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da: Il GiornaleLui, il saggio di lungo corso,lo guarda come un figlioccio,lo ascolta e lo corregge, glispiega, lo prende anche ingiro. «Ti stanno venendo leorecchie a punta come me»,gli sorride. L’altro, il giovaneambizioso e brillante, loascolta con rispetto e sta algioco: «Sì, è vero», risponde,«anche il collo della giacca misi arriccia sulle spalle». Il vec-chio è Giulio Andreotti, classe1919, arcinoto alle cronache eormai alla storia. Il giovane èFranz Turchi, che è già statoall’Euro parlamento per An,fortemente impegnato inpolitica.Di lui, il senatore a vita assi-cura che «ha una tradizione,che come tutte le cose è evo-lutiva»; aggiunge che «l’espe-rienza avuta nel Parlamentoeuropeo dimostra un ruoloappreso dal padre e dalnonno, ma migliore». Il gio- vane (di 38 anni, però) Franzricorda con emozione quella volta che, aveva 9 anni,tirarono una molotov incen-
Poste Italiane SpA- Spedizione in abbonamento postale - D. L. 353/2003 (conv. in L27/02/2004 num. 46) art. 1 - DCB-Roma
1-15/15-30 Giugno 2007 - Anno XLIV- NN. 9-10 -
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(Quindicinale)
In caso di mancato recapito restituire a Poste Roma Romaninaper la restituzione al mittente previo addebito - TAXE PERCUE tass. riscoss Roma-Italy
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250 - Num. arr. doppio prezzo di copertina
— Fondato da Turchi —
COPIAOMAGGIO
BANCAROTTAFRAUDOLENTA
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ECONOMIA
Per la vostra pubblicitàtelefonare allo 800.574.727
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Il ritorno delgattopardo
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SPETTACOLO
LA V 
 
IGNETTA 
 Assistere alla “convention”che lo scorso mercoledì 27giugno ha segnato la defi-nitiva discesa in campo delSindaco di Roma, Walter Veltroni, per la corsa allaleadership del nascentePartito Democratico, è statoqualcosa di veramentedidattico.Si la kermesse torinese èstata esemplificativa di ciòche è il centro-sinistra inItalia e di come è abituatoad affrontare le difficoltàche gli si parano di fronte.Siamo cioè stati testimonidel ritorno del Gattopardoo per meglio dire di unmodo di fare politica tardo-democristiano che si crede- va oramai morto e sepoltodalle macerie della primarepubblica.Perché è questo il parago-ne che, dopo aver ascoltatoil sermone ecumenico del-l’officiante e incensatoSindaco di Roma duratopiù di un’ora e mezza, ver-rebbe naturale fare. Sono venute alla mente le liturgiee le frasi tipiche e un mododi fare politica caratteristi-che di un periodo storico,da metà anni settanta a ini-zio anni novanta, che fusegnato dalle così dette“convergenze parallele” edal “politichese” che nondava una soluzione ai pro-blemi dell’Italia e che erasolo auto referenziale enulla più, anche se, senzaombra di dubbio, il buon Veltroni ha modificato laforma e la “confezione”rendendola più accattivantee comprensibile ai menosmaliziati e avvezzi allapolitica, ed in linea con itempi dell’attuale mondodei mass-media. Ma i con-tenuti sono apparsi i solitiquelli cioè di una politicaqualunquista e da quattrosoldi buona per tutte le sta-gioni.Infatti l’esordio di Veltronicome futuro presidente delpartito democratico e comefuturo candidato premier, èstato imperniato su treargomenti principali: ilnuovo partito, il suo pro-gramma e la leadershipdello stesso. Per quantoriguarda il primo punto, ilSindaco di Roma ha ringra-ziato Romano Prodi, che èstato tra i primi che hannolavorato affinché il nascen-
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Una Piazza di confronto aperta al dibattito su tutti i temi dell’agenda politica e sociale per valorizzare nuove idee e nuovi contenuti
 
Edmund Burke(1729–1797)
“Il mio vanto è di amareuna libertà disciplinata,risoluta e morale cosìcome tutti i gentiluominiche si rispettino… que-sto è uno dei tanti donidella Provvidenza.”
ACTON INSTITUTE For the study of Religion and Liberthttp://www.acton.org/research/libtrad/
QUENTINTARANTINO
 Andreotti: le mie lezioni di politica al discepolo Turchi 
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anche i sindacati non sonopiù protagonisti politici. Oggiconta di più la televisione chein un nanosecondo ti fa vedere quanto accade nell’al-tra parte del mondo, porta inprimo piano le immagini chesono più forti delle parole. Seaggiungiamo a questo lagrande novità che non mipare ancora digerita del tutto,cioè il crollo dell’UnioneSovietica che era l’altro puntodi riferimento (perguardarsene o perrimpiangerlo secondo alcuni)ecco che si impone la neces-sità di un modello nuovo».Questa transizione però èlenta, va avanti ormai daglianni ’90 e sta producendosfinimento. Quali sono i“paletti” che l’esperienzaandreottiana suggerisce perquesto «modello nuovo»? Larisposta è immediata e sicura,evidente frutto di lunghe rif-lessioni: «Da un lato, bisognarapportare quasi tutto ad una visione europea, continen-tale. Dall’altro però, non dob-biamo perdere le caratteris-tiche specifiche, non solonazionali ma anche locali.C’è questa grande parola,“globalizzazione”, che vieneripetuta tre volte al giorno.Ma la nostra politica parerefrattaria ad uscire dai confi-ni mentre perde le radici conle realtà locali. D’altra parte, ifresconi e gli intelligenti cisono sempre stati: quel checambia, ma di poco, è solo lapercentuale». Se Turchi èd’accordo, con questa analisidel maestro? Ci mancherebbe.Però aggiunge una sua anno-tazione, dice che bisognaguardarsi dalla pulsione di«voler abbattere tutto, perquesta ricerca di valorinuovi». «Anche i giovani»,aggiunge, «secondo me non vogliono affatto la novità adogni costo». Andreottiannuisce e incalza: «Già neldopo guerra era forte la ten-denza a buttare all’aria tuttoquello che veniva dal fascis-mo. Ma era sbagliato. Ancheallora, il massimalismo che voleva far fuori pure le cosegiuste perché avevanol’etichetta sbagliata, produce- va guasti. Tanto da generare ilqualunquismo, e il successodi Giannini».Che l’Italia stia vivendo unsecondo dopoguerra? «Ditutto il dopoguerra, il puntopiù interessante è legatoall’esperienza di Vanoni»risponde Andreotti con unguizzo, ed è evidente il paral-lelo con gli attuali Visco oPadoa “trattino” Schioppa.Tant’è che riprende: «Già allo-ra c’era la mania dei piani, maquelli di Vanoni funziona- vano». Turchi interrompe: «Daconsigliare ai tecnici d’oggi,così spocchiosi e dottorali darisultare antipatici alla gente». Andreotti riprende: «Vanonimetteva in evidenza la sem-plicità del montanaro della Valtellina. Nonostante venisseda un mondo socialista, avevalavo- rato con il gruppo diCamaldoli. Ebbe un congedodalla vita straordinario: morìin Senato». La famiglia è unaltro grande tema di attualità,divenuto anche terreno discontro politico e culturale.C’è stato il Gay pride a Roma,dopo la manifestazione di SanGiovanni. Alla quale Andreotti non mancava,accompagnato ovviamentedal giovane Turchi. Ma piùdello “scontro”, il senatore a vita preferisce sottolineare gli“errori” del governo e dellamaggioranza: «Ci sono statidue errori. Il primo è statoquello di parlare di conviven-za anche tra persone dellostesso sesso. A parte che aimiei tempi, di queste coseassolutamente non si parla- va... certamente non comemotivo di orgoglio. E poi, lastessa dizione di convivenzenel testo governativo, che èambigua e confusa. Lafamiglia è la famiglia, quellache si costituisce col matrimo-nio: questo non è catechismo,è la Costituzione». Turchi con-corda: «Nei giovani è cambia-to l’approccio per molte cose,ma quello alla famiglia certa-mente no, è un concetto cherimane intatto». Andreotti,conscio ormai che la battagliacontro i Dico è vinta, rilancia:«Bisogna però attuare il prin-cipio del sostegno allefamiglie numerose. Anchequesto non è un retaggio delfascismo, sta scritto nellaCostituzione». Dimentichiamola riforma elettorale? Andreotti è un proporzional-ista incrollabile, e spiega: «Ilbipolarismo non risponde allanostra cultura e alla nostrastoria, noi abbiamo tradizioniregionali». Turchi annuisceconvinto: «Il voto di preferen-za è fondamentale». Andreottiriprende: «Per fortuna l’ital-iano è una lingua fantasiosa,abbiamo inventato il “gover-no della non sfiducia”. Sa chiandò a spiegarlo agli ameri-cani, che non nascondeval’arrivo al governo dei comu-nisti? Giorgio Napolitano, chesa l’inglese». Già, gli ameri-cani. Andreotti non è preoc-cupato per le manifestazioniche si sono tenute contro la visita di Bush? «Ripeterò sinoalla noia che non c’è piùl’Unione Sovietica a soffiaresul fuoco. Noi, quando venneNixon, avemmo manifes-tazioni molto violente, tantoche la maggior parte del per-corso dovette farlo in elicot-tero. Mentre quando venneKennedy, a Napoli fu unafesta come per San Gennaro».Nulla di nuovo dunque, Andreotti ricorda che il dibat-tito parlamentare per l’ingres-so nel Patto Atlantico «duròdue giorni e due notti» e i par-lamentari della sinistraguidarono il corteo che ilministro Scelba lasciò arrivarea Piazza Colonna e non unme tro di più. «Corse da me aMontecitorio Nadia Spanosollecitando: vieni fuori, stan-no picchiando i deputati. Unabuona ragione per restaredentro, le risposi». Il temposta scadendo, Andreotti si las-cia andare ad una confes-sione: «Anche io ho imparatopartendo da zero, nonconoscevo niente. Quando venni convocato da DeGasperi, domandai: chi è DeGasperi? A scuola non ci ave- vano insegnato niente, i figlidei deputati antifascisti deglianni ’20 sapevano qual-cosaperché avevano imparato daigenitori, ma noi niente, checosa fossero i partiti nessunoce lo aveva detto». Unrimpianto? «Non poter andareallo stadio a vedere la Roma,è dal ’78 che non possoandarci senza scomodare lapolizia; e allora lascioperdere». «Lo accompagnereipiù che volentieri», chiude ilgiovane Turchi, «anch’io sonoromanista».
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Gay Pride: Gasparri, indegna partecipazio-ne drappello di ministri 
(Adnkronos) - ''Il governo e' in barca travolto dal suo fallimento. E' indegno cheun drappello di ministri partecipi una manifestazione vergognosa come il gaypride. Intanto Prodi la butta in rissa rifiutando legittime critiche mentre evita difare scelte chiare su pensioni e economia. La nostra opposizione e' fin troppomoderata. Esigere che il governo esca di scena e' quanto la Cdl deve chiedere alQuirinale, i cui appelli non possono valere solo per l'opposizione''.
 An: 'Il Foglio', da famiglia Fini lezione stile aSegolene e Francois
(Adnkronos) - Una "lezione di stile", ovvero "meglio il divorzio in silenzio della famiglia Finidelle ipocrisie pubbliche di Segolene e Francois". Il giudizio arriva da 'Il Foglio' con un artico-lo pubblicato oggi, che traccia un parallelo tra la fine del matrimonio del leader di An e il pacsdella candidata socialista alla presidenza francese. Questa e' stata una separazione da gran damasilenziosa e altera, che non cede alla sguatteraggine in cui sono invece clamorosamente crolla-ti Segolene Royal e Francois Hollande, sconfitti dappertutto, anche nello stile da divorzio.
Governo: Fini, discredito Prodi rischia di cadere sututte le istituzioni 
(Adnkronos) - "Il capo dello Stato sa che non e' la prima volta che un governo e' cosi'debole e non piu' rappresentativo". Lo ha detto il presidente di Alleanza NazionaleGianfranco Fini nel corso della conferenza stampa del centrodestra dopo l'incontroal Quirinale aggiungendo che al capo dello Stato e' stata manifestata la preoccupa-zione per il fatto che "il discredito di cui soffre Romano Prodi potrebbe rischiare diricadere sul sistema d'Italia e su tutte le sue istituzioni. Questo abbiamo rappresenta-to al presidente Napolitano, fermo restando le sue prerogative" ha concluso Fini.
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fondato da
 TURCHI
 Via E. Q. Visconti, 2000193 - Roma
Luigi Turchi
Direttore
Franz Turchi
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Lucio Vetrella
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Proprietaria: Soc. EDITRICE EUROPEA s.r.l.Registrato al Tribunale di Roma n.9111 - 12 marzo 1963Concessionaria esclusiva per la vendita: S.E.E. s.r.l. Via S. Carlo da Sezze, 1 - 00178 Rom
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Manoscritti e foto anche non pubblicati, e libri anchenon recensiti, non si restituiscono.
Cod. ISSN 1722-120X 
Stampa: EUROSTAMPE s.r.l. Via Tiburtina, 912 - 00156 RomaFINITO DI STAMPARE NEL MESE DI GIUGNO 2007
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L’Editore garantisce la massima riservatezza dei dati fornitidagli abbonati e la possibilità di richiederne gratuitamentela rettifica o la cancellazione scrivendo a S.E.E. s.r.l. - Via S.Carlo da Sezze, 1 - 00178 Roma. Le informazioni custoditenell’archivio dell’Editore verranno utilizzate al solo scopo diinviare copie del giornale (Legge 675/96 tutela dati perso-nali). La responsabilità delle opinioni espresse negli articolifirmati è degli autori.
diando casa e Andreotti disseal padre Luigi: «Non ti preoc-cupare, al ragazzo ci pensoio». Da allora è così, Andreottigli ha impartito il battesimodel fuoco nell’89, mettendolonell’organizzazione della suacampagna elettorale per leeuropee: 530mila voti nelNordest, mica nel Lazio. Orasi pensano reciprocamente.Franz spesso lo aspetta dibuon mattino, per prenderemessa insieme. Poi lo accom-pagna in ufficio, e parlano dipolitica ovviamente. Colloquiintensi e concentrati, perchéle giornate di Andreotti sonsempre troppo fugaci. Pur sei ruoli sono indiscutibili, i duesi confrontano. Ora accettanodi rispondere insieme al cro-nista. Il punto di partenza nonpuò che essere l’attuale fasedella vita politica. È davveroanomala? Andreotti che è unprotagonista dai primi passidella Repubblica, la com-prende, ne è stupito? «Iocredo che stiamo vivendo unperiodo di transizione»,risponde Andreotti con tonopacato e tranquillo. E spiega:«Conosciamo bene quel cheabbiamo alle spalle, ma non èchiaro quel che vogliamocostruire. Sono state cancel-late le strutture della politica,non ci sono più le sezioni,
 Andreotti: le mie lezioni di politica al discepolo Turchi 
Da il Giornale 
questo nuovo sodalizio politi-co sarà di conseguenza uncoerente e deciso sostegno algoverno del Professore,rimarcando inoltre l’importan-za di far finire, una volta pertutte, la perenne conflittualitàtra partiti che compongono lacoalizione governativa, laquale blocca ogni azione digoverno. Veltroni ha poi continuato ilsuo discorso al Lingotto diTorino affrontando alcuni deitemi più spinosi che sono sul-l’attuale agenda politica delGoverno: l’ambiente, le pen-sioni, la sicurezza e la leggeelettorale. Ebbene ecco unbella sorpresa: Walter al suo“debutto” ha copiato in parteil programma della CdL!Infatti l’aspirante Presidentedel Partito Democratico hafatto suoi temi cari al centrodestra: meno tasse, più sicu-rezza, si alle grandi operepubbliche, in primis l’alta velocità tanto osteggiata daipartiti dell’estrema sinistra alGoverno. Ha continuato par-lando della lotta alla precarie-tà e della necessità, per quan-to riguarda le pensioni del-l’ammorbidimento dello sca-lone, toccando poi il temadell’eccessiva pressione fisca-le, rimarcando che è necessa-rio pagare meno tasse mafarlo tutti. Ha ricordato poidell’improcrastinabile esigen-za di avere una nuova leggeelettorale che va fatta con unaccordo parlamentare, ma senon vi si riesce il referendumdefinirà il nuovo sistema.Infine Veltroni si è auguratoche vi sia più di una candida-tura alla segreteria del PartitoDemocratico e che il consen-so registrato intorno al suonome lo onora e lo investe diuna enorme responsabilità acui lui volentieri farà fronte.Detto questo per onore dellacronaca è doveroso parlare diun ritorno del Gattopardismoin Italia, in quanto siamo difronte al tentativo da parte delcentro sinistra e dei così dettipoteri forti, finanza, grandeindustria e mass media, disostituire un governo Prodioramai alla frutta con uno di Veltroni, personaggio più“digeribile”agli Italiani rispet-to al Professore ma a lui iden-tico per formazione e modusoperandi; si sta cioè provan-do a cambiare tutto affinchénulla cambi, poiché di questosi tratta quando si pretende dispacciare per nuovo, omeglio per “homo novus” Walter Veltroni, il quale calcale scene della politica italianada decenni, prima comesegretario dei giovani comu-nisti a metà degli anni settan-ta, poi come deputato, presi-dente del PDS e ministronegli anni ottanta e novanta,ed infine attualmente comeSindaco di Roma. Lo stessodicasi quando si vuole taccia-re di novità la creazione di unpartito, quello Democratico,che non è altro, come giusta-mente vanno dicendo da mesigli esponenti del correntoneDS, il frutto della fusione fred-da della Margherita e dei Dsstessi, senza che ci sia una vera partecipazione popolarealla sua creazione, bensì unasorta di dono calato dal cieloper gentile intercessione degliapparati di partito.Sentire poi il Presidente diConfindustria, parlare di Veltroni come dell’unico poli-tico in Italia capace finalmen-te di ascoltare le richiestedegli imprenditori e, forse, dirisolvere le problematiche delsistema Italia, lascia stupefatti,soprattutto alla luce dell’inter- vento che lo stessoMontezemolo fece qualchesettimana fa in cui attaccavacon veemenza il sistema poli-tico italiano e lasciando intra- vedere una sua discesa nell’a-gone politico. Invece, colsenno di poi, non stava facen-do altro che tirare la volata a Veltroni, lo stesso che a Romaè stato incapace di risolvere ilproblema del traffico veicola-re e del relativo inquinamen-to, dello smaltimento dei rifiu-ti, della mancanza cronica diabitazioni per le fasce piùdeboli e di tutti problemilegati alla sicurezza dei citta-dini a causa della presenzaingombrante di stranieri clan-destini, e che ha fatto appro- vare un Piano RegolatoreGenerale che consente lacementificazione finaledell’Urbe da parte dei solitinoti, alla faccia degli ambien-talisti che siedono in consigliocomunale.Tutto ciò però non deve esi-mere dal considerare che inogni caso Veltroni sarà neiprossimi tempi un osso vera-mente molto duro da affron-tare e da sconfiggere per ilcentro-destra se quest’ultimo vorrà ritornare al governo eciò potrà esser fatto solo seanche i partiti che adessosono opposizione saprannofinalmente trovare l’unitàsotto forma un partito unico ouna federazione che rendal’azione politica più incisiva e vincente.Gli italiani, visti gli ultimi son-daggi e i risultati delle ultimeelezioni tenutesi a fine mag-gio, lo pretendono a gran voce e allora, nonostante Veltroni o Montezemolo, nonci sarà trippa per gatti per ilcentro-sinistra.
Il ritorno del gattopardo
“Uolter il salvatore” 
Dalla Prima 
te Partito democratico sifacesse. Il primo compito di
Dalla Prima 
 
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 M.O.: Cicchitto, in crisi furbizie nostra poli-tica estera
(Adnkronos) - "Sono entrati in crisi tutti i presupposti delle furbizie della nostrapolitica estera". Lo afferma il vicecoordinatore di Forza Italia Fabrizio Cicchitto,che spiega: "AGaza non appena gli israeliani si sono ritirati, prima e' emersa l'in-capacita' dei palestinesi di autogovernarsi, poi e' addirittura prevalso Hamas chesta procedendo all'assassinio degli esponenti e dei militanti di Al Fatah. Si e' vistocosi' che, diversamente da quanto ha sempre sostenuto D'Alema, Hamas non e'gestibile e riconducibile ad una logica democratica".
Santa Sede-Cina: Papa, aprire spazio di dialogocon governo
(Adnkronos)- E' quanto mai necessaria l'apertura ''di uno spazio di dialogo fra laSanta Sede e le Autorita' della Repubblica Popolare Cinese, in cui, superate leincomprensioni del passato, si possa lavorare insieme per il bene del Popolo cinesee per la pace nel mondo''. E' quanto afferma oggi il Papa nella sua lettera alla Chiesacinese citando, come fa piu' spesso nel documento, le parole di Giovanni Paolo II.
Ue: Kaczynski, vogliamo riaprire dibattito sul trattato
(Adnkronos) - Neanche una settimana dopo l'accordo faticosamente raggiunto aBruxelles sulle modifiche da apportare al Trattato dell'Unione, la Polonia - il Paeseche piu' si e' messo di traverso ai negoziati al Consiglio europeo - ha fatto sapere divoler riaprire il dibattito. "Vogliamo risolvere definitivamente la questione allaConferenza intergovernativa", ha detto il premier polacco Jaroslaw Kaczynski, inun avvertimento lanciato al Portogallo, presidente di turno dell'Ue a partire dal pros-simo primo luglio.
La notizia è che con il tassodi gradimento sul controllodel Congresso esercitato dalPartito Democratico chepassa dal Novembre del 2006al Maggio del 2007 dal 67% al51% (Fonte: CNN/ORC) e conil tasso di approvazione sul-l’operato del Presidente cheresta stabile al 30%(Gallup/USA Today, Maggio2007) inaspettatamente i gio-chi per le presidenziali del2008 sembrano riaprirsi.Non solo il PartitoDemocratico perde in untempo relativamente breve 16punti ma all’inizio della sfidadelle primarie se nel fronterepubblicano i giochi sonotutti da fare con l’importantenovità dell’ingresso sullascena dell’attore ex-senatoreFred Thompson, il partitodell’asinello è alle prese conuna pericolosa china del suocandidato in pectore Hillary Clinton. E questo non tantoper la forza degli altri candi-dati alle primarie, i qualiBarack Obama in testa pre-sentano pietanze indigesteper il palato di parti impor-tanti della base elettoraledemocratica – leggi il ritiroimmediato dall’Iraq diObama o il radicalismo para-socialista di John Edwards – quanto perché alla prova delfuoco come spesso accadenella sfida delle primariequello che è il candidato piùgradito per l’establishment dipartito non sempre riesce atoccare i cuori della base.In particolare se da una partela Signora Clinton può conta-re su una fedeltà pressochéassoluta dei suoi sostenitorinon desta certo poche preoc-cupazioni il risultato di unrecente sondaggio(WNBC/Marist, Aprile-Maggio 2007) laddove gliinterrogati, suddivisi nellecategorie di dato nazionale,democratico, repubblicanoed indipendente, alla doman-da se pensando alle elezionipresidenziali del 2008 avreb-bero preso in considerazionedi votare per Hillary Clinton,nel segmento degli indipen-denti hanno risposto per il40% no. E considerando inun altro sondaggio escemolto chiamo come l’84% dei votanti non abbia ancoradeciso su chi orientarsi(Fonte: FOX News/OpinionDynamics, Maggio 2007)risulta evidente come tenden-zialmente il candidato Hillary Cliton rischi di risultare uncavallo già stanco primaancora di iniziare la corsa.Le motivazioni vanno cercatenella ostilità che laPresidentissima suscita nelpubblico maschile ad ogniuscita sui media; la sua affer-mazione viene infatti vendutacome l’inizio di una nuovaera, di una nuova frontieradel femminismo militante. Dicontro la sua
 politically cor- rectness 
stride con un pro-porsi in modo aggressivosuscitando sospetto. La suasincerità viene stimata dodicipunti di meno di quella diBaraci Obama (Fonte: FOX News/Opinion Dyunamics,Maggio 2007).Nella corsa per le primariedemocratiche ai nastri di par-tenza secondo un sondaggioGallup/USA Today Giugno2007 si dichiarano favorevoli verso le opinioni di BarackObama il 53%, di Al Gore il50%, di John Edwards il 44%,di Hillary Clinton solamente il46%.E il partito dell’elefantino?Qui le novità non sonopoche, a sorpresa l’Istituto diricerca Rasmussen, già notoper aver azzeccato la previ-sione per le presidenziali del2004, ti tira fuori un sondag-gio secondo cui
Fred  Thompson 
sembrerebbe
in testa 
nelle primarie repubbli-cane con il
28%
. L’ex-senato-re del Tennessee infatti, purnon essendosi ancora candi-dato ufficialmente, è davantial forse troppo frettolosamen-te considerato favorito Rudy Giuliani (al 27%).Il senatore del Tennessee fabattere i cuori della baserepubblicana. Non è un eroecome Rudy Giuliani, non èun veterano del Vietnam ouna sentinella della libertàcome si propone JohnMcCain, non ha alle spalle lacompetenza e i successi eco-nomici di Mitt Romney, ma èinflessibile sui temi etici alcontrario di Giuliani, non èmormone come Romney, hadoti di comunicatore chericordano il miglior Reagan elontane dalle possibilità diMcCain, non offende nessunadelle anime portanti del
Grand Old Party 
.Comunicherà ufficialmente lasua discesa in campo il 4luglio, nell’
Independence Day 
, attacca duramente idemocratici accusandoli diarrendevolezza sul terrenodella guerra al terrorismofacendo contenti i neocon,esalta il valore degli america-ni nei momenti difficili indo-rando la pillola alla DestraTradizionalista, si impegnaper la difesa dei valori dellafamiglia suscitando gli entu-siasmi del Christian Party.Ciò che resta da vedere ècome e se porterà dalla suaparte anche la fazione dei
Libertarian 
. Non è questioneda poco visto che la loroastensione alle ultime politi-che ha determinato la vittoriademocratica al punto da ten-tare questi ultimi
avances 
perun clamoroso salto di campo.Ma la fedeltà dei
Libertarian 
non è ancora in discussione,quello che è in discussione èl’entusiasmo e il supportoche essi possono sentire didover conferire per il succes-so della coalizione. Scottatiinfatti negli ultimi anni delsecondo mandato Bush dauna legge sull’immigrazionecontraria alla tradizione ame-ricana, da una crescita soste-nuta della spesa pubblica eda un impegno militare sem-pre sotto il profilo della spesaritenuto fuori controllo essi vogliono trovare un entusia-smo diverso che non si tradu-ca in una mera difesa dalloscontato aumento delle tasseche significherebbe un inqui-lino democratico alla CasaBianca.Solo apparentemente disecondo piano la notizia perla quale il Sindaco di New York City, MichealBloomberg, ha lasciato uffi-cialmente il PartitoRepubblicano.Lui smentisce di pensare allacorsa verso Pennsylvania Avenue, ma i giornali new- yorkesi sono già tutti dallasua parte e i soldi disponibiliper una sua eventuale cam-pagna elettorale (che sarebbeda indipendente, non essen-do più di nessun partito)decisamente non gli manca-no. E la raccolta dei fondi tra-dizionalmente è uno deipunti chiave per la vittoriafinale.In chiave elettorale la suacandidatura potrebbe giocareun brutto scherzo al candida-to repubblicano, a maggiorragione se questi saràThompson, il più debolesotto il profilo della raccoltadei fondi, con il rischio serio,alla fine di tutto, di spalanca-re le porte della Casa Biancaad un democratico.
Presidenziali USA 
Suona la campana dell’ultimo giro nella corsa per Pennsyslvania Avenue 
Gaza brucia e questo obbliga afare alcune riflessioni.Dire che i nostri attuali dirigen-ti siano degli “inguaribili ottimi-sti” (leggi inetti) è ormai comeribadire l’ovvio.Nello specifico, dopo aver tele-fonato ad Hanyeh per le con-gratulazioni per il nuovoGoverno di unità nazionale edopo avergli detto che il boi-cottaggio sarebbe stato supera-to, dopo aver accolto AbuMazen come il condottierodella pace, dopo aver sdogana-to la trasformazione del concet-to di riconoscimento delloStato di Israele da indispensa-bile a punto di arrivo. I nostri(nell’ordine) Bobo Craxi,Massimo D’Alema e RomanoProdi probabilmente starannoanche pensando di usare iltesoretto per aiutare i loro ami-chetti. Visto che stanno litigan-do su come usare le risorse delnuovo miracolo aritmetico ita-liano, lo diano ad Hamas.Sicuramente sarebbero tuttiimmediatamente d’accordo.E’ utile sottolineare che gli aiutied i finanziamenti occidentaliall’embrione palestinese nonsono mai cessati, anzi sonoaumentati nell’ultimo anno, mala situazione della popolazionenon è cambiata di una virgola,i versamenti venivano fattidirettamente nelle mani delPresidente Abu Mazen per evi-tare di finanziare Hamas, ma ilrisultato è un rinnovato poten-ziale militare delle fazioni.Ma non dovrebbero essere ipolitici a dover essere lungimi-ranti? Non è loro il compito dicondurre un Paese con le suepolitiche attraverso le difficoltàe le incertezze del futuro?Come faranno allora a giustifi-carsi per essere arrivati a que-sta impasse, come riusciranno inostri a dare ad Abu Mazen laforza che non ha neanche conle armi? Come maschererannoquesto fallimento?Probabilmente manderanno icaschi blu a vigilare, farannocosì in modo di ingarbugliareancora di più la situazione eserviranno su un piatto d’ar-gento scudi umani da utilizzarenella prossima offensiva controIsraele. Al nord, in Libano, giàè stato tutto organizzato e conil completamento a Gaza iltavolo è pronto per il gioco.E’ tutto molto sconcertante manon è opportuno mostrarsi fal-samente sorpresi.Quando un leader di Hamasdice che “Gaza è stata liberataper la seconda volta, prima daIsraele ora dai traditori” riassu-me inequivocabilmente inpoche parole quello che nellasostanza era la base dellacoabitazione governativa coattatra Fatah e Hamas.La carneficina che sta avvenen-do, questa guerra civile in attoche troppo poco in realtà vieneconsiderata dai media nostrani,se non come un fenomeno dicostume, mette davanti alleproprie responsabilità non solole volontà di piccoli uomini eentità terroriste ma ci mostraerrori che neanche due anni fasono stati commessi.Ruolo abnorme in tutto quantosta avvenendo a Gaza lo haavuto forse il più grande erroredi Sharon, commesso non solonei confronti della sicurezza diIsraele (vedi i continui lanci dirazzi qassam), ma dello stessopopolo palestinese schiavo diuna dirigenza o votata allaguerra o talmente debole dalasciare la disperazione e il dis-senso del popolo alla mercè dipredicatori di odio e di morte.Lasciare Gaza ha certamentepermesso a Israele di concen-trare le proprie forze su unaprevenzione che indubbiamen-te ha avuto il suo effetto, ma haanche permesso ad Hamas diappropriarsi del territorio dacui farà partire le sue offensiveper tentare di distruggerlo.Un’iniziativa che nel medioperiodo porterà a sacrifici enor-mi.Ora come non mai le cartedelle strategie, degli obiettivi edi anni di caos e accordi man-cati sono scoperte, le alleanzesi sono palesate e le collabora-zioni uscite alla luce.L’obiettivo iraniano di collocaredue entità integraliste al nord eal sud di Israele (Hezbollah eHamas) per dare vita ad unasorta di morsa è reale, le debolileadership della dirigenza pale-stinese dopo il regno di Arafathanno procrastinato e dispersonel tempo le volontà di unaccordo tra le parti, e Ahmadinejad, tra una centrifugae l’altra, ha il tempo di mandareesperti militari a organizzare leforze armate del futuro Statoislamico di Gaza.Tutto questo è la dimostrazioneche nella dirigenza “forte” pale-stinese, quella votata al martirio,la mediazione e la volontà dipace non è mai stata presa inconsiderazione.Mi domando anche se laNorvegia, dopo aver accettatodi riprendere i rapporti conl’ANP e Hamas, ora stia consi-derando che i fondi sbloccatipotrebbero essere serviti perdare un affaccio sulMediterraneo all’Iran.Chissà se alla fine la chimera didue Stati non evolverà in treStati, uno democratico in Israele,uno strano ibrido in Cisgiordania(con cui magari trattare) e unointegralista a Gaza. Ora comeora la fantapolitica è la cosa piùrealistica.La Palestina è un’area completa-mente fuori da qualsiasi control-lo legale e civile, Egitto e Regnosaudita, che molto più della pre-suntuosa Europa hanno provatoa mediare, hanno fallito, forseanche perché gran parte delfuoco nazionalista palestinese ènato per antagonismo al sioni-smo e vive principalmente per ladistruzione di Israele e questopurtroppo non è altro che il pro-logo di una nuova e imminenteescalation di violenza nell’area.Sono oramai anni che si vedonomuovere le pedine in questadirezione ma per un motivooscuro o per incompetenza si ècontinuato a perseverare in quel-l’aborto che è da sempre il pro-getto di pace tra uno Statodemocratico e dei dirigenti terro-risti.Misteri della politica e delladiplomazia o forse solo dellapochezza umana.
Gabriele Polgar 
 Un affaccio sul Mediterraneo per Ahmadinejad 
Brevi riflessioni su un’escalation e su alcuni errori 
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