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LA PIAZZA D'ITALIA 15 - la piazza d'italia, franz, turchi, informazione, politica, Italia, esteri, istituzioni, politica, scienze, spettacolo, tempo libero, www.lapiazzaditalia.it, www.franzturchi.it, alleanza nazionale, parlamento europeo, elezioni europee

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05/10/2014

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Poste Italiane SpA- Spedizione in abbonamento postale - D. L. 353/2003 (conv. in L27/02/2004 num. 46) art. 1 - DCB-Roma
1-15/15-30 Novembre 2006 - Anno XLIII - NN. 21-22 -
0,25
(Quindicinale)
In caso di mancato recapito restituire a Poste Roma Romaninaper la restituzione al mittente previo addebito - TAXE PERCUE tass. riscoss Roma-Italy
Abb. sostenitore da
E
1000 - Abb. annuale
E
500 - Abb. semestrale
E
250 - Num. arr. doppio prezzo di copertina
— Fondato da Turchi —
COPIAOMAGGIO
NAPOLIDIMENTICATADALLAPOLITICA
 — a pagina 4 — 
INTERNI
Per la vostra pubblicitàtelefonare allo 800.574.727
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    w    w    w .     l    a    p     i    a    z    z    a     d     i     t    a     l     i    a .     i     t
ISSN 1722-120X
9 771722 12000050009 >
La nuovafrontiera
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di
FRANZ TURCHI
DALLA PARTEDEIPIU’ DEBOLI?
 — a pagina 5 — 
ECONOMIA
 Nonostante i dietrofront della sinistra che lascia l’Iraq in balia della guerra civile, l’impegno delle forze armate tricolori rimane forte
 Ricco, continuamente aggiornato: arriva  finalmente sul web il nuovo punto di riferimento per i giovani e per un nuovo modo di fare politica in Italia
 www.lapiazzaditalia.it 
Una Piazza di confronto aperta al dibattito su tutti i temi dell’agenda politica e sociale per valorizzare nuove idee e nuovi contenuti
C
redo che il mio contri-buto sulla situazionedei Beni Culturali inItalia sia per un focus piùapprofondito a livello eco-nomico.Infatti oltre che la mia opi-nione per la musica e l’artein generale altro, ahimè,non posso fare che com-mentare i dati economici.che in sintesi si allega per lerelative fonti Europee eMondiali.Quello che voglio sottoli-neare non sono 17,5 miliar-di di Euro stanziati nel 6°Programma Quadrodell’Europa per la Musica,né i 19 milioni per la Culturao i 192 milioni spesi dalnostro Ministero in varie atti- vità, ma è il dato in decre-mento in percentuale chescende dal 2000 rispetto aglialtri Ministeri sul bilanciogenerale dello Stato Italianodallo 0,39 allo 0,29 del 2006.È significativo di quantopoco si crede nella culturain Italia, (non così inEuropa: 28 milioni per il2000/2004 Bando Cultura); eil raffronto con le spese inmusica non ne parliamoproprio, in quanto dovrem-mo andare a numeri di mil-lesimi rispetto al P.I.L. o aiBilanci Mondiali.Se poi raffrontiamo la spesanel suo totale con gli U.S.A.o l’Asia, scopriamo che sispende in termini di 2/3punti percentuali nel P.I.L. enoi invece facciamo gli scio-peri per rispettare quelloche abbiamo.Credo che nel prossimofuturo la tendenza sia quelladi lanciare qualche slogan inEuropa ma con poche risor-se per la cultura in particolarmodo per le arti musicali.Questo è sintomo, insieme atanti altri segnali, di “deca-denza”, dove ormai la nostra“Old Europa” ed in partico-lare modo l’Italia è finita inun nuovo ciclo storico.Infatti, purtroppo, ci manca-no i Medici, i Colonna, iTorlonia, ecc. non per imodi monarchici ma forseper il loro amore per l’arte ela musica in particolaremodo. Alle prossime generazioni lapossibilità di uscire da que-sto tipo di ciclo storico, masoprattutto l’onere e l’onoredi riportare l’
Ars Italica 
nellamusica ai livelli più alti.
Italiani nel mondo
 
Scheda Allegata: Dimensione finanziaria della politica regionale e delle politiche nazionali nel periodo2000/2006 estratta dal “Contributo al documento strategico preliminare Nazionale” del Ministero per ibeni e le attività culturali, dipartimento per la ricerca l’innovazione e l’organizzazione – fonte Ministeroper i Beni e le Attività Culturali (www.beniculturali.it).
Le risorse ordinarie del Ministero:
2000 2001 2002 2003 2004 2005 20060,39 0,37 0,35 0,32 0,34 0,34 0,29
 AnnofinanziarioSpese correnti Spese in contocapitale
Rimborsopassività fin.TotaliGeneraliDifferenza conanno precedente
2000
1.458.370.992 630.365.600 13.531.171 2.102.267.762
2001
1.563.587.206 664.525.609 12.869.589 2.240.982.404
+ 6,602002
1.451.754.106 649.407.000 13.370.000 2.114.531.106
- 5,642003
1.511.108.000 590.875.301 14.190.000 2.116.173.301
+ 0,082004
1.557.466.700 624.325.129 14.919.171 2.196.711.000
+ 3,812005
1.517.712.535 667.202.169 15.710.803 2.200.625.507
+ 0,182006
1.368.425.009 474.881.065 16.532.678 1.859.838.752
- 15,49
Stato di previsione del MiBAC dal 2000 al 2006 distinto per titoli:
 
uno dei compiti storicamenteassegnati alle FFAA. I consi-stenti cambiamenti avvenutinella visione sociale del mili-tare in questi ultimi annicostituiscono, peraltro, unindice prezioso da cui trarreelementi di valutazione sul-l’impatto che le trasformazio-ni cui Lei accennava hannoavuto sull’immagine delleFFAA in seno alla società. Inparticolare la professionaliz-zazione ha reso più evidenteil ruolo proattivo che i mem-bri delle FFAA esercitano neltessuto sociale, un ruolo che,pur se da sempre ha avuto acuore la tutela della democra-zia, oggi più che mai manife-sta la sua importanza, espri-mendosi quale fondamentalepunto di riferimento per lasalvaguardia dei principi car-dine del nostro vivere civile.Più che un mutamento delruolo sociale, pertanto, appa-re più opportuno evidenziar-ne l’aumentata visibilità sianel contesto interno che inquello internazionale, resi piùdinamici da un sempre piùincisivo ruolo svolto delnostro paese in contesti inter-nazionali
Dal punto di vista operati- vo, il futuro delle Forze Armate segue un percorsoinscindibile dagli impegni fuori area?
Le sfide che lo StrumentoMilitare sarà chiamato adaffrontare richiedono inprimo luogo un innovativoapproccio ai tradizionali con-cetti di impiego delle Forze.La pianificazione e la condot-ta delle operazioni future esi-gono un ancor più spintoorientamento “joint” e “com-bined”. Non solo, quindi, èrichiesta una crescente coor-dinazione ed integrazione fratutte le componenti delloStrumento Militare nazionale,ma anche una sempre mag-giore interoperabilità con leForze Alleate’. In tal senso,l’impegno all’estero, in un’ot-tica di più incisiva presenzadello strumento italiano neiteatri operativi, costituisceelemento portante nelIa tra-sformazione delle Forze Armate, oltre che indice dellasua riconosciuta indiscussaprofessionalità sul piano tec-nico operativo.
Strumentalizzare gli inter- venti militari all’esteroconsiderandoli espressio-ne di interessi economici,è corretto nei riguardi di chi indossa una divisa?
Prima di tutto, chi indossa l’u-niforme delle FFAA, lo fa perrispondere ad un proprioimprescindibile dovere,espressione di un portatoetico culminato nel giuramen-to di fedeltà alla Repubblica eai suoi valori costituzionali. Intale contesto esso si muoveed opera, rispondendo alledirettive ricevute in un’otticadi piena aderenza a queglistessi principi che, più volteribaditi, costituiscono il cano- vaccio sul quale vengonocostruite tutte le missionisvolte dal nostro personale.La strumentalizzazione è cate-goria mentale che non appar-tiene al bagaglio culturale delmilitare moderno, orgogliosodel proprio lavoro al serviziodella Patria e dei suoi cittadi-ni e mai servo di interessi bie-camente di parte.
Perché l’opinione pubblica troppe volte pensa che il militare che chiede di andare fuori area lo fa per denaro quando il coraggio,la dedizione e l’amore per il proprio lavoro sono sen-timenti propri di chi indos-sa una divisa?
Nel corso dei nostri moltepli-ci contatti con l’opinionepubblica non si è colto que-sto sentire con particolare fre-quenza - in realtà piuttosto,sempre più vividamente si fastrada nella popolazione ita-liana il convincimento, suffra-gato dalle quotidiane testimo-nianze di valore del nostropersonale, giunto, purtroppo,anche fino al sacrificio estre-mo, che il militare italiano siaoggi una delle miglioriespressioni del tessuto vitalenazionale. Egli riunisce in séle virtù di una società che,lungi dall’essere “anestetizza-ta”, come potrebbe appariread una visione superficiale,ha Invece nei propri giovanipersone in grado di sacrifica-re se stesse ben oltre il dovu-to, osando, non già per ragio-ni meramente economiche,ma per l’intimo convincimen-to che scaturisce da una pro-fonda adesione agli idealidemocratici che informanonel profondo l’operato delleFFAA.
Servire il Paese e le sueIstituzioni è una prerogati- va del soldato. Cosa cambia per un nostro militareindossare il berretto bluONU o il berretto d’ordi-nanza?
Nulla dal punta di vista del-l’impegno e della dedizioneal proprio lavoro. II militareitaliano opera con egualedeterminazione, professiona-lità ed intima adesione aglistessi ideali dì fondo, comunisia all’atto costitutivodell’ONU che alla nostra cartaCostituzionale. Semmai v’éancor più la consapevolezzadell’importanza e della delica-tezza del ruolo svolto in senoalle Nazioni Unite, massimaistituzione garante dell’ordineinternazionale e del rispettotra i paesi per la risoluzionedei conflitti lungo il solcodella collaborazione e deldialogo internazionale.
La missione in Libano, sca-turita da risoluzioni ONU, èda considerarsi di PeaceKeeping?
Gli obiettivi dello sforzo inter-nazionale e dell’impegno ita-liano sono garantire e conso-lidare la pace, aiutare ilLibano a ritrovare l’unità e lapiena sovranità e rassicurareIsraele. Non operiamo per laguerra ma siamo in Libanoper difendere e consolidare lapace. Questa è una missioneper la pace.
I nostri soldati come vivo-no questa missione?
Nei contatti con i militari par-titi per il Libano è evidente lafiducia nel risultato e la capa-cità di affrontare l’impegnoper il perseguimento dell’o-biettivo, Pur essendo unamissione impegnativa e caricadi rischi essa è però, prima ditutto, una missione doverosa,una missione alla quale inostri militari sono preparati,sia sul piano culturale che suquello delle motivazioni spiri-tuali, ma, soprattutto, sulpiano della competenza pro-fessionale.
Come questa missione si differenzia dalle altre,come l’Iraq e Afghanistan?
Il nostro personale in Libanoopera come ha già operato inKosovo, in Afghanistan ed inIraq assiste le legittime autori-tà e le forze di sicurezza loca-li, a riprendere il controllo delterritorio e a costruire unasituazione di stabilità. Quelloche cambia è l’ambiente ope-rativo, cioè le culture e lepopolazioni che insistono sulterritorio, ma non lo scopodella missione.
Può questa missione con-tribuire alla lotta contro il terrorismo di matrice fon-damentalista islamica?
La nostra missione è inLibano per portare la pace egarantire il rafforzamentodello Stato libanese e la suacapacità di controllo del terri-torio, e quindi una forma digaranzia a beneficio dellasicurezza di entrambe le particoinvolte, il Libano ed Israele.Il terrorismo, da qualsiasiparte provenga, non e’ sicura-mente dalla parte dei nostriuomini ma ove esso si mani-festi ci troverà fermi, pruden-ti, consapevoli della nostramissione e determinati. Leminacce alle truppe Unifil inLibano non possono sorpren-dere i nostri uomini, e purconfermando le preoccupa-zioni di fondo, esse sono unaulteriore esortazione a raffor-zare la nostra già incisiva vigi-lanza. Non è possibile quindiiscrivere le minacce terroristi-che alla categoria della sor-presa; il nostro impegno èquello di svolgere la missionein termini dì equidistanza pergarantire la sicurezza dientrambe le parti coinvoltenel conflitto.
Come giudica l’importanza di questa missione nel con-testo strategico medioorientale?
Il concetto di sicurezza e’indivisibile. Non ci possonoessere paesi insicuri senzache la loro insicurezza si tra-sferisca anche agli altri. IlMediterraneo inoltre è la lineadi faglia ove attualmente,come nel passato, si scaricanole tensioni di buona parte delmondo. E’ in quest’ottica cheassume particolare importan-za la nostra missione inLibano, quale momento disintesi della volontà interna-zionale di ricondurre ad unlivello fisiologico la gravealterazione alla sicurezzanello scacchiere mediorienta-le All’inizio della missione lasituazione nello scacchieremediorientale era di grandeinstabilità, tutta la regioneavrebbe potuto esplodere coninevitabili conseguenze ancheper l’Italia, Nel processo dipace e’ necessaria una forzainternazionale come quellache opera in Libano.” A
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TTUALITÀ
Pag. 21-30 novembre 2006
Una nuova commissione Mitrokhin
Il senatore di Forza Italia Paolo Guzzanti ha proposto di istituire una nuova com-missione parlamentare sul dossier Mitrokhin, e di esserne nuovamente il presi-dente. Nel corso di una lunga conferenza stampa al Senato, Guzzanti ha ancherivendicato le dichiarazioni fatte nel corso di alcune conversazioni telefoniche,diffuse dalla "Repubblica", con Mario Scaramella - l'ex consulente della com-missione Mitrokhin che incontr˜ a Londra l'ex spia russa avvelenata AlexanderLitvinenko -- affermando di aver "apertamente e lealmente compiuto degli accer-tamenti" su Prodi.
Omicidio Biagi, 4 ergastoli 
Una pena ridotta dall'ergastolo 21 anni, per Simone Boccaccini, carcere a vita con-fermato per gli altri quattro imputati per l'omicidio di Marco Biagi, il giuslavoristaucciso dalla Brigate Rosse il 19 marzo 2002 sotto la sua abitazione a Bologna.Queste le sentenze emesse dalla Corte d'assise d'appello di Bologna, in parzialeriforma della sentenza di primo grado del primo giugno 2005, che concedendo leattenuanti generiche ha ridotto a 21 anni la pena a Boccaccini (che in primo gradoaveva preso l'ergastolo). Confermati invece gli ergastoli per Nadia DesdemonaLioce, Roberto Morandi, Marco Mezzasalma e Diana Blefari Melazzi.
 Nessun contatto tra Scaramella e servizi 
L'ex consulente della commissione Mitrokhin Mario Scaramella non ha maiavuto alcun rapporto coi servizi segreti italiani.Lo ha detto oggi il Comitato parlamentare di controllo sull'intelligence dopol'audizione dei due capi dimissionari del Sismi e del Sisde."Non c'è stato mai nessun rapporto con i servizi", ha detto ai giornalistiClaudio Scajola (Forza Italia), ex ministro e oggi presidente del Copaco.
Per informazioni e abbonamentichiamare il numero verde:
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fondato da
 TURCHI
 Via E. Q. Visconti, 2000193 - Roma
Luigi Turchi
Direttore
Franz Turchi
Co-Direttore
Lucio Vetrella
Direttore Responsabile
Proprietaria: Soc. EDITRICE EUROPEA s.r.l.Registrato al Tribunale di Roma n.9111 - 12 marzo 1963Concessionaria esclusiva per la vendita: S.E.E. s.r.l. Via S. Carlo da Sezze, 1 - 00178 Rom
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 www.lapiazzaditalia.it E-mail: info@lapiazzaditalia.it 
Manoscritti e foto anche non pubblicati, e libri anchenon recensiti, non si restituiscono.
Cod. ISSN1722-120X 
Stampa: EUROSTAMPE s.r.l. Via Tiburtina, 912 - 00156 RomaFINITO DI STAMPARE NEL MESE DI DICEMBRE 2006
GARANZIA DI RISERVATEZZA PER GLI ABBONATI:
L’Editore garantisce la massima riservatezza dei dati fornitidagli abbonati e la possibilità di richiederne gratuitamentela rettifica o la cancellazione scrivendo a S.E.E. s.r.l. - Via S.Carlo da Sezze, 1 - 00178 Roma. Le informazioni custoditenell’archivio dell’Editore verranno utilizzate al solo scopo diinviare copie del giornale (Legge 675/96 tutela dati perso-nali). La responsabilità delle opinioni espresse negli articolifirmati è degli autori.
Rispondono alle domande de La Piazza d’Italia il Capitano di Vascello TONSI e il Capitano di Corvetta FINZI 
Il ruolo e la figura del mili-tare sono molto cambiati negli ultimi anni. L’usciredai contesti nazionali eapprodare in terre ‘insalu- bri’ (da “II ConcettoStrategico del Capo di S-M-D-”). Le future operazioni,le forze, i concetti d’impie-go e le capacità, per cerca-re di contribuire allo svi-luppo delle democrazie, ha cambiato il ruolo socialedel militare?
Non parlerei di un mutamen-to del ruolo sociale del milita-re, che rimane invece bensaldo alle proprie tradizioni eradici etiche che trovano etroveranno sempre fonda-mento nel terreno della salva-guardia di quei valori costitu-zionali e più in generaledemocratici che costituiscono
In Libanocomein Kosovo, Afghanistan ed Iraq 
 
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NTERNI
1-30 novembre 2006Pag. 3
Dopo le dichiarazioni semi-shock di Kissinger („E’ oramaiimpossibile pensare alla totale vittoria militare“), prendeancora piu’corpo negli StatiUniti l’idea di una exit strategy irachena, che possa limitare idanni e raddrizzare una situa-zione dalle pieghe intricatissi-me.In Iraq, grazie all’interventomilitare la tirannia e’finita eagli iracheni e’ stata data unachance per determinare - siapure fra mille difficolta’ eimpedimenti - da se’ il lorodestino: questi sono datiincontrovertibili.Tuttavia, la spallata al regimesanguinario e genocida diSaddam non puo’ bastare.E’ infatti ovvio, che abbondo-nare l’Iraq nella guerra civileinteretnica equivarrebbe a vanificare tutti gli sforzi sinoraintrapresi e ad annullare ibenefici della cacciata delregime baathista.E’ sempre per bocca dell’exSegretario di Stato Kissingerche si fa strada una nuovapossibilita’. Una possibilita’che procede nel solco delmultilateralismo.Si tratterebbe di convocareuna conferenza per “definirequale sara’ la legittima solu-zione” della crisi irachena, l’u-nico modo venir fuori dal pan-tano mediorientale.“Bisognera’ - sostiene l’exsegretariodell’Amministrazione Nixon,Kissinger - coinvolgere in unaconferenza internazionale iPaesi della regione, i membridi permanenti del Consiglio diSicurezza dell’Onu e le nazio-ni che hanno piu’ interesse inquello che emergera’, comeIndia e Pakistan”.Intanto, la situazione internadegli Stati Uniti sembra stiaevolvendo proprio in questadirezione.Le elezioni di Midterm, infatti,che hanno visto la vittoria deidemocratici all’opposizione,hanno reso politicamente piùimperativa la definizione diuna exit-strategy dall’Iraq,complicando maledettamentei piani di Bush, il cui imbaraz-zo cresce.Il presidente americano all’in-domani dell’esito elettorale, hainaugurato una - inevitabile -fase di collaborazione con idemocratici. Egli deve gover-nare per altri due lunghi annie il Congresso tiene i cordonidella borsa.Cosi’ la prima, prevedibile,mossa e’ stata il siluramento diRumsfeld ormai inviso aidemocratici, ma anche arepubblicani e vertici militari.Ma gli atti all’insegna dell’a-pertura da parte di Bush nonsono tanto delle concessioni,quanto degli atti dovuti.Maggioritari anche al Senato,oltre che alla Camera, i demo-cratici hanno ora acquisitoresponsabilità di politica este-ra. A tal proprosito come nonriordare che da gennaio, lecommissioni Esteri e dellaDifesa della Camera sarannopresiedute da due critici dellaguerra in Iraq, i senatori JoeBiden e Carl Levin?Questo e’ per certi aspetti ilbello e il brutto della demo-crazia americana, la quale difatto sta ponendo un impor-tante freno ai programmi diBush.L’exit strategy e’ in fase d’ana-lisi e le conclusioni delGruppo di Studio sull’Iraq(presieduto peraltro da JamesBaker, altra vecchia conoscen-za dell’esablishmente, exsegretario di Stato all’epocadella Guerra del Golfo) cidiranno senz’altro di piu’ sumodi e fattibilita’ di tale ope-razione. Un’operazione, dice- vamo all’inizio, che non potra’essere una pietosa ritiratamodello Vietnam, pena l’an-nullamento di tutti i risultatipositivi che pure ci sono stati. Al Gruppo di Studio sonostate attribuite diverse propo-ste.Su tutte, l’idea di una sparti-zione dell’Iraq in tre, tra Sciiti,Sunniti e Curdi, che abbiamomodo di credere sarebberispedita al mittente dall’am-ministrazione Bush.Essa comporterebbe probabil-mente un’attenuazione dellaspirale di sangue che attana-glia l’Iraq, ma equivarrebbe arafforzare tutta una serie diinterlocutori scomodi in MO.E’ probabile che il Gruppoproponga un pacchetto dimisure che vadano da un ulti-mo sforzo per conciliare Sciitie Sunniti, a una serie di sca-denze indicative per il disim-pegno degli americani.Inoltre, Baker ha detto che gliStati Uniti dovrebbero esserepronti a “parlare con i nemici,e non solo con gli amici”, epotrebbe suggerire contattidiretti con l’Iran e con la Siria.Tali proposte saranno, proba-bilmente, accolte dai demo-cratici in modo positivo, perdimostrare, agendo conresponsabilità, che la colpadel disastro iracheno restarepubblicana.Bush, invece, potra’ mai accet-tare le proposte del Gruppo diStudio che propone un cam-biamento di rotta cosi’ netto?
Usa: Senato Conferma Nomina Gates
Il Senato Usa ha approvato a stragrande maggioranza la nomina di Robert Gatesa segretario alla Difesa al posto di Donald Rumsfeld. Il voto bipartisan è arriva-to all'indomani del via libera dato all'unanimità dalla Commissione per le forzearmate del Senato. I democratici hanno apprezzato la schiettezza dell'ex diretto-re della Cia, che nell'audizione aveva ammesso che gli Usa non stanno vincendoin Iraq. "Gates ha parlato con una franchezza che era decisamente mancata alPentagono sotto questa amministrazione", ha affermato Edward Kennedy, demo-cratico del Massachusetts. Gates dovra' ora prestare giuramento e poi si potra'insediare alla guida del Pentagono.
Somalia, Onu: si' a forza di pace
Il consiglio di sicurezza dell'Onu ha autorizzato la costituzione da parte deipaesi africani di una forza di pace in Somalia .La task force avra' il compito di proteggere il governo di Mogadiscio e dipromuovere un dialogo tra l'esecutivo somalo e le corti islamiche.Tale decisione rappresenta il primo passo per una situazione di peacekee-ping affinchè situazioni di crisi come quelle accadute negli anni 90 inRwanda, fotografate anche nel celebre film “Hotel Rwanda”, non si ripeta-no più.
 Iraq:Diritto ARitorno Palestinesi, Baker Allarma Israele
E' solo una riga nelle 160 pagine del rapporto del Gruppo di lavoro sull'Iraq, ma haallarmato Israele. Nella parte in cui afferma la necessita' di far ripartire il processo dipace mediorientale, infatti, il rapporto fa riferimento al "diritto al ritorno" per i profughipalestinesi del 1948.Si tratta di un termine normalmente tabù a Washington che ha sollevato qualche per-plessità.Una fonte del governo israeliano ha definito "preoccupante" questo passaggio, chesecondo alcuni esperti potrebbe essere il frutto di una svista nelle correzioni dell'ultimomomento piu' che un segnale politico preciso.
Leaving Baghdad 
In queste ultime settimaneabbiamo assistito ad unsurreale teatrino che nellasostanza ha palesato quan-to in Europa si pensa dellaquestione medio orientaleda sempre.Escludendo il periodo ber-lusconiano/aznariano, inEuropa per bocca delPresidente, ministro o sot-tosegretario di turno, si èsempre fatto di tutto peralimentare la causa nazio-nal-terrorista palestinese,dipingendo la nazioneebraica come il braccioprepotente e violento del-l'imperialismo.Non dovrebbero quindistupire le dichiarazioni delMinistro degli affari EsteriD'Alema, appassionatoescursionista in contesti cit-tadini devastati sorretto(nel vero senso della paro-le) da prodi difensori dellacausa della pace comeHezbollah.Questa volta il nostro capodella diplomazia si è“diplomaticamente” espres-so direttamente nei con-fronti di chi, secondo il suomodo di vedere la cosa,dovrebbe opporsi alla“detestabile” politica israe-liana, mirata alla difesa delsuo territorio ed espressacon eccessiva e gratuita violenza, le comunitàebraiche occidentali.Non importa se Israele,dopo aver ammesso unerrore chiede scusa e avviaun'inchiesta formale,importa ancora meno chedall'altra parte i razzi ven-gono lanciati volontaria-mente contro obiettivi civi-li. Israele deve fermarsi,magari reagendo comel'Italia fece di fronte al lan-cio dei due razzi da partedella Libia che finirono inmare: poco dopo il suoallora ministro degli affariesteri De Michelis, fu l'uni-co ministro occidentale apartecipare alla celebrazio-ne per l'anniversario dell'a-scesa di Gheddafi.D'altronde i razzi qassamsono giocattoli, come hadichiarato il consigliere di Abu Mazen ed ex rappre-sentante dell'OLP/ANPNemer Hammad, non mis-sili capaci di distruggerecase e uccidere.Ci sono comunque anchealtre dichiarazioni interes-santi, sintomo di una rasse-gnazione sul fronte atomi-co iraniano che automati-camente inverte le regoledella partita.Quella dell'alto commissa-rio dell'Onu per i Dirittiumani Louise Arbour che,in un'intervista al JerusalemPost sottolinea che Israeleè decisamente più respon-sabile di Hezbollah per leconseguenze della guerrain Libano. Tutto in barba aquanto realmente avvenu-to. Ancora in merito al Partitodi Dio Oliviero Diliberto haaffermato che "nel mondoislamico una delle pocherealtà che si oppone conefficacia all'imperialismoamericano è Hezbollah".E’ evidente che secondo ilnostro Ministro degli esterila crisi libanese è stata cau-sata da Israele, a cui chiedein un’intervista “un atto disaggezza politica”. Anchela tensione con l'Iran è ali-mentata dalla mancatasoluzione della questionepalestinese, il fallimentodella Road Map è statoscolpito nelle macerie dellerovine dei territori occupatisenza motivo. E così tuttoquello che è passato nellemani della diplomazianegli ultimi anni.Sicuramente anche l’assasi-nio di Gemayel e prima diHariri sono da imputarealla politica ed alla volontàisraeliana.Non esiste, evidentemente,secondo il nostroMinistero, un progetto perminare ogni fermentodemocratico indipendenti-sta nell’area. Iran e Siriacontinuano a promulgarela loro politica egemonicae anti-occidentale con ognimezzo ma ammettere unproblema come questoimporrebbe un cambia-mento di atteggiamentoproprio nei confronti dicoloro che anche se minac-ciano l’equilibrio mondialecomprano le nostre auto-mobili o sono cari amici diesponenti di primo pianodel nostro attuale governo.Importa che Israele nel2000 abbia concesso prati-camente tutto ad Arafat?Che quella israelinana è l'u-nica parte in causa con unaleadership definita ed auto-rizzata a stringere accordi?Che Hamas abbia dichiara-to sempre di non volerriconoscere Israele e di volerlo distruggere? Che ilPresidente di una quasipotenza nucleare dichiaridi voler spazzare via loStato ebraico? Che Israele sisia ritirato da Gaza nell'a-gosto 2005? Che nei territo-ri c’è una guerra di poteretra Hamas e Fatah che nonpermette di dare un interlo-cutore con cui impostareuna trattativa?Purtroppo no e l'indulgen-za con cui l'Europa conl'Italia in prima linea trattail mondo dell'estremismomediorientale non faràaltro che renderci debolinei negoziati e assoluta-mente non credibili neiconfronti di Israele e delsuo alleato, gli Stati Uniti. Ancora una volta la sceltadella parte da cui stare cifarà pagare conseguenzepesanti perché in ogni casonon ci possiamo esimeredalle nostre responsabilità diPaese occidentale in conte-sto democratico allargato,con valori liberali che vannoben al di là di un banalemicro-interesse del politicodi turno che continua a cre-dere di poter tenere duepiedi nella stessa staffa.
Strategie verso il mondo islamico: a Sinistra crescono ipocrisia e divisioni, da D’Alema a Diliberto regna la confusione 
Il Medioriente dietro i baffetti della falsità 

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