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- ECONOMIA E LAVORO
L’economia locale
Carpi proviene da una lunga tradizione manifatturiera legataall’industria tessile abbigliamento - il settore ancora oggi principale - ealla meccanica. Le trasformazioni avvenute nel tessuto produttivo localesono state rilevanti, attraverso varie fasi e processi di ristrutturazione edi adattamento all’evoluzione del contesto competitivo.L’economia locale, data la specializzazione nel tessile abbigliamento, èstata fra le più esposte ai fenomeni di delocalizzazione delle produzioniin paesi a basso costo e alla concorrenza dei prodotti provenienti daqueste aree. Da sempre il dibattito sulle prospettive di questo settore,non solo a livello locale ma anche nazionale, si è avvitato intorno all’ideache il tessile abbigliamento - considerato, erroneamente, un “settorematuro, a bassa tecnologia e a basso know how” - dovesse essereprogressivamente abbandonato dai paesi industrializzati. Salvo poisottolineare il forte contributo che esso continua a dare alle nostreesportazioni e l’importanza e valore del “Made in Italy” sui mercatiinternazionali. Tenendo conto dei cambiamenti avvenuti a livello mondiale edell’accelerazione, negli ultimi anni, del processo di globalizzazione, sipuò considerare straordinario che Carpi abbia ancora un’industriadell’abbigliamento, seppure molto ridimensionata. A livello nazionale,Carpi è ancora oggi la seconda città tessile, dopo Prato, per numero dioccupati. La permanenza di questo settore nell’economia locale è daattribuire a due aspetti. Da un lato, la capacità di una nuovagenerazione di imprese (di piccole e medie dimensioni) di innovare ilprodotto e investire nel marchio, nella comunicazione, nelle retidistributive, nell’internazionalizzazione commerciale, e in parte in quellaproduttiva; dall’altro, la creatività e le competenze diffuse nel sistemaproduttivo locale, in imprese e soggetti fra loro complementari cheattraverso un intenso lavoro di squadra sono capaci di generareinnovazioni (stilisti, designer, grafici, progettisti di campionario,produttori di tessuti, tessiture di maglieria, ricamifici, ecc.).L’affermazione di imprese di successo è avvenuta, in questi anni, anchein altri settori industriali, fra i quali la meccanica vanta numerosiesempi, a fianco del settore degli imballaggi, cartotecnica, ecc. Così tra iservizi si annoverano qualificati servizi di informatica, logistica, design,
 
ecc.. Nel corso del tempo, l’economia locale si è quindi diversificata,arricchendosi di nuove competenze e punti di eccellenza. Il sistemalocale è diventato più complesso, più aperto verso l’esterno ecaratterizzato dalla presenza di imprese leader in diversi segmenti enicchie di mercato. Da questa struttura economica, fondata su una basemanifatturiera importante e un sistema di servizi dedicati, si devepartire per ragionare sui problemi e le prospettive future. Sarebbevelleitario pensare di mettere da parte l’esistente per immaginareun’economia “ideale” non ancorata ai saperi e alle competenze presentinel territorio.
La crisi attuale
Segnali di difficoltà si percepivano fin dallo scorso anno, si prevedevanoper gli anni 2008 e 2009 ritmi di crescita ridotti, ma una recessionecome questa nessuno l’avrebbe immaginata. E’ globale, ha coinvoltodapprima il sistema finanziario e bancario americano, al quale trannequalche eccezione, sono state date enormi garanzie pubbliche disostegno, ma la crisi ha ormai travolto l’economia reale. E’ doveroso perla politica, la finanza e l’economia ‘riscrivere tutte le agende e con esseadottare nuove regole ’. Qualche Paese ha preso provvedimenti rapidi etempestivi, impiegando notevoli risorse, le Banche centrali hannoimmesso liquidità per salvare il sistema del credito, in modo tale dasostenere anche le imprese. L’Unione Europea si è mossa bene nelleprime settimane, ma ha lasciato che prevalesse la logica nazionale enon ha sempre coordinato gli interventi dei singoli stati. Il Governoitaliano non ha dato l’impressione di avere un ruolo forte e decisivo nelladefinizione di indispensabili politiche europee. Tutte le analisiconcordano sulla gravità e la dimensione della crisi. Anche il nostroterritorio ovviamente registra pesanti difficoltà. Molte imprese hannobloccato l’attività, mancano commesse per i prossimi mesi, cresce larichiesta di cassa integrazione. Si prevede un 2009 davvero complicato.E non soffre solo il settore moda, che paradossalmente è forse piùabituato ad affrontare fasi cicliche di difficoltà; ci sono grossi probleminel comparto meccanico, nell’edilizia, nel resto del manifatturiero edanche il commercio segnala la cessazione di molte attività. Occorronoda subito interventi straordinari per il sostegno alle imprese e al redditodelle famiglie. Dovranno essere per tutti, adattabili anche a realtà dipiccole imprese e di lavoratori autonomi come le nostre. E’ necessariauna azione concertata dei territori distrettuali affinché sianoconcretizzati interventi. Carpi sta agendo e dovrà continuare in modo
 
sempre più deciso ad agire insieme alla rete dei distretti tessili, inparticolare, come Prato, Biella, Schio.
Le strategie di sviluppo e l’innovazione
L’attuale fase recessiva pone, purtroppo, seri problemi di tenuta delsistema economico locale, mettendo a nudo nodi strutturali e diprospettiva già noti in precedenza. E’ ormai nei fatti che il settore dellecostruzioni abbia esaurito la fase di crescita, dopo anni di intensaattività. Nel manifatturiero, il processo di selezione delle imprese, puressendo molto avanzato, già prima di questa crisi, non si potevaconsiderare concluso (in tutti i settori, compresa la meccanica).La selezione delle imprese sarà quindi significativamente acceleratadall’attuale fase recessiva e agirà in maniera differenziata sulle impresedei diversi stadi della filiera, coinvolgendo sia imprese che operano insubfornitura, sia quelle che realizzano prodotti propri. Anche all’internodi questi due tipi d’impresa le prospettive saranno molto diverse inrelazione al prodotto o alla lavorazione realizzata. Vi sono parti dellafiliera che subiscono più direttamente la concorrenza di produttori abasso costo localizzati in paesi esteri oppure immigrati a livello locale,mentre altre produzioni di piccole serie, elevato valore aggiunto eintensità di know how, o fasi della filiera a maggiore intensità di capitaleo di competenze, sono meno esposte alla concorrenza di prezzo e capacidi competere sulla qualità e l’innovazione.Il processo di ridimensionamento del manifatturiero già avvenuto aCarpi rischia quindi di accelerare, determinando significative difficoltàper i lavoratori coinvolti, soprattutto quelli a bassa qualificazione.L’obiettivo che ci si deve porre esplicitamente è la creazione di realiposti di lavoro di “quali”, all’interno di un contesto di crescitasostenibile, con particolare attenzione ai giovani e alle donne. Ledifficoltà dell’industria dell’abbigliamento colpiranno in particolarel’occupazione femminile, saquindi importante attivare politicheorientate al mantenimento del tasso di occupazione delle donne. I duecardini dello sviluppo locale, rappresentati, da un lato, dai lavoratori e,dall’altro, dalle filiere di piccole e medie imprese, devono essere alcentro delle politiche di intervento. Sostenendo gli uni e gli altri nelmiglioramento della capacicreativa, di innovazione e di iniziativa.L’approccio che si propone è di partire dalla valorizzazione dellespecializzazioni e delle eccellenze che sono presenti nell’economia
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