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Altre analisi dei filamenti di ricaduta: sono polimeri artificiali!
Pubblichiamo un importantissimoarticolo dell'amico Tursiops relativoall'analisi di filamenti di ricaduta: si tratta di polimeri che sono stati esaminati in laboratorio dal biologo
le cui conclusioni sono riportate nel testo. Leacquisizioni dello scienziato sonoun'ulteriore conferma di quantoipotizzato mesi addietro, ossia lefibre rilasciate nell'atmosfera con gli aerei chimici sono di origineartificiale. Si tratta per la precisionedi biopolimeri in grado di interfacciarsi con gli organismi viventi.
Il giorno 08 novembre 2008 i cieli diBuccinasco (ma non solo) furono solcati da innumerevoli aerei che rilasciavano abbondanti sciechimiche. Ciò che destò la mia preoccupazione fu la vista di moltissimi filamenti bianchi checadevano letteralmente dal cielo.Non mi era mai capitato di assistere ad un avvenimento simile e, mosso da apprensione ecuriosità, decisi di raccogliere diversi campioni di quei filamenti da far analizzare.Spedii quindi alcuni di queste fibre, raccolte in diversi punti, ad un biologo, Giorgio Pattera. Egligentilmente li analizzò in modo scientifico sulla base degli strumenti e dei saggi disponbili eattuabili. Tali risultati, a dir poco interessanti, furono presentati in anteprima al 17° simposiomondiale sull'Ufologia tenutosi a S. Marino lo scorso weekend. In precedenza, personalmente,
con quanto era in mio potere, tali campioni notando delleparticolarità per quanto riguarda le loro caratteristiche ottiche (microscopia in campo chiaro eda fluorescenza). Successivamente restai in attesa dei risultati provenienti da analisi più miratee massicce.Inizialmente cercai informazioni inInternet (evitando accuratamente isiti di disinformazione) e le mieipotesi si focalizzarono sui seguentiambiti:- capelli d'angelo- polimeri artificialiConoscendo abbastanza bene lafauna e la flora del mio territorio edosservando lo stranissimocomportamento di tali polimeri,scartai subito l'idea che potessetrattarsi di un prodotto di origineanimale o vegetale per vari motivi,tra cui l'assenza di aracnidi sui
 
suddetti filamenti o nei loro paraggi, la particolare elettrostaticità e "appiccicosita'" nonché lalunghissima permanenza, anche a distanza di mesi, di tali filamenti. Le ragnatele naturali,invece, si degradano nell'arco di un paio di settimane.Una correlazione importante è il legame tra la caduta di questi polimeri (o meglio, biopolimeri)e le scie chimiche. Quel giorno poi in varie parti di Italia furono avvistati degli O.V.N.I. esempre a Buccinasco notai due caccia militari volare in formazione, come se fossero impegnatiin uno scramble.Il riassunto dei risultati delle analisi che riporto di seguito vuole essere una tessera che va adaggiungersi alle prove dell'esistenza quanto meno anomala di fenomeni che accadono sopra lenostre teste e che, a mio avviso, hanno una comprovata origine artificiale e militare.Desidero quindi riportare in questa sede alcuni estratti della relazione pervenutami pochissimigiorni or sono.I "polimeri di ricaduta" esaminati:-
NON SONO
sicuramente la produzione (che risulterebbe a livello industriale, fra l’altro, percoprire l’estensione territoriale Vercelli–Milano/Bologna–Ferrara !) delle ghiandole serigene deicosiddetti “ragni d’alta quota”, la cui esistenza (dal punto di vista entomologico) lasciamoappannaggio delle “leggende metropolitane”, con buona pace del C.I.C.A.P.-
NON SONO
assimilabili, nemmeno lontanamente, ai filamenti di “bambagia silicea” (o “capelli d’angelo”, “cheveux d’ange” in francese: si volatilizzarono in breve tempo, quasi “sublimandosi” a contatto delle mani, a differenza di quelli in oggetto, tuttora resistenti), cadutiin concomitanza col passaggio a bassa quota di O.V.N.I., su Oloron nel 1952 e su Firenze nel1954. In quest’ultimo caso, grazie all'intraprendente solerzia di uno studente, allora laureandoin Ingegneria, si è potuta eseguire l’analisi chimica dei filamenti presso l’Istituto di Chimicaanalitica dell’Università di Firenze. Il referto analitico conclude lapidariamente: “Sostanza astruttura macromolecolare, contenente boro, silicio, calcio e magnesio. In linea puramenteipotetica, potrebbe trattarsi di vetro borosilicico. Firmato: il Direttore, Prof. G.Canneri”.Dopo aver eseguito diverse analisi (prove di combustione, misurazione pH, prove di solubilità,saggi coi reattivi di Loewe e Schweitzer etc.), tali filamenti parrebbero presentare alcunicomportamenti simili alla seta (simili, non uguali).Che senso ha parlare di “seta volante” ?Sono state formulate tre ipotesi:1) - I filamenti analizzati sarebbero da collegarsi, in qualche modo, al sorvolo delle localitàinteressate per opera di oggetti volanti non identificati, così come riferito da numerositestimoni: situazione simile, pertanto, a quelle già citate (Oloron, 1952; Firenze, 1954), conl’unica differenza consistente nel tipo di sostanza ricaduta al suolo (borosilicato contro polimeriorganici). Anche oggi, come allora, restano sconosciute le motivazioni di tale “pioggia”.2) – I filamenti analizzati sarebbero un “sotto-prodotto”, una conseguenza “accessoria” delprogetto (si dice a carico della N.A.T.O.) di modificazioni climatiche, al fine di prevenire laformazione di eventi atmosferici turbolenti (uragani, precipitazioni intense, trombe d’aria),particolarmente disastrosi per il continente europeo. Tale progetto verrebbe messo in attomediante il rilascio in atmosfera, per mezzo di aeromobili privi di contrassegno identificativo, diparticolari elementi (bario, ioduro d’argento etc.) in grado, per l’appunto, di influire sul clima,impedendo o favorendo la formazione di nubi e le relative piogge. Questa azione diretta sulclima è già stata sperimentata con successo durante lo svolgimento delle Olimpiadi di Mosca,nel 1980, grazie ad un’intesa (al tempo segreta e trapelata solo dopo la caduta del muro diBerlino) fra l’aeronautica sovietica e quella statunitense. Ma anche oggi possiamo notare glieffetti della dispersione delle suddette sostanze nei nostri cieli: entro 48 – max. 72 ore dalla
 
comparsa delle “chemtrails”, rilasciate da velivoli non identificabili nell’atmosfera tersa, siosserva la comparsa di formazioni nuvolose, seguite da precipitazioni più o meno intense.3) – I filamenti analizzati sarebbero il risultato di un processo di polimerizzazione di sostanzeorganiche (bio-polimeri di sintesi), realizzato artificialmente ed impiegato come “supporto” dialtri componenti (polveri metalliche?), allo scopo di diffondere nell’atmosfera un “aerosol”, attoa potenziare ed estendere, nello spazio e nel tempo, la 
(radar, comunicazioni radio, trasmissioni satellitari); il tutto, ovviamente,a
di controllo e di “intelligence”. Questa ipotesi è quella più plausibile, dato cheuna delle proprietà della seta è quella di fissare con facilità sali di alluminio, ferro e stagno, conformazione di sali basici insolubili. In altre parole, questi polimeri bio-sintetici fungerebbero da “adiuvanti” nella nebulizzazione aerea di composti metallici non meglio rilevabili,comportandosi come i sistemi di diffusione dei semi da parte del vento, usati da alcuneessenze vegetali (tarassaco, tiglio etc.). Si tenga conto anche del fatto che (sicuramente suParma, mentre non abbiamo riscontri per le altre località) la ricaduta così copiosa di “ragnatele” si è avuta dopo un intenso via-vai di aeromobili non identificabili, che hannodisegnato sulla verticale della zona una “scacchiera” di scie (ma diverse da quelle “normali” dicondensazione dei gas di scarico dei jet, per forma, dimensione ed insistenza temporale),denominate per l’appunto “chemtrails”, come osservato danumerosi testimoni oculari.A mio parere, queste analisi sonostate molto utili e scientificamenteattendibili nel dimostrarel'evidente anomalia del fenomenoin questione. Purtroppo, essendotali filamenti di origine "nonnaturale", i saggi scientificiconvenzionali possono non essereadeguati, ma questa è un'ulterioreprova dell'eccentricità delfenomeno. I biopolimeri sono unmetodo piuttosto efficacenell'interfacciare componentiartificiali con substrati o targetsnaturali (viventi). Questopotrebbe essere uno dei motivi per cui tali polimeri assomigliano alla seta. Tale materiale,infatti, è biocompatibile e viene impiegato non solo per il vestiario, ma anche in altri ambiti:recentemente, ad esempio, ha trovato applicazione in ambito biotecnologico.Nell'articolo di Katherine Bourzac intitolato Le vie della seta, infatti, si può leggere: "
Unsemplice procedimento, messo a punto dal bioingegnere F. O., alla Tufts University, trasformai bozzoli dei bachi da seta in congegni ottici per applicazioni biologiche.
[...]
O. sostiene di aver compreso che la seta era ottima non solo per camicie e cravatte, dopo un colloquio con David Kaplan, il responsabile del Dipartimento di Ingegneria biomedica della Tufts University, con cui condivide l’ufficio. Kaplan trasforma le proteine della seta in impalcature che ospitano cellule per i tessuti biologici modificati, tra cui gli impianti corneali. La seta, la fibra naturale piùresistente mai conosciuta, è apprezzata dagli esperti di ingegneria dei tessuti, perché è solidada un punto di vista meccanico, ma degrada in modo innocuo nell’organismo.Fisico di formazione, O. ha intuito che, se la seta produce ottime cornee artificiali, lo stessomeccanismo poteva replicarsi con i congegni ottici. In effetti, come si è visto, i suoi dispositivi  prodotti con la seta funzionano bene quanto quelli realizzati con i materiali ottici tradizionali,quali il vetro e la plastica, se non in alcuni casi addirittura meglio. Inoltre, a differenza di questi materiali, la seta non deve essere trattata ad alte temperature o con solventi chimici.Questa è una delle ragioni per cui l’uso della seta è perfetto per i sensori; infatti, poiché i 
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