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Poste Italiane SpA- Spedizione in abbonamento postale - D. L. 353/2003 (conv. in L27/02/2004 num. 46) art. 1 - DCB-Roma
1-15/15-31 Gennaio 2008 - Anno XLV- NN. 25-26
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(Quindicinale)
In caso di mancato recapito restituire a Poste Roma Romaninaper la restituzione al mittente previo addebito - TAXE PERCUE tass. riscoss Roma-Italy
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— Fondato da Turchi —
COPIAOMAGGIO
Saggezzao follia
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CULTURA
Per la vostra pubblicitàtelefonare allo 800.574.727
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di
FRANZ TURCHI
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ECONOMIA
 Ricco, continuamente aggiornato: arriva  finalmente sul web il nuovo punto di riferimento per i giovani e per un nuovo modo di fare politica in Italia
 www.lapiazzaditalia.it 
Una Piazza di confronto aperta al dibattito su tutti i temi dell’agenda politica e sociale per valorizzare nuove idee e nuovi contenuti
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ì, finalmente èfinita un’epoca digoverno e forseanche una classe diri-gente.Credo infatti che lacaduta del governoProdi oltre a significarela caduta del centrosini-stra, sia la chiusura diun periodo storico cheha visto Prodi ed i suoialla ribalta dal ’96 adoggi. Infatti la volontàdi andare alla “conta” inSenato così difficile edura, ha significato lasconfitta politica rispet-to al centrodestra, maanche l’archiviazione diqualunque altro passag-gio di Prodi e dei suoi. A questo punto , sottoli-neiamo anche la crisidel Pd, nato solo 3 mesifa, per stabilizzare, etutto ha fatto tranne chequesto, qualunquesiano le scelte delPresidente dellaRepubblica, garantedella Costituzione inItalia, abbiamo bisognodi un recupero dellacredibilità ed autoritàdella politica.Questo passaggio è fon-damentale, se sarà capi-to da entrambi gli schie-ramenti, sulla sceltadella classe dirigente eprogrammi relativi.Se si farà, la gente dinuovo crederà nelle isti-tuzioni e la politica siriapproprierà dei suoispazi, recuperandoanche credibilità inter-nazionale, che negliultimi tempi abbiamocompletamento perso.
Il risikoenergetico
Come tradizione vuole 
Bye bye miei Prodi 
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rodi bocciato al Senato èfinalmente costretto alledimissioniIl “professore”, novello tenore,concede il bis, e ripete il risul-tato ottenuto poco più di diecianni fa ritrovandosi nuova-mente sfiduciato al Senato dal-l’eterogenea maggioranza chelo sosteneva. Dopo poco piùdi un anno e mezzo - per l’e-sattezza 618 giorni - è cosìcostretto a rimettere il propriomandato nelle manidel presidente dellaRepubblica Napolitano.L’epilogo della farsa si è avutoil 24 gennaio scorso, pressap-poco all’ora di cena, allorquan-do la richiesta di fiducia è statabocciata dall’aula per 161 votia 156. Questa volta quindi alPremier Prodi non è bastato ilsoccorso di qualche Senatore a vita - Colombo, Scalfaro,Ciampi e Levi Montalcini - perfar pendere per l’ennesima volta la bilancia a suo favore.La sconfitta si è realmentematerializzata poiché ai votidella ricompattata Casa dellaLibertà, si sono aggiunti quellidi due esponenti su tredell’Udeur, di Dini, diFisichellae Turigliatto, esponente que-st’ultimo dell’ala Trotzkista diRifondazione Comunista.Inoltre si sono fatte sentire leassenze del Senatore eletto insud America, Pallaro, e quelladel più volte Presidente delConsiglio Giulio Andreotti, iquali in molte altre occasioni ecircostanze erano stati decisivi,col loro voto favorevole, a fargalleggiare la zattera diRomano. Si è avuto dunquel’epilogo più logico e naturalea cui si potesse assistere. Chequesta volta Prodi non avessepotuto scamparla era parere dimolti. Anche i suoi più ottimi-sti collaboratori oramai nonavrebbero potuto immaginareuna fine diversa da quella chesi è avuta. Il 2007 si era con-cluso con l’ennesima striminzi-to voto di fiducia al Senato cheha consentito l’approvazionedella Legge Finanziaria, cheaveva permesso a Romano di“mangiare il panettone”. Maquesta volta gli struffoli carne-
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Finalmente
 
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n Campania siamo alle soli-te. Così come era prosegui-to e finito il 2007, è iniziatoil 2008.Tra montagne di rifiuti accata-stati per le vie . Con la genteche non trova altri rimedi chebruciare la spazzatura accumu-latasi per la mancata raccoltadovuta all’esaurimento dellospazio nelle discariche campa-ne. Le solite immagini, insom-ma, che oramai non colpisco-no più, in quanto si sono ripe-tute più volte nell’arco deglianni, quasi che adesso sianodivenute una ineluttabilitàcontro la quale non si può farealtro che abituarsi. La forzadella consuetudine che scandi-sce, nei mass media italiani, ilcorso delle stagioni: saldi edinfluenza a gennaio, esami dimaturità ed esodi vacanzieri inestate, finanziaria da ottobre inpoi, regali di natale a dicem-bre. E poi, a stagioni alterne cisi ritrova tutti a riparlare dell’e-mergenza rifiuti in Campania,una sorta di “distrazione” dellamente e della coscienza rispet-to ai morti ammazzati dai clancamorristici, quasi un modo distaccare la spina, per disto-gliersi dalla lettura quotidianadei necrologi. La situazione,per dirla in termini medici, dapatologica è diventata cronicaed oramai solo un evento piùcatastrofico della fase attualepotrebbe risvegliare lecoscienze di tutti i cittadini,degli organi di informazione,dei politici locali e nazionali:una epidemia ad esempio!Naturalmente questa è soltantouna provocazione, ma conti-nuando di questo passopotrebbe diventare una tragicapossibilità.Oramai ogni giorno si susse-guono, senza interruzioni disorta, blocchi di strade, delletangenziali e ferrovie da partedi intere popolazioni arrabbia-te. Incendi di cassonetti, diautobus e quant’altro sonodivenuti una routine. Nessuno,in poco più di 13 anni, daquando cioè prosegue lagestione straordinaria del pro-blema rifiuti di un commissa-rio - di volta in volta nominatodai vari governi succedutisi inquesto lasso di tempo - èriuscito a trovare una soluzio-ne o solo a fronteggiare mini-mamente l’emergenza.I dati del disastro sono allar-manti: quasi 1500 le tonnellatedi rifiuti prodotte giornalmentenel solo capoluogo campano,quasi 7.500 ogni giorno quelledell’intera regione, ad oggi
Il Rinascimento bassoliniano della Campania finisce “impiccato” 
 Vedi Napoli e puoi muori 
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NTERNI
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Tutti a San Pietro per il Papa
All’indomani della rinuncia del Santo Padre alla visita all’Università dellaSapienza a causa della lettera firmata da una cinquantina di docenti cheerano contrari a tale presenza, circa 200000 persone si sono riversate dome-nica 20 gennaio a Piazza San Pietro per assistere all’Angelus e dimostrarela propria solidarietà al Papa in risposta alla richiesta del Cardinale Ruini.Presenti tutti i massimi esponenti del centro destra, assenti Prodi e Veltroni.
 Mastella si dimette da Ministro dellaGiustizia
Acausa dello scandalo degli avvisi di garanzia ricevuti da Mastella e dallamoglie- presidente del consiglio della regione Campania – il segretariodell’Udeur rassegna le proprie dimissioni dal dicastero da lui fino ad ora gui-dato. Il Presidente del Consiglio, Romano Prodi , assume il ruolo diGuardasigilli ad interim. Mastella comunque ribadisce l’appoggio esterno algoverno Prodi.
 Referendum sulla legge elettorale: la con-sulta dice si 
Semaforo verde ai tre quesiti referendari da parte della consulta. Se l’attualeparlamento non si scioglierà prima della data di effettuazione del referendum-le date possibili vanno dal 15 aprile al 15 giugno-o non promulgherà unanuova legge elettorale, sempre prima di questo periodo, i cittadini sarannochiamati alle urne per decidere o meno di assegnare il premio di maggioranzaalla Camera e al Senato solo al partito più votato e non all’intera coalizionevincente, e di proibire ad un candidato di presentarsi in più collegi.
 valeschi, tipici dellaCampania per di più - ci siconsenta una divagazioneculinaria per sdrammatizzarel’atmosfera - sono stati indige-sti come il piombo. Si perchéproprio dalla Campania sonoarrivate in questo scorcio di2008 le cannonate che hannocolpito e affondato il vascello“prodiano”. Prima l’emergen-za ambientale dei rifiutilasciati a marcire per settima-ne- e ancora stanno là, si badibene - per le strade di Napolie Provincia e le conseguentiimmagini da guerra civile conla popolazione esasperatache bruciava “a’munnezza”per la via e effettuava blocchistradali. Poi l’avviso di garan-zia all’oramai ex GuardasigilliMastella, e gli arresti domici-liari della moglie - presidentedel Consiglio regionale cam-pano - e di altri alti esponen-ti dell’Udeur napoletano, conle conseguenti dimissioni diClemente da “largo Arenula”ed appoggio esterno prima ,e dopo, l’uscita definitivadalla maggioranza del partitoda lui guidato.Ma all’indomani della sconfit-ta al Senato, l’ex Premier ed isuoi uomini, più che accusareDini, Pallaro, Mastella eTurigliatto di tradimento o lalegge elettorale di inadegua-tezza dovrebbero fare davan-ti a tutti gli italiani un sincero“mea culpa”. Essi infattilasciano un Paese in stagna-zione economica, oberatodalle tasse, incapace di stareal passo degli stati più evolu-ti, ma neanche troppo, conun sistema industriale al col-lasso, un debito da capogiro,una crescita dei consumiminima. Inoltre nulla si è fattoper alleviare le sorti dellefasce più deboli della popola-zione che hanno visto assotti-gliarsi le proprie entrate e ipropri risparmi - alla facciadella sbandierata solidarietàsociale del centro sinistra -,nulla si è fatto per risolvere iproblemi che veramente inte-ressano al popolo italiano:lavoro scarso, sanità allosbando, sistema scolastico egiudiziario inadeguati aglistandard occidentali. In questicirca 600 giorni- sempre trop-pi, purtroppo- si è badato piùa mantenere unita con losputo una coalizione legatasolo dall’anti- berlusconismo,che a governare. Prodi è statopiù impegnato a seguire le“mattane” politiche dei variPecoraro, Bonino, Luxuria,Bindi e Turco che cercare dimettere in pratica l’1 % delfaraonico programma eletto-rale - un tomo di 281 pagine- con cui si è presentato aglielettori. Il centro sinistra èstato più assorbito dallacostruzione del Partito demo-cratico che a cercare di rico-struire la fiducia del proprioelettorato crollata sotto ilpeso delle false illusioni. Manonostante l’aiuto dei massmedia vicini, il loro indice digradimento nel Paese è crol-lato. E’ venuta fuori cioè, ladisillusione di chi aveva vota-to Unione credendo nellepromesse fattegli. In poco piùdi 600 giorni, dicevamo, sisono susseguiti, gli scandaliRovati e Sircana , le intercet-tazioni a D’Alema e Fassinoriguardo le scalate bancarie, ilcaso Visco – Speciale, l’indul-to, i 28 voti di fiducia, i 25ministri e i 100 sottosegretari,lo scandalo e la modalità concui ha avuto luogo la questio-ne della mancata visita delsanto Padre all’università “LaSapienza” di Roma, la tiriterasulle riforme istituzionali edella legge elettorale.Il giorno dopo la caduta diProdi , centro sinistra è allosbando. C’è chi come icespugli - verdi ,Pdci, SD,invocano elezioni immediatealla stessa maniera di FI, Legae AN. Chi cerca – Veltroni e ilPD soprattutto - di fare meli-na per provare a fare ungoverno istituzionale, ufficial-mente perché non si può per-der così una legislatura, uffi-ciosamente perché voglionoche gli elettori “dimentichino”a poco a poco il fallimentodel Professore. Sarebbe arduoanche per il Sindaco di Romapresentarsi alle elezioni anti-cipate in primavera con lastessa coalizione e con lapesante “eredità” lasciataglida Romano. La sconfitta alquel punto, dopo che Prodiha avvelenato ed esacerbatol’atmosfera politica italianaper rendere difficile la suasuccessione a Veltroni e suoi,sarebbe ineludibile.Finalmente è stata posta laparola fine sopra questa farsaindecente che per tropotempo è andata avanti.Si torni più presto alle urneper ridare una guida forte edautorevole al Paese, si ritornifinalmente a far decidere alcittadino. Dopo di che , diqualunque sia la colorazionepolitica del nuovo governo, simetta mano con decisionealla rimozione degli ostacoliche intralciano il camminodell’Italia e contestualmentesi modifichi anche l’assettocostituzionale ed istituzionaleche dopo 60 anni scricchiolapaurosamente ed oramai nonè più in grado di dare rispo-ste concrete a se stesso e aicittadini.sono più di 100.000 le tonnel-late di “monnezza” non rac-colte che giacciono per lastrada. Ma quello che piùpreoccupa è la situazione del-l’ordine pubblico: autobusincendiati , assalti a colpi dipietre contro vigili urbani,polizia e carabinieri che scor-tano i compattatori che tenta-no di portare il loro contenu-to di rifiuti nelle discariche“temporanee” individuatedalle autorità. Città ed interiquartieri di Napoli che sonoin rivolta perché la situazioneigienico-sanitaria è al puntodi non ritorno. Ed in tuttoquesto marasma spicca l’as-senza dei due latitanti piùricercati della Campania.Questa volta non sono espo-nenti dei clan camorristici madel Presidente della RegioneBassolino e del Ministrodell’Ambiente, campanoanche esso, Pecoraro Scanio.Il primo, l’autore del rinasci-mento napoletano che tanto,stampa e pubblica opinione,hanno sempre incensato inquesti anni, è letteralmentescomparso, tanto che la nottedel 31 dicembre neppure si èpresentato a Piazza delPlebiscito a festeggiare insie-me ai napoletani, come sem-pre, l’ingresso del nuovoanno. Lo sanno anche i sassiche è compito istituzionale diogni regione redigere il pianorifiuti. Per chi non lo sapessein detto piano si stabilisconole linee guida per lo smalti-mento della spazzatura, cioèdove e quante discariche fare,l’ubicazione e la quantità ditermovalorizzatori da costrui-re, organizzare le linee per iltrattamento ed il conferimen-to dei rifiuti, programmare laraccolta differenziata al finedi raggiungere la chiusura delciclo dell’immondizia e ren-dere la regione auto-suffi-ciente, ma del peso di questeresponsabilità sembra chetutti vogliano alleggerire lespalle di Bassolino, massmedia in primis, mondo poli-tico e giudiziario in coda. Daquando il “bell’Antonio” siedesulla poltrona più alta dellapolitica campana, sono statispesi almeno 2 miliardi dieuro per cercare di arginarel’emergenza rifiuti. Soldi chesono finiti a politici, affaristi,consulenti strapagati, impreseche non hanno costruito ter-movalorizzatori o risanato vecchie discariche, insommauna mala gestione, se nondolo vero e proprio, di cui gliunici colpevoli sonoBassolino ed il sistema diclientele politiche e non, cheha messo su in tutti questianni durante i quali è statoprima sindaco di Napoli e poipresidente della Regione eche gli hanno permesso dispadroneggiare in lungo edin largo in Campania.L’altro latitante famoso, sidiceva prima, è il ministrodell’Ambiente, il “verde”Pecoraro Scanio. Un altroche, sempre in prima paginao in televisione per pubbliciz-zare i finanziamenti per l’e-nergia eolica o solare - cheallo stato dell’arte della ricer-ca energetica risultano esseresolo uno spreco di pubblicodanaro - per le campagneanti-Ogm, per quelle anti-tavo per promuovere il proto-collo di Kyoto financo inIndonesia, adesso è irreperi-bile. Il suo bel faccione sem-bra essersi volatilizzato , difronte al disastro ambientaleche sta colpendo la sua regio-ne preferisce forse occuparsidelle balene del Pacifico.Quando poi sentiamo il sinda-co di Napoli, Rosa Russo Jervolino, affermare che lacolpa della situazione disastro-sa riguardo lo smaltimento deirifiuti urbani venutasi a crearenegli anni, non è dell’ammini-strazione comunale, allora ci viene voglia di lasciar perdere veramente tutto e sperare cheil tanfo della “monnezza”rico-pra l’ancor più fastidioso olez-zo di tali affermazioni. Non sela prenda Rosetta, ma cercaredi lavarsi le mani in mezzo atale letamaio non è cosa pro-priamente facilissima. DelSindaco di Napoli però èapprezzabile, almeno quello,la voglia di uscire allo scoper-to anche se solo per cercare difarla franca in modo un po’“pilatesco”, anzi data la situa-zione di cui parliamo sarebbepiù corretto dire, di sfangarla.Si, perché la Jervolino ècomunque parte integrante delmeccanismo di potere e dicontrollo messo in piedi dalcentro-sinistra napoletano, edata la carica che ricopre, ne èpezzo insostituibile e quindicorresponsabile di tale situa-zione. Adesso ci vengono a dire chele discariche temporaneerimarranno aperte fino all’ini-zio del 2009, quando entreràin funzione il termovalorizza-tore di Acerra - la cui costru-zione tra vari “stop and go” èiniziata 15 anni fa, quinditecnologicamente obsoleto -che comunque sarà insuffi-ciente ad “incenerire” tutto ilmateriale accumulatosi finoadesso in Campania.Basterebbe sapere che chi èstato causa di tale disastroabbia un ultimo scatto diorgoglio e lasciasse i posti dicomando o venga costretto afarlo dalla pubblica opinione,poiché le soluzioni al pro-blema rifiuti basta copiarle daaltre regioni italiane od euro-pee che di queste preoccupa-zioni non ne hanno. Non c’ènulla da inventare o improv- visare.C’è un solo timore, che un’al-tra regione d’Italia, il Lazio,da qui a qualche anno, piom-bi nella situazione di caos incui versa oggi la Campania. Anche a Roma, a distanzaoramai di anni , non si èprovveduto a redigere unpiano rifiuti adeguato. Tuttorala maggioranza politica chesiede alla Pisana, non è statain grado di decidere quantitermovalorizzatori costruirema solo di stabilire di allarga-re le discariche di Malagrotta- la più grande d’Europa - equella di Latina. Un indecisio-nismo, quello laziale che parefratello di quello campano.Chi vivrà vedrà.
Giuliano Leo
Dalla Prima 
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Manoscritti e foto anche non pubblicati, e libri anchenon recensiti, non si restituiscono.
Cod. ISSN 1722-120X 
Stampa: EUROSTAMPE s.r.l. Via Tiburtina, 912 - 00156 RomaFINITO DI STAMPARE NEL MESE DI GENNAIO 2008
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Bye bye miei Prodi 
Come tradizione vuole Il Rinascimento bassoliniano della Campania finisce “impiccato” 
 Vedi Napoli e puoi muori 
Dalla Prima 
 
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1-15/15-31 gennaio 2008Pag. 3
Cina: figlio unico multe più pesanti per i ricchi 
Pechino. Il governo della municipalità di Pechino imporrà multe più salatedi quelle attuali alle «celebrità» che violano la legge sul figlio unico. «Lecelebrità e le persone ricche devono essere tassate più pesantemente sehanno più di un figlio», ha dichiarato Deng Xingzhou, capo dellaCommissione municipale per la pianificazione familiare di Pechino.Secondo un sondaggio del Quotidiano della Gioventù Cinese il 44,6 percento dei cittadini ritiene che la legge sia discriminatoria verso i menoabbienti.
 Russia-Ue: Polonia pronta a togliereveto per nuovo accordo
Mosca. Varsavia è pronta a togliere il veto che finora ha bloccato l’avvio dei nego-ziati per rinnovare l’accordo di partnership tra Unione europea e Russia. Lo rife-risce l’agenzia russa Interfax citando il ministro degli esteri polacco, RadoslawSikorski, dopo l’incontro con il suo collega russo, Serghei Lavrov. «Sono moltocontento che l’embargo commerciale appartenga alla storia», ha detto, riferendo-si alla revoca dell’embargo russo sulle carni polacche. «Penso che ciò permetteràdi sbloccare la trattativa sull’accordo tra Ue e Russia», ha aggiunto Sikorski
 Nominata prima donna candidata a presidenziali 
Asuncion. Il partito al governo in Paraguay, il Colorado Party, ha nominatol’ex ministro dell’Educazione Blanca Ovelar sua candidata alle elezioni presi-denziali del 20 aprile prossimo. Ma la sfida di Ovelar che è diventata la primadonna candidata alle presidenziali è apparsa subito in salita perché il suo riva-le alle primarie ne ha denunciato la vittoria annunciata dal partito. “Non rico-nosco e non accetterò mai la mia presunta sconfitta perché ho la prova che30mila voti a mio favore sono stati rubati”, ha dichiarato il vice presidente LuisCastiglione dopo l’annuncio della commissione elettorale del partito della vit-toria di Ovelar alle primarie svoltesi il 16 dicembre.
Hillary Clinton ha trattenuto ilfiato fino alla fine. Perché anchese in Nevada i sondaggi la dava-no avanti di cinque punti suBarack Obama, lei sapeva – peraverlo provato sulla propriapelle – che tutto poteva accade-re. Come in New Hampshire.Stavolta però nessun colpo discena: la Senatrice di New Yorkha centrato l’obiettivo sbancan-do Los Angeles, dove ha siaconfermato il voto delle donne,sia avuto l’appoggio di un’im-portante comunità, quella ispa-nica. L’ex first lady sa (perchéglielo ha insegnato Bill) che unadelle chiavi del successo saràproprio il favore dei latinos che,in California e Florida - gli statichiave delle primarie americane- avranno un grande peso nellascelta finale.La station wagon familiare deiClinton va avanti spedita, e sem-bra aver definitivamente smalti-to la falsa partenza dell’Iowa.Hillary paragona addirittura la vittoria in Nevada “alla conqui-sta del West”, riferendosi a unodei più famosi film di John Ford,dove si racconta l’epopea di unafamiglia di pionieri del NewEngland partiti verso le terre sel- vagge dell’Ovest americano,come tanti altri coloni.I pioneri Clinton, insomma,proseguono il loro viaggiodi conquista.Obama ci resta male, tanto danon presentarsi nemmeno aisuoi supporter dopo i risultatidel Nevada: il senatoredell’Illinois sperava di vinceregrazie ai casinò, dove il sindaca-to dei baristi – una delle lobby più potenti da queste parti – aveva scelto di sostenere la suacorsa alla Casabianca. Le minac-ce di Bill Clinton, che secondoalcuni avrebbe screditato il sin-dacato parlando di “eccessivocontrollo sui singoli”, avrebberopoi sortito l’effetto contrario.Per Obama oltre al danno, labeffa: guadagna un delegato inpiù della Clinton (14 a 13), masolo perché si aggiudica il votodelle periferie e non quello deicentri urbani maggiormentepopolati. Una vittoria di Pirro,perché quello che conta, in que-sta fase della sfida, è il fattorepsicologico. Hillary ora è la vin-cente, lui il perdente e con que-ste etichette i due democratici sipreparano ad affrontare il votoin Soth Carolina prima, e quelloin Florida poi.Nel South Carolina la comunitàafroamericana ha ovviamentegià scelto il senatore di Chicago,ma i giochi non sono ancorachiusi. E proprio questo colpi-sce di più della campagna elet-torale democratica: la Clintonsembra in grado di mettere asoqquadro i piani dell’avversarioche si dimostra vulnerabileanche in quegli Stati che consi-dera sua roccaforte.Un indubbio successo dell’interamacchina elettorale di Hillary,un incredibile riaffacciarsi sullescene del marito Bill - vero
deus ex machina 
di questa campagna- che il
Washington Post 
defini-sce “l’ombra sempre fra le quin-te” nei dibattiti elettorali demo-cratici. Secondo il
Post 
il senato-re dell’Illinois fa fatica a contrat-taccare perchè “la battaglia nonè fra Obama e Hillary Clinton,ma fra Obama da un lato e dal-l’altro Hillary e Bill, semprepopolarissimo negli Stati del sude fra gli afroamericani”.Questi ultimi, il senatore diChicago è riuscito a riconqui-starli, secondo i sondaggi,fra glielettori neri del Nevada chesabato scorso lo hanno votato inmassa. I Clinton reagiscono cer-cando di fare a pezzi il senatorenero: su più fronti.L’ultima occasione il dibattito tvin Carolina del Sud, dove si èassistito a un lungo acrimoniososcambio, in cui Hillary criticavala sincerità delle affermazioni diObama e la sua esperienza, e ilsenatore dell’Illinois gridava alloscandalo per la onnipresenteinfluenza dell’ex presidente. “A volte - ha detto con sarcasmo -non capisco contro chi sonoin gara”.Obama si vanta della sua since-rità: uno dei suoi slogan è pro-prio “vi dico le cose come stan-no, non come vorreste sentirle”.Ma è una tattica a rischio. Non acaso Hillary Clinton lo ha attac-cato per una recente intervistain cui Obama ha sostenuto cheRonald Reagan è stato un presi-dente innovativo, e che comun-que negli ultimi 10 anni sono venute più idee nuove dai con-servatori che dal suo partitodemocratico. “Idee pessime perl’America”, ha tuonato la senatri-ce di New York. “Idee come pri- vatizzare la sicurezza sociale,come sforare il deficit e il debi-to pubblico”. Proteste diObama: i Clinton distorcono lesue parole.E anche Bill è entrato in gioconei giorni scorsi, per esempioquando ha detto definito “unafavoletta” che il rivale dellamoglie sia sempre stato contra-rio all’intervento in Iraq.Questo perchè l’ex presidentesta praticamente giocando ilruolo che giocherebbe il vice-presidente negli ultimi mesiprima del voto per la CasaBianca: guidare le truppe all’at-tacco. I media lo amano, la suapopolarità fra i democratici dàpeso a qualunque cosa dica, lesue parole contro Obama e afavore della moglie hanno piùeco di quelle di chiunque altro.E nel partito democratico moltipensano che Bill Clinton abbiasuperato i limiti. Difficile perònegarne l’efficacia.In South Carolina hanno invecegià votato i repubblicani, sce-gliendo McCain. La corsa del veterano del Vietnam proseguein un’incertezza generale nellaquale all’appello manca solo lui,il candidato dato per favoritoalla vigilia: Rudolph Giuliani.Che fine ha fatto il sindaco diNew York? Sarà premiato dallastrategia finora messa in attocon la quale si è concentratosoprattutto su Stati che conside-rava chiave?Il primo test sarà il 29 maggio inFlorida: l’avversario da battereancora McCain, la comunità daconquistare quella ebraica, perla quale Giuliani ha speso700mila dollari a settimana inspot televisivi. Non solo; qui l’exsindaco di new York ha speso lagran parte dei fondi raccoltidurante la sua campagna , 45milioni di dollari provenienti perlo più da donazioni private , dicui quasi due milioni dilapidatiad Orlando. Rudy sta portando atermine il suo lavoro elettoraledeciso a vincere e incamerareun sostanzioso numero di elet-tori, cosa questa, che lo affian-cherebbe a Romney. Sono lorodue i repubblicani favoriti, fre-schi, decisi, preparati e distantidalle vecchie istituzioni naziona-li. Sono loro che, probabilmen-te, infrangeranno il sogno diMcCain a Miami, quando com-batteranno l’ex militare su tutti ifronti, anche sul suo poco chia-ro passato in guerra.Tuttavia, secondo gli analistilocali, McCain ora è il più fortetra i candidati repubblicani: e’l’unico che ha ottenuto due vit-torie nelle quattro primariedisputate e si è accaparrato lasfida in South Carolina, per tra-dizione la più importante per irepubblicani.Ma c’e’ anche una ragione psi-cologica per cui adesso il sena-tore veterano del Vietnam e’ ilfavorito: nel 2000 McCain videsvanire le sue ambizioni eletto-rali proprio in South Carolina,uno Stato fortemente conserva-tore in cui lo staff dell’alloragovernatore del Texas, George W.Bush, lo accuso’ tra l’altro, diavere problemi mentali e di averavuto un figlio illegittimo da unaprostituta afro-americana. Dopoaver vinto nonostante l’apertaostilita’ dell’establishmentrepubblicano, adesso McCainricevera’ un’iniezione di popola-rita’ che portera’ sicuramentenuovi finanziamenti nelle suecasse e una nuova spinta dipopolarità a Miami.
Luca Moriconi 
 Usa: missione Nevada 
Era lei, Benazir Bhutto, la sper-anza di un Pakistan più demo-cratico. La sua morteimprovvisa - da lei stessa pre-conizzata con tanto di individ-uazione del colpevole - ha las-ciato al Paese una opposizionesì agguerrita, ma troppo etero-genea e senza una guida caris-matica. Ciononostante,Musharraf può sfregarsi lemani in vista di una più agileconservazione del potere?Non proprio, anzi. Un perico-lo non trascurabile per ildittatore è costituito dall’indig-nazione popolare non ancorasmorzatasi e che si fa giornodopo giorno sentire con atten-tati ed espolsioni. In più, con-siderando la sempre più insis-tente pressione talebana e di Al Qaida, Musharraf sembradavvero condanato a nondormire sonni tranquilli.Inoltre, fra i Paesi che il presi-dente Bush all’inizio dell’ulti-mo anno di mandato siappresta a visitare in MedioOriente, risalterà propriol’assenza del Pakistan - alleatochiave della strategia ameri-cana nella regio-ne - che sta letteralmenteimplodendo dopo l’assassiniodella carismatica BenazirBhutto.Il presidente Usa tenterà primadi tutto di sbloccare personal-mente l’infinita crisi tra palesti-nesi e israeliani.Cosa manifestamente difficile viste le sue ultimedichiarazioni sul conto diHamas (“Hamas non haprodotto altro che miseria”),che ha immediatamenterisposto con un lancio di mis-sili, dei quali uno ha colpitouna scuola americana a Gaza.Forte della strategia vincentedel generale Petraeus nel con-tenimento del terrorismo inIraq, Bush cercherà anche digalvanizzare il fronte deglialleati importanti costituito dal-l’egiziano Mubarak e dal resaudita Abdullah.Il tour proseguirà negli emira-ti del Golfo, che preoccu-pati dalle mire espansionistedell’Iran nella regione, Bushtroverà disponibilissimi a pre-star orecchio ai propri sugger-imenti e favorevoli alla lineadura di Washington nei con-fronti della minaccia atomicadi Teheran.Ma se Musharraf è costretto adormire col pugnale sotto ilcuscino, Bush è parimentiinquieto per la piega che stan-no prendendo gli eventi inPakistan.Paese che - come anunciato -a meno di sorprese dell’ul-timissima ora, il presidente Usanon visiterà per ragioni disicurezza, nonché di calcolopolitico.Islamabad è un preziosoalleato.Una visita in questo mo-mento ipercritico significhe-rebbe mettere a repentagliol’esistenza stessa del Pakistan.Difatti, questo Paese ora èdiventato senza tema di smen-tita il fulcro incandescentedella guerra al terrorismoislamista.Questa guerra è davvero unapartita a scacchi ed è inPakistan, seconda nazionemusulmana più popolosa delmondo, terza potenzanucleare asiatica, che lo scon-tro s’avvia alla sua fase decisi- va e più rischiosa. Il terrorismomusulmano preme sulPakistan e attraverso Afghanistan e Iran e un’even-tuale conquista da parte lorosarebbe una sciagura.L’attualità pakistana non lasciapresagire nulla di buono.Una parte del territorio nord-occidentale, il Waziristan, è laroccaforte dei capi di Al Qaida,protetti dalle tribù pashtun,etnicamente imparentate con iguerriglieri talebani. Le accad-emie islamiche sono focolaijihadisti dove si addestranoalle tecniche del terrore e delsuicidio religioso i giovani ka-mikaze. Neppure l’esercito ètotalmente affidabile. Esso èscisso in due: una parte filocci-dentale, l’ altra ha invece pro-fonde radici islamiche.Merita un cenno l’Isi, il serviziosegreto militare, a suo tempocreatore dei talebani: su diesso grava oggi il sospetto diavere, se non ordito, con-tribuito alla preparazione deidue attentati contro la Bhutto.Insomma, per l’implacabilelegge del contrappasso, ilPakistan musulmano, cheaveva ritenuto almeno inizial-mente di essere il “puparo” deitalebani, rischia di rovinaresotto i colpi di questi.Che agiscono in mille modi:bivaccano sui confini, sobil-lano le tribù affini contro ilgoverno centrale, monopoliz-zano il traffico di armi e droga,controllano le mafie deitrasporti. Oggi essi premonosullo Stato, organizzandoattentati, stragi erapimenti con la protezione disettori influenti dell’Isi.E il generale Pervez Musharraf?Relativamente alla truculentafine di Benazir Bhutto, cosaavrebbe avuto da perdere - oda guadagnare?Egli è un personaggioambiguo, che deve la propriaesistenza come dittatore solograzie alla contingenza, chedona lui una strategicitàprovvienziale per la durata delsuo regime, egualmente bar-collante. E che ora, il doppi-opetto borghese non rendepiù presentabile.Tutti hanno espresso sommaindignazione per la mortedella Bhutto, ma qualcunoavrà pur recitato in questocontinuo gioco delle parti.Ebbene, si sa che il leader piùcarismatico che l’opposizionepakistana ricordi era inviso aMusharraf, tant’è che la stessaBhutto - in caso di morte -aveva già in precedenza indi- viduato l’occhialuto generalecome
mandante 
. Scontato,perciò l’interesse di Musharraf per la distruzione della Bhutto.E’ per questo che la rivendi-cazione di Al Qaida convincepochino. A che pro, infatti, farfuori il nemico del proprionemico? Non avrebbe senso.E’ per questo che l’interesse afar fuori la dura Benazir - giàscampata di recente a unattentato - ascrivibile principal-mente al dittatore, ai servizisegreti deviati o meno e, inultima, più remota istanza, agliStati Uniti in quanto strategica-mente interessati alla salute delregime pakistano (anche se vorrebbero traghettarlo versolidi più presentabili). Che versa in pessime condizioni. E’per questi motivi che la pistadi Al Qaida presenta dellefalle. Tuttavia, va consideratoche, ammettendo la respons-abilità di Musharraf nell’atten-tato mortale a Benazir Bhutto,lo stato di salute del Paese èaddirittura peggiorato e lapace interna è sempre più lon-tana. Possibile che Al Qaidaprevedendo tale caos abbia voluto con l’uccisione dellaBhutto metter ancor più allestrette il dittatore e con-seguentemente gli Usa?Una interpretazione simile misembra una forzatura. Una visione lineare dei fatti ci portapiuttosto a pensare che si siatrattato di un errore strategicoda parte di Musharraf, cheanziché semplificare il quadropolitico-sociale, l’ha reso ancorpiù critico.Ed ora si trova ancor piùasse-diato, con il solo Bush che sesolo potesse lo lascerebbe ruz-zolare a valle ed invece ècostretto a sostenerlo “aummaaumma”.Perciò, morte della leader haeffettivamente giovato solo alterrorismo ma, dal mio puntodi vista, casualmente. ed orasiamo tutti legittimati atremare, perché se possibile lapartita pakistana è la più temi-bile delle partite, più di quel-la irachena e afghana. Perchéun conto è impadronirsi deldesolato Afghanistan, un’altrosalire in sella a una potenzanucleare. Se davvero fosseMusharraf il mandante deisicari di Benazir Bhutto, il dit-tatore non avrebbe fatto altroche sommare errore a errore. Vediamone una cronistoria.Kemalista solo di facciata, egligiunse al golpe del 1999 bar-camenandosi fra talebani,madrasse teosofiche e militarisecolari. L’impopolare svoltaavvenne dopo l’11 settembrequando si schierò contro ilregime teocratico in Afghanistan. Tuttavia, durantegli anni della dittatura non hamai compiuto una vera lai-cizzazione dello Stato e lapolitica è rimasta - di fatto -legata a filo doppio con lareligione. Ora, dopo l’assas-sinio della Bhutto, che ha visto sfumare l’opzione demo-cratica cara a CondoleezzaRice, Musharraf se ne sta chiu-so nel palazzo nella speranzache passi la nottata. Ed ilmondo guarda col fiato ingola quelle 60 testate nucleari,che potrebbero finire in maniben più pericolose di quelledel dittatore.
Francesco Di Rosa 
Pakistan e dintorni 
Assassinio Bhutto: cui prodest 
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