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Torna in Libreria La Biografia Di Honor de Balzac Scritta Da Stefan Zweig - Il Venerdi Di Repubblica 05.04.2013

Torna in Libreria La Biografia Di Honor de Balzac Scritta Da Stefan Zweig - Il Venerdi Di Repubblica 05.04.2013

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04/05/2013

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BALZAC&ZWEIG
VITA SPERICOLATADI UN GENIOSCRITTA DA UN GENIO
UN’OPERA ELEFANTIACA: DAL TRATTATO SUL SIGARO ALLA
COMEDIE HUMAINE.
L’ETERNA FUGA DAI CREDITORI E I TRUCCHIPER EVITARLI. LA CACCIA ALLA DOTE. TORNA LA BIOGRAFIA DEL GRANDE FRANCESE SCRITTA DAL GRANDE AUSTRIACO
di
MARCO CICALA
N
egli anni venti del secolo di-ciannove, HonorŽ de Bal-zac, nato Balssa, ha supper-gi ventÕanni. Non si • an-cora inzeppato il finto pre-dicato nobiliare ÇdeÈ tranome e cognome, e ringhia famelico disuccesso, ma ancora sconosciuto, dentrouna giungla di pseudonimi. é un
contrac-tor 
della penna, un mercenario senza re-quie nŽ scrupoli, un manovale della pub- blicistica che giˆ officina dei veleni.Scaldando i motori della gloria, fa il
nègre 
o il plagiario oppure il killer a mezzostampa: su commissione, redige pam-phlet destinati a pugnalare la reputazio-ne di questo o quel politico. Scrive sugiornalacci che si chiamano
 Il Ladro
,
 LaSilhoeutte 
,
 La Caricatura
. Sforna vademe-cum su come
non farsi imbrogliare dai bricconi 
, o sullÕarte Ð che lui mai avrebbeimparato Ð di
 pagare i debiti e soddisfare i creditori 
. Seguiranno manuali su come-quando-perchŽ portare la cravatta; guideal
commercio della legna da ardere 
; trattatisulla
 fisiologia del sigaro
o sulla
moralità di una bottiglia di champagne 
. In seguito, im-provvisandosi tipografo Ð con bilanci, alsolito, catastrofici Ð licenzierˆ
brochure 
suportentose compresse anti-catarro o mi-racolosi elisir brasiliani.Fosse stato giovane uno o due secolipi tardi, HdB ce lo saremmo ritrovato ascribacchiare giallacci esoterici, sceneg-giature di B-movies o softcore; prontuarisu come vincere al Totocalcio; diventareTemplari senza sforzo; scoprire il gene-
di ieri 
), Zweig considerava
 Balza
il suo
opus magnum
. Ma fu una grande impresamozzata: nel 1942, mentre nonna Europaaffogava nel sangue, Stefan diceva addioal secolo suicida, avvelenandosi in Brasi-le assieme alla seconda moglie Lotte.La sua biografia di Balzac non sarˆforse la pi filologica, ma Ð assieme aquella firmata da ThŽophile Gautier Ð •di sicuro la pi emozionante. Sin dai pri-mi capitoli. Scandagliando lÕepoca degliscritti alimentari, Zweig afferra subitouno tra gli orrendi segreti dello stile bal-zachiano. Se infatti persino negli
instant book 
, nei trattatelli pi scurrili avvertilÕunghiata del genio, allo stesso modo inquasi tutte le grandi creazioni di HdBresta impigliato un residuo
trash
: ÇUnpoco di fango gli • rimasto appiccicatoalle vesti dopo quelle tristi avventure,un certo dolciastro profumo che ricordaappunto i bassifondi letterari in cui si •a lungo trattenutoÈ scriveva Zweig. Ineffetti, ÇBalzac non ha mai saputo can-cellare nelle proprie opere la spregiudi-catezza del romanzaccio popolareÈ Ð
imprinting 
, cio•, di uno che si • formatocome operaio e piazzista della letteratu-ra. Epper˜, se Balzac divenne il pigrande e temerario narratore del suosecolo fu non giˆ
malgrado
ma
 grazie 
al-la propria titanica cialtroneria. Ed •esattamente questa gaglioffagine, que-sta ingenua mancanza di purezza, maanche di cinismo, a rendercelo ancoracos“ prossimo ed irresistibile.Per HdB la scrittura non fural manager che si nasconde in ognunodi noi o conquistare le ragazze col soffrit-to di scalogno. Negli anni sordidi dellagavetta balzachiana si annida una produ-zione che • impossibile censire: ÇNeppu-re la congrega dei balzacomani riesce adar conto di tutto ci˜ che Balzac scrissein quella fase di schiavit letterariaÈ. Lospiegava estasiato, ma per niente agio-grafico, il viennese Stefan Zweig nellasua biografia di HdB, che ora torna in li- breria dopo quasi sessant'anni di latitan-za: 375 pagine di assoluta felicitˆ. Libromassiccio, come il suo oggetto, eppure Ðanche se non si nota Ð incompiuto: nelleintenzioni dellÕautore avrebbe dovuto ar-ticolarsi in tre volumi. And˜ altrimenti.Grande narratore delle esistenze altrui(Vespucci, FouchŽ, Montaigne...), comedella propria (vedi il magnifico
 Il mondo
STEFAN ZWEIG
, AUTORE DI
BALZAC.IL ROMANZO DI UNA VITA
, IN USCITAPER CASTELVECCHI(PP. 375, EURO 22. TRADUZIONEDI LAVINIA MAZZUCCHETTI)
 
mai un fine, un orizzonte alato, ma sem-pre un mezzo, strumento per espugnareil successo, il rispetto, il dominio su unasocietà di cui – come Marx – riteneva diaver individuato i più intimi dispositivi difunzionamento. Perciò, la parabola bal-zachiana resta a tutt’oggi un colpo mor-tale inferto a qualsiasi religione della let-teratura. Ennesima riprova che in arte lamoralità dei moventi non conta un acci-dente, e che anche dalle peggiori inten-zioni – la vanità, il calcolo, il crudo inte-resse – possono sgorgare capolavori. A trent’anni Honoré de Balzac non èancora nessuno, ma ha già accumulatotutte le esperienze e le tecniche che fa-ranno di lui il Qualcuno che sappiamo.Infatti,
voilà
: dodici anni dopo ha giàscritto un centinaio di libri, inventato ol-tre duemila personaggi – facoltosi, sfigatio
entre les deux 
; mostri di candore, catti- veria o doppiezza. In quel kolossal che èla
Comédie humaine 
sta raggomitolata inembrione tutta la storia psichica del ca-pitalismo. Perché lo sguardo di Balzac siè spinto come nessun altro dentro la sca-tola nera della macchina sociale, deci-frando gli arcani di «come si accumula ildenaro e come lo si perde, come si inten-tano processi e come si fa carriera, comesi scialacqua e come si risparmia, comesi riesce ad ingannare se stessi e gli al-tri». Da quelle scoperte luinon seppe trarre giovamento.Infatti morì rovinato. Lui, l’ar-tista «la cui conoscenza delmondo era paragonabile soloa quella di Shakespeare», lui,il romanziere che teorizzòche «tutto è soggetto, tuttoargomento, la realtà una mi-niera inesauribile purché la sisappia sfruttare», lui fu nella vita «un re Mida al contrario».Che prenda in mano una stamperia,un giornale, una piantagione di ananaso un giacimento d’argento in SardegnaBalzac fa subito ruzzolare nella rovi-na qualsiasi impresa commerciale. Eanzi «le aziende ricominciano a diventa-re fruttifere appena lui se ne allontana».Ma che volete: i fallimenti furono allostesso tempo la disgrazia e il carburan-te vitale di HdB. Grande giocatore d’az-zardo in senso esistenziale, la chiavedella sua personalità stava nell’indiffe-renza «di fronte a tutto quello che sisuol chiamare destino e colpi del desti-no». E del resto, Balzac fu un pessimo
businessman
non solo per megalomaniaed eccesso di faciloneria, ma soprattut-to perché – sostiene Zweig non guar-dava agli affari «con ragione calcolatri-ce» bensì con «fantasia sfre-nata»; «speculare è stato perlui sempre una forma di vo-luttà al pari dello scrivere edel creare». Insomma: l’affa-rismo come avventura, forsel’ultima ancora possibile inun mondo sempre più gelida-mente razionalizzato.Di quel mondo Balzac ra-duna in sé molti dei tic, delleidiosincrasie, delle chimere. Che si trattidi arredamento o abbigliamento (i pan-ciotti di broccato, le cravatte di merletto,la leggendaria marsina azzurra dai botto-ni d’oro o il bastone in corno di rinoce-ronte), HdB è un consumista pacchiano,nevrotico, compulsivo. Cambia domiciliodi continuo. Per dribblare i creditori eper capriccio. Di fatto non avrà mai una vera casa. Arrampicatore ossessivo, vi- vrà sempre nell’ascensore sociale, pe-stando con foga sui pulsanti dei piani alti.Negli anni ruggenti – quando agli editoristrappava contratti record degni di unDan Brown – fu il personaggio più chiac-chierato del gossip parigino. Se non altroperché la società dell’epoca «dagli autorinon aspetta soltanto che scrivano ro-manzi, ma li vuole vedere essi stessi eroidi un romanzo nell’alta società». Con lesue rumorose uscite pubbliche in salottie teatri, Balzac si dà in pasto allo scanda-lismo. Come quella volta che in Italia siporta dietro un paggio di cui si scopriràche è un’amante coi capelli tagliati allamaschietta e che perciò verrà scambiataper George Sand. Ma sono soltanto ma-schere indossate per titillare il vouyeuri-smo degli spettatori. In realtà del suo pri- vato, HdB non lascia trapelare granché.Ha pochissimi amici. Quasi tutti don-ne ed ex amanti. Solo con loro si sbotto-na. Soltanto loro lo tirano fuori dai preci-pizi finanziari quando intorno lui non hapiù nessuno salvo rapaci che gli reclama-no quattrini. Davanti all’esercito degliesattori, Balzac se la svigna attraverso laporticina segreta sul retro. E per evitareche gli penetrino in casa seccatori, ha or-dito un sistema di
 passwor
, parole d’or-dine segrete che cambiano di continuo:
 È arrivato il tempo delle prugne 
;
 Portomerletti del Belgio
;
 La signora Bertrand è in ottima salute 
. Aum-aum.La migliore difesa è la fuga. Chissà seil suo idolo Bonaparte avrebbe approva-to. In Balzac, di napoleonico – oltre al-l’ambizione extralarge («Quello ch’egli hainiziato con la spada, io compirò con lapenna») – c’è la strategia di conquista.Però applicata all’eros. Lui non è un arti-sta della seduzione fine a se stessa, «nonè un Don Giovanni o un Casanova», maun sistematico cacciatore di dote. Nelmirino ha solo «una moglie e un patrimo-nio». Stop. Panciuto, con le gambe cortee i denti guasti, una faccia plebea alla Lu-tero o Danton, HdB assomiglia a un oste,a un venditore di vini, a un norcino. A ta- vola, usa il coltello come fosse la forchet-ta: ci infilza le pietanze ipercaloriche,capponi o
rillette 
, e se lo porta alla bocca.Però sessualmente è «una cabina elettri-ca» – scrive Renzo Paris nell’introduzio-ne – e con le parole è un drago.
 Verso la fineha un
«negro»
che scrivevaper lui. Mail giovane fuggìterrorizzatodagli orari
LA MOGLIE TARDIVA DI HONORÉ DE BALZAC,
EVELINA HANSKA
. ACCETTÒ DI SPOSARLO,LUI CINQUANTENNE, DOPO ANNI DI ATTESA

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