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Se non aspiriamo più al futuro, è il futuro che aspira noi, di MARC AUGÉ - La Stampa 10.04.2013

Se non aspiriamo più al futuro, è il futuro che aspira noi, di MARC AUGÉ - La Stampa 10.04.2013

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04/11/2013

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Ilfuturo?L’utopiadellepiccolecose
M
ARC
A
UGÉ
CONTINUAAPAGINA30
È
il grande paradossodella nostra epoca:nonosiamopiùimma-ginareilfuturo,propriomen-tre i progressi della scienzaci offrono l’accesso alla sco-perta dellinfinitamentegrande e dell’infinitamentepiccolo. La scienza avanzaconunatalerapiditàcheog-gi saremmo incapaci di de-scrivere quale sarà lo statodelle nostre conoscenze frauna cinquantina d’anni, chepure rappresentano, su sca-lastorica,soltantouninfimaparticelladitempo.Questo paradosso è tantopiù stupefacente in quanto iprogressi scientifici si ac-compagnano a invenzioni einnovazionitecnologichechenonsonoprivedieffettisulla vitasocialedegliuomini.
 
L
e tecnologie della comuni-cazione in teoria aprono atutti possibilità multiple direlazioni. I mezzi di circo-lazioneinteoriapermetto-no a chiunque di percorrere il mon-do. Le reti di distribuzione amplianolepossibilidiconsumo.Daunaltropunto di vista, possiamo constatareche la collaborazione dei saggi e deiricercatori di tutto il mondo è sem-pre più necessaria al progredire del-lascienza:sicomunicanoirisultatiolavorano direttamente insieme, co-me al Cern che, a Ginevra, mostracomepotrebbeesserel’utopiarealiz-zatadiunavitasocialeinternaziona-levotataallaconoscenzaeallaricer-ca fondamentale. [...]Quello che inquieta, in fondo, èchenonsappiamopiùdoveandiamo.Le utopie del XIX secolo descriveva-no il mondo al quale aspiravano. Legrandi religioni sonostate, e a volte restano,animate da un proseliti-smo che trova la sua ori-gine nel mito fondativo.Il passato, da questopunto di vista, forniscecontemporaneamenteun modello, un punto diriferimentoeunmododiagire. Oggi il mondo chesi richiude su ciascunodi noi è il mondo dellatecnologia che è andatopiù veloce delle società.Noi ci sfiniamo a consu-mare gli strumenti chequellociimpone.Global-mente abbiamo l’im-pressione di essere de-terminati non dal passa-to ma da un futuro alquale non abbiamo pensato e che vertiginosamenteciaspira.C’èqual-cosa dell’apprendista stregone nelleattualitecnologiedellacomunicazio-ne.Questoaspettodellecose,combi-nato con le crescenti diseguaglianzeeconomiche,spiegaperché,percertiaspetti, l’avvenire ci faccia paura. Senoi non aspiriamo più al futuro, è luiche aspira noi.Comeriprenderepiedeinciòche,per certi aspetti, assomiglia a unafuga in avanti? Mi sembra che solopartendo da constatazioni sempliciechiarepotremmoimmaginareunarisposta a questa domanda. [...] Sitratta di erigere il metodo scientifi-coaprincipiogeneralediazionesul-la società. A volte si parla di «scien-tismo» per condannare le forme disicurezza e certezza eccessive. Mala scienza non ha nulla a che vederecon lo scientismo. La ricerca scien-tifica passa per l’ipotesi che non sipuò convalidare se non dopo la veri-fica. Non parte da una verità precon-cetta, ma si sforza di spostare un po-chino più in là le frontiere dell’ignoto.La scienza nel suo insieme è il soloambito dell’attività umana a proposi-to del quale si può parlare a colpo si-curo di progresso cumulativo. È pre-cisamente la pratica dell’ipotesi cheha permesso l’avanzata del sapere,nella misura in cui essa costituisceuna scommessa sul futuro sempre ri- vedibile. Si ritorna sulle ipotesi, sel’esperimento fallisce la verifica. NeiPaesi comunisti, l’accusa di revisioni-smoerainsultanteegrave.Alcontra-rio, l’idea che il modello scientificopossa ispirare la politica umana pas-sa per la promozione dell’ipotesi, del-la verifica e della revisione.Aquestopropositocisipuògiusta-mente chiedere se la conoscenza nonsia la finalità ultima dell’esistenzaumana e, in modo più generale, se laquestione dei fini non debba ordinarel’insieme dei dibattiti politici, econo-mici e sociali. Se il peccato originaleha potuto essere definito come il pec-cato della conoscenza, del desideriodi conoscere, la convergenza con ilmito pagano di Prometeo disegna alcontrario un ideale per l’umanità.
M
ARC
A
UGÉ
Senonaspiriamopiùalfuturo,èilfuturocheaspiranoi
InanteprimalalezioneperBiennaleDemocrazia:tramontateleutopiedell’800,cometornareaimmaginarel’avvenire
DomanialCarignano
DOVEANDIAMO?
Lascienzaavanzacontalerapiditàchenonsappiamoqualesaràlostatodellenostreconoscenzetra50anni
 Marc Augé, 77 anni, è uno dei più noti antropologi contemporanei, conesperienze etnologiche in Africae America Latina. Già direttore della prestigiosa Ecole des Hautes Etudesen Sciences Sociales di Parigi, è il teorico «nonluoghi». Domani (ore 16,Teatro Carignano, introdotto daCesare Martinetti) terrà una lezione sul tema «Dal futuro utopico al futuro possibile». Ne anticipiamouno stralcio.
Oggil’inaugurazioneconLauraBoldrini
 La terza edizione di Biennale  Democrazia, dedicata al tema«Utopico. Possibile?», si apre oggi a Torino, per proseguire finoa domenica, con la lezione inaugurale che la presidente della Camera Laura Boldrini terrà alle 18 al Teatro Regio. Alle 21,30, sempre al Regio,è in programma
L’illogica utopia
 ,un omaggio a Giorgio Gaber nel decennale della scomparsa, con Luca Barbarossa, Bruno Maria Ferraro, Dalia Gaberscik, Enzo Iacchetti, Andrea Mirò, Michele Serra, PaolaTurci e Sandro Luporini; conduce la serata Giovanna Zucconi.
M
ARC
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UGÉ
SEGUEDALLAPRIMAPAGINA 

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