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sentenza
Giudice di Pace di Taranto, sezione penale, sent. n. 22 del 13-20.1.09
FATTO…omissis…DIRITTOI fatti oggetto di causa, come contestati all’imputata, si sono verificati il 25 agosto 2006 esono da porre in rapporto con la morte di un giovane operaio, travolto da un carroponte all’interno dello stabilimento ***.In detto giorno l’imputata, alla guida di una Fiat panda di colore rosso, raggiunge lostabilimento *** di Taranto posto sulla strada statale 7; dall’auto scende un giovane che vaa tracciare sul muro perimetrale esterno dello stabilimento, servendosi di una bombolettaspray di colore rosso, la scritta “*** Assassino”, mentre l’imputata resta al posto di guidaad attendere. La scena è notata da un vigilante e precisamente dal sig. *** ***, che, comeegli stesso precisa nella deposizione resa il 21.10.2008, ha visto la Fiat panda ferma conl’imputata a bordo ed un ragazzo, che aveva appena ultimato la scritta sul muro, rientrarein auto. Avvicinatosi all’auto riconosce l’imputata nella signora *** ***, sindacalista Cobase la redarguisce ricevendo la risposta “
E
tuo il muro
?”Segnala quindi l’episodio al Coordinatore del servizio di vigilanza che redige un rapportoin base al quale l’ing. *** ***, nella sua qualità di presidente del consiglio diamministrazione della *** SpA, sporge querela a nome proprio e per conto dell’aziendache rappresenta.Di qui nasce l’imputazione a carico di *** *** per aver, in concorso con minore nonidentificato, diffamato l’ing. *** *** mediante la scritta “*** Assassino” e per averimbrattato un muro di proprietà della SpA ***; reati entrambi aggravati dalla circostanzadi cui all’art. 112 CP per aver indotto un minore a commettere tali fatti delittuosi.Nessun dubbio circa il fatto che l’imputata abbia accompagnato, con la sua auto, ungiovane per scrivere una frase risultata offensiva, sul muro dell’***, servendosi di unabomboletta spray di colore rosso.La circostanza esposta in querela, infatti, è pienamente confermata dalla dettatestimonianza resa dal vigilante sig. *** *** nella propria deposizione oltre che,implicitamente, dalla risposta “
è tuo il muro
?” con cui l’imputata ribatte alle osservazionirivoltele. Inoltre la scritta, prima di venire cancellata e rimossa, è stata documentata dafoto scattate nella immediatezza ed acquisite agli atti di causa.Circa i capi di imputazione contestati all’imputata va preliminarmente esaminatal’aggravante di cui al comma 4 dell’art 112 CP, c.4, per aver indotto un minore acommettere un reato.Nella querela presentata dall’ing. *** *** si fa esplicito riferimento ad un ragazzo ‘
dellaapparente età di 15/16 anni’
, come dal rapporto redatto dal vigilante intervenuto al momentodei fatti, senza però specificare in quale modo sia stata stimata l’età di detto ragazzo. Lostesso vigilante interrogato in qualità di teste ha confermato di aver visto un ragazzo nelmomento in cui stava terminando la scritta ingiuriosa sul muro dello stabilimentosiderurgico edi averne valutata l’età, in base a propri criteri personali, stimandola tra i 15 e i 16 anni.
 
Tale apprezzamento, basato esclusivamente su valutazioni soggettive, senza alcunriscontro fondato su concreti elementi oggettivi o su principi di certezza, non puòcostituire fattore probatorio valido al fine di una efficace imputazione di responsabilità.L’imputata, pertanto, non potrà essere chiamata a rispondere della contestata aggravantedi cui al comma 4 dell’art. 112 CP non essendo emerso, nel corso dell’istruttoriaprocessuale, alcun elemento idoneo, né prova certa, circa l’età del ragazzo che hamaterialmente effettuato sul muro dello stabilimento la scritta ingiuriosa “*** Assassino”.Restano pertanto da esaminare, separatamente, i due reati contestati all’imputata, quellodell’ingiuria, come previsto dall’art. 595 CP, e quello di imbrattamento disciplinatodall’art. 639 CP, nella semplice configurazione del concorso, con la esclusione dellacontestata aggravante di cui all’art. 112 CP.Il delitto di diffamazione, come disciplinato dall’art. 595 CP, è ritenuto dalla dottrina edalla giurisprudenza un reato teso a colpire l’onore e la reputazione del destinatario che,come tali, devono essere tutelati.La manifestazione offensiva, però, ha un significato che non è sempre identico per tutte lepersone, con riferimento sia all’autore che al destinatario della diffamazione, e deve esserevalutata in base a tutte le componenti oggettive, soggettive nonché culturali e ambientaliin cui si presenta.Per tali motivi il reato di diffamazione trova un contraltare nel ‘diritto di critica’ che può, avolte, manifestarsi in forme anche aggressive.Va, infatti, considerato che la giurisprudenza si è più volte occupata del problema dellacritica politica ed ha rinvenuto il fondamento del diritto di critica nell'art. 21 dellaCostituzione con un limite, condiviso anche dalla dottrina, che la critica deve riguardare lacosì detta identità del personaggio pubblico criticato, ovvero la dimensione pubblica dellostesso, nel senso che la manifestazione del pensiero deve incidere su quegli aspetti dellaattività e dellapersonalità del soggetto che siano esposti al pubblico, e non la dimensione meramenteprivata, che merita una tutela più incisiva.
Il diritto ad esercitare la critica, quindi, deve pur sempre riferirsi ad un determinato evento, siaesso artistico, socio-politico, storico, culturale, letterario o religioso, ma - per sua stessa natura –deve consistere nella rappresentazione, per l'appunto critica, di quello stesso fatto e, dunque, nellasua elaborazione. Ed il giudizio, che per definizione la sostanzia, non può essere rigorosamenteobiettivo ed imparziale, in quanto è ineludibile espressione del retroterra culturale e formativo di chilo formula e - nel caso della critica politica - anche delle sue opzioni ideologiche
(Cass. n°6419, 16nov. 2004) .Tale concetto è stato sempre ribadito dalla Suprema Corte che più recentemente haaffermato: “
In tema di diffamazione, ai fini dell'applicabilità del diritto di critica, la "continenza"delle espressioni utilizzate va apprezzata tenendo conto che, soprattutto per l'intervenuta influenzadel mezzo televisivo sul mutamento del linguaggio, quello usato dai cittadini, dagli uomini politici,dai sindacalisti e dai cosiddetti "opinion leaders" è molto mutato nell'ultima parte del secolo scorso.L'utilizzo di un linguaggio più disinvolto, più aggressivo, meno corretto di quello in uso in precedenza riguarda ormai sia il settore dei rapporti tra i cittadini, sia quelli dei rapporti politici edella critica politica, sindacale e giudiziaria, derivandone un mutamento della sensibilità e dellacoscienza sociale: siffatto modo di esprimersi e di rapportarsi all'altro, infatti, se è certamentecensurabile sul piano del costume, è ormai accettato (se non sopportato) dalla maggioranza deicittadini,i quali, pur contestando non di rado l'uso di un linguaggio troppo aggressivo, stentano acredere che si debba fare ricorso in tali casi alla sanzione penale. In questa prospettiva, l'unico limiteche non va superato è ravvisabile nell'esigenza di evitare l'utilizzo di espressioni e argomenti che
 
trascendano in attacchi personali diretti a colpire, su un piano individuale, senza alcuna finalità diinteresse pubblico, la figura morale del soggetto criticato: ciò che si realizza quando si
 
utilizzano i cosiddetta "argumenta ad hominem" e la critica sfocia nell'inutileaggressione alla sfera morale altrui, dovendosi escludere, in tale evenienza, il riconoscimentodell'esimente dell'esercizio del diritto di critica.( 
Cassazione penale , sez. V, 05 giugno 2007 , n.34432)Il diritto ad esercitare la critica, quindi, come detto e affermato dalla Suprema Corte, nonnecessariamente deve essere obiettivo ed imparziale, in quanto espressione del retroterraculturale e formativo di chi lo formula e delle sue opzioni ideologiche politiche e sindacali,e deve essere sempre orientato a finalità di interesse pubblico.E’ acclarato, quindi, che, nella competizione politica e sindacale l'uso di tonioggettivamente aspri e polemici è considerato legittimo e le opinioni possono anche essereespresse con termini pungenti, con frasi suggestive e finanche paradossali, chegarantiscano l'efficacia della comunicazione e catturino l'attenzione dei cittadini suproblemi di interesse pubblico; con il limite che oggetto della critica deve essere un aspettodella dimensione pubblica del personaggio criticato, financo duramente contestato, senzascalfirne però la sfera privata.Pertanto, per esaminare correttamente la portata di una espressione e verificare se essa siao meno scriminata ai sensi dell'art. 51 C.P. (aver agito esercitando un proprio diritto dicritica), è necessario tenere conto della occasione che determina la reazione critica e dellasituazione storico-politica complessiva; e ciò sia sotto il profilo oggettivo che sotto quellosoggettivo.Per quanto riguarda il profilo oggettivo occorre valutare quanto l’espressione ritenutaoffensiva e lesiva della reputazione, “*** Assassino” ascritta all’imputata, attivista deiCOBAS, possa rientrare, o meno, nel diritto di critica garantito dall’art. 21 dellaCostituzione e scriminata dall’art. 51 del CP e quanto, invece, possa aver superato questilimiti.A tal fine occorre considerare la notoria condizione di disastro ambientale in cui versa lacittà di Taranto: l’aumentato numero di tumori, l’alto, altissimoindice di diossina sparso nell’aria, le polveri sottili e ancora di più l’elevato numero diincidenti sul lavoro mortali o con conseguenze invalidanti..Nella tavola rotonda tenutasi il 22 aprile 2005 presso la Facoltà di Ingegneria di Taranto eorganizzata dall'associazione TarantoViva (presenti vari esperti ambientalisti e assentel’*** e la autorità politiche cittadine) è emerso che l’*** di Taranto immette nell'atmosferaun quantitativo di diossina pari all'8,8% del totale europeo e rispetto al totale delleemissioni nocive europee, l'*** di Taranto incide per il 6,2% per gli Ipa (IdrocarburiPoliciclici Aromatici), notoriamente cancerogeni; che i morti per neoplasie a Taranto sonopiù che raddoppiati dal 1971 al 1996 e che, sulla base dei dati del Dipartimento diPrevenzione della Asl di Taranto relativi al quadriennio 1998-2001 nella provincia jonica, sisono registrati circa 1.200 decessi annui, dati che "collocano Taranto, per le neoplasie tutte,fra le Aree del Sud-Italia a maggiore incidenza e per le neoplasie polmonari ben oltre lamedia nazionale".Dal 2005 ad oggi non è mancata l’occasione per la stampa locale e regionale di parlare diinquinamento, disastro ambientale, aumento delle malattie tumorali.A due anni di distanza da detto convegno, epoca in cui avvengono i fatti contestati, lasituazione non migliora, anzi si aggrava; da un articolo tratto dal settimanale l’Espressodel 30 marzo 2007, intitolato “la Puglia dei veleni” emerge, tra l’altro, che la stessa Eper nel2002 aveva detto di peggio. Degli 800 grammi di diossina che finiscono nell'aria europea
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