anche i sindacati non sonopiù protagonisti politici. Oggiconta di più la televisione chein un nanosecondo ti fa vedere quanto accade nell’al-tra parte del mondo, porta inprimo piano le immagini chesono più forti delle parole. Seaggiungiamo a questo lagrande novità che non mipare ancora digerita del tutto,cioè il crollo dell’UnioneSovietica che era l’altro puntodi riferimento (perguardarsene o perrimpiangerlo secondo alcuni)ecco che si impone la neces-sità di un modello nuovo».Questa transizione però èlenta, va avanti ormai daglianni ’90 e sta producendosfinimento. Quali sono i“paletti” che l’esperienzaandreottiana suggerisce perquesto «modello nuovo»? Larisposta è immediata e sicura,evidente frutto di lunghe rif-lessioni: «Da un lato, bisognarapportare quasi tutto ad una visione europea, continen-tale. Dall’altro però, non dob-biamo perdere le caratteris-tiche specifiche, non solonazionali ma anche locali.C’è questa grande parola,“globalizzazione”, che vieneripetuta tre volte al giorno.Ma la nostra politica parerefrattaria ad uscire dai confi-ni mentre perde le radici conle realtà locali. D’altra parte, ifresconi e gli intelligenti cisono sempre stati: quel checambia, ma di poco, è solo lapercentuale». Se Turchi èd’accordo, con questa analisidel maestro? Ci mancherebbe.Però aggiunge una sua anno-tazione, dice che bisognaguardarsi dalla pulsione di«voler abbattere tutto, perquesta ricerca di valorinuovi». «Anche i giovani»,aggiunge, «secondo me non vogliono affatto la novità adogni costo». Andreottiannuisce e incalza: «Già neldopo guerra era forte la ten-denza a buttare all’aria tuttoquello che veniva dal fascis-mo. Ma era sbagliato. Ancheallora, il massimalismo che voleva far fuori pure le cosegiuste perché avevanol’etichetta sbagliata, produce- va guasti. Tanto da generare ilqualunquismo, e il successodi Giannini».Che l’Italia stia vivendo unsecondo dopoguerra? «Ditutto il dopoguerra, il puntopiù interessante è legatoall’esperienza di Vanoni»risponde Andreotti con unguizzo, ed è evidente il paral-lelo con gli attuali Visco oPadoa “trattino” Schioppa.Tant’è che riprende: «Già allo-ra c’era la mania dei piani, maquelli di Vanoni funziona- vano». Turchi interrompe: «Daconsigliare ai tecnici d’oggi,così spocchiosi e dottorali darisultare antipatici alla gente». Andreotti riprende: «Vanonimetteva in evidenza la sem-plicità del montanaro della Valtellina. Nonostante venisseda un mondo socialista, avevalavo- rato con il gruppo diCamaldoli. Ebbe un congedodalla vita straordinario: morìin Senato». La famiglia è unaltro grande tema di attualità,divenuto anche terreno discontro politico e culturale.C’è stato il Gay pride a Roma,dopo la manifestazione di SanGiovanni. Alla quale Andreotti non mancava,accompagnato ovviamentedal giovane Turchi. Ma piùdello “scontro”, il senatore a vita preferisce sottolineare gli“errori” del governo e dellamaggioranza: «Ci sono statidue errori. Il primo è statoquello di parlare di conviven-za anche tra persone dellostesso sesso. A parte che aimiei tempi, di queste coseassolutamente non si parla- va... certamente non comemotivo di orgoglio. E poi, lastessa dizione di convivenzenel testo governativo, che èambigua e confusa. Lafamiglia è la famiglia, quellache si costituisce col matrimo-nio: questo non è catechismo,è la Costituzione». Turchi con-corda: «Nei giovani è cambia-to l’approccio per molte cose,ma quello alla famiglia certa-mente no, è un concetto cherimane intatto». Andreotti,conscio ormai che la battagliacontro i Dico è vinta, rilancia:«Bisogna però attuare il prin-cipio del sostegno allefamiglie numerose. Anchequesto non è un retaggio delfascismo, sta scritto nellaCostituzione». Dimentichiamola riforma elettorale? Andreotti è un proporzional-ista incrollabile, e spiega: «Ilbipolarismo non risponde allanostra cultura e alla nostrastoria, noi abbiamo tradizioniregionali». Turchi annuisceconvinto: «Il voto di preferen-za è fondamentale». Andreottiriprende: «Per fortuna l’ital-iano è una lingua fantasiosa,abbiamo inventato il “gover-no della non sfiducia”. Sa chiandò a spiegarlo agli ameri-cani, che non nascondeval’arrivo al governo dei comu-nisti? Giorgio Napolitano, chesa l’inglese». Già, gli ameri-cani. Andreotti non è preoc-cupato per le manifestazioniche si sono tenute contro la visita di Bush? «Ripeterò sinoalla noia che non c’è piùl’Unione Sovietica a soffiaresul fuoco. Noi, quando venneNixon, avemmo manifes-tazioni molto violente, tantoche la maggior parte del per-corso dovette farlo in elicot-tero. Mentre quando venneKennedy, a Napoli fu unafesta come per San Gennaro».Nulla di nuovo dunque, Andreotti ricorda che il dibat-tito parlamentare per l’ingres-so nel Patto Atlantico «duròdue giorni e due notti» e i par-lamentari della sinistraguidarono il corteo che ilministro Scelba lasciò arrivarea Piazza Colonna e non unme tro di più. «Corse da me aMontecitorio Nadia Spanosollecitando: vieni fuori, stan-no picchiando i deputati. Unabuona ragione per restaredentro, le risposi». Il temposta scadendo, Andreotti si las-cia andare ad una confes-sione: «Anche io ho imparatopartendo da zero, nonconoscevo niente. Quando venni convocato da DeGasperi, domandai: chi è DeGasperi? A scuola non ci ave- vano insegnato niente, i figlidei deputati antifascisti deglianni ’20 sapevano qual-cosaperché avevano imparato daigenitori, ma noi niente, checosa fossero i partiti nessunoce lo aveva detto». Unrimpianto? «Non poter andareallo stadio a vedere la Roma,è dal ’78 che non possoandarci senza scomodare lapolizia; e allora lascioperdere». «Lo accompagnereipiù che volentieri», chiude ilgiovane Turchi, «anch’io sonoromanista».
L
A
P
IAZZAD
’I
TALIA
-I
NTERNI
Pag. 21-15/15-30 giugno 2007
Gay Pride: Gasparri, indegna partecipazio-ne drappello di ministri
(Adnkronos) - ''Il governo e' in barca travolto dal suo fallimento. E' indegno cheun drappello di ministri partecipi una manifestazione vergognosa come il gaypride. Intanto Prodi la butta in rissa rifiutando legittime critiche mentre evita difare scelte chiare su pensioni e economia. La nostra opposizione e' fin troppomoderata. Esigere che il governo esca di scena e' quanto la Cdl deve chiedere alQuirinale, i cui appelli non possono valere solo per l'opposizione''.
An: 'Il Foglio', da famiglia Fini lezione stile aSegolene e Francois
(Adnkronos) - Una "lezione di stile", ovvero "meglio il divorzio in silenzio della famiglia Finidelle ipocrisie pubbliche di Segolene e Francois". Il giudizio arriva da 'Il Foglio' con un artico-lo pubblicato oggi, che traccia un parallelo tra la fine del matrimonio del leader di An e il pacsdella candidata socialista alla presidenza francese. Questa e' stata una separazione da gran damasilenziosa e altera, che non cede alla sguatteraggine in cui sono invece clamorosamente crolla-ti Segolene Royal e Francois Hollande, sconfitti dappertutto, anche nello stile da divorzio.
Governo: Fini, discredito Prodi rischia di cadere sututte le istituzioni
(Adnkronos) - "Il capo dello Stato sa che non e' la prima volta che un governo e' cosi'debole e non piu' rappresentativo". Lo ha detto il presidente di Alleanza NazionaleGianfranco Fini nel corso della conferenza stampa del centrodestra dopo l'incontroal Quirinale aggiungendo che al capo dello Stato e' stata manifestata la preoccupa-zione per il fatto che "il discredito di cui soffre Romano Prodi potrebbe rischiare diricadere sul sistema d'Italia e su tutte le sue istituzioni. Questo abbiamo rappresenta-to al presidente Napolitano, fermo restando le sue prerogative" ha concluso Fini.
Per informazioni e abbonamentichiamare il numero verde:
L
A
P
IAZZAD
’I
TALIA
fondato da
TURCHI
Via E. Q. Visconti, 2000193 - Roma
Luigi Turchi
Direttore
Franz Turchi
Co-Direttore
Lucio Vetrella
Direttore Responsabile
Proprietaria: Soc. EDITRICE EUROPEA s.r.l.Registrato al Tribunale di Roma n.9111 - 12 marzo 1963Concessionaria esclusiva per la vendita: S.E.E. s.r.l. Via S. Carlo da Sezze, 1 - 00178 Rom
a
www.lapiazzaditalia.it E-mail: info@lapiazzaditalia.it
Manoscritti e foto anche non pubblicati, e libri anchenon recensiti, non si restituiscono.
Cod. ISSN 1722-120X
Stampa: EUROSTAMPE s.r.l. Via Tiburtina, 912 - 00156 RomaFINITO DI STAMPARE NEL MESE DI GIUGNO 2007
GARANZIA DI RISERVATEZZA PER GLI ABBONATI:
L’Editore garantisce la massima riservatezza dei dati fornitidagli abbonati e la possibilità di richiederne gratuitamentela rettifica o la cancellazione scrivendo a S.E.E. s.r.l. - Via S.Carlo da Sezze, 1 - 00178 Roma. Le informazioni custoditenell’archivio dell’Editore verranno utilizzate al solo scopo diinviare copie del giornale (Legge 675/96 tutela dati perso-nali). La responsabilità delle opinioni espresse negli articolifirmati è degli autori.
diando casa e Andreotti disseal padre Luigi: «Non ti preoc-cupare, al ragazzo ci pensoio». Da allora è così, Andreottigli ha impartito il battesimodel fuoco nell’89, mettendolonell’organizzazione della suacampagna elettorale per leeuropee: 530mila voti nelNordest, mica nel Lazio. Orasi pensano reciprocamente.Franz spesso lo aspetta dibuon mattino, per prenderemessa insieme. Poi lo accom-pagna in ufficio, e parlano dipolitica ovviamente. Colloquiintensi e concentrati, perchéle giornate di Andreotti sonsempre troppo fugaci. Pur sei ruoli sono indiscutibili, i duesi confrontano. Ora accettanodi rispondere insieme al cro-nista. Il punto di partenza nonpuò che essere l’attuale fasedella vita politica. È davveroanomala? Andreotti che è unprotagonista dai primi passidella Repubblica, la com-prende, ne è stupito? «Iocredo che stiamo vivendo unperiodo di transizione»,risponde Andreotti con tonopacato e tranquillo. E spiega:«Conosciamo bene quel cheabbiamo alle spalle, ma non èchiaro quel che vogliamocostruire. Sono state cancel-late le strutture della politica,non ci sono più le sezioni,
Andreotti: le mie lezioni di politica al discepolo Turchi
Da il Giornale
questo nuovo sodalizio politi-co sarà di conseguenza uncoerente e deciso sostegno algoverno del Professore,rimarcando inoltre l’importan-za di far finire, una volta pertutte, la perenne conflittualitàtra partiti che compongono lacoalizione governativa, laquale blocca ogni azione digoverno. Veltroni ha poi continuato ilsuo discorso al Lingotto diTorino affrontando alcuni deitemi più spinosi che sono sul-l’attuale agenda politica delGoverno: l’ambiente, le pen-sioni, la sicurezza e la leggeelettorale. Ebbene ecco unbella sorpresa: Walter al suo“debutto” ha copiato in parteil programma della CdL!Infatti l’aspirante Presidentedel Partito Democratico hafatto suoi temi cari al centrodestra: meno tasse, più sicu-rezza, si alle grandi operepubbliche, in primis l’alta velocità tanto osteggiata daipartiti dell’estrema sinistra alGoverno. Ha continuato par-lando della lotta alla precarie-tà e della necessità, per quan-to riguarda le pensioni del-l’ammorbidimento dello sca-lone, toccando poi il temadell’eccessiva pressione fisca-le, rimarcando che è necessa-rio pagare meno tasse mafarlo tutti. Ha ricordato poidell’improcrastinabile esigen-za di avere una nuova leggeelettorale che va fatta con unaccordo parlamentare, ma senon vi si riesce il referendumdefinirà il nuovo sistema.Infine Veltroni si è auguratoche vi sia più di una candida-tura alla segreteria del PartitoDemocratico e che il consen-so registrato intorno al suonome lo onora e lo investe diuna enorme responsabilità acui lui volentieri farà fronte.Detto questo per onore dellacronaca è doveroso parlare diun ritorno del Gattopardismoin Italia, in quanto siamo difronte al tentativo da parte delcentro sinistra e dei così dettipoteri forti, finanza, grandeindustria e mass media, disostituire un governo Prodioramai alla frutta con uno di Veltroni, personaggio più“digeribile”agli Italiani rispet-to al Professore ma a lui iden-tico per formazione e modusoperandi; si sta cioè provan-do a cambiare tutto affinchénulla cambi, poiché di questosi tratta quando si pretende dispacciare per nuovo, omeglio per “homo novus” Walter Veltroni, il quale calcale scene della politica italianada decenni, prima comesegretario dei giovani comu-nisti a metà degli anni settan-ta, poi come deputato, presi-dente del PDS e ministronegli anni ottanta e novanta,ed infine attualmente comeSindaco di Roma. Lo stessodicasi quando si vuole taccia-re di novità la creazione di unpartito, quello Democratico,che non è altro, come giusta-mente vanno dicendo da mesigli esponenti del correntoneDS, il frutto della fusione fred-da della Margherita e dei Dsstessi, senza che ci sia una vera partecipazione popolarealla sua creazione, bensì unasorta di dono calato dal cieloper gentile intercessione degliapparati di partito.Sentire poi il Presidente diConfindustria, parlare di Veltroni come dell’unico poli-tico in Italia capace finalmen-te di ascoltare le richiestedegli imprenditori e, forse, dirisolvere le problematiche delsistema Italia, lascia stupefatti,soprattutto alla luce dell’inter- vento che lo stessoMontezemolo fece qualchesettimana fa in cui attaccavacon veemenza il sistema poli-tico italiano e lasciando intra- vedere una sua discesa nell’a-gone politico. Invece, colsenno di poi, non stava facen-do altro che tirare la volata a Veltroni, lo stesso che a Romaè stato incapace di risolvere ilproblema del traffico veicola-re e del relativo inquinamen-to, dello smaltimento dei rifiu-ti, della mancanza cronica diabitazioni per le fasce piùdeboli e di tutti problemilegati alla sicurezza dei citta-dini a causa della presenzaingombrante di stranieri clan-destini, e che ha fatto appro- vare un Piano RegolatoreGenerale che consente lacementificazione finaledell’Urbe da parte dei solitinoti, alla faccia degli ambien-talisti che siedono in consigliocomunale.Tutto ciò però non deve esi-mere dal considerare che inogni caso Veltroni sarà neiprossimi tempi un osso vera-mente molto duro da affron-tare e da sconfiggere per ilcentro-destra se quest’ultimo vorrà ritornare al governo eciò potrà esser fatto solo seanche i partiti che adessosono opposizione saprannofinalmente trovare l’unitàsotto forma un partito unico ouna federazione che rendal’azione politica più incisiva e vincente.Gli italiani, visti gli ultimi son-daggi e i risultati delle ultimeelezioni tenutesi a fine mag-gio, lo pretendono a gran voce e allora, nonostante Veltroni o Montezemolo, nonci sarà trippa per gatti per ilcentro-sinistra.
Il ritorno del gattopardo
“Uolter il salvatore”
Dalla Prima
te Partito democratico sifacesse. Il primo compito di
Dalla Prima
Leave a Comment