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XVI sec. REUCHLIN Iohannis: De Arte cabalistica, 1514 (NO 1517!)

XVI sec. REUCHLIN Iohannis: De Arte cabalistica, 1514 (NO 1517!)

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“Quest’opera è di capitale importanza per intendere la cultura di quel bellissimo tempo, in cui fiorisce l’Umanesimo quattrocentesco e fruttifica tra gli ultimi del 400 e quasi tutta la prima metà del 500 con l’illuminato mecenatismo dei Medici a Firenze e a Roma con la pretezione, ad esempio, di un Leone X, che poi è un Medici anche lui e con la presenza del “Gran” Marsilio Ficino.
Nella filosofia e nella cultura religiosa in genere un sincretismo quasi ecumenico è in atto. Ebraismo, ellenicità e cristianesimo. Dà un sottile piacere scorrere testi frammisti di lingue e di pensiero diversi e consimili e nella medesima pagina passare dallo Zohar (De Splendore) di Simeon Ben Jocai ai frammenti del pitagorico Filolao e al Timeo del divino Platone con la mediazione del geniale Erasmo da Rotterdam o del meraviglioso Pico della Mirandola.
Quanto entusiasmo in queste scritture tutte pervase dal fuoco di una ricerca di istanza universale al di là delle religioni e delle filosofie diverse.
Aprendo a caso questo vetusto libro schioccano ancora le venerande pagine in carta bambagina custodite da intatta carta pergamena: odora una freschezza perenne.
Prendi un luogo qualsiasi di una pagina qualsiasi, per es. pag. LII e troverai: ‘Cernitis bovem depascere floridum aliquod et viridex pratum, non quidem totum sed deliberata electione nunc hanc ingerire herbam nunc illam, subitoque aliam quidam facile relinquere, aliam prorsus obmittere, donec ad consentaneum et vescum sibi alimentum perveniat consistat et requescat’.
‘Hoc modo Cabalistae post campos scientiarium latissimos et prata contemplationum amoenitate ornata multas et varias qualitercumque olentes herbas degustant, ut demum toto gramine perlustrato illud divinum Moly reperiant, cui, quamquam radix nigriscit, flos, Homeri opinione, albus enitet lacti similis, quo invento cunctas ripulisse miserias vident, appetitus sui finem in hoc mundo consecuti felicem. Virtu vero Moly est etc.’.
Ma l’erba Moly non può non ricordare l’altra erba, forse identica, cui accenna Dante (Par., I) al momento del suo trasumanarsi, quando di se medesimo dice:
Nel suo aspetto tal dentro mi feci,
qual si fè Glauco nel gustar dell’erba
che’l fè consorte in mar delli altri Dei.
Trasumanar significar per verba
non si porìa; però l’essemplo basti a cui esperienza grazia serba.
Forse causale ma certo felice l’incontro tra l’una e l’altra erba. Nelle pagine di questa opera, che ci sembra la principale tra quante il Reuchlin scrisse, simpatica è pure la forma prescelta: una conversazione tra l’ebreo Simone, il ‘Muslim Marranus’ e il filosofo pitagorico Filolao che s’incontrano nella casa di Simone a Francoforte.
Dice H. Rupprik: ‘The influence of the doctrines of Nicolas of Cusa on Reuchlin’s thought and theology cannot be ignored. Another influence was the Florentine Neo-Platonism. His own linguistic and literary studies of Hebrew and Greek philosophy helped him in his comparison of Cabbalistic and Pythagorean philosophy, and of Christian dogmatics. Guided by Ficino and Pico he sets out to prove that revelation of God has traces in the Cabbala, and cabbalistic doctrines often supplement the Scriptures’. Queste parole sono la parafrasi moderna di queste altre con le quali alla fine del libro il Reuchlin si congeda dal Papa Leone X cui l’opera è dedicata: ‘Habes santissime Leo Decime a Capnione umili servo tuo, brevi compendio recitatas in symbolica Pythagorae philosophia et Cabalae sapientia veterum opiniones atque sententias etc.’.

Bibl.: H. Rupprik in Festtage Johannes Reuchlin, Pforzheim 1955, p. 32; J. Benzig, Reuchlin Biographie, n° 99; BMC of German Books, p. 732.



“Quest’opera è di capitale importanza per intendere la cultura di quel bellissimo tempo, in cui fiorisce l’Umanesimo quattrocentesco e fruttifica tra gli ultimi del 400 e quasi tutta la prima metà del 500 con l’illuminato mecenatismo dei Medici a Firenze e a Roma con la pretezione, ad esempio, di un Leone X, che poi è un Medici anche lui e con la presenza del “Gran” Marsilio Ficino.
Nella filosofia e nella cultura religiosa in genere un sincretismo quasi ecumenico è in atto. Ebraismo, ellenicità e cristianesimo. Dà un sottile piacere scorrere testi frammisti di lingue e di pensiero diversi e consimili e nella medesima pagina passare dallo Zohar (De Splendore) di Simeon Ben Jocai ai frammenti del pitagorico Filolao e al Timeo del divino Platone con la mediazione del geniale Erasmo da Rotterdam o del meraviglioso Pico della Mirandola.
Quanto entusiasmo in queste scritture tutte pervase dal fuoco di una ricerca di istanza universale al di là delle religioni e delle filosofie diverse.
Aprendo a caso questo vetusto libro schioccano ancora le venerande pagine in carta bambagina custodite da intatta carta pergamena: odora una freschezza perenne.
Prendi un luogo qualsiasi di una pagina qualsiasi, per es. pag. LII e troverai: ‘Cernitis bovem depascere floridum aliquod et viridex pratum, non quidem totum sed deliberata electione nunc hanc ingerire herbam nunc illam, subitoque aliam quidam facile relinquere, aliam prorsus obmittere, donec ad consentaneum et vescum sibi alimentum perveniat consistat et requescat’.
‘Hoc modo Cabalistae post campos scientiarium latissimos et prata contemplationum amoenitate ornata multas et varias qualitercumque olentes herbas degustant, ut demum toto gramine perlustrato illud divinum Moly reperiant, cui, quamquam radix nigriscit, flos, Homeri opinione, albus enitet lacti similis, quo invento cunctas ripulisse miserias vident, appetitus sui finem in hoc mundo consecuti felicem. Virtu vero Moly est etc.’.
Ma l’erba Moly non può non ricordare l’altra erba, forse identica, cui accenna Dante (Par., I) al momento del suo trasumanarsi, quando di se medesimo dice:
Nel suo aspetto tal dentro mi feci,
qual si fè Glauco nel gustar dell’erba
che’l fè consorte in mar delli altri Dei.
Trasumanar significar per verba
non si porìa; però l’essemplo basti a cui esperienza grazia serba.
Forse causale ma certo felice l’incontro tra l’una e l’altra erba. Nelle pagine di questa opera, che ci sembra la principale tra quante il Reuchlin scrisse, simpatica è pure la forma prescelta: una conversazione tra l’ebreo Simone, il ‘Muslim Marranus’ e il filosofo pitagorico Filolao che s’incontrano nella casa di Simone a Francoforte.
Dice H. Rupprik: ‘The influence of the doctrines of Nicolas of Cusa on Reuchlin’s thought and theology cannot be ignored. Another influence was the Florentine Neo-Platonism. His own linguistic and literary studies of Hebrew and Greek philosophy helped him in his comparison of Cabbalistic and Pythagorean philosophy, and of Christian dogmatics. Guided by Ficino and Pico he sets out to prove that revelation of God has traces in the Cabbala, and cabbalistic doctrines often supplement the Scriptures’. Queste parole sono la parafrasi moderna di queste altre con le quali alla fine del libro il Reuchlin si congeda dal Papa Leone X cui l’opera è dedicata: ‘Habes santissime Leo Decime a Capnione umili servo tuo, brevi compendio recitatas in symbolica Pythagorae philosophia et Cabalae sapientia veterum opiniones atque sententias etc.’.

Bibl.: H. Rupprik in Festtage Johannes Reuchlin, Pforzheim 1955, p. 32; J. Benzig, Reuchlin Biographie, n° 99; BMC of German Books, p. 732.



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Published by: Acca Erma Settemonti on Apr 13, 2013
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09/27/2013

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