suddetti filamenti o nei loro paraggi, la particolare elettrostaticità e "appiccicosita'" nonché lalunghissima permanenza, anche a distanza di mesi, di tali filamenti. Le ragnatele naturali,invece, si degradano nell'arco di un paio di settimane.Una correlazione importante è il legame tra la caduta di questi polimeri (o meglio, biopolimeri)e le scie chimiche. Quel giorno poi in varie parti di Italia furono avvistati degli O.V.N.I. esempre a Buccinasco notai due caccia militari volare in formazione, come se fossero impegnatiin uno scramble.Il riassunto dei risultati delle analisi che riporto di seguito vuole essere una tessera che va adaggiungersi alle prove dell'esistenza quanto meno anomala di fenomeni che accadono sopra lenostre teste e che, a mio avviso, hanno una comprovata origine artificiale e militare.Desidero quindi riportare in questa sede alcuni estratti della relazione pervenutami pochissimigiorni or sono.I "polimeri di ricaduta" esaminati:-
NON SONO
sicuramente la produzione (che risulterebbe a livello industriale, fra l’altro, percoprire l’estensione territoriale Vercelli–Milano/Bologna–Ferrara !) delle ghiandole serigene deicosiddetti “ragni d’alta quota”, la cui esistenza (dal punto di vista entomologico) lasciamoappannaggio delle “leggende metropolitane”, con buona pace del C.I.C.A.P.-
NON SONO
assimilabili, nemmeno lontanamente, ai filamenti di “bambagia silicea” (o “capelli d’angelo”, “cheveux d’ange” in francese: si volatilizzarono in breve tempo, quasi “sublimandosi” a contatto delle mani, a differenza di quelli in oggetto, tuttora resistenti), cadutiin concomitanza col passaggio a bassa quota di O.V.N.I., su Oloron nel 1952 e su Firenze nel1954. In quest’ultimo caso, grazie all'intraprendente solerzia di uno studente, allora laureandoin Ingegneria, si è potuta eseguire l’analisi chimica dei filamenti presso l’Istituto di Chimicaanalitica dell’Università di Firenze. Il referto analitico conclude lapidariamente: “Sostanza astruttura macromolecolare, contenente boro, silicio, calcio e magnesio. In linea puramenteipotetica, potrebbe trattarsi di vetro borosilicico. Firmato: il Direttore, Prof. G.Canneri”.Dopo aver eseguito diverse analisi (prove di combustione, misurazione pH, prove di solubilità,saggi coi reattivi di Loewe e Schweitzer etc.), tali filamenti parrebbero presentare alcunicomportamenti simili alla seta (simili, non uguali).Che senso ha parlare di “seta volante” ?Sono state formulate tre ipotesi:1) - I filamenti analizzati sarebbero da collegarsi, in qualche modo, al sorvolo delle localitàinteressate per opera di oggetti volanti non identificati, così come riferito da numerositestimoni: situazione simile, pertanto, a quelle già citate (Oloron, 1952; Firenze, 1954), conl’unica differenza consistente nel tipo di sostanza ricaduta al suolo (borosilicato contro polimeriorganici). Anche oggi, come allora, restano sconosciute le motivazioni di tale “pioggia”.2) – I filamenti analizzati sarebbero un “sotto-prodotto”, una conseguenza “accessoria” delprogetto (si dice a carico della N.A.T.O.) di modificazioni climatiche, al fine di prevenire laformazione di eventi atmosferici turbolenti (uragani, precipitazioni intense, trombe d’aria),particolarmente disastrosi per il continente europeo. Tale progetto verrebbe messo in attomediante il rilascio in atmosfera, per mezzo di aeromobili privi di contrassegno identificativo, diparticolari elementi (bario, ioduro d’argento etc.) in grado, per l’appunto, di influire sul clima,impedendo o favorendo la formazione di nubi e le relative piogge. Questa azione diretta sulclima è già stata sperimentata con successo durante lo svolgimento delle Olimpiadi di Mosca,nel 1980, grazie ad un’intesa (al tempo segreta e trapelata solo dopo la caduta del muro diBerlino) fra l’aeronautica sovietica e quella statunitense. Ma anche oggi possiamo notare glieffetti della dispersione delle suddette sostanze nei nostri cieli: entro 48 – max. 72 ore dalla
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