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Inchiesta sull'impunità tra le forze dell'ordine - L'Espresso 18.04.2013

Inchiesta sull'impunità tra le forze dell'ordine - L'Espresso 18.04.2013

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04/13/2013

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C
ondannati per aver massacratomaniestanti inermi, per averetorturato detenuti, per averspacciato droga, persino peraver ucciso. Eppure ancora inservizio, con il compito di ar rispettarequelle stesse leggi che loro hanno inranto.La vicenda di Federico Aldrovandi, il di-ciottenne morto per le percosse di quattroagenti, ha riaperto il dibattito sull’inefca-cia dei regolamenti che sanzionano il com-portamento dei pubblici ufciali. Anche ipoliziotti riconosciuti colpevoli dalla Cas-sazione per quel pestaggio letale potrannotornare a indossare l’uniorme. Non è l’u-nico caso. “L’Espresso” ha esaminato unalunga serie di procedimenti contro uominidelle orze dell’ordine che non sono statiradiati, nonostante ossero imputati ocondannati per episodi gravissimi: vicendeda prima pagina, come il G8 di Genova, ostorie dimenticate, come la persona conproblemi psichici picchiata a morte a Trie-ste. Mancano statistiche ufciali, ma gliunici dati disponibili permettono di capirel’importanza della questione: solo negliultimi dieci mesi 228 tra agenti, carabinie-ri, fnanzieri e guardie penitenziarie sonofniti sotto inchiesta. Per l’esattezza 105sono stati indagati, 73 arrestati e 42 agiudizio nei tribunali. Sul loro destino pesala lentezza dei processi, che spesso deter-mina la prescrizione dei reati senza che lecommissioni interne dei corpi intervenga-no per punire i atti comunque accertati. E,d’altro canto, brucia vita e carriere di chiattende la sentenzaper anni e anni. Main tantissime situa-zioni, i protagonistivengono sospesi per periodi minimi oppu-re sono i tribunali amministrativi a revoca-re i provvedimenti. Certo, la legge è ugua-le per tutti e la presunzione di innocenzanon è in discussione. Proprio l’importan-za dei compiti afdati alle orze dell’ordi-ne però richiede norme più chiare di quel-le attuali per tutelare la fducia nelle isti-tuzioni e il lavoro di chi mette a repenta-glio la propria vita per diendere la legge.E rischia invece di trovarsi schierato alfanco di chi l’ha violata.
G8 senza conseGuenze.
Il blitz nellascuola Diaz durante il G8 di Genova nel
 Veaunre
poliziotti
Condannati per aver picchiato, spacciato, persinoucciso. Ma poi tornati in servizio. Sono decine gliagenti accusati di vessazioni rimasti senza sanzioni
Di arianna Giunti
luglio del 2001 resta una pagina nera nellastoria della Repubblica. Il verdetto dellaCassazione per il massacro di oltre sessan-ta maniestanti inermi è arrivato dopo 12anni. Venticinque condanne hanno deca-pitato i vertici della polizia, prevedendoperò l’interdizione dai pubblici ufci soloper i prossimi cinque anni. Altri nove diri-genti sono stati riconosciuti responsabili dilesioni personali continuate ma il reato èstato dichiarato prescritto. E restano inservizio. Sono quelli che nella notte dellaDiaz comandavano i celerini del primoreparto mobile di Roma. Il vicequestoreaggiunto Michelangelo Fournier, che def-nì il blitz nella scuola una «macelleriamessicana», oggi lavora al vertice dellaDirezione centrale antidroga: la condannaa due anni in primo grado nel suo caso si èprescritta già in appello. Gli altri otto sonostati traseriti in ufci o commissariati dizona: a nove mesi dalla sentenza defnitiva,la commissione interna non ha ancoravalutato le loro responsabilità disciplinari.
pestaggio cancellato.
Nel marzo2001 gli scontri del Global Forum diNapoli si sono trasormati nella provagenerale delle violenze genovesi. Diecipoliziotti sono stati accusati di avere sel-vaggiamente picchiato e sequestrato 85maniestanti, rinchiusi nella caserma Ra-niero. Quando la magistratura ordinò diarrestare gli agenti accusati per le brutali-tà, una catena umana ormata dai lorocolleghi sbarrò l’accesso alla questura.Oggi c’è una sola certezza: nessuno èstato punito. Merito della lentezza dellagiustizia e dell’inerzia delle commissionidisciplinari. I reati di violenza privata,lesioni, also e abuso d’ufcio sono statiprescritti in primo grado. Il tempo hacancellato anche l’imputazione più
   F  o   t  o  :   A .   T  o  s  a   t   t  o -   C  o  n   t  r  a  s   t  o ,   M .   L  a  p  o  r   t  a -   C  o  n   t  r  o   l  u  c  e
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Quali sono le regole
L’ArresTo di un MAniFesTAnTe durAnTe iL g8 digenovA. A sinisTrA: LA sCuoLA diAz dopo iL bLiTz
 
grave di sequestro: lo ha stabilito la Corted’appello, che si è pronunciata solo nelloscorso gennaio dopo ben dodici anni. Unpessimo esempio per tutte le istituzioni.
Morte a trieste.
Ci sono agenti cheperò restano in servizio anche quandocondannati in via defnitiva per omicidio.Lo dimostra il caso di Riccardo Rasman,34 anni. Figlio di istriani di lingua slava,l’uomo aveva subito eroci atti di nonni-smo durante la leva militare, che avevanoacuito la sua sindrome schizorenica para-noide: era terrorizzato dalle divise. In unasera dell’ottobre 2006 Rasman ha esteg-giato l’assunzione come netturbino lan-ciando petardi sul pianerottolo del condo-minio. Quando ha visto arrivare gli agentisi è rannicchiato sul letto, senza aprirgli. Ipoliziotti hanno sondato la porta e si sonolanciati su di lui, un colosso pesante 120chili e alto un metro e 85. I paramedici del118 lo troveranno con le manette ai polsi,le mani dietro la schiena, fl di erro allecaviglie, erite e segni di «imbavagliamentocon blocco totale o parziale della bocca».Proprio questo imbavagliamento, unitoalla pressione con la quale gli agenti, perimmobilizzarlo, gli premono con le ginoc-chia sul tronco, gli provoca una veloceasissia e la morte. «Era martoriato dibotte sul viso, gli avevano rotto lo zigomo,aveva sangue che usciva dalle orecchie, dalnaso, dalla bocca», ricorda oggi la sorellaGiuliana Rasman.Ci sono voluti sei anni per accertare laverità. La Cassazione ha condannato a seimesi per omicidio colposo tre agenti dellavolante. Secondo i giudici, i poliziotti sape-vano che Rasman era in cura in un centropsichiatrico e per questo avrebbero dovutochiamare subito un’ambulanza. Oggi, libe-ri con la condizionale, vestono ancora ladivisa. «Sono tutti in servizio, ci manche-rebbe altro», conerma a “l’Espresso” illoro avvocato, Paolo Pacileo. La amigliaRasman, attraverso il legale Claudio Def-lippi, ha chiesto le scuse ufciali del mini-stero dell’Interno. Mai arrivate.
arresto letale.
Ci sono decessi dram-matici che si assomigliano. E anno emer-gere tutta l’inadeguatezza delle orzedell’ordine nel gestire l’arresto di personein stato di alterazione mentale: una situa-zione requente quando bisogna avere a cheare con ubriachi, drogati o disabili psichici.Lo sottolinea la sentenza d’Appello checondanna per omicidio colposo nove agen-ti di Napoli che nel 2003 hanno provocatola morte per asfssia di Sandro Esposito, 26anni. Esposito era un parà della Folgore,veterano delle missioni all’estero: duranteuna licenza, sotto l’eetto della cocainasale su un capannone e urla. Intervengonodiverse volanti e i poliziotti lo immobilizza-no. Ma mentre tentano di caricarlo in auto,il parà scappa. Così lo colpiscono con calcie pugni alla testa, utilizzando anche unoggetto contundente, e lo stendono a terrasull’asalto premendogli le ginocchia con-tro il petto fno a arlo morire asfssiato. Inprimo grado i poliziotti vengono condan-nati per omicidio preterintenzionale. Inappello il reato si trasorma in omicidio
«Le orze dell’ordine italiane sonopreparate nelle tecniche perreprimere le sommosse, mamancano di abilità nellanegoziazione. E, soprattutto, nonhanno un’adeguata ormazione inmateria di diritti umani e politici,ondamentale per un poliziottodemocratico». A inquadrare ilproblema è Donatella Della Porta,docente di Sociologia all’IstitutoUniversitario Europeo e autrice di numerosistudi sull’ordine pubblico. Nella sua analisidei problemi interni ai corpi di polizia, metteal primo posto la scarsa attenzione aldialogo in avore della tecnica militare.
Cm pbb mg  gnd’dn pubbc  dg ?
«I unzionari dovrebbero essere in gradodi evitare gli scontri ancora prima cheaccadano, con la mediazione. La stessache andrebbe riutilizzata nei momentidi altissima tensione durante lemaniestazioni. Altro tasto dolente è lapreparazione: spesso è scarsa opoco efcace la ormazione suidiritti, o di conoscenza delleculture diverse dalla nostra,quando ci si trova ad averea che are con stranieri».
l mudn d gndc u  dnngg pz?
«È una delle cause di questa“involuzione”. I troppi sindacati hannoprovocato congestione e clientelismi,trascurando interventi che avrebbero potutoportare, appunto, a una ormazionepiù completa del poliziotto».
Qu n  pz nd pnd d mp?
«Quella scandinava, innanzitutto, cheprivilegia il dialogo con i maniestantie ha un livello più alto di trasparenza eidentifcabilità degli agenti. Ma anche quellatedesca si sta dimostrando aperta ai temidei diritti, tanto che esistono gruppidi poliziotti dichiaratamente gay».
a.G.
La sociologaManca la cultura dei diritti
colposo, e le parole dei giudici, pur ricono-scendo la volontà di non uccidere, sonoimpietose verso l’intero corpo di polizia:«Ci troviamo di ronte a un dietto di ad-destramento, non risulta inatti che il mini-stero dell’Interno abbia mai compilato,come invece è avvenuto con il Dipartimen-to della Giustizia negli Stati Uniti, un pro-tocollo per il trattamento dei soggetti instato di delirio cocainico». Due dei noveagenti sono stati espulsi dalla polizia, glialtri non hanno avuto conseguenze. Per seidi loro, la pena a 4 anni di carcere è stataridotta dalla Cassazione a un anno e seimesi, con immediata libertà condizionale.Per un altro è scattata la prescrizione. All’e-poca dei atti vennero sospesi per un solomese, poi sono tornati in servizio e ancoraoggi indossano l’uniorme. I genitori delragazzo, assistiti dall’avvocato MonicaMandico, continuano ad aspettare il risar-cimento stabilito dai giudici. Finora dalministero dell’Interno hanno ricevuto soloil conto da pagare per la rottura del nestri-no di una delle volanti su cui u caricato aorza loro glio.
torturatori ad asti.
Un verdettoparadossale nel gennaio 2012 ha salvatodalla condanna quattro guardie carcerariedel penitenziario di Asti. Erano accusate diaver trattato quattro detenuti come prigio-nieri di un lager, picchiandoli, privandoli dicibo e acqua, lasciandoli nudi per giorniinteri in pieno inverno in celle senza vetri enestre, arrivando persino a strappare dinetto il codino di capelli a uno di loro. Iatti risalgono al 2004, ma sono emersisolo sette anni dopo. Una “piccola AbuGhraib italiana”, come è stata deinitadurante il processo: «Entravano nelle no-stre celle dopo le dieci di sera», raccontanoa verbale i detenuti «ci prendevano a bottecontinuamente per non arci addormenta-re. Io mi chiudevo come un riccio, ma lorocontinuavano, puntuali, ogni notte». Igiudici del Tribunale di Asti ritengono chesi tratti di tortura, un reato che non esistenel nostro codice penale. E quindi sonostate infitte solo pene esigue, per abuso diautorità e lesioni personali: oggi sono giàprescritte. Due degli agenti, responsabilidei atti più gravi, sono stati radiati loscorso gennaio. Per gli altri due sono arri-vate sospensioni di 4 e 6 mesi. Dopodichétorneranno in servizio.
a guardia di CuCChi.
La verità pro-cessuale è ancora tutta da scrivere nellavicenda di Steano Cucchi, la morte di ungeometra romano di 31 anni diventatasimbolo dell’abuso di potere. Il 15 ottobre2009 Steano viene sorpreso con alcunigrammi di hashish, cocaina e antiepiletticie recluso a Regina Coeli. Quel giorno,hanno detto i suoi amiliari, non aveva al-cun trauma sico e pesava solo 43 chili. Giàdurante il processo ha dicoltà a cammi-nare, gli occhi sono cerchiati da lividi nerie ha lesioni ovunque. Dopo la condannaper direttissima torna in carcere, le suecondizioni peggiorano e viene ricoverato.Il 22 ottobre 2009 muore in ospedale.
   F  o   t  o  :   R .   A  r  c  a  r   i -   C  o  n   t  r  a  s   t  o ,   S .   O   l   i  v  e  r   i  o -   I  m  a  g  o  e  c  o  n  o  m   i  c  a ,   D .   S  c   h   i  a  v  e   l   l  a -   A  n  s  a ,
«È iie earo: a oiia èaia da  roodomaessere. Ma iisiiaismo a i i cosi, iciedere a ra voce ’arresoo i iceiameo dei aeidiciarai coevoi, è qaodi iù daoso si ossa are».Feice Romao è i serearioaioae de Si, o deisidacai iù aivi a’iero deaoiia di Sao. E er i ea vicedaAdrovadi - così come ei ari casiaaoi di aei codaai drae’aivià di serviio - si sarebberascrado  aseo odameae:a dierea ra  reao cooso e ovooario. Secodo i sidacaisa,iai, se emmeo i codice eaerevede ’arreso er ’omicidio cooso,cioè sea a vooà di ccidere,aomeo soioi drasice eirrevocabii dovrebbero essere resedae commissioi disciiari«s’oda de’emoivià».Sesso discorso er esosesioi caeari i aesadea seea defiiva, cerevedoo a ridioe deosiedio: «Come a  aee,ce ià deve soravvivere coa aa esia, ad adareavai co o siediodimeao i aesa ce aee acceri a verià?», si ciedeRomao.«I esiero ce ra di oi ossaesserci a “mea marcia” a iedeibero, armaa e oeraiva, cero o cia sare raqii, e o ossiamoermeere ce i comorameo diqaro oiioi irriseosi rovii’iera oiia», ammee isidacaisa, «ma deve essere vaidoace er ci idossa a divisa iriciio base ce dice “meio coevoe ori ce  iocee dieroe sbarre”».
a. g.
SOttO, In SEnSO ORARIO: gIAMpIERO gAnzER,MIChElAngElO FOuRnIER, pROtEStA AllA DIAz
Il sindacalistaNo al giustizialismo

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