infatti al di sotto dell’1%. Dunqueoccorre intervenire sulla qualità dei centri,non sulla legge.
l divieto di diagnosi pre-impianto
rispetta la ratio dell’intera disciplinaQuesto è l’argomento dominante neldibattito sulla legge 40, soprattutto inprossimità del giudizio della CorteCostituzionale che esaminerà proprioquesto aspetto. Al di là del problemamorale che si pone relativamente allaselezione degli embrioni sani e alladistruzione di quelli che risultano affetti daqualche malattia, la diagnosi pre-impianto
II
di sanità sull’applicazione delle tecniche difecondazione assistita del 2003, in cui«l’adesione all’indagine è stata del 58,3%dei centri»).
a legge tutela la salute della donna.
Lascelta del ricorso graduale alle tecniche«consentito qualora non vi siano altri metoditerapeutici efficaci per rimuovere le cause disterilità o infertilità», comerecita l’articolo 1 dellalegge, incentiva i centri aricercare soluzioni menoinvasive rispetto allaProcreazione medicalmenteassistita (Pma). Ma anchequando è necessaria lafecondazione in vitro non ècorretto affermare che ipaletti che la legge italianaprevede tutelano i dirittidell’embrione a scapito diquelli della donna. Il limitemassimo della creazione ditre embrioni per ciclo, oggisotto accusa, non aumentail rischio di complicanzelegate al prelievo degliovuli, al contrario di
L
www.avvenireonline.it\vita
scenari2
Legge sul fine vita,non si escludano i medici
ricerca3
Quante alternativealle cellule embrionali
l’aria che tira4
Il tormentonedella«libertà di fare tutto»
 Tutti i buoni motivi per non toccare la legge 40
di
Ilaria Nava
a legge 40 è da buttare? Il rischio checiò si verifichi almeno in parte non èremoto, dal momento che la normache dal 19 febbraio 2004 disciplinail territorio prima senza regole dellafecondazione assistita sarà all’esamedella Corte Costituzionale il 31 marzo. Gliarticoli di cui si giudicherà la compatibilitàcon la nostra Carta sono il 6 e il 14, cheprevedono l’impossibilità per la coppia direvocare il consenso alla procreazioneassistita dopo la fecondazione degli ovuli, illimite massimo di tre embrioni chepossono essere creati per ogni ciclo el’obbligo di impianto di tutti gli embrionicreati. Paletti che, se abbattuti, renderannonecessariamente leciti anchecrioconservazione e distruzione diembrioni. Sovvertendo il risultato delreferendum del giugno 2005.sollevare la questione davanti allaConsulta fu dapprima il Tar del Laziocon la sentenza 398 del 29 gennaio2008, a cui si sono ispirati anche dueinstancabili giudici di Firenze che hannoemesso altrettante ordinanze di rimessionealla Corte l’11 luglio e il 26 agosto dellostesso anno. La Consulta, che avrebbedovuto pronunciarsi il 4 novembre, ha poirinviato l’esame dei ricorsi a fine marzo. Ma– accantonando per un momento l’esito delreferendum – esistono validi motivi per mettere mano a una legge che mostra difunzionare, come hanno confermato anchei primi dati della relazione al Parlamentoanticipati nei giorni scorsi? O non è forse vero che prevalgono le ragioni a favore delmantenimento della legge così com’è? Vediamole.
umentano le nascite
. Gli "assaggi"finora resi pubblici della terza relazioneal Parlamento sulla legge 40 rivelano unsempre crescente numero di cicli effettuati,di gravidanze e di nascite, queste ultimeaumentate non solo in termini dipercentuale ma anche come numeroassoluto. Più numerose anche le coppie cheaccedono alle tecniche, passate da 43 mila a55.400. Inoltre, è necessario ricordare chequella che verrà resa pubblica entro giugnoè solo la terza relazione al Parlamento, eche solamente da due anni c’è unacopertura quasi completa di raccolta deidati, visto che prima dell’entrata in vigoredella legge i centri censiti erano circa lametà e la raccolta dati era solo su base volontaria (come documentato, adesempio, nel rapporto dell’Istituto superiore
AA
L
non dà comunque un sufficiente grado diattendibilità riguardo alle patologie che ilbambino potrà avere, attestandosi gli erroridiagnostici in una percentuale non inferioreal 15%, sia di falsi negativi sia di falsipositivi. La sua introduzione, inoltre, siporrebbe in contasto con il resto della legge,che tutela il concepito come soggetto didiritto.
a tutela del concepito
prevista dallalegge ha fondamento nellaCostituzione. È proprio la CorteCostituzionale, che sarà chiamata a decideresul divieto di diagnosi pre impianto, che hasancito il fondamento costituzionale dellatutela del concepito. Ad esempio, con lasentenza 35 del 1997, con cui dichiaròl’inammissibilità del referendum finalizzatoad ampliare le maglie della leggesull’aborto, la Consulta sottolineò che «hafondamento costituzionale la tutela delconcepito, la cui situazione giuridica sicolloca, sia pure con le particolaricaratteristiche sue proprie, tra i dirittiinviolabili dell’uomo riconosciuti egarantiti dall’articolo 2 della Costituzione»denominandosi «tale diritto alla vita,oggetto di specifica salvaguardiacostituzionale».E allora, è giusto manomettere la legge 40?
L
 A fine mesela CorteCostituzionaleè chiamataa pronunciarsi su alcuni puntichiave dellanormativa cheregolamentala fecondazioneassistitaI fatti diconoche nei cinqueanni dalla suaapprovazionela legge ha datobuona provadi sé, graziea un impianto giuridicoequilibratoChe non vamanomesso
INSINTESI
1
Conto alla rovesciaper la sentenza conla quale la Consultasi pronuncerà sullacostituzionalitàdella legge 40.
2
Diritto, scienza,risultati clinici:ecco le ragioni perlasciare la leggecosì com’è.
Dopo il caso di Eluana, subito il dibattito attor-no alla legge sul fine vita, e intanto ecco riaccen-dersi il fronte delle cellule staminali con la discu-tibile decisione del presidente Obama di finanziarecon denaro pubblico ricerche che implicano la di- struzione di embrioni umani. Il confronto sui gran-di nodi della bioetica conosce in queste settima-ne continue scosse telluriche, che nascono dai fat-ti e si propagano nell’opinione pubblica filtrate damezzi di comunicazione che in questo periodo non stanno dando purtroppo una brillante prova di o-nestà informativa. Ecco il punto: la vita umana– è di questo che si parla – merita più equilibrioe meno ideologia. È chiedere troppo?
box
Francia: un coro di noalla maternità «surrogata»
 Accademia francese di medicina si è pronunciatamartedì contro la cosiddetta «maternitàsurrogata», o utero in affitto, con 43 voti su 82.L’ex ministro della Sanità, Jean-François Mattéi, avevachiesto alla prestigioso consesso di pronunciarsi inmodo inequivocabilmente sfavorevole nei riguardi diuna pratica che – ove introdotta per legge, come èstato proposto – porterebbe a una«disumanizzazione della maternità». «Sono veramente preoccupato come pediatra – ha aggiunto– che un bambino possa essere fatto oggetto di uncontratto. Si arriva a legittimare l’abbandonodell’infanzia. E che dire dei legami intessuti tramadre e figlio durante la gravidanza?». Anche ClaudeSureau, presidente onorario dell’Accademia emembro del Comité consultatif national d’éthique(Ccne) s’è espresso nello stesso senso. Parallelamentesono state ascoltate anche le associazioni chedifendono le "madri in affitto", il tutto in quelprocesso di audizioni previe alla revisione della leggesulla bioetica in calendario quest’anno.
L
206
Giovedì12 marzo 2009
diagnosi pre-impianto
di
Luisella Giovanna Daziano
l tempo della naturale at-tesa sembra essere tra-montato. Le normali an-sie da gravidanza, e le e-mozioni di quei nove par-ticolarissimi mesi sem-brano materiale da archivio. Ildono del concepimento e del-l’arrivo di un bambino rischiano di ridursi a unaprassi da laboratorio, a un puzzle genetico, con fe-condazione assistita e diagnosi prenatale semprepiù selettive. Le notizie che ci arrivano si stanno pe-ricolosamente sommando in una lista di possibi-lità (selezioni?) che la genetica (eugenetica?) staprospettando ai neo-genitori.e i medici possono comunicare ai genitori, me-diante test genetici pre-impianto qual è l’em-brione geneticamente più valido sarà estrema-mente probabile che la coppia scelga "il migliore",a discapito degli altri. Così è accaduto per la bam-bina "geneticamente selezionata" che è nata sol-tanto perché non aveva il gene che la predispone- va a un possibile cancro al seno, ma per la qualesono stati sacrificati gli altri embrioni, possibili fra-tellini, soltanto perché possedevano quel gene. Eancora: un paio di mesi fa è arrivato il test prena-tale sull’autismo: se i neo-genitori vengono infor-mati dalla diagnosi pre-impianto che il loro figliopotrebbe nascere geniale ma un po’ asociale, co-me alcuni bambini autistici, potranno scartarequell’embrione e selezionarne uno "più valido".l passo è sempre più breve: «Siamo ormai in gra-do d’individuare, negli embrioni, i cambiamen-ti genetici che possono predisporre il bambinoda esso nato a sviluppare alcune forme tumorali».Lo scrivono ora i ricercatori belgi nello studio pub-blicato ieri sulla versione online di
Human Repro-duction
. «Fino a oggi, negli embrioni potevano es-sere rilevate soltanto mutazioni di piccole parti diDna. Oggi, invece, possiamo riconoscere delle can-cellazioni che comprendono interi geni o lunghitratti», spiega il team diretto da Joris Vermeeschdel Center for Human Genetics dello University Hospital di Lovanio. Utilizzando una tecnica di"ibridizzazione fluorescente in situ" (Fish), adat-ta a scoprire perdite di piccole porzioni o di inte-ri cromosomi in una singola cellula dell’embrio-ne, i ricercatori sono riusciti a selezionare soltan-to gli embrioni che non presentavano una micro-cancellazione, che causa la predisposizione a for-me tumorali.a predisposizione a livello embrionale, ricor-diamolo, non equivale a certezza. Tutti noi ab-biamo nel codice genetico predisposizioni chenon si traducono necessariamente in una malat-tia durante la vita. «Con la Fish non soltanto ab-biamo individuato le micro-cancellazioni negliembrioni ottenuti con fecondazione assistita, masiamo anche riusciti a correggerle», dicono i gene-tisti, precisando che «dopo aver prelevato due cel-lule da ogni embrione sono stati trapiantati nel-l’utero della futura madre soltanto gli embrioniche la Fish aveva identificato come sani». Lo stu-dio è stato condotto su due malattie, la neurofi-bromatosi (che porta allo sviluppo di tumori al si-stema nervoso) e la sindrome di Von Hippel-Lin-dau (che colpisce sistema nervoso centrale, reni,pancreas). E l’eugenetica avanza.
LIS
I
stamy
di
Graz
box
«Utero in affitto», la Spagnaapre ai bambini nati all’estero
n’altra frontiera abbattuta nella Spagna diZapatero. Una coppia di omosessuali ha ottenutodalla Direzione generale dello stato civile diMadrid ciò che dalla legge è (ancora) vietato: ilriconoscimento di due figli nati da una "madre inaffitto" negli Stati Uniti. In un primo tempo laregistrazione, accettata negli Usa, era stata negata dalconsolato spagnolo di Los Angeles, in base alla leggedel 2006 sulle tecniche di riproduzione assistita che vieta «la gestazione in sostituzione», a pagamento omeno. I due bambini sono nati un anno fa a SanDiego, in California, da una donna che aveva accettatodi prestare il proprio utero ai due omosessualispagnoli. Secondo la Direzione dello stato civile diMadrid la legislazione spagnola non si applica inquesto caso, in quanto si tratta di ratificare un attostraniero, cioè quello emesso negli Usa. Inoltre, nonriconoscere la paternità dei due omosessuali sarebbe«una discriminazione basata sul sesso, che ècategoricamente proibita dalla Costituzione spagnola».Insomma, in Spagna non c’è legge che tenga.
U
La bioetica «occupa» l’attualitàMa l’ideologia espugna i media
Caccia aperta all’embrione «doc»
Un’équipe belga annuncia di poter individuare i cambiamenti geneticiche predispongono ad alcuni tumoriRisultato: selezione sempre più spietata
 
www.avvenireonline.it\vita
2
 Avvenire
Giovedì, 12 marzo 2009
Fine vita, c’è in gioco l’essenza della democrazia
el dibattito sul fine vita, il fruttopiù evidente dellasemplificazione mediatica cuisiamo quotidianamentesottoposti si concretizza nelconflitto tra due posizioniantitetiche, l’una promotricedell’autodeterminazione del singolo el’altra dell’inviolabilità della vitaumana. Così è gioco facile sentenziareche il ddl Calabrò è "incostituzionale"in quanto, conculcando la libertà dirifiuto della cura, finirebbe per imporrel’alimentazione forzata a chi non la vuole.La realtà che emerge dal testo di legge èassai diversa e riguarda soloindirettamente la libertà di rinunzia aitrattamenti medici. La legge si occupapiuttosto della fase relativaall’attuazione delle cure da parte delmedico, sul presupposto dunque che sisia attivata una specifica e peculiarerelazione – la cosiddetta "alleanza" – tramedico e paziente. Nel percorsodecisionale che può portare unapersona a rifiutare una cura, invece,rilevano solitamente più momenti diconfronto: con se stessi, con i proprifamiliari, con la cerchia di persone piùintime, persino amici e conoscenti, e,infine, con il medico curante. Il ddlaffronta esclusivamente quest’ultimorapporto e lo fa escludendo che ilmedico si renda compartecipe di unascelta del paziente che contrasti con ilsuo codice deontologico. Il quale già,ovviamente, vieta i comportamentiindicati nel testo Calabrò, secondo ilprincipio cardine che «il medico, anchesu richiesta del malato, non deveeffettuare né favorire trattamenti direttia provocarne la morte» (attuale art. 36del Codice di deontologia medica).Dunque il medico non può staccare il ventilatore salvavita o interromperel’idratazione del paziente; cioè, per essere chiari, il medico non può fare ciòche alcuni orientamentigiurisprudenziali hanno legittimato neicasi Welby ed Englaro.a allora dove sta l’incostituzionalitàdi un testo che si limita aconfermare ciò che è già previstonelle norme di deontologia,ampiamente e diffusamente condiviseda medici e pazienti? Se la leggeCalabrò fosse contraria allaCostituzione, a ben vedere lo sarebberoanche codice e comportamenti dimigliaia di medici che sino ad oggi lohanno osservato.È chiaro a questo punto che la posta ingioco è un’altra: che il medico si rendacompartecipe della decisione delpaziente anche quando questa vadacontro la sua deontologia, così aconsacrare per legge gli esiti delle vicende giudiziarie Welby ed Eluana.Ciò che allora è in discussione non è lalibertà di rifiutare le cure, giàampiamente garantita come spazio dilibertà potendo in qualsiasi momento ilpaziente o chi per lui rinunciare alricovero (e così sarà anche a legge
M
N
Calabrò vigente). Tantomeno il conflittopuò ridursi tra paladini del diritto alla vita "a tutti i costi" e promotoridell’autodeterminazione "in tutti i casi".È dunque solo una vulgata mediaticaquella che caricaturizza il pazienteattaccato forzosamente al sondino.hi critica il ddl, in apparenzareclamando la liberadeterminazione del paziente neiconfronti del medico curante, miraall’obiettivo, ben più dirompente, delribaltamento dei valori di fondo delnostro sistema giuridico-costituzionaleche distingue con saggezza ed equilibriotra scelte del singolo e sceltedell’ordinamento. Il delicatobilanciamento tra libertà dell’individuoe libertà di scelta dell’ordinamento si è,infatti, sin qui realizzato lasciando alprimo i più ampi spazi purché la suaazione sia accettata dai consociati. Oveinvece operi un giudizio di disvalore,l’azione del singolo rimane circoscrittain un ambito personale ed esercitataattraverso atti personalissimi e nondelegabili. È il caso dell’uso distupefacenti: drogarsi fa male, ma il
C
consumo è tollerato dall’ordinamento,non così però lo spaccio di stupefacenti.È il caso del suicidio: privarsi dellapropria vita non è accettato daiconsociati, ma il tentativo di suicidio èimmune da sanzione, non così per l’assistenza al suicidio che è un reato.Sulla stessa linea, è possibile rifiutareuna cura pur quando ne va della propriasalute, ma non esiste un correlativodiritto a coinvolgere il medico per porrefine alla propria esistenza.uesta è l’essenza della nostrademocrazia, che si fonda su valori egiudizi morali espressione di unacomunità. Ritenere invece che ilgiudizio sulle scelte del fine vita siainteramente individuale anche quandocoinvolge comportamenti di chi, comeil medico, è vocato alla cura delpaziente, significa sradicare dalledemocrazie la coscienza sociale di unpopolo. È un paradigma inaccettabile eforiero di nefaste conseguenze perchél’anarchia dei valori storicamente hasempre finito per rendere i deboliancora più indifesi e i malati ancora piùfragili.
Q
Il ddl Calabrò valorizzal’alleanza terapeuticaescludendo che il medico si renda compartecipedi una scelta vietatadal suo codicedeontologicoRitenere invece cheil giudizio sulle scelte del fine vita sia interamenteindividuale significa sradicare la coscienza sociale di un popolo«È un paradigmainaccettabile e forierodi nefaste conseguenze»
cure palliative
di
Francesca Lozito
in discussio-ne in questigiorni allaCommissio-ne affari so-ciali della Ca-mera, il ddl sulle curepalliative. Ne parliamo con Marco Malto-ni, direttore dell’Unità operativa di cure pal-liative dell’Ospedale Pierantoni di Forlì.
La «legge Scapagnini» (dal nome delrelatore) si avvia verso l’approvazione.Qual è il suo giudizio?
«È un segno importante che il Parlamentoabbia voluto portare avanti, parallelamen-te alla elaborazione di un disegno di leggesulle direttive anticipate, un testo per rico-noscere l’importanza della cura di chi si tro- va in fase di malattia e garantire a lui e aisuoi familiari che non verrà abbandonato.L’importanza data alla persona fino alla fi-ne, la garanzia che ci sia sempre qualcunoaccanto a lui e che non soffrirà è un prin-cipio importante da far passare nell’opi-nione pubblica, soprattutto in questi ulti-mi tempi. Penso che nel ddl ci siano deibuoni passaggi, a cui i palliativisti non pos-sono che guardare con interesse».
Quali per esempio?
«Il riconoscimento per la prima volta del-la "rete" costituita dagli hospice quanto dal-le cure domiciliari, a livello legislativo. Que-sto è un passo importante, perché fino adoggi per legge si era parlato soltanto di strut-ture residenziali. C’è poi la felice introdu-zione della consulenza ospedaliera in curepalliative: è importante riconoscerla, perché vuol dire che l’applicazione delle cure pal-liative comincia a uscire dal recinto e diffon-dersi in maniera generalizzata come ap-proccio globale nella medicina».
Quali sono invece gli aspetti da per- fezionare?
«Il riconoscimento accademico della spe-cializzazione in cure palliative, che ancora,nonostante le promesse fatte dai diversi Go- verni che si sono succeduti in questi anni,tarda ad arrivare. Mi chiedo – è una do-manda condivisa da molti dei miei colle-ghi – quanto dovremo aspettare per arrivaread avere una cattedra di cure palliative inogni facoltà di medicina, come succede nel-la stragrande maggioranza dei paesi euro-pei oggi».
Perché questo è un obiettivo cosìdifficile oggi e perché lo ritenetemolto importante?
«Perché far entrare la medicina palliativadalla porta principale delle università si-gnifica dare una legittima "cittadinanza"ad un approccio terapeutico che segue i cri-teri di appropriatezza e proporzionalità:non sono propri soltanto di chi come noiha a che fare quotidianamente con i mala-ti terminali, ma possono essere applicati atutti i pazienti. Non è un aspetto seconda-rio nella formazione dei medici di doma-ni. Ci piacerebbe che la politica e il mon-do accademico ne tenessero sufficiente-mente conto».
E
Persone fino alla fine: la legge ora lo sa
        s        c        e        n        a        r            i
   d   i
   A   l   b  e  r   t  o   G  a  m   b   i  n  o
argomenti
di
 Andrea Rossi
 vevo famee mi avetedato damangiare,avevo setee mi avetedato da bere».«Chiunque avrà fatto una di queste cose auno dei miei fratelli più piccoli lo ha fattoa me»: la seconda frase del Vangeloriguarda i credenti in Cristo, ma la primariguarda tutti. L’umanità intera vi puòritrovare un ethos condiviso. Quanti laici– o meglio, laicisti, o meglio ancoraanticlericali (anzi, oggi si dice "credenti inaltro") – hanno sbandierato frasi del Vangelo a supporto di missioni verso ipoveri nei Paesi sottosviluppati? Quante volte alla Chiesa è stato rimproverato «losfarzo che grida vendetta» nei confrontidei poveri? Quante "pance gonfie" dibambini senza cibo ci hanno mostratoper sbattere in faccia alla Chiesal’ennesima responsabilità?ncora una volta abbiamo visto questidifensori dell’umanità venire dalontano come avvoltoi che siavvicinano a corpi quasi inermi. Maquesta volta gli avvoltoi hanno avutodegni "compari": alcune iene cheavvicinatesi hanno fiutato il sangue diuna vittima, o meglio, quel che rimanevadi un corpo debilitato ma ancora capacedi vibrare emozioni, di rispondere a gestid’amore; segni decifrabili solo da uncodice appreso con la vicinanzainstancabile e amorevole di chi sascorgere la vita dentro un corpo, che altrihanno già definito morto.Forse mai come in questo caso il vedere èil riflesso di ciò che si vede di sé stessi: chi vede la morte è già morto dentro. Chi sa vedere la vita è portatore di vita. Perchéquesta volta non ci hanno mostratonessuna pancia, nessun corpo? Avremmo visto troppa vita in quel corpo? Per ilrispetto e la dignità del malato? Per diciassette anni quella creatura è stataassistita, curata, accudita: insomma,amata, custodita da un grembo checontinuava a tenerla in vita. Non è statostaccato un sondino, ma un nuovo abortoè stato procurato; quella creatura tolta daquel nuovo grembo materno che la viziava di attenzioni, è stata sradicatadalla calda e irrorata e nutritiva placenta,per essere posta in una anonima e asetticastanza della morte. È morta da sola, cidicono, in onore alla dignità del malato.uanti interrogativi in questi giorni,ma un unico punto esclamativo:Eluana è morta! Questa è l’unicacertezza che abbiamo. Rimangono apertitutti gli altri interrogativi: che cosaprovano queste persone? Che significastato vegetativo permanente? Ma sirendono conto queste persone di ciò chele accade intorno? Ma soffrono? Mal’alimentazione seppur attraverso sondinoè una cura oppure ciò che deve esseregarantito comunque a tutti? Altriinterrogativi di carattere legale ci hanno,in questi giorni, invaso: ma quel decretoera costituzionale? Ma perché non si èfatta prima quella legge? Ma leprerogative costituzionali consentivano ono la firma di un decreto che avrebbesalvato la vita ad Eluana? Perché soloall’ultimo momento si è pensato dipreparare questo decreto? Ancora tantiinterrogativi.L’unica certezza – Eluana è morta! –assediata da tanti e profondi dubbi;perché si è scelto di agire dentro questaincertezza? Dove è andato a finire ilprincipio di precauzione? Quantaprecisione in quel protocollo, astraendoloda un contesto di relazione umana cheavrebbe potuto indurre a un certotentennamento! Meglio il distacco,meglio la lontananza, anche fisica, tantoEluana è morta 17 anni fa! Quantecertezze e tutte orientate verso un unicofine: la fine di una vita. Eppoi alla Chiesasi rimprovera il dogmatismo. Si è invocatauna sentenza, assunta a rivelazione celestealla quale inginocchiarsi. Mi sorge undubbio: chi ha voluto utilizzare il corpodi Eluana? Chi ha voluto utilizzare ildolore di una famiglia?asce spontanea una conclusione:coloro che approfittano dello stato didebolezza, utilizzando un pietismoopportunista, continuano a essere i solitiavvoltoi, mistificatori della realtà, maestridi sofismi legali e lessicali, filosofi delnulla e sbandieratori di cifre che alla finenessuno è in grado di controllare. La loro verità si trasforma in dogma laicista sullalibertà; ma in realtà tentano di imporre illoro credo. Ancora una volta però, uncorpo morto recherà loro un fastidioingombrante più di una persona viva.
NQA
A«
Le domande del cuore e i dogmi laicisti
eugenismi
l partigianoBocca alla guer-ra di Eluana.Nel giro di po-che ore GiorgioBocca, l’ormaiottuagenario giornalista che abbia-mo visto fustigare per decenni l’Ita-lia consumista e del malaffare, ha sca-gliato due bordate senza precedenticontro quello che lui chiama, con u-na vena neppure malcelata di di-sprezzo, il «partito della vita». Duearticoli violentissimi, apparsi rispet-tivamente sul
Venerdì
di
Repubblica
esull’
Espresso
, dai titoli che sono tuttoun programma: «Partito della vita odei finti misericordiosi?» e «I faziosidi Eluana».«L’antitaliano», dal titolo della suarubrica più famosa, fa ricorso a tuttol’armamentario laicista disponibilesulla piazza mediatica e che ha pro-prio nei giornali del Gruppo Espres-so il suo megafono magniloquente.Eccolo attaccare quanti, a vario tito-lo, hanno riconosciuto in quella di E-luana una vita nel momento dellasua massima fragilità.occa non si fa mancare niente,denunciando palesemente le sue«fonti» d’informazione e mo-strando un assoluto disprezzo per lericostruzioni di cronaca offerte da al-tri organi, così come da quegli osser- vatori più indipendenti, che nei gior-ni più dolorosi hanno saputo con ra-gionevolezza indicare le presunzioniideologiche che agitavano il campodei sostenitori della libertà assolutasvincolata dalla relazione. Si dirà chequesta osservazione è mossa dal pre-giudizio, ma è sotto gli occhi di tut-ti che la campagna per la morte di E-luana altro non è stata che lo stru-mento posto nelle mani del «partitodell’eutanasia» per poter realizzare inItalia quella nuova breccia di PortaPia invocata da Maurizio Mori e chepunta a «porre fine alla concezionesacrale della vita».Senza voler andare troppo oltre, equindi non volendo fare un proces-so alle intenzioni di Bocca, potremoalmeno osservare che questo giorna-lista, come tanti altri opinionisti, haormai sviluppato una personale in-capacità a riconoscere la vita nelle sueforme più nascoste. Non è vita l’em-brione, non è vita quella della per-sona in stato vegetativo persistente. Edomani chissà a chi toccherà. MaBocca già lo sa e ce lo dice senza re-more. Ecco le parole con le quali con-clude la sua tirata sull’
Espresso
: «...lostesso culto della vita a ogni costo chelascia perplessi i visitatori della Pic-cola casa della Divina Provvidenza,la pia istituzione del Cottolengo, do- ve tengono in vita esseri mostruosi edeformi. Gli eccessi della carità fan-no il paio con quelli dell’ideologia. Icultori della vita a ogni costo in ob-bedienza a Dio non si accorgono di volersi sostituire a Dio, massima em-pietà». E pensare che tutti noi abbia-mo sempre considerato ogni carezzaa un povero o a un malato di Giu-seppe Cottolengo o di Madre Teresa,grandi santi sociali, come le carezzedi Dio. Potrà Bocca scusarci questa«bestemmia» contro la laicità?erto, dopo aver letto gli articolidel partigiano Bocca non riu-sciamo più a cogliere la distanzache c’è tra le sue posizioni e quelle dichi mandava a morte ebrei, omoses-suali e rom. Anche quelli erano «ma-lati» non degni di vivere. Che tristez-za! È proprio vero che le ideologie o-scurano la vista e ottenebrano le co-scienze. Chissà cosa ne pensano i pie-montesi che con Cottolengo e Boccacondividono la terra d’origine. Sinoa ieri la Piccola casa della Divina Prov- videnza era il fiore all’occhiello del-la carità operosa e silenziosa dei pie-montesi. E oggi: il luogo in cui «ten-gono in vita esseri mostruosi e defor-mi». Possiamo dichiarare il nostro di-sgusto per tanta disumanità senza es-sere denunciati all’autorità giudizia-ria per accanimento alla vita?
Domenico Delle Foglie
CB
I
L’insopportabile«empietà»del Cottolengo
in agenda
uando sono debole, è allorache sono forte. Comunicareil Vangelo nel mondo dellafragilità e della salute» è il titolo delconvegno per l’Anno Paolino pro-mosso dall’Ufficio nazionale per lecomunicazioni sociali, dall’Ufficionazionale per la pastorale della sa-nità e dal Servizio nazionale per ilprogetto culturale, in collaborazionecon l’Istituto "Camillianum", che siterrà il 19 e 20 marzo 2009 a Romapresso il Centro Congressi di Via Au-relia 796. Tra i relatori, FrancescoD’Agostino, padre Luciano Sandrin,padre Giuseppe Cinà, oltre a intel-lettuali, critici e giornalisti. Il 19 po-meriggio sarà presentato un filmatodi Saverio Simonelli di Sat 2000. Ve-nerdì 20 marzo don Antonio Pittainterverrà sul tema "Quando sonodebole, è allora che sono forte". Se-guirà l’intervento di Adriana Turri-ziani, primario dell’Hospice VillaSperanza. Padre Eugenio Sapori, do-cente all’Istituto Camillianum, pre-senterà le «esperienze di comunica-zione nella pastorale della salute».Concluderà don Andrea Manto, di-rettore dell’Ufficio nazionale per lapastorale della sanità della Cei.
Q«
Davanti alla vicenda di Eluanac’è chi ostenta solo certezzee chi invece non può nasconderedomande che bruciano come ferite, che il tragico epilogonon ha potuto spegnereE la sbrigatività di certe tesi aprepiù di un dubbio sulle intenzioni
 A Roma la forzadella fragilità
 
unedì 9marzo,primache il pre-sdienteUsa Ba-rack Obama uffi-cializzasse la de-cisione di eroga-re fondi federali alla ricerca sugli em-brioni, le agenzie di stampa avevanobattuto la notizia di una nuova, cla-morosa scoperta nel campo delle sta-minali: quella compiuta dall’équipedi Paolo De Coppi, in collaborazio-ne con il gruppo coordinato da Ma-rina Cavazzana Calvo dell’OspedaleNecker di Parigi, sulle cellule del li-quido amniotico, capaci di generarecellule staminali del sangue. Uno odue lanci di agenzia, poche mancia-te di righe in tutto, riprese da qualchequotidiano locale il giorno seguente.Eppure la scoperta è di quelle che ri- voluzioneranno (concretamente) leterapie fetali nei prossimi anni, comespiega ad
 Avvenire
il giovane ricerca-tore. Stupito di come i giornali, so-prattutto italiani, distorcano la realtàcirca la ricerca sulle staminali em-brionali. Tacendo i successi di tutte lealtre.
Professore, la rivista «Blood» ha ap-pena pubblicato gli esiti della sua ul-tima ricerca sulle staminali amnio-
L
www.avvenireonline.it\vita
 Avvenire
3
Giovedì, 12 marzo 2009
Quante alternative alle cellule embrionali
di
 Viviana Daloiso
tiche, che sarebbero capaci di crea-re cellule del sangue. In termini con-creti che cosa significa?
«Si tratta di un’opzione terapeuticamolto importante, che ci potrebbepermettere di agire sulle malattie ge-netiche che si diagnosticano prena-talmente nel feto. Se avremo confer-ma di quanto provato fin qui, pos-siamo pensare di prelevare delle cel-lule dal feto stesso, ingegnerizzarle –cioè correggere il gene malato al difuori del feto – e iniettarle nuova-mente nel feto ripopolando il suosangue con cellule sane. Il che evite-rebbe ogni forma di rigetto e per-metterebbe di curare le malattie delfeto stesso prima della nascita».
 A quali malattie si riferisce?
«Penso a malattie di tipo ematologi-co, quali ad esempio la beta-talasse-mia, o immunodeficienze».
Questa scoperta potrà trasformar-si in terapie funzionanti?
«Finora, sotto la direzione del-la professoressa Cavazzana Cal- vo, abbiamo condotto test in vi-tro e sui topolini, utilizzandoanche cellule umane. Ora ve-dremo negli animali più gran-di e nei modelli che in qualchemodo mimano la malattia u-mana».
 Abbiamo parlato di risultaticoncreti. Gli stessi di cui si èsentito parlare molto in que-sti ultimi giorni, dopo l’an-nuncio di Obama di ripristi-nare i fondi federali per la ri-cerca su embrioni. Il presi-dente Usa, e molti media no-strani, hanno posto l’accentosulla possibilità concreta chele staminali embrionali pos-sano presto salvare vite e cu-rare malattie finora inguaribi-li, come il Parkinson o la Sla.È vero?
«Premetto di essere fermamente con- vinto che gli scienziati che lavoranocon le cellule embrionali credano nel-le loro potenzialità come altri credo-no in fonti alternative: non vi sono po-sizioni di conflitto in questo senso.Ma sono sempre rimasto colpito, per esempio, dal fatto che delle cellule ri-programmate (Ips) scoperte da Ya-manaka si sia parlato pochissimo, so-prattutto sui giornali italiani. È chia-ro che ci sia un posizione precisa, sucui non voglio discutere – sono unuomo di scienza – e però proprio incampo scientifico era ed è indiscuti-bile il valore epocale della scopertadello scienziato giapponese. Così sifa anche per la ricerca sulle embrio-nali».
Qualcosa, cioè, non viene detto?
«Direi piuttosto che si distorce larealtà. Scientificamente parlando, leembrionali hanno una caratteristica u-nica, che le staminali adulte o quelleda liquido amniotico non hanno: per-mettono di studiare l’origine del-l’embrione umano, quindi anche l’o-rigine delle malattie. Ecco perché ilmondo della ricerca le considera co-sì importanti. Dal punto di vista te-rapeutico, tuttavia, non si conosconoancora i meccanismi di controllo diqueste cellule. Ma c’è ancora un pun-to».
Quale?
«È curioso che si siano criticate tantole cellule riprogrammate argomen-tando il loro problema di "tumoro-genesi". Se lo facciamo, allora nonpossiamo non argomentarlo ancheper le embrionali. La realtà è che gliscienziati non sanno ancora comecontrollarle. Ed è una realtà scientifi-ca, questa, che non c’entra niente conle ideologie o le convinzioni etiche.La scienza non sta da una parte o dal-l’altra».
Come spiega il grande interesse dimolti scienziati americani per le cel-lule riprogrammate, e per esempioquello dello stesso Thompson chepure ha concorso alla scoperta del-le Ips, ma che per anni aveva lavo-rato con le embrionali?
«Ho due risposte. Una è di ordinescientifico: le staminali embrionalihanno un corredo genomico diversodall’individuo. Usarle è come fare untrapianto: c’è il problema del rigetto.Bisogna dunque ricorrere alla clona-zione terapeutica, altrettanto difficileda percorrere. A dimostrazione che cisono vie molto attraenti dal punto di vista scientifico, ma che questo nonsignifica siano applicabili nella tera-pia clinica. Il secondo motivo, di or-dine pratico: la ricerca sulle embrio-nali non aveva fondi, era bloccata,quindi Thompson è stato per così di-re "stimolato" a ricerche alternative».
Quello che è successo a lei...
«Non ho mai nascosto le mie con- vinzioni di uomo, che hanno sempredeterminato il mio lavoro di scien-ziato. Io ho deciso di non utilizzarele staminali embrionali, e questo hacostituito una risorsa per il mio lavo-ro. Sono convinto che alcune celluleabbiano la possibilità di essere utiliz-zate prima e in modo più efficace, emi sforzo su questo cercando di ap-profondire lo studio sulle cellule sta-minali amniotiche».
Difficile, con tutta questa attenzio-ne – anche di fondi – sulle staminaliembrionali...
«Al contrario, è facile. Per me il cen-tro di tutto è il paziente. È per il pa-ziente che si fa ricerca, che si studia-no soluzioni percorribili ed efficaci.Questo fa la scienza medica: cerca ri-sposte concrete, efficaci e rapide per il paziente».
È stato il primo a scoprirecellule pluripotenti nelliquido amniotico. Ora haindividuato (e provato) laloro capacità di dare originealle cellule del sangue. E,presto, di poter guarire i fetidalle malattie genetichecome la beta-talassemiaquando sono ancora in grembo. Paolo De Coppinon ha mai usato embrioniper la sua ricerca. E spiegaperché ad oggi la loro utilitàterapeutica sia tutto fuorché dimostrata
E la scienza andò alla fiera della retorica
giudicare dalle dichiarazio-ni lette sui giornali dopo cheObama ha dato il via alle ri-cerche con le cellule em-brionali sembra che la crisieconomica sia finita e si pos-sa tutti fare festa. Eppure, il 17 feb-braio scorso (lo stesso giorno in cuiObama firmava "The American Re-covery and Reinvestment Act of 2009" che contiene il de-creto del via libera), la prestigiosa rivista
PLOS-Medicine
confermava la drammatica evidenza della tumorigenicitàdelle cosiddette "cellule staminali embrionali". Che pro-ducessero tumori lo si era già ampiamente dimostrato ne-gli animali, ma questa volta l’esperimento è stato fatto suun ragazzo russo di 13 anni che ha sviluppato due tumo-ri al cervello a seguito del trattamento con cellule ottenu-te da embrioni umani.ppure, questa non è una ragione sufficiente per alzarela voce contro il loro utilizzo in terapia. Anche qualo-ra le cellule embrionali funzionassero meglio delle "ve-re" cellule staminali (cosiddette adulte), da uomini e daricercatori non potremmo tacere di fronte alla scelta a-berrante di sacrificare vite umane al loro stadio iniziale per curare le nostre malattie. C’è infatti una ragione, forse dif-ficile da dimostrare o dedurre scientificamente, per op-porsi alla distruzione di embrioni umani. Ci aiuta a com-prenderla Karl Popper quando scrive: «Se io voglio con-solare un bambino che sta piangendo, non intendo por fine alle sue percezioni spiacevoli; e nemmeno intendo mu-tare il comportamento del bimbo, o impedire che gocced’acqua scorrano lungo le sue guance. No! La ragione chemi muove è un’altra, indimostrabile, indeducibile, ma u-mana». È questa la vera ragione che ci deve muovere, an-che se non significa che gli aspetti scientifici non siano daconsiderare. Anzi, mi sembra che proprio il venir menodella ragione "umana" può condurre a non comprenderequella scientifica e in particolare cosa c’è in gioco dal pun-to di vista biologico.chi considera "umanamente" il nascere non sfugge,infatti, che la vita individuale inizia con il concepi-mento e che dalla fecondazione alla nascita il proces-so rappresenta un "continuum biologico". Questa è unaragione scientifica sufficiente per affermare il diritto alla vita di questo "unicum" (biologicamente rappresentatodal suo patrimonio genetico) che è la persona umana. Per secoli si è confusamente parlato di stadi vegetativi e ani-mali nel tentativo di capire qualcosa della genesi biologi-ca. Proprio ora che la scienza moderna ha iniziato ad in-dagare le (ancora misteriose) leggi dell’embriogenesi, es-sa non si pone scrupoli nell’originare esseri umani per u-tilizzarli e trasformarli in materiale da esperimento o peg-gio ancora da mercato (dopo la firma di Obama le azio-ni biotech sono volate). Un tempo i ricercatori parlavanopoco di etica ma la praticavano. Adesso quasi tutti parla-no di bioetica, ci sono anche i comitati nazionali, ma ildramma è che senza radici ontologiche l’etica diventa in-comprensibile, oppure manipolabile in base ad interessiideologici o economici.erché mai un embrione umano dovrebbe essere ri-spettato se la scienza o lo Stato decide il contrario innome del progresso? Finalmente possiamo sperare nelprogresso senza essere preoccupati del più drammatico a-spetto di tutta la storia: quello del bene e del male. Non èpiù il bene o il male a definire se il passo che si compie èrealmente un progresso per l’uomo. Al contrario, è il pro-gresso a stabilire cosa sia bene e cosa sia male per l’uomo. Anche la terminologia sembra fatta ad arte per confonde-re. Per esempio il termine "staminale" applicato alle cel-lule dell’embrione (soprattutto ai primissimi stadi) non ècorretto ed è quantomeno improprio e fuorviante. Le cel-lule staminali, per fisiologia e ruolo, sono proprie di unorganismo adulto nel quale garantiscono l’omeostasi e larigenerazione dei vari tessuti. Lo zigote non è una parti-colare "cellula staminale totipotente" e l’embrione che nederiva non è un "pool di cellule staminali totipotenti e plu-ripotenti". E non si tratta di un gioco di parole ma di unuso corretto del linguaggio che deve descrivere la realtà sen-za introdurvi elementi di pregiudizio o di stortura pre-concetta. Questo in biologia è fondamentale.
* presidente Associazione italiana colture cellulari
PAE
A
er comprendere quale sial’idea che ha animato il«Congresso mondiale per la libertà di ricercascientifica», tenutosi dal 5al 7 marzo a Bruxelles eorganizzato dall’Associazione Luca Coscioni insiemeal Partito Radicale, può essere sufficiente leggere ladichiarazione finale sottoscritta dai partecipanti. Tragli obiettivi indicati, spiccano il «rafforzamento dellepolitiche a difesa del diritto alla libertà di ricerca, inparticolare sulle cellule staminali attraverso ilsuperamento dei divieti postidall’Unione europea allafinanziabilità della ricerca ottenutacon la tecnica del trasferimento delnucleo cellulare», e «l’affermazionedel diritto all’autodeterminazione inmateria di cure, incluso il diritto allasospensione di terapie anche quandotale sospensione potrebbe portarealla morte». Se per il primo obiettivoè evidente l’orientamento verso unatecnica – la cosiddetta «clonazioneterapeutica» – che suscita più di qualche perplessitàper le implicazioni etiche e per la sua reale efficacia,quanto al secondo non si può fare a meno di notarela scarsa pertinenza col tema della libertà di ricerca ela forzatura non casuale in tempi di discussione sultestamento biologico.caratterizzare l’incontro, il plauso che ipartecipanti hanno voluto tributare al presidenteObama per la sua scelta di ripristinare l’accesso alfinanziamento pubblico per la ricerca sulle celluleembrionali. Un plauso riecheggiato pari pari in moltimass media italiani, grazie anche a chi del Congressodi Bruxelles è stato una delle anime. Come ElenaCattaneo, direttrice del Centro di ricerca sulle Cellulestaminali all’Università di Milano, che, intervistatadal
 Manifesto
, ha denunciato penalizzazioni per inostri ricercatori mettendo nel mirino la legge 40 e ildivieto di produrre embrioni destinati alla ricerca.l coro di elogi per Obama ha partecipato anche laConsulta di bioetica (quella che ha supportatol’intera vicenda Englaro), che in un comunicato siè scagliata contro gli «pseudo-ricercatori nostrani» reidi dubitare dell’effettiva utilità delle cellule staminaliembrionali. Proprio il presidente della Consulta,Maurizio Mori, dalle pagine di
Liberazione
ha esultato per larivoluzione culturale in àmbitobioetico operata dal presidente Usa.L’auspicio del leader della Consulta èper una ricerca «a tutto campo». Sullastessa linea, a chiudere latriangolazione Radicali-Coscioni-Consulta, ecco il giudice AmedeoSantosuosso, tra i fondatori dellaConsulta medesima, che al congressoha partecipato in veste di magistratopresso la Corte d’Appello di Milano (la stessa, comesi ricorderà, del fatale decreto che autorizzò ildistacco del sondino di Eluana). Nella sua relazione,Santosuosso ha detto che «se noi diamo laprevalenza alla dignità umana rispetto alla libertà diricerca scientifica, diamo a chi si prende il potere didefinire la dignità umana il potere di limitare oannullare la libertà individuale [...]. Sono lelimitazioni alla libertà che devono essere giustificatee non la libertà stessa». Un triangolo, dunque il cuibaricentro è l’idea di una libertà indiscriminata,intesa come fine ultimo per ottenere il quale ogniscelta è lecita. Non vi sembra di averlo già letto daqualche parte, in questi giorni?
AA
P
Dai radicali idee con l’eco
    i   n    f    i    l    i   g   r   a   n   a
   d   i
   L  o  r  e  n  z  o   S  c   h  o  e  p   f   l   i  n
Le vere cellule «staminali»? Sono quelle adulteGli esiti delle terapie con le embrionali? Tutti fallimentari. Il prezzo di una cura per le nostremalattie? Il sacrificio di vite altrui. Uno scienziatolegge (con sdegno) i giornali su Obama
scenari
Il businessdi cellule?Senza freni
ateria privile-giata dalla ri-cerca medica,ma anchemerce di unbusiness chenon conosce frontiere, lecellule umane si scam-biano sul mercato inter-nazionale sostenendosperanze, generando pro-fitti e sollevando semprenuovi interrogativi. Del-lo scambio transfronta-liero di cellule e tessuti siè discusso ieri a Roma nelcorso della tavola roton-da organizzata dall’Ecsel,il Centro europeo per l’e-tica e il diritto delle scien-ze della vita e delle nuo- ve tecnologie. «Difficilenegare che il diritto co-munitario non abbiacreato un mercato co-mune della cellula», hasostenuto Luca Marini, vice presidente del Co-mitato nazionale per labioetica, ricordando ladirettiva del 2004 che di-sciplina i criteri comuniper l’approvvigionamen-to, lo stoccaggio e la di-stribuzione di questi de-licati campioni e che«parla di donazione re-tribuita, o meglio inden-nizzata», aprendo unoscenario di mercificazio-ne.ono stati 18mila icampioni biologiciscambiati l’annoscorso tra i paesi Ocse, haspiegato Giuseppe No- velli, preside della Facoltàdi Medicina dell’Univer-sità di Tor Vergata: «Unoscambio essenziale per itest genetici e anche per sviluppare farmaci, mache deve essere regola-mentato. Una cosa èquando si scambianocellule per fare ricerca, al-tra cosa quando questaattività è mediata da ban-che private, magari nonautorizzate, di cui nonconosciamo la prove-nienza, le qualità etiche,giuridiche e morali: in al-cuni Paesi dell’Est fannotraffico di cellule e tessu-ti in maniera impropria».Banche come quella delcordone ombelicale chele madri possono oggiconservare per il propriofiglio: un’idiozia secon-do Carlo Alberto Redi, di-rettore scientifico del-l’Irccs Politecnico SanMatteo di Pavia, per cuisi spendono migliaia dieuro in strutture privateanche «se qualora si do- vesse reimpiegare, questocordone sarebbe pratica-mente inutilizzabile. L’I-talia deve preoccuparsi diun programma serio diconservazione arrivandoa dire al singolo cittadi-no che non gli è permes-so conservarlo personal-mente, ma che lo deveporre in una banca, a di-sposizione di tutti». Solocosì, secondo Redi, le cel-lule del cordone potran-no essere utilizzate: secondivise in una struttu-ra che assicuri l’imme-diata manipolazione del-le cellule. Al contrario diquanto previsto dal de-creto "mille proroghe"che disegna, invece, unarete di banche pubblichee private dove conserva-re il cordone ombelicaledestinato al trapianto au-tologo.
Elena L. Pasquini
S
M
   c   o   n    t   r   o   m   a   n   o
   d   i
   A  u  g  u  s   t  o   P  e  s  s   i  n  a   *
Il congresso organizzatoa Bruxelles sulla libertàdi ricerca da organismivicini alla Rosa nelPugno spara a zero sulegge 40 e fine vita, contesi che finiscono dritte sui nostri mass media
Fisichella: una sconfitta dell’etica
«Credo che sia stata una vittoria della po-litica sull’etica». Così monsignor Rino Fi-sichella, presidente della Pontifica Acca-demia Pro Vita ha commentato la deci-sione di Obama sull’uso di fondi pub-blici per la ricerca sugli embrioni. «Se lascienza e gli scienziati dicono che questaal momento non è la via percorribile – haaggiunto il presule – perchè intestardirsiper volerla seguire? Forse ci sono altri».
Brescia, convegno staminali
Domani e sabato, a partire dalle ore 9:00,si terrà a Brescia il secondo convegno in-ternazionale dedicato allo studio dellecellule staminali ottenute dai tessuti pla-centari. Organizzato dal Centro di Ricer-ca E. Menni (Crem) presso la sala conve-gni della Fondazione Poliambulanza.
spilli
L’ostinazionecontro i fatti
Crederemmo alle inten-zioni umanitarie di opinio-nisti, scienziati e cronistiche si sono affannati a ma-gnificare la firma di Oba-ma al decreto che riapreil finanziamento federalealle ricerche sugli embrio-ni se sugli stessi mediache li hanno ospitati a-vessimo visto con egualerisalto due notizie passa-te invece quasi sotto si-lenzio Nel giro di una set-timana, è stata annuncia-ta dapprima la modifica-zione di cellule epidermi-che di malati di Parkin-sons in staminali multipo-tenti, ovvero pronte all’u-so per curare lo stesso pa-ziente, e poi – lunedì – l’ot-tenimento di staminali delsangue dal liquido amnio-tico per la cura di malat-tie genetiche dei bambini.Ci sembrano entrambestraordinarie, abbattono ilrischio del rigetto e del ge-nerarsi di tumori – insitonelle embrionali –, ma vuoimettere Obama? E allorafanfare per il presidente-Superman e sordina allaricerca che scopre davve-ro. E poi c’è chi – vedi u-na firma de «Il Sole», sem-pre quella – se la prendeostinatamente con laChiesa perché alimente-rebbe il miracolismo sullestaminali adulte... Bastafar parlare i fatti, se an-cora interessano. (F.O.)
Paolo De Coppi
of 00

Leave a Comment

You must be to leave a comment.
Submit
Characters: ...
You must be to leave a comment.
Submit
Characters: ...