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Garramone Vito - L'Intervista Aperta

Garramone Vito - L'Intervista Aperta

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Published by piolino3
Lavoro svolto a Potenza
Lavoro svolto a Potenza

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Published by: piolino3 on Mar 27, 2013
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04/06/2013

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L’intervista aperta,le immagini di una città ela voce degli invisibiliche si muovono a Potenza 
Vito Garramone
Consiglio Regionale della Basilicata 
 
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P
RESENTAZIONE
 
“Sulla base di un’analisi sociologica e storica degli abitanti, condotta mediante interviste a gente comune ed a figure tecniche dei vari organi del governo cittadino,nella tesi si propone un nuovo approccio al piano del traffico della città, quale risultante di un percorso metodologico di grande originalità, essenzialmente incentrato sulla radiografia di una forma permanente di partecipazione, quale,appunto, il movimento reale di gente comune, che vive la quotidianità di aspetti non sempre visibili su larga scala, ma che concretamente costituiscono il pernodell’analisi e della conoscenza della città stessa.Il lavoro è meritevole di premiazione per l’originalità dell’apporto sul terrenoconoscitivo e, indirettamente, sulle possibilità di sviluppo del contesto e della qualità della vita del capoluogo regionale”. Questo è il giudizio della commissione esaminatrice, nominata dall’Ufficio di Presidenza del Consiglio Regionale della Basilicata.Nel dettaglio la ricerca, di tipo esplorativo sull’immagine della città di Potenza,ruota intorno ad un insieme (non si parla di campione nonostante l’uso del criteriocasuale nella scelta dei soggetti sottoposti a questionario di intervista poiché nonsi perseguono finalità di generalizzazione dei risultati ottenuti) di interviste condotte in molti “luoghi comuni”: in alcuni luoghi particolari (i non-luoghi di  Augé o i luoghi della “surmodernità”: luoghi del passaggio alle scale mobili e alle stazioni ferroviarie), in luoghi riconosciuti (via principale, scuola, ospedale, uffici)e in alcuni luoghi privati (le case). Un universo che considera, quindi, non solo i residenti, ma anche i pendolari e i city users, essendo i business men quasi assenti nella realtà in esame (secondo quanto teorizzato da G. Martinotti): gli “abitatori” della città. L’idea base è che chi frequenta la città si è sicuramente fatta una idea di questa. Si sostiene, dunque, che la conoscenza della città passi attraverso lospostamento in essa. Per questo motivo, ad esempio, ed è l’esempio che guida la ricerca, andrebbero rivisti i piani di settore, legati al traffico e alla circolazione,almeno quelli che hanno a che fare con la scala urbana. Non soltanto l’aridità dei  flussi “ingegneristici”, ma altro ancora, ancorato a questi. Si vuole partire da uncaso di questi per confermare l’assunto-teoria che il movimento si debba identificare con la conoscenza e non con l’indolore spostamento di qualcuno o qualcosa da A(origine) a B (destinazione). Movimento uguale conoscenza. Più ci si muove per la città più la si conosce. Ma movimento è anche uguale ad esperienza in essa e di essa. Lo spostarsi nella città 
 
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è anche un modo per fare esperienze personali, ancorare ricordi e creare relazioni,che verranno inscritti nel tessuto urbano della città, complicandone di volta involta il suo significato.Ecco perché l’indagine esplorativa. I meccanismi di significazione e risigni- ficazione della città vanno di pari passo con le geografie umane, nel nostro caso, dcoloro che si muovono in città, attraverso alcuni sviluppi di una cultura trasversale che collega Lynch alla psicologia ambientale e alla geografia urbana, ma anche a delle provocazioni urbane situazioniste.L’indagine diviene, allora, una piccola inchiesta che dà voce a coloro i quali sono gli inascoltati, gli invisibili della città, la gente come massa amorfa e noncampionaria. Astengo e Dolci, gli estremi di due modi di penetrare e comprendere a fondo la vita di piccole comunità. Forme differenti di creazione di momenti  partecipativi e di apprendimento sociale. Si vuole dimostrare la necessidi un momento partecipativo per avere legittimità e per poter disporre di dati e conoscenze più vicine alle contingenze dell’azione e della risoluzione dei problemi delle comunità in esame. Le interviste stanno a dimostrare come la gente voglia aver occasione di parlare, anche se non lo reclama ad alta voce. I referendum e altri momenti istituzionali sono “calati dall’alto”. Non si crea una forma germinale di partecipazione se non solo dopo aver instaurato un rapporto di fiducia e di complicità. I fatti di Milano, di Scanzano, della Val di Susa, di questi anni, seppur nella loro particolarità, sono esempi da tenere in considerazione e ricordare.Inoltre, parallelamente ai risultati concreti si è svolta una operazione deontologica (messa a nudo dei pregiudizi e delle incertezze del ricercatore) e di verifica di alcune tecniche e conoscenze della figura professionale del pianificatore,tramite un tentativo di costruzione di una metodologia provvisoria di analisi e di uscita dalla “crisi” individuale. Un sospetto di “cura” metodologica. Una cura che  passa attraverso l’estensione della terapia di gruppo a tecnica di analisi partecipata,in cui il ricercatore cerca l’aiuto altrui, sia in un gruppo di rilevatori-amici sia negli altri, che per caso saranno “compagni di viaggio”, ovvero coloro i quali vivonoe si spostano in questi “luoghi comuni”. Una cura che non lenisce solo la crisi  professionale del pianificatore, ma che ottiene involontariamente un effetto beneficoanche sugli interlocutori, che possono esprimersi, rispondere e poi costruirsi delle domande. Si punta alla costruzione di un momento di riflessione, nella speranza che nasca una forma di autocoscienza.La ricerca si svolge allora come indagine, ma anche come cura innescandouna “situazione” urbana, privata però del connotato volontario e provocatorio dei Luther Blissett.

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