Gracidavano a tutta forza, e io vidi che avevo dormito appoggiato a una signora chemi sopportava inorridita”.
Anni eroici…
Ci fu un’escalation di attività, tutte create dal niente. Aggiornavo insegnanti al museodi Storia naturale; viaggiavo per l’Europa a studiare come si insegnavano le scienzealtrove. Entrai come contrattista all’Università, divenni direttore di un laboratorio dianalisi e fondai “Naturstudio” con i fratelli Perco, Giuliano Sauli e Paolo Parovel.Gente piena di entusiasmo e competenza. E in contemporanea studiavoappassionatamente il Talmud.
E Israele?
Divenne presto un sogno. Così quando Beni finì la quinta elementare, pensai chedovevo dargli un’identità. La stessa che avevo avuto da mio padre. Allora sfruttai ilcontratto universitario che dava la possibilità di passare un certo tempo all’estero e partimmo per Israele.
Come fu il viaggio?
Eravamo testardi e segnatori: partimmo in treno da Opicina con viveri per unasettimana, pochi vestiti e la carrozzella per Rosa, la terza nata che non aveva ancoratre anni. Fu una notte del mese di Av, il treno passava giusto pochi minuti dopo la finedello Shabbàt… Arrivammo ad Atene dopo due notti e un giorno ed eravamo giàsporchi e distrutti…con una giornata intera che ci separava ancora dall’imbarco alPireo…
Emigranti eravate.
Il nostro budget ridicolo e le regole del Kashrut sul cibo ci impedivano di entrare inun albergo per ristorarci. Così ci trascinammo per i giardinetti di Atene e la genteguardava la piccola Rosa dormire nelle aiuole, fiore tra i fiori. Sul traghetto, poi… trenotti e due giorni durava la traversata… dormimmo sul ponte, sotto le stelle. Verso lafine Tikva aveva un aspetto da Shoà, anche Rosa era sporca e confusa… solo Eva eBeni tenevano duro.
Quandò le apparve Israele?
La mattina presto del terzo giorno, io, condottiero di questa piccola armata, vidiapparire la terra promessa. Ero avvolto nel tallìt, con i tefillìn legati attorno al braccioe alla testa, il vento in faccia, gli occhi devastati dal viaggio e dalle lacrime.
E poi?
C’era un angelo, alto e con i capelli bianchi, un anziano impiegato dell’Agenziaebraica, che ci attendeva nel grande atrio degli arrivi del porto di Haifa, con dei panini al formaggio, che furono per noi come la manna nel deserto. Da ore le nostrescorte erano finite e non capivamo di avere tanta fame…
Come fu il primo impatto?
Ci portarono a Mevasseret Tzion, l’Annunciatrice di Sion, a poca distanza daGerusalemme. Era una piccola e linda casetta con un prato e la vista mozzafiato sullacittà, bianca come una visione. Sentimmo l’odore del Gan Eden. Se ci penso, non posso trattenere la commozione. Il padrone del mondo ci guidava per una strada cheancora non conoscevamo. Ma c’era in noi il senso di ineluttabilità di una scelta cheazzerava due carriere promettenti, conquistate con tanto sudore e molti miracoli. Ora
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