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Multilinguismo e lingue veicolarinell'intelligence da fonti aperte
di Giovanni Nacci
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Intelligence e linguaggio
Una delle definizioni accademiche del concetto di intelligence,lo descrive come uno strumento attraverso il quale è possibileconquistare una condizione di superiorità
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nei confronti di ter-zi, nell'ambito di un determinato contesto informativo. Tale abi-lità è data da pacchetto di metodi, sistemi e tecnologie apposi-tamente integrati con la finalità della gestione e dell'impiegostrategico di due categorie di informazioni: quelle liberamenteaccessibili (ossia informazioni aperte) e potenzialmente disponi- bili (ossia quelle che sottostanno ad un regime di riservatezza più o meno stringente). Lo scopo finale è, in entrambi i casi,fornire un valido supporto informativo al processo valutativo deidecisori, permettendo loro di fondare le proprie scelte su un si-stema di conoscenze consapevoli basate su informazioni precisee rilevanti (piuttosto che di senso generico ed incongruenti)tempestive ed aggiornate (piuttosto che tardive e vecchie) ba-stanti (piuttosto che inutilmente ridondanti). Ma soprattutto su
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Ufficiale della Marina Militare in congedo, proveniente dal V RepartoCooperazione Internazionale e Infrastruttura NATO dell'Ufficio Centrale delBilancio e Affari Finanziari del Ministero della Difesa. Consulente in materiadi metodi, sistemi, e tecnologie per la gestione strategica delle informazioni eintelligence da Fonte aperta. E' stato membro del Comitato Scientifico delCeSDiS, di cui è socio. Membro del comitato scientifico della rivistaIntelligence & Storia.
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Oppure, in termini di business, di “vantaggio competitivo”
 
 164informazioni che siano leggibili, comprensibili e quanto più fa-cilmente ed univocamente interpretabili. Proprio in rapporto aquesti parametri (leggibilità, comprensibilità, univocità d'inter- pretazione) appare chiara, rispetto alla generalità del processo diintelligence, la centralità del linguaggio
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. Come il DNA negliesseri viventi, il linguaggio contiene tutti gli elementi (simboli egrammatiche) necessari alla sintesi dell'informazione. L'Intelli-gence delle fonti aperte rivolge con priorità la sua attenzione alcosiddetto linguaggio naturale, il principale mezzo espressivodell'uomo. Si dice che il linguaggio naturale (contrariamente ailinguaggi formali) sia semanticamente ambiguo: ciò vuol direche in certi casi la stessa sequenza di simboli, generata attingen-do alle stesse regole della medesima grammatica, può assumere più di un significato. Consideriamo ad esempio la seguente fra-se, espressa in linguaggio naturale, avente senso compiuto e cor-rettamente costruita sulla base dei segni e della grammatica dellalingua italiana: “ti piace la pesca?” Come è facile intuire i signi-ficati desumibili sono più di uno: ti piace (andare a) pescare?Oppure ti piace il frutto del pesco? Un linguaggio formale, omeglio, le regole attraverso le quali viene costruito un linguag-gio formale, non avrebbe permesso la produzione di una paleseambiguità semantica. A questo proposito è interessante notarecome lingue diverse presentino diversi gradi di ambiguità se-mantica. Nell'inglese, ad esempio il concetto originario (“ti pia-ce la pesca?”) si deve per forza di cose scindere nelle due frasi(non ambigue): Do you like fishing? e Do you like peaches?L'ambiguità di un linguaggio e, come vedremo poi, delle lingue(o idiomi) nell'ambito del linguaggio naturale, è un fattore di cri-ticità per l'Intelligence. Ancor di più lo è nei contesti caratteriz-zati dal multilinguismo, dove la trasposizione di un concetto (odi una informazione) da una lingua ad un'altra può creare signi- 
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Linguaggio inteso come “
l'uso dei segni... ...che rendono possibile la co-municazione
”. N. Abbagnano, Dizionario di Filosofia, UTET, 1994 Torino
 
 165ficativi problemi di decadimento qualitativo delle informazioni.E' importante notare come in un’ottica di intelligence strategica,la carenza qualitativa
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delle informazioni è fatto assai più gra-ve della carenza quantitativa . Meglio cioè non disporre affattodi informazioni (quindi sapere di non averne) piuttosto che a-verne di inaffidabili o ancora peggio presuntivamente affidabili.L'illusione del sapere, infatti, genera sempre decisioni peggioriche la certezza del non sapere. Sfortunatamente (o fortunata-mente) difficilmente ci si trova nettamente in una casistica o nel-l'altra. La normalità delle cose è una “terra di mezzo” (e di nes-suno...) dove le informazioni hanno un certo grado di affidabili-tà, della quale abbiamo una certa misura di consapevolezza.
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Ad esempio la presenza di informazioni non aggiornate, o intempestive, osufficientemente approfondite, o non immediatamente fruibili, ecc..
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