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Un Incontro Con Orhan Pamuk Ed Umberto Eco - La Repubblica 10.04.2013

Un Incontro Con Orhan Pamuk Ed Umberto Eco - La Repubblica 10.04.2013

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SE IL NOME DELLA ROSA È ROSSODIALOGO SUL “ROMANZO NAIF”
MARCO ANSALDO
ECOPAMUK
È
passato del tempo daquando AlexandreKojève era solo un nomevertiginoso e impro-nunciabile. Perfino i suoi allievipiù geniali — come Jacques La-can e Georges Bataille — lo can-cellarono dal loro paesaggiomentale. E quando nel 1968, inpiena contestazione studente-sca, quest’uomo se ne andò perun infarto, poche e svogliate fu-rono le voci che si alzarono a ri-cordarne l’importanza decisivache ebbe nella storia intellettua-le del Novecento. Un secolo tan-to ricco di echi marziali da diver-tire Kojève a immaginarlo ormaisaturo di eventi. Dopotutto, la fi-ne della storia fu la sua grandeinvenzione letteraria, prima chefilosofica, una suggestione “he-geliana” grazie alla quale spianòla strada al postmodernismo e atanta filosofia stanca di vedersirappresentata secondo le vec-chie categorie dello spirito.Oggi, naturalmente, la situa-zione è cambiata. Kojève non èpiù un clandestino del pensiero.Si moltiplicano le iniziative edi-toriali che lo vedono protagoni-sta. Grazie anche al lavoro di ri-cerca che Marco Filoni ha svoltoin questi anni. E come confer-mano i due libri che egli ha dapoco curato:
Kojève monami 
e
Diario del filosofo
(entrambipubblicati da Aragno). Nel pri-mo sfilano una serie di perso-naggi che hanno conosciuto efrequentato Kojève. Spiccano inomi di Lèon Poliakov, Ray-mond Barre, Allan Bloom, Ray-mond Aron. Fu quest’ultimo atestimoniare circa i motivi chespinsero Kojève nel 1945 ad ab-bandonare la scena filosoficaper entrare nell’amministrazio-ne pubblica francese: voleva sa-pere, scrisse Aron, come la cosa(ossia la Storia) si fa. Il filosofopensa ma, se vuole farlo nonastrattamente, deve mettersi ingioco come “consigliere delprincipe” (o del tiranno). Non èdetto che la cosa funzioni, come
Due volumi ripropongono il pensiero del grande filosofo russo
FENOMENOLOGIA DI KOJÈVEATEO OSSESSIONATO DA DIO
Riscoperte
ISTANBUL
S
i ammirano, hanno lettol’uno i libri dell’altro, manon si sono mai incontra-ti. Umberto Eco e OrhanPamuk sono apparsi perla prima volta insieme ieri pome-riggio a Istanbul per i 150 anni del-l’Università del Bosforo, una dellepiù belle della metropoli turca, conun affaccio a strapiombo sulloStretto e tanto verde intorno. Temadel dialogo: “Fatti, fiction, storia”.L’autore de
Il nome della rosa
equello di
Il mio nome è rosso
hannosvariati punti in comune. Usanospesso argomenti simili. Sono en-trambi grandi collezionisti: l’italia-no di volumi antichi, il turco di og-getti del recente passato. La bellaaula magna in legno è strapienacon posti prenotati da mesi.
Pamuk 
: «Nel mio libro
Roman-zieri ingenui e sentimentali 
parlo diSchiller che voleva essere un auto-re naturale e ingenuo insieme, maera geloso di Goethe che era piut-tosto naïf. Ho riflettuto molto suquesto. È come guidare un’auto: tunon pensi a mettere la prima o la se-conda marcia, non dici ora passoalla quarta. Ecco, noi oggi scrivia-mo i romanzi in entrambi i modi:da una parte con naturalezza, dal-l’altra con calcolo. E così dovrebbeessere per i lettori: si può leggere unlibro senza porsi domande, ma an-che studiando ogni frase con acca-nimento».
Eco
: «Io come omaggio a Istan-bul e al Pera Palace, voglio ricorda-re il libro di Agatha Christie dove illettore non riesce a trovare chi èl’assassino. E alla fine si scopre chel’assassino è chi ha scritto il ro-manzo. Lo scrittore dunque sostie-ne: io non ho detto bugie, ho scrit-to chi è l’assassino, siete voi che sie-te disattenti. Ecco, a quel punto illettore sale al secondo livello e siconcentra su come la storia è statascritta e si evolve. Poi, perché noipiangiamo per un personaggio chenon è reale? La morte di Anna Ka-renina, ad esempio, fa piangere».
Pamuk 
: «Su Anna Karenina nonsiamo infelici che alla finemuoia…».
Eco
: «C’è naturalmente il lettoreche ammira come lo scrittore è riu-scito a costruire la storia di AnnaKarenina, e dice: “Ah, guardate co-me piangono questi lettori”. Ma lastoria si può leggere anche in un al-tro modo».
Pamuk 
: «Ci sono quelli che si ri-tengono lettori sofisticati, e pren-dono in giro quelli che piangonoper la morte di Anna. Perché quan-do leggiamo un romanzo noi sia-mo pieni di emozioni. Pensiamo:che bella questa vicenda, che cosadice questo libro, ma che cosa hascritto qui Umberto Eco? La nostramente è capace di sviluppare que-sti sentimenti simultaneamente.Io sostengo che il potere nell’artedel romanzo è basato su questaparticolarità unica: il fatto di gene-rare negli esseri umani sentimentiche possono anche contraddirsi».
Eco
: «Siccome io sono convintoche la maggior parte della gente nelmondo sia stupida (risate), in que-sto momento della mia vita pensoche lo sia il 50 per cento. Quandoarriverò a pensare che lo sia il 100,allora morirò… (risate). Sì, c’è chilegge un libro, o guarda un film so-lo sotto il profilo estetico. Ma devodire che ho anche degli amici nor-malmente molto cinici, che peròalla fine del
Cyrano de Bergerac 
so-no capaci di scoppiare in lacrime.Dunque c’è pure l’alto livello che èstupido, oltre al basso livello chequando ha trovato l’assassino è fe-lice e basta».
Pamuk 
: «Ma Umberto, ti con-fesso che io a volte leggo romanziper sentirmi stupido…. Il mio Ke-mal del
 Museo dell’innocenza
è unpersonaggio artificiale. Però i letto-ri credono quasi che esista, oppurepensano che sia un carattere auto-biografico. Non è così, ma io lo la-scio credere».
Eco
: «Il lettore esteta e sofistica-to di solito è attento alla strutturatecnica».
Pamuk 
: «Guardiamo lo svilup-po dell’arte del romanzo da Balzace Dickens in poi, negli ultimi 160anni. Come insegno ai miei stu-denti alla Columbia University diNew York, Henry James dice: io houna storia, da quale punto di vistadevo raccontarla? Ecco, nel mio li-bro
Il mio nome è rosso
ho raccon-tato il punto di vista dei personag-gi. E questa è una questione crucia-le, sotto il profilo tecnico. Poi gli au-tori sono specialisti nel metteredettagli autobiografici. Oppurefacciamo del nostro meglio per in-serire cliché che non ci apparten-gono: su sesso, cultura, carattere, ecosì via».
Eco
: «Sia Orhan sia io veniamopercepiti come autori postmoder-ni. Perché questo indica che i pen-sieri vengono sviluppati da diversipunti di vista. La letteratura post-moderna parte dall’
Ulisse 
di Joycedove ci sono 18 punti di vista diver-si. Lo scrittore, con un’esagerazio-ne narcisistica, può includere sestesso come personaggio. Se ri-penso a una mia intrusione meta-narrativa è stato quando ho scritto
 ANTONIO GNOLI
Orhan Pamuk
Schiller volevaessere un autorenaturale e ingenuoinsieme, ma erageloso di Goethe
Umberto Eco
Anche in Omeroè importantela musicalità. Pensoche si possa scriverecome il riff nel jazz
 
OrhanPamuk
Gli amici dicono chesono paranoico, devoesserlo facendo questomestiere da 35 anni

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