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1-15/16-30 aprile 2008Pag. 3
Rottamazione in corso
Per la seconda volta con-secutiva nessun istituto èriuscito a fotografare il voto reale con i suoi son-daggi. Colpa dei
mass media
scollegati dallarealtà?Dopo l’ennesimo flop,forse per gli exit poll è ilmomento del ripensa-mento.Non a caso nel giornodegli scrutini delle ammi-nistrative, gli exit poll peril Friuli Venezia Giulia eper il sindaco di Romanon sono stati diffusi,contrariamente a quantoera stato in precedenzaannunciato. Alla lista degli sconfittinelle politiche 2008 si èinfatti sicuramenteaggiunto un altro nome,quello dei sondaggi adurne chiuse che per l’oc-casione Rai e Sky aveva-no affidato alla società
Consortium
dell’IstitutoPiepoli: dati su cui sisono cimentati nei com-menti, per un paio di lun-ghissime ore, autorevolipolitici e opinionisti invi-tati dalle Tv a discutere sutendenze e cifre poi rive-latesi comunque moltodistanti dalle prime proie-zioni e, alla fine dei raf-fronti, erronee.Polemiche anche forti sierano già registrate nelprimo pomeriggio dellospoglio, con MarioLandolfi, presidente dellaCommissione di VigilanzaRai, che ha parlato di“spreco di soldi” e di “for-chette sterminate di 8-9punti percentuali”. Attacchi ripetuti anche daMaurizio Gasparri che, inun’intervista tv, ha inve-stito direttamente l’opera-to della Rai e del suodirettore generaleCappon che, ha detto,“deve essere chiamato arispondere” per i soldi deicittadini che a suo giudi-zio sarebbero stati “butta-ti” proprio con gli exitpoll.E un primo segnale dicambiamento si è avutosubito: contrariamente aquanto era stato annun-ciato in precedenza, nonsono stati diffusi gli exitpoll
Consortium
per laRai sulle elezioni regiona-li in Friuli Venezia Giuliae quelle per il sindaco diRoma.Sara’ colpa delle personeche all’uscita dei seggi sidivertono a esprimereuna preferenza diversa daquella espressa pocoprima nel segreto dell’ur-na, fatto sta che anche inquesta tornata elettorale,come accaduto spessoanche in passato, gli exitpoll hanno segnalato unrisultato alquanto lontanodal dato reale.Per quanto riguarda il raf-fronto fra i due maggioripartiti, gli exit poll di
Consortium
diffusi dallaRai indicavano allaCamera il Pd come possi-bile primo partito col 33-37% di consensi, davantial Pdl col 32-36%. Unrisultato opposto, quindi,al dato reale che vede ilPdl primo partito col37,2% rispetto al Pd cheha ottenuto il 33,3%. Exitpoll lontano, molto lonta-no dal bersaglio anche esoprattutto per quantoriguarda il risultato dellecoalizioni, indicate abba-stanza vicine (Pdl-Lega-Mpa al 38,5-45,5% e Pd-Idv al 37-43%) quandoinvece il dato reale indicauno scarto fra Berlusconie Veltroni di ben novepunti: il 46,7% rispetto al37,7%. Piepoli, interpella-to da diversi quotidiani, siè difeso, ha negato il flope ha affermato che lostrumento “ha dato quelloche poteva dare e cioè latendenza del voto”:“Abolirlo - ha sostenuto -non avrebbe senso: è piùche sufficiente adattarloalla realtà italiana e maga-ri dalle prossime elezioniesprimere la tendenzacon dei simboli piuttostoche con i numeri”.Ma secondo PierluigiMagnaschi, le elezioniche ci siamo messi allespalle sono state “la Waterloo non solo deisondaggisti, ma anche deigrandi media e degliuomini politici”.“Nessuno infatti – scriveMagnaschi su
Italia Oggi
-si è accorto dell’onda verde che, come uno tsu-nami, stava investendo ilNord Italia. Eppure sareb-be bastato andare in girofra bar, treni dei pendola-ri, banche e bancarelledelle città del Nord percapire il vento che tirava”.Un vero e proprio buco(come viene definita ingergo la mancata notiziadata da un organo diinformazione,
ndr
)imputabile anche allastrategia sbagliata che imedia nazionali mettonoin campo per seguire lapolitica italiana:“Piazzano i loro giornal-isti – continua Magnaschi- su quattro chilometriquadrati dell’Italia, cioèsul quadrilatero che vadalle Camere alla presi-denza della Repubblica,passando per CorteCostituzionale, Csm,Banca d’Italia e varie Authorities”.Il risultato? Ammucchiateselvagge di microfoni,parapiglia e ressa gen-erale per avere undichiarazione che è lastessa per ogni quotidi-ano, radio e tv.“Per seguire invece i 300mila studenti universitaridi Milano, per fare unesempio, in un grandemedia del Nord non c’ènemmeno un cronista aloro dedicato a pienotempo”.Insomma, uno scollamen-to dalla realtà che poiconduce inevitabilmentea sottovalutare (o nonaccorgersi per niente) deisegnali importanti chearrivano dalla società chesi dovrebbe raccontare.
Luca Moriconi
Italian news Chi di forchetta ferisce, di forchetta perisce
Exit poll, exit flop
Delle tante parole speseattorno al risultato eletto-rale delle recenti elezionipolitiche poche lo sonostate sulla ormai cronicadistanza tra il
main- stream
della carta stam-pata e il comune sentiredei cittadini italiani.Se nel 2006 lo sconcertodel partito di Repubblica,cui da qualche anno èentrato a far parte ancheil Corriere di via Solferinooggi uniformatosi nonsolo sui contenuti maanche sul formato al quo-tidiano di Scalfari, fusonoro, assistendosi inTV al momento dello spo-glio delle schede, a scenedi isterismo dei vari diret-tori di giornale e degliillustri editorialisti, questa volta lo sconcerto per ilrovesciamento del risulta-to elettorale inizialmentetratto dalla pubblicazionedei primi exit poll si è tra-sformato in disincanto.Rimarrà impressa nellamemoria degli addetti ailavori, la testa che scon-solata Paolo Mieli, diret-tore del Corriere dellaSera, tiene appoggiataalla mano durante unasequenza di Porta a Porta,colto di sorpresa. La suaespressione amareggiatache forzosamente si tra-duce in un sorriso moltopiù berlusconiano dell’o-riginale racconta tuttoquello che c’è da raccon-tare su questo momentodel giornalismo italiano.Rottamazione del giorna-lismo italiano?Ben inteso, il V-day diGrillo, la rabbia contro ilgiornalismo “venduto” hapoco a che fare con tuttociò; il fenomeno Grillo èun qualcosa di assoluta-mente interno e riferibilesolamente al disastropolitico culturale prodot-to dalla disonestà intellet-tuale della sinistra negliultimi quindici anni, unasinistra che per impedireuna autentica rivoluzioneliberale (ammesso e nonconcesso che la destrasarebbe stata in grado -sia in grado - di farla perdavvero la rivoluzioneliberale) ha finito perarmare il mondo editoria-le da sempre in possessodel salotto buono dellafinanza italiana (è inutilericordarlo tutta schieratada quella parte).E la guerra da esso con-dotta è stata a favore diun buonismo di manierache anticipando l’avventodi Veltroni cercava peri-colosi equilibrismi tentan-do di spiegare i distinguoe le lacerazioni internealla vecchia maggioranza,ad esempio in materia disicurezza, in un modostucchevole e lontanodalle esigenze dei cittadi-ni, alle prese con paureconcrete, come quella di vedere una madre, vio-lentata e buttata di sottodal cavalcavia.Ma se il giornalismo si vuole che abbia ancora ache fare con il raccontodei fatti e solamente inparte con il loro commen-to, allora i fatti che sonostati raccontati e la lorointerpretazione, essendostati così distanti dal sen-tire del paese, un analistaattento non dovrebbenon rilevare come sianostati forzati oltre il ragio-nevole, tentando aggiu-stamenti doverosi nelposizionamento delletestate nazionali di riferi-mento.Nessuno chiede diabbandonare la faziosità,essa può anche essere unpregio, ma la disonestàintellettuale, quella sì.Certo il nostro giornali-smo come grande partedel giornalismodell’Europa continentale,storicamente, è un gior-nalismo basato più suicommenti che sui fatti,ma il paradosso vuole adesempio che sotto la dire-zione Mieli, una direzionetutta votata alla sua ten-sione riformatrice (che gliè valsa la perdita di centi-naia di migliaia di lettorigiornalieri) si denunci aiquattro venti di essersiispirati al New YorkTimes, un giornale – valela pena ricordarlo - chepur essendo in quota ai
democrats
, se deve direche il “Surge” di G.W.Bush è stato un successo,lo dice punto e basta.Iperboli a parte, unacosa è certa e incontro- vertibile. Il Paese ha biso-gno di chiarezza oltre chedi faziosità.La cessione di Alitalia atutti i costi ad Air Franceera una svendita o no? Inmateria, di opinioni nonse ne possono avere vistoe considerato che si trattadi numeri, di livello occu-pazionale, di infrastruttu-re da abbandonare e dicosti di sviluppo da sop-portare: ebbene sullecolonne di questi giornalisembrava l’affare delsecolo.La missione in Libano èstata davvero una presti-giosa iniziativa diplomati-ca italiana o l’inizio diuna partita a tennis con-tro il muro, giacché glihezbollah possono conti-nuare tranquillamente ascaricare camion di armimentre i nostri soldatidirigono il traffico?Il tesoretto esiste on nonesiste?Potremmo continuarecosì ma non abusiamodella pazienza dei lettori.Massimo D’Alema,tempo fa, aveva avuto adichiarare come il proble-ma per la sinistra italianafosse che purtroppo a votare non vanno sola-mente quelli che leggonoi giornali. Ebbene l’exMinistro degli Esteri,ancora una volta si sba-glia di grosso.Infatti come riconosciutoda Ezio Mauro mesi fa, il vero fenomeno giornali-stico di questi anni inItalia si palesa come ilnascere e il crescere di ungiornalismo liberal-con-servatore che sta via viaacquisendo prestigio eautorevolezza.Il Foglio, il Domenicale ela galassia di siti internet(tra cui quello de LaPiazza d’Italia), i numeriraggiunti da Libero, iltutto in costanza di copie vendute da Il Giornale.Riviste politico culturali ecentri di studio comeIdeazione, l’Istituto BrunoLeoni, Magna Carta, luo-ghi di riflessione e diinformazione che pianopiano stanno diventandoun punto di riferimentomediatico per un popolo,quello delle libertà, incerca di autore. Un popo-lo all’avanguardia nellaguerra dei blog, con ilprincipale aggregatore www.tocque-ville.it feno-meno studiato da analistidi tutta Europa, che statrovando gradualmente lapropria voce.Con buona pace di tantie ivi compresi dei grilli-smi sinistrorsi, la rottama-zione è già iniziata.
Giampiero Ricci
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