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1-15/15-31 gennaio 2008Pag. 3
Cina: figlio unico multe più pesanti per i ricchi
Pechino. Il governo della municipalità di Pechino imporrà multe più salatedi quelle attuali alle «celebrità» che violano la legge sul figlio unico. «Lecelebrità e le persone ricche devono essere tassate più pesantemente sehanno più di un figlio», ha dichiarato Deng Xingzhou, capo dellaCommissione municipale per la pianificazione familiare di Pechino.Secondo un sondaggio del Quotidiano della Gioventù Cinese il 44,6 percento dei cittadini ritiene che la legge sia discriminatoria verso i menoabbienti.
Russia-Ue: Polonia pronta a togliereveto per nuovo accordo
Mosca. Varsavia è pronta a togliere il veto che finora ha bloccato l’avvio dei nego-ziati per rinnovare l’accordo di partnership tra Unione europea e Russia. Lo rife-risce l’agenzia russa Interfax citando il ministro degli esteri polacco, RadoslawSikorski, dopo l’incontro con il suo collega russo, Serghei Lavrov. «Sono moltocontento che l’embargo commerciale appartenga alla storia», ha detto, riferendo-si alla revoca dell’embargo russo sulle carni polacche. «Penso che ciò permetteràdi sbloccare la trattativa sull’accordo tra Ue e Russia», ha aggiunto Sikorski
Nominata prima donna candidata a presidenziali
Asuncion. Il partito al governo in Paraguay, il Colorado Party, ha nominatol’ex ministro dell’Educazione Blanca Ovelar sua candidata alle elezioni presi-denziali del 20 aprile prossimo. Ma la sfida di Ovelar che è diventata la primadonna candidata alle presidenziali è apparsa subito in salita perché il suo riva-le alle primarie ne ha denunciato la vittoria annunciata dal partito. “Non rico-nosco e non accetterò mai la mia presunta sconfitta perché ho la prova che30mila voti a mio favore sono stati rubati”, ha dichiarato il vice presidente LuisCastiglione dopo l’annuncio della commissione elettorale del partito della vit-toria di Ovelar alle primarie svoltesi il 16 dicembre.
Hillary Clinton ha trattenuto ilfiato fino alla fine. Perché anchese in Nevada i sondaggi la dava-no avanti di cinque punti suBarack Obama, lei sapeva – peraverlo provato sulla propriapelle – che tutto poteva accade-re. Come in New Hampshire.Stavolta però nessun colpo discena: la Senatrice di New Yorkha centrato l’obiettivo sbancan-do Los Angeles, dove ha siaconfermato il voto delle donne,sia avuto l’appoggio di un’im-portante comunità, quella ispa-nica. L’ex first lady sa (perchéglielo ha insegnato Bill) che unadelle chiavi del successo saràproprio il favore dei latinos che,in California e Florida - gli statichiave delle primarie americane- avranno un grande peso nellascelta finale.La station wagon familiare deiClinton va avanti spedita, e sem-bra aver definitivamente smalti-to la falsa partenza dell’Iowa.Hillary paragona addirittura la vittoria in Nevada “alla conqui-sta del West”, riferendosi a unodei più famosi film di John Ford,dove si racconta l’epopea di unafamiglia di pionieri del NewEngland partiti verso le terre sel- vagge dell’Ovest americano,come tanti altri coloni.I pioneri Clinton, insomma,proseguono il loro viaggiodi conquista.Obama ci resta male, tanto danon presentarsi nemmeno aisuoi supporter dopo i risultatidel Nevada: il senatoredell’Illinois sperava di vinceregrazie ai casinò, dove il sindaca-to dei baristi – una delle lobby più potenti da queste parti – aveva scelto di sostenere la suacorsa alla Casabianca. Le minac-ce di Bill Clinton, che secondoalcuni avrebbe screditato il sin-dacato parlando di “eccessivocontrollo sui singoli”, avrebberopoi sortito l’effetto contrario.Per Obama oltre al danno, labeffa: guadagna un delegato inpiù della Clinton (14 a 13), masolo perché si aggiudica il votodelle periferie e non quello deicentri urbani maggiormentepopolati. Una vittoria di Pirro,perché quello che conta, in que-sta fase della sfida, è il fattorepsicologico. Hillary ora è la vin-cente, lui il perdente e con que-ste etichette i due democratici sipreparano ad affrontare il votoin Soth Carolina prima, e quelloin Florida poi.Nel South Carolina la comunitàafroamericana ha ovviamentegià scelto il senatore di Chicago,ma i giochi non sono ancorachiusi. E proprio questo colpi-sce di più della campagna elet-torale democratica: la Clintonsembra in grado di mettere asoqquadro i piani dell’avversarioche si dimostra vulnerabileanche in quegli Stati che consi-dera sua roccaforte.Un indubbio successo dell’interamacchina elettorale di Hillary,un incredibile riaffacciarsi sullescene del marito Bill - vero
deus ex machina
di questa campagna- che il
Washington Post
defini-sce “l’ombra sempre fra le quin-te” nei dibattiti elettorali demo-cratici. Secondo il
Post
il senato-re dell’Illinois fa fatica a contrat-taccare perchè “la battaglia nonè fra Obama e Hillary Clinton,ma fra Obama da un lato e dal-l’altro Hillary e Bill, semprepopolarissimo negli Stati del sude fra gli afroamericani”.Questi ultimi, il senatore diChicago è riuscito a riconqui-starli, secondo i sondaggi,fra glielettori neri del Nevada chesabato scorso lo hanno votato inmassa. I Clinton reagiscono cer-cando di fare a pezzi il senatorenero: su più fronti.L’ultima occasione il dibattito tvin Carolina del Sud, dove si èassistito a un lungo acrimoniososcambio, in cui Hillary criticavala sincerità delle affermazioni diObama e la sua esperienza, e ilsenatore dell’Illinois gridava alloscandalo per la onnipresenteinfluenza dell’ex presidente. “A volte - ha detto con sarcasmo -non capisco contro chi sonoin gara”.Obama si vanta della sua since-rità: uno dei suoi slogan è pro-prio “vi dico le cose come stan-no, non come vorreste sentirle”.Ma è una tattica a rischio. Non acaso Hillary Clinton lo ha attac-cato per una recente intervistain cui Obama ha sostenuto cheRonald Reagan è stato un presi-dente innovativo, e che comun-que negli ultimi 10 anni sono venute più idee nuove dai con-servatori che dal suo partitodemocratico. “Idee pessime perl’America”, ha tuonato la senatri-ce di New York. “Idee come pri- vatizzare la sicurezza sociale,come sforare il deficit e il debi-to pubblico”. Proteste diObama: i Clinton distorcono lesue parole.E anche Bill è entrato in gioconei giorni scorsi, per esempioquando ha detto definito “unafavoletta” che il rivale dellamoglie sia sempre stato contra-rio all’intervento in Iraq.Questo perchè l’ex presidentesta praticamente giocando ilruolo che giocherebbe il vice-presidente negli ultimi mesiprima del voto per la CasaBianca: guidare le truppe all’at-tacco. I media lo amano, la suapopolarità fra i democratici dàpeso a qualunque cosa dica, lesue parole contro Obama e afavore della moglie hanno piùeco di quelle di chiunque altro.E nel partito democratico moltipensano che Bill Clinton abbiasuperato i limiti. Difficile perònegarne l’efficacia.In South Carolina hanno invecegià votato i repubblicani, sce-gliendo McCain. La corsa del veterano del Vietnam proseguein un’incertezza generale nellaquale all’appello manca solo lui,il candidato dato per favoritoalla vigilia: Rudolph Giuliani.Che fine ha fatto il sindaco diNew York? Sarà premiato dallastrategia finora messa in attocon la quale si è concentratosoprattutto su Stati che conside-rava chiave?Il primo test sarà il 29 maggio inFlorida: l’avversario da battereancora McCain, la comunità daconquistare quella ebraica, perla quale Giuliani ha speso700mila dollari a settimana inspot televisivi. Non solo; qui l’exsindaco di new York ha speso lagran parte dei fondi raccoltidurante la sua campagna , 45milioni di dollari provenienti perlo più da donazioni private , dicui quasi due milioni dilapidatiad Orlando. Rudy sta portando atermine il suo lavoro elettoraledeciso a vincere e incamerareun sostanzioso numero di elet-tori, cosa questa, che lo affian-cherebbe a Romney. Sono lorodue i repubblicani favoriti, fre-schi, decisi, preparati e distantidalle vecchie istituzioni naziona-li. Sono loro che, probabilmen-te, infrangeranno il sogno diMcCain a Miami, quando com-batteranno l’ex militare su tutti ifronti, anche sul suo poco chia-ro passato in guerra.Tuttavia, secondo gli analistilocali, McCain ora è il più fortetra i candidati repubblicani: e’l’unico che ha ottenuto due vit-torie nelle quattro primariedisputate e si è accaparrato lasfida in South Carolina, per tra-dizione la più importante per irepubblicani.Ma c’e’ anche una ragione psi-cologica per cui adesso il sena-tore veterano del Vietnam e’ ilfavorito: nel 2000 McCain videsvanire le sue ambizioni eletto-rali proprio in South Carolina,uno Stato fortemente conserva-tore in cui lo staff dell’alloragovernatore del Texas, George W.Bush, lo accuso’ tra l’altro, diavere problemi mentali e di averavuto un figlio illegittimo da unaprostituta afro-americana. Dopoaver vinto nonostante l’apertaostilita’ dell’establishmentrepubblicano, adesso McCainricevera’ un’iniezione di popola-rita’ che portera’ sicuramentenuovi finanziamenti nelle suecasse e una nuova spinta dipopolarità a Miami.
Luca Moriconi
Usa: missione Nevada
Era lei, Benazir Bhutto, la sper-anza di un Pakistan più demo-cratico. La sua morteimprovvisa - da lei stessa pre-conizzata con tanto di individ-uazione del colpevole - ha las-ciato al Paese una opposizionesì agguerrita, ma troppo etero-genea e senza una guida caris-matica. Ciononostante,Musharraf può sfregarsi lemani in vista di una più agileconservazione del potere?Non proprio, anzi. Un perico-lo non trascurabile per ildittatore è costituito dall’indig-nazione popolare non ancorasmorzatasi e che si fa giornodopo giorno sentire con atten-tati ed espolsioni. In più, con-siderando la sempre più insis-tente pressione talebana e di Al Qaida, Musharraf sembradavvero condanato a nondormire sonni tranquilli.Inoltre, fra i Paesi che il presi-dente Bush all’inizio dell’ulti-mo anno di mandato siappresta a visitare in MedioOriente, risalterà propriol’assenza del Pakistan - alleatochiave della strategia ameri-cana nella regio-ne - che sta letteralmenteimplodendo dopo l’assassiniodella carismatica BenazirBhutto.Il presidente Usa tenterà primadi tutto di sbloccare personal-mente l’infinita crisi tra palesti-nesi e israeliani.Cosa manifestamente difficile viste le sue ultimedichiarazioni sul conto diHamas (“Hamas non haprodotto altro che miseria”),che ha immediatamenterisposto con un lancio di mis-sili, dei quali uno ha colpitouna scuola americana a Gaza.Forte della strategia vincentedel generale Petraeus nel con-tenimento del terrorismo inIraq, Bush cercherà anche digalvanizzare il fronte deglialleati importanti costituito dal-l’egiziano Mubarak e dal resaudita Abdullah.Il tour proseguirà negli emira-ti del Golfo, che preoccu-pati dalle mire espansionistedell’Iran nella regione, Bushtroverà disponibilissimi a pre-star orecchio ai propri sugger-imenti e favorevoli alla lineadura di Washington nei con-fronti della minaccia atomicadi Teheran.Ma se Musharraf è costretto adormire col pugnale sotto ilcuscino, Bush è parimentiinquieto per la piega che stan-no prendendo gli eventi inPakistan.Paese che - come anunciato -a meno di sorprese dell’ul-timissima ora, il presidente Usanon visiterà per ragioni disicurezza, nonché di calcolopolitico.Islamabad è un preziosoalleato.Una visita in questo mo-mento ipercritico significhe-rebbe mettere a repentagliol’esistenza stessa del Pakistan.Difatti, questo Paese ora èdiventato senza tema di smen-tita il fulcro incandescentedella guerra al terrorismoislamista.Questa guerra è davvero unapartita a scacchi ed è inPakistan, seconda nazionemusulmana più popolosa delmondo, terza potenzanucleare asiatica, che lo scon-tro s’avvia alla sua fase decisi- va e più rischiosa. Il terrorismomusulmano preme sulPakistan e attraverso Afghanistan e Iran e un’even-tuale conquista da parte lorosarebbe una sciagura.L’attualità pakistana non lasciapresagire nulla di buono.Una parte del territorio nord-occidentale, il Waziristan, è laroccaforte dei capi di Al Qaida,protetti dalle tribù pashtun,etnicamente imparentate con iguerriglieri talebani. Le accad-emie islamiche sono focolaijihadisti dove si addestranoalle tecniche del terrore e delsuicidio religioso i giovani ka-mikaze. Neppure l’esercito ètotalmente affidabile. Esso èscisso in due: una parte filocci-dentale, l’ altra ha invece pro-fonde radici islamiche.Merita un cenno l’Isi, il serviziosegreto militare, a suo tempocreatore dei talebani: su diesso grava oggi il sospetto diavere, se non ordito, con-tribuito alla preparazione deidue attentati contro la Bhutto.Insomma, per l’implacabilelegge del contrappasso, ilPakistan musulmano, cheaveva ritenuto almeno inizial-mente di essere il “puparo” deitalebani, rischia di rovinaresotto i colpi di questi.Che agiscono in mille modi:bivaccano sui confini, sobil-lano le tribù affini contro ilgoverno centrale, monopoliz-zano il traffico di armi e droga,controllano le mafie deitrasporti. Oggi essi premonosullo Stato, organizzandoattentati, stragi erapimenti con la protezione disettori influenti dell’Isi.E il generale Pervez Musharraf?Relativamente alla truculentafine di Benazir Bhutto, cosaavrebbe avuto da perdere - oda guadagnare?Egli è un personaggioambiguo, che deve la propriaesistenza come dittatore solograzie alla contingenza, chedona lui una strategicitàprovvienziale per la durata delsuo regime, egualmente bar-collante. E che ora, il doppi-opetto borghese non rendepiù presentabile.Tutti hanno espresso sommaindignazione per la mortedella Bhutto, ma qualcunoavrà pur recitato in questocontinuo gioco delle parti.Ebbene, si sa che il leader piùcarismatico che l’opposizionepakistana ricordi era inviso aMusharraf, tant’è che la stessaBhutto - in caso di morte -aveva già in precedenza indi- viduato l’occhialuto generalecome
mandante
. Scontato,perciò l’interesse di Musharraf per la distruzione della Bhutto.E’ per questo che la rivendi-cazione di Al Qaida convincepochino. A che pro, infatti, farfuori il nemico del proprionemico? Non avrebbe senso.E’ per questo che l’interesse afar fuori la dura Benazir - giàscampata di recente a unattentato - ascrivibile principal-mente al dittatore, ai servizisegreti deviati o meno e, inultima, più remota istanza, agliStati Uniti in quanto strategica-mente interessati alla salute delregime pakistano (anche se vorrebbero traghettarlo versolidi più presentabili). Che versa in pessime condizioni. E’per questi motivi che la pistadi Al Qaida presenta dellefalle. Tuttavia, va consideratoche, ammettendo la respons-abilità di Musharraf nell’atten-tato mortale a Benazir Bhutto,lo stato di salute del Paese èaddirittura peggiorato e lapace interna è sempre più lon-tana. Possibile che Al Qaidaprevedendo tale caos abbia voluto con l’uccisione dellaBhutto metter ancor più allestrette il dittatore e con-seguentemente gli Usa?Una interpretazione simile misembra una forzatura. Una visione lineare dei fatti ci portapiuttosto a pensare che si siatrattato di un errore strategicoda parte di Musharraf, cheanziché semplificare il quadropolitico-sociale, l’ha reso ancorpiù critico.Ed ora si trova ancor piùasse-diato, con il solo Bush che sesolo potesse lo lascerebbe ruz-zolare a valle ed invece ècostretto a sostenerlo “aummaaumma”.Perciò, morte della leader haeffettivamente giovato solo alterrorismo ma, dal mio puntodi vista, casualmente. ed orasiamo tutti legittimati atremare, perché se possibile lapartita pakistana è la più temi-bile delle partite, più di quel-la irachena e afghana. Perchéun conto è impadronirsi deldesolato Afghanistan, un’altrosalire in sella a una potenzanucleare. Se davvero fosseMusharraf il mandante deisicari di Benazir Bhutto, il dit-tatore non avrebbe fatto altroche sommare errore a errore. Vediamone una cronistoria.Kemalista solo di facciata, egligiunse al golpe del 1999 bar-camenandosi fra talebani,madrasse teosofiche e militarisecolari. L’impopolare svoltaavvenne dopo l’11 settembrequando si schierò contro ilregime teocratico in Afghanistan. Tuttavia, durantegli anni della dittatura non hamai compiuto una vera lai-cizzazione dello Stato e lapolitica è rimasta - di fatto -legata a filo doppio con lareligione. Ora, dopo l’assas-sinio della Bhutto, che ha visto sfumare l’opzione demo-cratica cara a CondoleezzaRice, Musharraf se ne sta chiu-so nel palazzo nella speranzache passi la nottata. Ed ilmondo guarda col fiato ingola quelle 60 testate nucleari,che potrebbero finire in maniben più pericolose di quelledel dittatore.
Francesco Di Rosa
Pakistan e dintorni
Assassinio Bhutto: cui prodest
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