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LA PIAZZA D'ITALIA 17 - la piazza d'italia, franz, turchi, informazione, politica, Italia, esteri, istituzioni, politica, scienze, spettacolo, tempo libero, www.lapiazzaditalia.it, www.franzturchi.it, alleanza nazionale, parlamento europeo, elezioni europee

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Poste Italiane SpA- Spedizione in abbonamento postale - D. L. 353/2003 (conv. in L27/02/2004 num. 46) art. 1 - DCB-Roma
1-15/15-31 Gennaio 2007 - Anno XLIV- NN. 1-2 -
0,25
(Quindicinale)
In caso di mancato recapito restituire a Poste Roma Romaninaper la restituzione al mittente previo addebito - TAXE PERCUE tass. riscoss Roma-Italy
Abb. sostenitore da
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1000 - Abb. annuale
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500 - Abb. semestrale
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250 - Num. arr. doppio prezzo di copertina
— Fondato da Turchi —
COPIAOMAGGIO
UNA FRANCIAPOST-GOLLISTA
 — a pagina 3— 
ESTERI
Per la vostra pubblicitàtelefonare allo 800.574.727
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ISSN 1722-120X
9 771722 12000050009 >
La fine diSaddam
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di
FRANCESCO DI ROSA
DISAVANZO, ILGRANDE BLUFF
 — a pagina 4 — 
ATTUALITA’
LA V 
 
IGNETTA 
 Il Governo Prodi si riunisce nella reggia di Caserta ma ne esce ancora più diviso e schiavo dell’ala massimalista. Franz Turchi, intervistato da “il Giornale”, boccia il summit
Saddam è morto senza unalacrima - da uomo o dabestia, a seconda dei puntidi vista - e l’Iraq volta uffi-cialmente pagina.Eppure c’è ancora chi, conmani nei capelli e ipocritelacrime, si spende neldolore per la fine del ditta-tore.Perché, come volete chefinisca un dittatore? Nellastragrande maggioranzadei casi, appeso.Cosa si aspettavano i mae-stri di „bon ton“ che il tri-bunale si trovasse a giudi-care un ladro di caramelleforse, o un dittatore sangui-nario che ha affamato, ster-minato e costretto almenoa due guerre il suo popolo(contro Iran e prima guerradel Golfo)?Stiamo parlando del gasa-tore di curdi o di una vitti-ma del „grande satanaamericano“?Premesso che si può esserecontrari o favorevoli allapena di morte con argo-menti del pari convincenti,dobbiamo sottolineare chein caso di guerra, in caso dirovesciamento di un regi-me tirannico la situazione -e la giustizia - da ordinariadiventa straordinaria e lad-dove si possa prevedere ilcarcere a vita per alcunireati ecco che la ipotesidella morte come giustapena si fa strada e divienela soluzione più ragionevo-le.D’altra parte, abbiamo assi-stito a un processo - pre-scindendo dalla composi-zione della Corte - che èstato aperto per giudicarel’operato di un uomo cheper anni ha dominato ilsuo popolo con metodibarbari, riservando torturae morte ai propri opposito-ri, arricchendosi con il traf-fico di petrolio sottobanco,consentendo che l’Iraqdivenisse un immensoparco giochi per i suoifiglioli psicolabili - Uday eQusay - (noti per la turpeconsuetudine di rapire gio- vinette scelte a caso perpoi violentarle ed uccider-le), provvidenzialmenteaccoppati da una bombaintelligente „Made in Usa“.
 Vacanza a Caserta 
Continua a pag. 2 
A pagina 2 
 www.lapiazzaditalia.it 
Una Piazza di confronto aperta al dibattito su tutti i temi dell’agenda politica e sociale per valorizzare nuove idee e nuovi contenuti
 
Friedrich August von Hayek(1899–1992)
“Le nostre tradizionimorali si sono svilup- pate in concomitanzacon la ragione, noncome un suo prodotto.”
ACTON INSITUTE For the study of Religion and Liberthttp://www.acton.org/research/libtrad/
 
fare e a disfare la tela diPenelope. Non potrà con-seguire nessun risultatoperché raggiungere unobiettivo significa intacca-re i privilegi di qualchecategoria o di qualche sin-dacato. E se il sindacatoalza la voce e bloccatutto, il nostro Paese saràsemprecondannato all’arretratez-za".Eppure,aggiunge,"baste-rebbe poco" perché alcunisemplici interventi nelcomparto dei pubbliciesercizi e la semplifica-zione della burocraziapotrebbero risolvere alcniproblemi delle problemiper le famiglie italiane."Credo che tutto questonon si farà - si rammaricae non si coglierà l’occasio-ne di godere di 20 miliar-di di euro di risorseaggiuntive recuperati gra-zie alle manovre dell’exministro Tremonti e allacollaborazione dell’ex vicepremierFini".Risorseche,secondo-l’esponente di An, rischia-no di perdersi in millerivoli clientelari.I diktat di Rifondazione,Pdci e Verdi sull’abolizio-ne dello "scalone" e glialtolà alla revisione deicoefficienti di trasforma-zione non lasciano bensperare neanche in ambi-to previdenziale. "Non vedo proposte serie -afferma-ma solo un tenta-tivo di difendere la realtàesistente. Gli interventi diMaroni e diTremontipercercare di far-partire la previdenza inte-grati-va sono stati impor-tanti,ma oggi come oggi lasinistra massimalista habloccato tutto".Turchi non coltiva speran-ze nemmeno nella con- vergenza delle istanzeriformiste vagheggiata dalleader Udc Casini."Primum vivere deindephilosophare (prima vive-re e poi far filosofia,ndr). Vogliono scaricare i pro-blemi con la sinistra mas-simalista sull’opposizione."Noi-conclude-abbiamoproposto una collabora-zione mirata sullaFinanziaria e non se n’èfatto nulla. Dialogare èauspicabile su previdenza,liberalizzazioni e leggeelettorale ma non mi sem-bra che arrivino rispostealle nostre proposte sutrasporti ed energia. Allora non si vuole trova-re una soluzione, ma solostrumentalizzare".
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Pag. 21-31 gennaio 2007
 Mastella: più rigore per crimini gravi 
Roma. Il ministro Mastella, durante una trasmissione televisiva su Rai Unoha dichiarato che per chi si macchia di delitti feroci non ci debba essere nes-suno sconto di pena. Riferendosi alla strage di Erba, il ministro ha detto divoler rivedere la legge sui benefici premiali, come previsto attualmente peri mafiosi, in modo da escludere coloro che si sono macchiati di delitti par-ticolarmente gravi. Il ministro Mastella ha anche affermato che va garantital’incolumita’dei colpevoli.
 Allarme siccità
Inverno caldo ma anche senza piogge e neve. l’Italia e’sempre più a secco. Leprecipitazioni, a dicembre, sono calate dell’86%. Calo eccezionale in sei regio-ni, quelle più a rischio sono Piemonte, Trentino Alto Adige e Veneto. In diffi-coltà anche Toscana, Marche e Calabria. L’allarme e’dell’AssociazioneNazionale Bonifiche e Irrigazioni dopo aver elaborato i dati dell’UfficioCentrale Ecologia Agraria. Per la fine del mese è prevista una rigida inversio-ne di tendenza.
 Disobbedienti rinviati a giudizio
Per la “spesa proletaria” dei disobbedienti nel novembre 2004 a Roma duran-te una manifestazione sul precariato sono stati chiesti 39 rinvii a giudizio. Loha deciso il gup Marco Patarnello, che ha prosciolto altri 66 imputati. Tra gliindagati Nunzio D’Erme, Luca Casarini e Guido Lutrario, che dovrannorispondere di rapina aggravata e lesioni per il blitz in una libreria Feltrinelli ein un supermercato ‘Panorama’. I legali dei disobbedienti sostengono che fuuna iniziativa pacifica e nulla fu rubato.
Per informazioni e abbonamentichiamare il numero verde:
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fondato da
 TURCHI
 Via E. Q. Visconti, 2000193 - Roma
Luigi Turchi
Direttore
Franz Turchi
Co-Direttore
Lucio Vetrella
Direttore Responsabile
Proprietaria: Soc. EDITRICE EUROPEA s.r.l.Registrato al Tribunale di Roma n.9111 - 12 marzo 1963Concessionaria esclusiva per la vendita: S.E.E. s.r.l. Via S. Carlo da Sezze, 1 - 00178 Rom
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 www.lapiazzaditalia.it E-mail: info@lapiazzaditalia.it 
Manoscritti e foto anche non pubblicati, e libri anchenon recensiti, non si restituiscono.
Cod. ISSN1722-120X 
Stampa: EUROSTAMPE s.r.l. Via Tiburtina, 912 - 00156 RomaFINITO DI STAMPARE NEL MESE DI GENNAIO 2007
GARANZIA DI RISERVATEZZA PER GLI ABBONATI:
L’Editore garantisce la massima riservatezza dei dati fornitidagli abbonati e la possibilità di richiederne gratuitamentela rettifica o la cancellazione scrivendo a S.E.E. s.r.l. - Via S.Carlo da Sezze, 1 - 00178 Roma. Le informazioni custoditenell’archivio dell’Editore verranno utilizzate al solo scopo diinviare copie del giornale (Legge 675/96 tutela dati perso-nali). La responsabilità delle opinioni espresse negli articolifirmati è degli autori.
Vertice dell’unione a Caserta, “il Giornale” intervista Franz Turchi, direttore de “La Piazza d’Italia” e membro dell’Assemblea Nazionale di AN
Mancava lui, il regista di questo film horror:Saddam Hussein.Ora, volendo dire due parole sulla giustezza omeno della pena capitale, spieghiamo: duesono le ragioni addotte dagli avversari storicidel patibolo. Esse sono rispettivamente una pra-tica ed una dogmatica.1) La società ha l’obbligo civile e morale di redi-mere e tentare un recupero del condannato.2) La morte è un atto barbaro che va a privaredi ciò che solo Dio puòconcedere e puòprivare:la vita.Per quanto concerne la prima motivazione,dobbiamo dire che - in teoria - è l’unica degnadi esser presa in considerazione dalla Giusitzia(in un contesto occidentale ovviamente).Non si discute.Quando una società ha la possibilità di recupe-rare un individuo che ha sbagliato (anchepesantemente) è bene che tenti, evitando cosìdi spargere altro sangue che - a prescindere daicasi - è cosa sempre dolorosa.Resta da vedere se l’individuo è recuperabile. Inriferimento alla seconda ragione, in generale,uno stato nuovo - se vuol “partire bene” -dovrebbe subito badare al sodo, spogliandosidell’abito confessionale, che peraltro minacciadi prendere possesso dell’intero Paese a colpi dibombe e attentati. Va pur detto che nel caso dell’Iraq, l’abito con-fessionale - a differenza di quello cristiano - nonha nulla da eccepire alla morte, anzi.Nel processo a Saddam, ci vengono in soccorsoentrambe le categorie d’analisi: quella pratica equella dogmatica (ineliminabile, ahinoi, a quel-le latitudini).Ebbene, sia l’una che l’altra si pronuncianochiaro e tondo per la morte. Alla prima domanda - se il criminale Saddamfosse o meno irrecuperabile - infatti, il no erascontato (visti tanti fattori, non ultimi l’età, ilpretendere in ogni caso di esser nel giusto,etc.); Alla seconda domanda - se l’Islam consentireb-be o meno una pena come la morte - la rispo-sta è altrettanto scontata.Perciò, possiamo affermare che il verdetto dellagiuria è legittimo ancorché giusto.Quanto alla spettacolarizzazione che se ne èfatta immediatamente dopo l’esecuzione, sipoteva/doveva evitare certo, ma qui esuliamodalla Giustizia, sconfinando nel galateo e nel-l’opportunità politica.Si è cercato in tutti i modi strumentalizzare l’e- vento per creare più caos di quanto non ve nesia già, agitando lo spettro di nasciture “brigate-Saddam”, facendo circolare per il web filmatiiperdettagliati del corpo senza vita dell’ex ditta-tore - pratica esecrabile - nel tentativo di accen-dere gli animi.Si è addirittura fantasticato che uno dei boiaincappucciati fosse il leader sciita Moqtada AlSadr. Tutto questo doveva essere evitato manon sposta di una virgola la validità del ragio-namento che vuole la rinascita dell’Iraq passareinevitabilmente per la morte di chi lo ha affos-sato.
DALLA PRIMA PAGINA 
La fine di Saddam
"I Borboni erano su un al-tro livello e i paragoni conil conclave di Caserta nonreggono perché da quelseminario è giunta alPaese solo la pochezzadegli intenti, dei risultati edella cassa". Franz Turchi,componente dell’assem-blea nazionale di An, èlapidario sugli esiti del vertice governativo liqui-dato come "la montagnache ha partorito il topoli-no",un rassemblementinconcludente sia in mate-ria di apertura dei mercatiche sul versante pensioni-stico."Il vertice - dice alGiornale non ha decisonulla sulle liberalizzazio-ni.IlpresidentedelConsiglio,Romano Prodi, ha addirit-tura rovesciato il suoruolo istituzionale, ossiauna sorta di primus interpares e si è rivelato undecisionista avocando laquestione a sé e rifiutan-do l’istituzione di unacabinadiregia". Insomma,su trasporti, energia, pub-blica amministrazionetutto è rimasto comeprima in quanto ognidiscussione è stata blocca-tadallasinistra radicale. Lacosiddetta "dicotomia" tr ariformisti ulivisti e conser- vatori dell’ultrasinistranon esaurisce il dibattitoperché c’è sepre un terzoin terlocutore di peso confacoltà di veto: il sindaca-to. "Il governo sottolineaTurchi - è condannato a
“La montagna ha partorito il topolino”
Sopra, Franz Turchi. A destra il Presidente del Consiglio Romano Prodi
 
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STERI
1-31 gennaio 2007Pag. 3
Il medioriente continua adessere il luogo preferito perun teatro tragico in cui mette-re in scena discutibili rappre-sentazioni: ce ne è un po’ pertutti i gusti, gli integralisti, iguerrafondai, i pacifisti, e gliinguaribili ottimisti.Purtroppo tutti trovano di chesoddisfarsi.Quanto è accaduto nelle ulti-me settimane riassume ciòche una platea eterogenea vuole. Ogni singolo atto sod-disfa le aspettative di ciascunafazione, denotando una scar-sa decisione in una sceneg-giatura scritta a troppe mani.Mentre l’Iran continua a per-seguire i suoi obiettivi nuclea-ri “civili”, l’ONU è riuscita ademettere una risoluzione attaad impedire ulteriori sviluppidel progetto bloccando qual-siasi tipo di traffico inerentel’arricchimento di uranio siastrutturale che economico.Una “punizione” ritenutatroppo leggera da molti osser- vatori e soprattutto lasciatacadere nel vuoto dalla diri-genza iraniana, che la ritieneillegittima.Contemporaneamente ilGoverno israeliano ha fattopressioni per ottenere mag-giori restrizioni ed ha fattouna dichiarazione sibillina:non potrà permettere ad unoStato che dichiara di volere lasua distruzione di dotarsi dimateriale nucleare ma chenon sarà Israele a portare perprimo armi atomiche nell’a-rea. Questa dichiarazione,apparentemente di routine,ha innescato una polemicache periodicamente ritorna ecioè se Israele sia dotato o nodi armi nucleari. Fino ad oranel computo delle testatenucleari Israele è sempre statacompresa anche se con unpunto interrogativo. Abu Mazen, in lotta per ilpotere con Hamas, viene rice- vuto in casa dal premierOlmert con saluti e accoglien-ze fin troppo calorosi, stona vedere due “nemici”, anchese con obiettivi simili, abbrac-ciarsi per dimostrare un’ami-cizia che ci sarà solamentealla firma di una vera pace.La Siria apparentemente si vuole dimostrare propensa aldialogo, intravedendo tempidifficili per il suo alleato Ahmadinejad, cercando diavvicinare il nemico Israele,con dichiarazioni che, di fron-te alla richiesta di interrompe-re contatti e aiuti ad organiz-zazioni terroristiche, rimango-no senza seguito.L’Egitto, realmente l’unicopaese che ha possibilità dimediare tra le parti, aspetta eascolta i leader della regioneper trovare una strada percor-ribile, anche perché il conte-sto attuale mina i suoi equili-bri interni, con la continuaminaccia di una più decisaascesa del movimento inte-gralista dei FratelliMusulmani.L’Europa invece è sempre lastessa: parole tante, fattipochi. Si continua a senten-ziare su decisioni che riguar-dano singoli fatti, come lacondanna per un raid che haprovocato morti civili, ma si èimmobili di fronte al continuodeteriorarsi della situazioneistituzionale palestinese che èl’unico grande freno ad unqualsiasi moto evolutivo dellasituazione. Si continua a criti-care gli Stati Uniti e si perdeoccasione su occasione peraccreditarsi come un arbitroimparziale tra una democraziache vuole sopravvivere e uncontesto potenzialmente peri-coloso che dovrebbe vederenell’imparzialità le prospettiveper una fruttuosa cooperazio-ne futura. Non si può dialoga-re senza mettere dei puntifermi imprescindibili perqualsiasi interlocutore serio.Ipotizzare di trattare conl’Iran attuale non fa che sco-prire il fianco in attesa delcolpo.Si continua a parlare di invia-re i caschi blu a Gaza, Israeleovviamente si oppone, volen-do evitare di dover sparare susoldati amici che non potran-no contrapporsi alle milizieche lanciano razzi quotidiana-mente, e che saranno usaticome scudi alla minima rea-zione dello Stato ebraico,cosa che è stata dimostrata inLibano anche nel recente pas-sato. Ma siamo sicuri che nonci sia anche la parte estremi-sta palestinese ad opporsi? E’più fruttuosa una zona senzalegge e controlli.Hamas continua a barcame-narsi, addirittura in una inter- vista alla Reuters, Meshall,capo di Hamas in esilio aDamasco, ha dichiarato cheIsraele è un dato di fatto enon potrà essere tolto e che ilproblema è la mancanza diuno Stato palestinese. Unriconoscimento de facto del-l’entità sionista smentita da unportavoce da Gaza poche oredopo con un rinnovato appel-lo ad unirsi per combatterel’occupazione sionista.Nel frattempo gli USA pianifi-cano un tour di consultazionitra Condoleeza Rice e i lea-der. Inutile pensare con pre-sunzione che l’apportodell’UE sia determinante,senza gli Stati Uniti la regioneè immobile, questo perché lalinea americana ha dimostratouna coerenza, anche neglierrori che la nostra dirigenzanon ha tenuto.I contatti sembrano aver frutta-to una nuova spinta alle tratta-tive, Israele continua a dire di voler vivere in pace con tutti isuoi confinanti, dall’altra parte Abu Mazen spinge per unasoluzione rifiutando una fasetransitoria e vuole arrivare aduno Stato palestinese diretta-mente ed in tempi brevi. I tre siincontreranno a breve.Improvvisamente si acceleraanche se non tutti nell’identicadirezione, è possibile che que-sto sia il momento giusto peressere ottimisti, dopo tantedelusioni? Esserlo è d'obbligoanche perché un fallimento inquesta fase storica non potreb-be essere altro che la premessaad una guerra regionale checontrapporrà i moderati edIsraele contro l’Iran e i suoi affi-liati. Qualcosa da evitare. Manon a tutti i costi.
 ABRIELE
OLGAR 
 L’Iran blocca gli ispettori dell’Aiea
L’Iran ha negato il visto d’ingresso a 38 ispettori dell’Aiea, l’Agenzia inter-nazionale per l’enrgia atomica. Lo ha reso noto l’agenzia stampa iranianaIsna, che cita il responsabile parlamentare per gli affari esteri e la sicurezzanazionale Aladdin Broujerdi, secondo il quale ‘’cio’e’stato ufficialmentecomunicato all’Aiea’’Per Washington ‘’E’un’altra indicazione del fatto chel’Iran mantiene il suo atteggiamento di sfida nei confronti della comunita’internazionale’’.
Stop al nucleare in cambio di aiuti 
La Corea del Nord ha proposto agli Stati Uniti di metter fine al programmanucleare in cambio di aiuti economici, secondo quanto riferisce il quotidianosudcoreano ‘Chosun Ibo’, citando fonti diplomatiche a Seul e Pechino.Pyongyang sarebbe disponibile a permettere il monitoraggio sul posto da partedell’Agenzia internazionale per l’energia Atomica in cambio di aiuto econo-mico e dello scongelamento di 24 milioni di dollari di fondi nordcoreani bloc-cati al Banco Delta Asia di Macao.
 Iran e Siria sull’Iraq
Iran e Siria propongono una conferenza regionale a Baghdad perdiscutere lasituazione in Iraq.Lo hanno annunciato il ministro degli Esteri iraniano, ed il suo collega siriano,spiegando che chiederanno al governo iracheno ed ai suoi vicini di tenere l’in-contro, a livello di ministri degli Esteri, a Bagdad. I due ministri consideranoche il ritiro delle forze straniere ed il pieno trasferimento dei poteri al governoiracheno sia l’unica via per la stabilizzazione del paese.
Di nuovo caldo in Medio Oriente
L’attesa crescente per le elezio-ni presidenziali francesi dellaprossima primavera trova sìragione nella speranza dellacittadinanza da una parte edella comunità internazionaledall’altra, di arrivare finalmentead un superamento dellaimpasse politica in cui è spro-fondata la Repubblica, maanche nella “scandalosa” pro-babilità di un riallineamentonelle posizioni in politica este-ra tra le due sponde dell’atlan-tico.Infatti, a partire dallo strappoche si consumò a seguito delledispute diplomatiche sull’inva-sione statunitense dell’Iraq diSaddam Hussein voluta daG.W. Bush, vale la pena diricordare come l’acme delletensioni bilaterali raggiunselivelli oltre la guardia allor-quando il Presidente in caricafrancese Jacques Chirac,durante un incontro tra i verti-ci delle due amministrazioni,chiedendo dove trovassero gliStati Uniti la legittimità percompiere ciò che dichiaravanodi voler compiere, si sentìrispondere dal Segretario allaGiustizia John Ashcroft cheessa proveniva dalla stessaCostituzione statunitense.Ma è realistico pensare ad unaFrancia post-gollista, con la voglia di farsi carico, di spiega-re al vecchio continente leragioni dell’amministrazioneBush?La già ufficialmente candidataper il partito socialista,Ségolène Royal, al di là deipanni, da novella Giovannad’Arco, indossati in difesa deidiritti civili e di uno stato socia-le cui anche l’Economist consi-glia di mettere tatcherianamen-te mano, nonché per una rin-novata attenzione alla qualitàdell’esercizio della giustizianella Repubblica Transalpina,posizione che coniugata con lasua discutibile ammirazione,recentemente esternata, per la velocità dei processi nellaRepubblica Popolare Cineselascia perplessi, quanto allapolitica estera si dice convintadi voler rilanciare nel paese l’i-dea di Europa dopo il no alreferendum, abbandonandosiquindi a spigolosità populistecontro il governo di SuaMaestà, a suo dire obbligato aduna scelta: la Gran Bretagnadovrebbe decidersi se superarele molte ambiguità, scegliendodi continuare ad essere “ilcavallo di Troia” statunitensenell’Unione Europea o di essaun membro a tutti gli effetti.Nulla di nuovo quindi sotto ilsole nel caso all’Eliseo andassea finire proprio la Royal? Finoad un certo punto. Infatti lastessa Royal aldilà di un indi-retto antiamericanismo di fac-ciata, nei mesi scorsi ha appog-giato incondizionatamente unainaspettata – anche da partedella stessa amministrazioneBush – durezza nel condurre letrattative sul nucleare iranianoall’interno dell’EU-3 (GranBretagna, Germania e appuntoFrancia). Durezza bipartisan esotto la benedizione di Chiracche non ha perdonato alla Siriae al socio finanziatore iranianole responsabilità legate all’as-sassinio dell’ex premier libane-se nonché amico Hariri.Sul centro-destra qualcosa simuove, il candidato fresco diincoronamento Sarkozy, setrattando di tematiche socio-economiche sceglie spesso unapproccio buonista ma respon-sabile, una versione aggiornatadi conservatorismo compassio-nevole alla Bush, cui già il lea-der dell’opposizione toriesCameron ha dato mostra, sulfuturo delle relazioni interna-zionali e delle alleanze strategi-che mostra i muscoli, non per-dendo occasione per marcarele distanze dalla realpolitik diDe Villepin, non a caso uscitosbattendo la porta dalle prima-rie che lo hanno visto sconfittoe sconfessato proprio sul terre-no dei risultati del suoGoverno in politica estera.Sarkozy ribadisce continua-mente come il legame che uni-sce la Francia agli U.S.A. nascada una visione comune dellademocrazia e della libertà, valori ben più importanti e datutelare che una irrealisticapolitica di potenza per unarealtà da media-potenza regio-nale quale deve essere consi-derata a tutti gli effetti laFrancia di oggi.“Abbiamo gli stessi avversari,Bin Laden hacolpito New York, ma pote- va benissimocolpire Parigi.”(Glenn Kesserl,“VisitingFrenchPresidentialHopeful LaudU.S.Speech”).”, eancora dal suolibroTestimony diprossima uscitaper laPantheonBooks:“Io non sonoun codardo,sono orgoglio-so di questaamicizia e loproclamo feli-cemente. Isono per questa amicizia, sonoorgoglioso di essa, e non hointenzione di scusarmi per ilsentimento di affinità con lapiù grande democrazia delmondo”.Una distanza siderale dalleposizioni di Chirac che ricono-sceva candidamente comenelle scelte di politica esteralui avesse un unico principioguida per non sbagliarsi: quel-lo di fare esattamente il con-trario di ciò che faceva Washington. Quanto la durez-za anti-Iran di Parigi può quin-di essere considerata preludioper una svolta bipartisan inpolitica estera lo dirà il tempo,certamente il cambio delGoverno in Italia ha lasciatoun vuoto nelle relazioniU.S.A.-U.E. che chiede sola-mente di essere riempito.Pantano libanese a parte infat-ti, con l’indebolimento di G.W.Bush dopo le elezioni di mid-term, l’Unione appare piatta-mente chiracchiana pur essen-do il tempo di questi già felice-mente liquidato dagli stessicugini d’oltralpe, mostrandocosì l’Europa ancora una voltatutta la sua debolezza politica,il suo velleitarismo e la suamancanza di visione, di inter-pretazione e penetrazione deglispazi strategici sensibili. Unospazio che Sarkozy sembra voler sfruttare per ridare allaFrancia il lustro perduto in que-sti anni buttati.
IAMPIERO
ICCI
CORSA ALL’ELISEO - Ecco come le elezioni transalpine potranno cambiare la linea di politica estera 
Dalle urne delle presidenziali una Francia post-gollista 
In alto Nicolas Sarkozy. A destra Ségolène Royal.

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