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Ultimo - Al Cuore Della Terra e Ritorno - Prima e Ultima Sezione-1

Ultimo - Al Cuore Della Terra e Ritorno - Prima e Ultima Sezione-1

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Published by Megachip Redazione
La prima e l’ultima sezione del libro di Piero Pagliani: “Al cuore della Terra e ritorno”, con una Premessa introduttiva.
Del libro, diviso in due parti, Megachip curerà la prossima pubblicazione in rete.
La prima e l’ultima sezione del libro di Piero Pagliani: “Al cuore della Terra e ritorno”, con una Premessa introduttiva.
Del libro, diviso in due parti, Megachip curerà la prossima pubblicazione in rete.

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Published by: Megachip Redazione on Apr 27, 2013
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04/27/2013

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Premessa
Qui di seguito sono proposte la prima e l’ultima sezione del libro “Al cuore della Terra eritorno” di prossima pubblicazione on-line. Ai fini della comprensione del testo si tengano presenti alcune cose.1. Lo studio prende le mosse dall’analisi di Giovanni Arrighi, secondo la quale il capitalismo èl’esito di un lungo processo storico di differenziazione tra il potere di chi è in grado dimobilitare denaro, Potere del Denaro ( 
D
 ), e quello di chi mobilita forza extraeconomica(militare, di formazione e organizzazione dello Stato, culturale), il Potere del Territorio ( 
T
 ). Ilcapitalismo reale è il risultato dello scambio politico tra questi due distinti poteri edell’equilibrio dinamico che tra loro si instaura
1
.Partendo da questa impostazione, ho introdotto il concetto di “
rapporto di aggiunzione del Potere 
”,
T
-
D
. La nozione di “rapporto di aggiunzione” è tratta dalla Teoria delle Categorie, unaforma concettuale di matematica. Le motivazioni e le poche nozioni tecniche indispensabilisono discusse nella Sezione III della Parte Prima del lavoro e rielaborate nell’ultima sezionedella Parte Seconda, qui riprodotta. In sostanza, si ha un rapporto di aggiunzione tra un“campo” dotato di trasformazioni interne, nel nostro caso l’economia, e un altro campo, nelnostro caso la politica, quando le trasformazioni del primo inducono quelle nel secondo e viceversa, in modo tale che ci sia una sorta di “continuità”, di armonia tra di esse. Dettoaltrimenti, le trasformazioni di carattere economico devono “assecondare” quelle di caratterepolitico e quelle di carattere economico si devono riflettere in adeguati cambiamenti politici.Più precisamente, il Potere del Denaro è soggetto alle dinamiche tipiche del suo dominio (adesempio una diminuzione dell’export) e quello del Territorio alle dinamiche tipiche del proprio(come una politica fiscale o monetaria). Ma una scelta di governo può indurre trasformazioniin campo economico (ad esempio una detassazione può aumentare i profitti netti) e viceversa(ad esempio un prolungato deficit commerciale può indurre una svalutazione). Quinditrasformazioni nel campo del Potere del Territorio danno luogo e trasformazioni del Poteredel Denaro trasformando fattori territoriali in corrispondenti fattori economici e dinamiche digoverno in dinamiche economiche. Viceversa, trasformazioni del Potere del Denaronell’ambito del proprio dominio specifico hanno effetto sul Potere del Territorio. Abbiamoquindi sia
dinamiche 
all’interno di un dominio (territoriali, di
T
su
T
, ed economiche, di
D
su
D
 )ed
effetti 
o
azioni 
di un dominio sull’altro (di
T
su
D
, chedenoteremo con la sigla
 AT
, e viceversa di
D
su
T
, chedenoteremo con la sigla
 AD
 ). Se le dinamiche all’interno diun domino si riflettono armonicamente, senza intralciarsi esenza effetti negativi di ritorno, su quelle dell’altro dominio,allora diremo che
 AT
ed
 AD
sono
 funtori aggiunti 
e che tra idue domini c’è un
rapporto di aggiunzione 
 
che, al netto didettagli, approssimativamente possiamo descrivere coldiagramma a lato: se i percorsi dati dalle frecce deldiagramma non si interrompono, ovvero se le mutuetrasformazioni si succedono con
continuità 
, senza strappi, si
1
Una conseguenza è che alcuni popolari slogan della “sinistra alternativa” come “No al governo dellaBCE” o “No al governo delle banche” soffrono di un difetto ottico che toglie tridimensionalità eprospettiva: la convinzione che nel capitalismo il potere economico sia tutto e il potere politico sia solouna sua appendice; una visione non binoculare, ma monoculare, o al più bioculare. In realtà, come giàsapeva Schumpeter, “i capitalisti da soli non sono nemmeno in grado di difendere i propri interessi”. Vedremo che la crisi sistemica attuale non fa che riconfermarlo.
 d   i    n a m i    c h  e e c o n o m i    c h  e
effetti politici dell’economia,
 AD
     d     i   n   a   m     i   c     h   e   p   o     l     i    t     i   c     h   e
effetti economici della politica,
 ATT’DTD’
 d   i    n a m i    c h  e e c o n o m i    c h  e
effetti politici dell’economia,
 AD
     d     i   n   a   m     i   c     h   e   p   o     l     i    t     i   c     h   e
effetti economici della politica,
 ATT’DTD’
 
 
ha un rapporto di aggiunzione del Potere,
T
-
D
. In realtà esistono molti sfridi e moltecontraddizioni che fanno sì che questo rapporto sia solo tendenziale e imperfettibile. Laragione fondamentale è che il Potere del Territorio segue una logica da noi detta a “campi-diluoghi” (ad esempio il consolidamento di un potere statale o di una conquista territoriale),mentre il Potere del Denaro segue una logica a “campi-di-flussi” (ad esempio l’acquisizione diun’impresa o l’aumento del capitale sociale), che è differente dalla prima (anche in questo casoi due concetti sono una rielaborazione di due nozioni di Arrighi).In analogia col rapporto di aggiunzione del Potere, abbiamo poi introdotto il
rapporto di aggiunzione del Valore 
,
P
-
 V 
, che si instaura tra la produzione capitalistica e i processi direalizzazione del valore, ossia tra estrazione del profitto e sua realizzazione sul mercato. Anchein questo caso le logiche distinte nei due campi rendono il rapporto di aggiunzione solotendenziale e intrinsecamente imperfetto (le crisi di sovrapproduzione ne sono un esempio).Infine consideriamo il
rapporto di aggiunzione della Società 
,
S
-
Mt
, tra la Società e il Mercato, dovetroviamo all’opera la necessità (per ora vincente) del capitalismo di subordinare la Società aisuoi processi di valorizzazione e la resilienza della società nei confronti del Mercato.2. Il complesso intreccio tra gli elementi e le dinamiche di questi tre rapporti di aggiunzione èla
società capitalistica concreta 
, che è caratterizzata, proprio per la complessità delle diverse logicheche interagiscono o interferiscono, da ciò che con Karl Polanyi chiamiamo “doppiomovimento”, in avanti e all’indietro, verso il futuro e verso il passato, verso il progresso e verso la conservazione. Inoltre, è in questo intreccio che nascono e si sviluppano notiparadossi, come quello di Triffin riguardo le “
key currencies 
” (nel nostro caso il Dollaro) ol’
Unholy Trinity 
di Mundell e Fleming, che abbiamo chiamato “Triangolo Inconsistente delDenaro” e sul quale abbiamo disegnato un secondo triangolo relativo alle possibiliinconsistenze nella gestione del potere nella società capitalistica, che abbiamo chiamato“Triangolo Inconsistente del Potere” ed è collegato al primo dalle politiche monetarie. Tutte le usuali nozioni di “equilibrio” fanno di fatto riferimento, in un modo o in un altro,solo al rapporto di aggiunzione del Valore. Sono esercizi formali autoconsistenti che“funzionano” solo nei periodi in cui le restanti dinamiche sono sufficientemente stabili. Cheperò sono momenti molto brevi. Poi il loro movimento travolge ogni tentativo di definirel’equilibrio al di fuori dell’intreccio dei tre rapporti di aggiunzione e impedisce che tramite queimetodi formali si possano predire le grandi crisi e i loro andamenti.Nel libro si sostiene che l’attuale crisi è una “crisi sistemica” perché sono state messe indiscussioni le coordinate, materiali, economiche, finanziarie, politiche, geopolitiche, fisico-ecologiche e persino culturali, che hanno permesso il ciclo di espansione materiale a guidastatunitense che è seguito per una ventina d’anni alla II Guerra Mondiale, guerra che avevadefinitivamente risolto la precedente crisi sistemica del ciclo di espansione a guida britannica.
La finanziarizzazione non è stata quindi la causa della crisi 
, come solitamente si sostiene, bensì ne èstata un tentativo di gestione, che però l’ha aggravata. Come avrebbe detto Marx, ha spostatopoco più in là le contraddizioni che causano la crisi per ritrovarsele di fronte, ingigantite. Ilcumulo storico di contraddizioni della crisi attuale fa di essa una crisi epocale del
capitalismotermoindustriale occidentale 
, iniziato con la Prima Rivoluzione Industriale. Il capitalismo è unparticolare sistema dissipativo lontano dall’equilibrio termodinamico, che deve continuamentescambiare con l’ambiente
esterno
energia, materia ed entropia (per questa ragione, la dialetticainterno/esterno è centrale nel libro). Ciò spiega il ruolo fondamentale dell’imperialismocoloniale europeo e del commercio mondiale nella nascita del capitalismo occidentale; così cheil capitalismo occidentale è stato l’esito di un processo che Arrighi e Amin definiscono “
di estroversione con una direzione retrograda 
” (dal commercio estero all’industria, all’agricoltura inveceche il contrario). Il fatto di avere preso forma compiuta come termoindustriale rendeinestricabile il rapporto tra capitalismo occidentale e imperialismo.
 
 
Quindi l’imperialismo non è una fase superiore del capitalismo occidentale, ma una suacaratteristica originaria e connaturata, cosa che obbliga a non abbandonare mai l’attenzione e la vigilanza sul tema della guerra e della pace (un punto purtroppo sottovalutato o persinodisconosciuto da una sinistra che pendola tra astrazioni superimperialistiche e lasubordinazione culturale alle politiche imperiali). E’ stata proprio la progressiva chiusura di“spazi esterni” che ha iniziato e poi aggravato la crisi sistemica. Questa chiusura si èmanifestata con la nascita di
competitor 
globali che hanno messo in discussione il sistemaorganizzato a Bretton Woods nel 1944. Prima l’Europa (tuttavia vincolata politicamente agliUsa), poi a causa della gestione della crisi tramite la globalizzazione finanziarizzata, giganti
 politicamente indipendenti 
come la Cina o in generale i Brics.3. Le crisi sistemiche sono annunciate da quelle che Arrighi chiama “crisi spia”. Nel nostrocaso si è trattato della dichiarazione di inconvertibilità del dollaro in oro del 1971, il
 Nixon Shock
. Noi sosteniamo che
con quella dichiarazione gli Usa annunciavano al mondo che il sottostante della moneta internazionale, il Dollaro, non era più l’oro o un altro riferimento metallico, bensì direttamente ed esclusivamente la posizione di potere globale degli Stati Uniti 
. L’insostenibilità della parità del Dollarocon l’oro era dovuta alla combinazione dei meccanismi del paradosso di Triffin con la politicaantiegemonica di alcuni Paesi, in particolare la Francia gaullista, e la perdita degli Usa dellaposizione di “opificio del mondo”. Una crisi sopraggiunta velocissima, se si pensa che venticinque anni prima gli Usa erano usciti dalla II Guerra Mondiale in una posizione distrapotere politico, militare, economico e finanziario globale forse senza precedenti storici.In realtà, e questa è un’altra tesi del lavoro, la precedente crisi sistemica era stata cosìprolungata e profonda (Lunga Depressione 1873-1895, I Guerra Mondiale, Grande Crisi del1929, II Guerra Mondiale) che solo una potenza eccezionale avrebbe avuto la capacità dimobilitare le enormi risorse fisiche, economiche, finanziarie, politiche e sociali per rilanciare unperiodo di espansione materiale mondiale. E quindi solo gli Stati Uniti ebbero la capacità difarlo. Ma l’enorme scala delle risorse mobilitate ha fatto sì che esse abbiano dato vita a un ciclosistemico di accumulazione senza precedenti (è stato infatti chiamato “ventennio d’oro delcapitalismo”) che proprio a causa della sua scala ha bruciato le sue stesse basi in un lasso ditempo eccezionalmente breve, generando un’enorme sovraccumulazione di capitali non piùinvestibili produttivamente. Questa controvarianza ricorsiva tra scala delle risorse da mobilitaree durata della loro mobilitazione spiega, a nostro parere, l’osservazione “empirica” di Giovanni Arrighi, che il cicli di sviluppo sistemico si accorciano, i periodi di caos sistemico si allungano ele potenze egemoni sono via via sempre più grandi.4. A partire dalla crisi spia del
 Nixon shock
, l’egemonia degli Stati Uniti si sarebbe retta su unmeccanismo basato sul loro famoso doppio deficit, quello del debito pubblico e delle partitecorrenti; cosa assolutamente paradossale se detto meccanismo non fosse stato sostenuto dalprepotere globale degli Usa. Impossibilitati a cambiare in oro i dollari in surplus, le banchecentrali estere potevano solo,
de re 
anche se non proprio
de jure 
, comprare titoli del debitopubblico americano, che così diventavano lo standard effettivo: il
Treasury-bill standard 
.Nel libro sosteniamo che questo meccanismo ha configurato una vera e propria
 finanziarizzazione di Stato
.Ma questa finanziarizzazione, che permetteva l’emissione continua di nuovi dollari neicircuiti monetari mondiali, entrò immediatamente in contrasto coi grandi detentori privati dicapitali mobili il cui valore veniva eroso dalla politica monetaria espansiva statunitense. Nenacque un lungo conflitto, tra il 1971 e il 1979, tra le agenzie governative statunitensi e gliistituti finanziari privati che spostarono in Europa e nei paradisi
off-shore 
il mercato dei capitalimobili, facendo leva sull’eurovaluta e in seguito i petrodollari. Si può dire che in quel periodo,caratterizzato dalla sconfitta americana in Vietnam e quindi della perdita della prospettiva di

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