unedì 9marzo,primache il pre-sdienteUsa Ba-rack Obama uffi-cializzasse la de-cisione di eroga-re fondi federali alla ricerca sugli em-brioni, le agenzie di stampa avevanobattuto la notizia di una nuova, cla-morosa scoperta nel campo delle sta-minali: quella compiuta dall’équipedi Paolo De Coppi, in collaborazio-ne con il gruppo coordinato da Ma-rina Cavazzana Calvo dell’OspedaleNecker di Parigi, sulle cellule del li-quido amniotico, capaci di generarecellule staminali del sangue. Uno odue lanci di agenzia, poche mancia-te di righe in tutto, riprese da qualchequotidiano locale il giorno seguente.Eppure la scoperta è di quelle che ri- voluzioneranno (concretamente) leterapie fetali nei prossimi anni, comespiega ad
Avvenire
il giovane ricerca-tore. Stupito di come i giornali, so-prattutto italiani, distorcano la realtàcirca la ricerca sulle staminali em-brionali. Tacendo i successi di tutte lealtre.
Professore, la rivista «Blood» ha ap-pena pubblicato gli esiti della sua ul-tima ricerca sulle staminali amnio-
L
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Avvenire
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Giovedì, 12 marzo 2009
Quante alternative alle cellule embrionali
di
Viviana Daloiso
tiche, che sarebbero capaci di crea-re cellule del sangue. In termini con-creti che cosa significa?
«Si tratta di un’opzione terapeuticamolto importante, che ci potrebbepermettere di agire sulle malattie ge-netiche che si diagnosticano prena-talmente nel feto. Se avremo confer-ma di quanto provato fin qui, pos-siamo pensare di prelevare delle cel-lule dal feto stesso, ingegnerizzarle –cioè correggere il gene malato al difuori del feto – e iniettarle nuova-mente nel feto ripopolando il suosangue con cellule sane. Il che evite-rebbe ogni forma di rigetto e per-metterebbe di curare le malattie delfeto stesso prima della nascita».
A quali malattie si riferisce?
«Penso a malattie di tipo ematologi-co, quali ad esempio la beta-talasse-mia, o immunodeficienze».
Questa scoperta potrà trasformar-si in terapie funzionanti?
«Finora, sotto la direzione del-la professoressa Cavazzana Cal- vo, abbiamo condotto test in vi-tro e sui topolini, utilizzandoanche cellule umane. Ora ve-dremo negli animali più gran-di e nei modelli che in qualchemodo mimano la malattia u-mana».
Abbiamo parlato di risultaticoncreti. Gli stessi di cui si èsentito parlare molto in que-sti ultimi giorni, dopo l’an-nuncio di Obama di ripristi-nare i fondi federali per la ri-cerca su embrioni. Il presi-dente Usa, e molti media no-strani, hanno posto l’accentosulla possibilità concreta chele staminali embrionali pos-sano presto salvare vite e cu-rare malattie finora inguaribi-li, come il Parkinson o la Sla.È vero?
«Premetto di essere fermamente con- vinto che gli scienziati che lavoranocon le cellule embrionali credano nel-le loro potenzialità come altri credo-no in fonti alternative: non vi sono po-sizioni di conflitto in questo senso.Ma sono sempre rimasto colpito, per esempio, dal fatto che delle cellule ri-programmate (Ips) scoperte da Ya-manaka si sia parlato pochissimo, so-prattutto sui giornali italiani. È chia-ro che ci sia un posizione precisa, sucui non voglio discutere – sono unuomo di scienza – e però proprio incampo scientifico era ed è indiscuti-bile il valore epocale della scopertadello scienziato giapponese. Così sifa anche per la ricerca sulle embrio-nali».
Qualcosa, cioè, non viene detto?
«Direi piuttosto che si distorce larealtà. Scientificamente parlando, leembrionali hanno una caratteristica u-nica, che le staminali adulte o quelleda liquido amniotico non hanno: per-mettono di studiare l’origine del-l’embrione umano, quindi anche l’o-rigine delle malattie. Ecco perché ilmondo della ricerca le considera co-sì importanti. Dal punto di vista te-rapeutico, tuttavia, non si conosconoancora i meccanismi di controllo diqueste cellule. Ma c’è ancora un pun-to».
Quale?
«È curioso che si siano criticate tantole cellule riprogrammate argomen-tando il loro problema di "tumoro-genesi". Se lo facciamo, allora nonpossiamo non argomentarlo ancheper le embrionali. La realtà è che gliscienziati non sanno ancora comecontrollarle. Ed è una realtà scientifi-ca, questa, che non c’entra niente conle ideologie o le convinzioni etiche.La scienza non sta da una parte o dal-l’altra».
Come spiega il grande interesse dimolti scienziati americani per le cel-lule riprogrammate, e per esempioquello dello stesso Thompson chepure ha concorso alla scoperta del-le Ips, ma che per anni aveva lavo-rato con le embrionali?
«Ho due risposte. Una è di ordinescientifico: le staminali embrionalihanno un corredo genomico diversodall’individuo. Usarle è come fare untrapianto: c’è il problema del rigetto.Bisogna dunque ricorrere alla clona-zione terapeutica, altrettanto difficileda percorrere. A dimostrazione che cisono vie molto attraenti dal punto di vista scientifico, ma che questo nonsignifica siano applicabili nella tera-pia clinica. Il secondo motivo, di or-dine pratico: la ricerca sulle embrio-nali non aveva fondi, era bloccata,quindi Thompson è stato per così di-re "stimolato" a ricerche alternative».
Quello che è successo a lei...
«Non ho mai nascosto le mie con- vinzioni di uomo, che hanno sempredeterminato il mio lavoro di scien-ziato. Io ho deciso di non utilizzarele staminali embrionali, e questo hacostituito una risorsa per il mio lavo-ro. Sono convinto che alcune celluleabbiano la possibilità di essere utiliz-zate prima e in modo più efficace, emi sforzo su questo cercando di ap-profondire lo studio sulle cellule sta-minali amniotiche».
Difficile, con tutta questa attenzio-ne – anche di fondi – sulle staminaliembrionali...
«Al contrario, è facile. Per me il cen-tro di tutto è il paziente. È per il pa-ziente che si fa ricerca, che si studia-no soluzioni percorribili ed efficaci.Questo fa la scienza medica: cerca ri-sposte concrete, efficaci e rapide per il paziente».
È stato il primo a scoprirecellule pluripotenti nelliquido amniotico. Ora haindividuato (e provato) laloro capacità di dare originealle cellule del sangue. E,presto, di poter guarire i fetidalle malattie genetichecome la beta-talassemiaquando sono ancora in grembo. Paolo De Coppinon ha mai usato embrioniper la sua ricerca. E spiegaperché ad oggi la loro utilitàterapeutica sia tutto fuorché dimostrata
E la scienza andò alla fiera della retorica
giudicare dalle dichiarazio-ni lette sui giornali dopo cheObama ha dato il via alle ri-cerche con le cellule em-brionali sembra che la crisieconomica sia finita e si pos-sa tutti fare festa. Eppure, il 17 feb-braio scorso (lo stesso giorno in cuiObama firmava "The American Re-covery and Reinvestment Act of 2009" che contiene il de-creto del via libera), la prestigiosa rivista
PLOS-Medicine
confermava la drammatica evidenza della tumorigenicitàdelle cosiddette "cellule staminali embrionali". Che pro-ducessero tumori lo si era già ampiamente dimostrato ne-gli animali, ma questa volta l’esperimento è stato fatto suun ragazzo russo di 13 anni che ha sviluppato due tumo-ri al cervello a seguito del trattamento con cellule ottenu-te da embrioni umani.ppure, questa non è una ragione sufficiente per alzarela voce contro il loro utilizzo in terapia. Anche qualo-ra le cellule embrionali funzionassero meglio delle "ve-re" cellule staminali (cosiddette adulte), da uomini e daricercatori non potremmo tacere di fronte alla scelta a-berrante di sacrificare vite umane al loro stadio iniziale per curare le nostre malattie. C’è infatti una ragione, forse dif-ficile da dimostrare o dedurre scientificamente, per op-porsi alla distruzione di embrioni umani. Ci aiuta a com-prenderla Karl Popper quando scrive: «Se io voglio con-solare un bambino che sta piangendo, non intendo por fine alle sue percezioni spiacevoli; e nemmeno intendo mu-tare il comportamento del bimbo, o impedire che gocced’acqua scorrano lungo le sue guance. No! La ragione chemi muove è un’altra, indimostrabile, indeducibile, ma u-mana». È questa la vera ragione che ci deve muovere, an-che se non significa che gli aspetti scientifici non siano daconsiderare. Anzi, mi sembra che proprio il venir menodella ragione "umana" può condurre a non comprenderequella scientifica e in particolare cosa c’è in gioco dal pun-to di vista biologico.chi considera "umanamente" il nascere non sfugge,infatti, che la vita individuale inizia con il concepi-mento e che dalla fecondazione alla nascita il proces-so rappresenta un "continuum biologico". Questa è unaragione scientifica sufficiente per affermare il diritto alla vita di questo "unicum" (biologicamente rappresentatodal suo patrimonio genetico) che è la persona umana. Per secoli si è confusamente parlato di stadi vegetativi e ani-mali nel tentativo di capire qualcosa della genesi biologi-ca. Proprio ora che la scienza moderna ha iniziato ad in-dagare le (ancora misteriose) leggi dell’embriogenesi, es-sa non si pone scrupoli nell’originare esseri umani per u-tilizzarli e trasformarli in materiale da esperimento o peg-gio ancora da mercato (dopo la firma di Obama le azio-ni biotech sono volate). Un tempo i ricercatori parlavanopoco di etica ma la praticavano. Adesso quasi tutti parla-no di bioetica, ci sono anche i comitati nazionali, ma ildramma è che senza radici ontologiche l’etica diventa in-comprensibile, oppure manipolabile in base ad interessiideologici o economici.erché mai un embrione umano dovrebbe essere ri-spettato se la scienza o lo Stato decide il contrario innome del progresso? Finalmente possiamo sperare nelprogresso senza essere preoccupati del più drammatico a-spetto di tutta la storia: quello del bene e del male. Non èpiù il bene o il male a definire se il passo che si compie èrealmente un progresso per l’uomo. Al contrario, è il pro-gresso a stabilire cosa sia bene e cosa sia male per l’uomo. Anche la terminologia sembra fatta ad arte per confonde-re. Per esempio il termine "staminale" applicato alle cel-lule dell’embrione (soprattutto ai primissimi stadi) non ècorretto ed è quantomeno improprio e fuorviante. Le cel-lule staminali, per fisiologia e ruolo, sono proprie di unorganismo adulto nel quale garantiscono l’omeostasi e larigenerazione dei vari tessuti. Lo zigote non è una parti-colare "cellula staminale totipotente" e l’embrione che nederiva non è un "pool di cellule staminali totipotenti e plu-ripotenti". E non si tratta di un gioco di parole ma di unuso corretto del linguaggio che deve descrivere la realtà sen-za introdurvi elementi di pregiudizio o di stortura pre-concetta. Questo in biologia è fondamentale.
* presidente Associazione italiana colture cellulari
PAE
A
er comprendere quale sial’idea che ha animato il«Congresso mondiale per la libertà di ricercascientifica», tenutosi dal 5al 7 marzo a Bruxelles eorganizzato dall’Associazione Luca Coscioni insiemeal Partito Radicale, può essere sufficiente leggere ladichiarazione finale sottoscritta dai partecipanti. Tragli obiettivi indicati, spiccano il «rafforzamento dellepolitiche a difesa del diritto alla libertà di ricerca, inparticolare sulle cellule staminali attraverso ilsuperamento dei divieti postidall’Unione europea allafinanziabilità della ricerca ottenutacon la tecnica del trasferimento delnucleo cellulare», e «l’affermazionedel diritto all’autodeterminazione inmateria di cure, incluso il diritto allasospensione di terapie anche quandotale sospensione potrebbe portarealla morte». Se per il primo obiettivoè evidente l’orientamento verso unatecnica – la cosiddetta «clonazioneterapeutica» – che suscita più di qualche perplessitàper le implicazioni etiche e per la sua reale efficacia,quanto al secondo non si può fare a meno di notarela scarsa pertinenza col tema della libertà di ricerca ela forzatura non casuale in tempi di discussione sultestamento biologico.caratterizzare l’incontro, il plauso che ipartecipanti hanno voluto tributare al presidenteObama per la sua scelta di ripristinare l’accesso alfinanziamento pubblico per la ricerca sulle celluleembrionali. Un plauso riecheggiato pari pari in moltimass media italiani, grazie anche a chi del Congressodi Bruxelles è stato una delle anime. Come ElenaCattaneo, direttrice del Centro di ricerca sulle Cellulestaminali all’Università di Milano, che, intervistatadal
Manifesto
, ha denunciato penalizzazioni per inostri ricercatori mettendo nel mirino la legge 40 e ildivieto di produrre embrioni destinati alla ricerca.l coro di elogi per Obama ha partecipato anche laConsulta di bioetica (quella che ha supportatol’intera vicenda Englaro), che in un comunicato siè scagliata contro gli «pseudo-ricercatori nostrani» reidi dubitare dell’effettiva utilità delle cellule staminaliembrionali. Proprio il presidente della Consulta,Maurizio Mori, dalle pagine di
Liberazione
ha esultato per larivoluzione culturale in àmbitobioetico operata dal presidente Usa.L’auspicio del leader della Consulta èper una ricerca «a tutto campo». Sullastessa linea, a chiudere latriangolazione Radicali-Coscioni-Consulta, ecco il giudice AmedeoSantosuosso, tra i fondatori dellaConsulta medesima, che al congressoha partecipato in veste di magistratopresso la Corte d’Appello di Milano (la stessa, comesi ricorderà, del fatale decreto che autorizzò ildistacco del sondino di Eluana). Nella sua relazione,Santosuosso ha detto che «se noi diamo laprevalenza alla dignità umana rispetto alla libertà diricerca scientifica, diamo a chi si prende il potere didefinire la dignità umana il potere di limitare oannullare la libertà individuale [...]. Sono lelimitazioni alla libertà che devono essere giustificatee non la libertà stessa». Un triangolo, dunque il cuibaricentro è l’idea di una libertà indiscriminata,intesa come fine ultimo per ottenere il quale ogniscelta è lecita. Non vi sembra di averlo già letto daqualche parte, in questi giorni?
AA
P
Dai radicali idee con l’eco
i n f i l i g r a n a
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L o r e n z o S c h o e p f l i n
Le vere cellule «staminali»? Sono quelle adulteGli esiti delle terapie con le embrionali? Tutti fallimentari. Il prezzo di una cura per le nostremalattie? Il sacrificio di vite altrui. Uno scienziatolegge (con sdegno) i giornali su Obama
scenari
Il businessdi cellule?Senza freni
ateria privile-giata dalla ri-cerca medica,ma anchemerce di unbusiness chenon conosce frontiere, lecellule umane si scam-biano sul mercato inter-nazionale sostenendosperanze, generando pro-fitti e sollevando semprenuovi interrogativi. Del-lo scambio transfronta-liero di cellule e tessuti siè discusso ieri a Roma nelcorso della tavola roton-da organizzata dall’Ecsel,il Centro europeo per l’e-tica e il diritto delle scien-ze della vita e delle nuo- ve tecnologie. «Difficilenegare che il diritto co-munitario non abbiacreato un mercato co-mune della cellula», hasostenuto Luca Marini, vice presidente del Co-mitato nazionale per labioetica, ricordando ladirettiva del 2004 che di-sciplina i criteri comuniper l’approvvigionamen-to, lo stoccaggio e la di-stribuzione di questi de-licati campioni e che«parla di donazione re-tribuita, o meglio inden-nizzata», aprendo unoscenario di mercificazio-ne.ono stati 18mila icampioni biologiciscambiati l’annoscorso tra i paesi Ocse, haspiegato Giuseppe No- velli, preside della Facoltàdi Medicina dell’Univer-sità di Tor Vergata: «Unoscambio essenziale per itest genetici e anche per sviluppare farmaci, mache deve essere regola-mentato. Una cosa èquando si scambianocellule per fare ricerca, al-tra cosa quando questaattività è mediata da ban-che private, magari nonautorizzate, di cui nonconosciamo la prove-nienza, le qualità etiche,giuridiche e morali: in al-cuni Paesi dell’Est fannotraffico di cellule e tessu-ti in maniera impropria».Banche come quella delcordone ombelicale chele madri possono oggiconservare per il propriofiglio: un’idiozia secon-do Carlo Alberto Redi, di-rettore scientifico del-l’Irccs Politecnico SanMatteo di Pavia, per cuisi spendono migliaia dieuro in strutture privateanche «se qualora si do- vesse reimpiegare, questocordone sarebbe pratica-mente inutilizzabile. L’I-talia deve preoccuparsi diun programma serio diconservazione arrivandoa dire al singolo cittadi-no che non gli è permes-so conservarlo personal-mente, ma che lo deveporre in una banca, a di-sposizione di tutti». Solocosì, secondo Redi, le cel-lule del cordone potran-no essere utilizzate: secondivise in una struttu-ra che assicuri l’imme-diata manipolazione del-le cellule. Al contrario diquanto previsto dal de-creto "mille proroghe"che disegna, invece, unarete di banche pubblichee private dove conserva-re il cordone ombelicaledestinato al trapianto au-tologo.
Elena L. Pasquini
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c o n t r o m a n o
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A u g u s t o P e s s i n a *
Il congresso organizzatoa Bruxelles sulla libertàdi ricerca da organismivicini alla Rosa nelPugno spara a zero sulegge 40 e fine vita, contesi che finiscono dritte sui nostri mass media
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Fisichella: una sconfitta dell’etica
«Credo che sia stata una vittoria della po-litica sull’etica». Così monsignor Rino Fi-sichella, presidente della Pontifica Acca-demia Pro Vita ha commentato la deci-sione di Obama sull’uso di fondi pub-blici per la ricerca sugli embrioni. «Se lascienza e gli scienziati dicono che questaal momento non è la via percorribile – haaggiunto il presule – perchè intestardirsiper volerla seguire? Forse ci sono altri».
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Brescia, convegno staminali
Domani e sabato, a partire dalle ore 9:00,si terrà a Brescia il secondo convegno in-ternazionale dedicato allo studio dellecellule staminali ottenute dai tessuti pla-centari. Organizzato dal Centro di Ricer-ca E. Menni (Crem) presso la sala conve-gni della Fondazione Poliambulanza.
spilli
L’ostinazionecontro i fatti
Crederemmo alle inten-zioni umanitarie di opinio-nisti, scienziati e cronistiche si sono affannati a ma-gnificare la firma di Oba-ma al decreto che riapreil finanziamento federalealle ricerche sugli embrio-ni se sugli stessi mediache li hanno ospitati a-vessimo visto con egualerisalto due notizie passa-te invece quasi sotto si-lenzio Nel giro di una set-timana, è stata annuncia-ta dapprima la modifica-zione di cellule epidermi-che di malati di Parkin-sons in staminali multipo-tenti, ovvero pronte all’u-so per curare lo stesso pa-ziente, e poi – lunedì – l’ot-tenimento di staminali delsangue dal liquido amnio-tico per la cura di malat-tie genetiche dei bambini.Ci sembrano entrambestraordinarie, abbattono ilrischio del rigetto e del ge-nerarsi di tumori – insitonelle embrionali –, ma vuoimettere Obama? E allorafanfare per il presidente-Superman e sordina allaricerca che scopre davve-ro. E poi c’è chi – vedi u-na firma de «Il Sole», sem-pre quella – se la prendeostinatamente con laChiesa perché alimente-rebbe il miracolismo sullestaminali adulte... Bastafar parlare i fatti, se an-cora interessano. (F.O.)
Paolo De Coppi
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