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 Antonio Montanari
Pietre sul Mediterraneo.Il tempio di Sigismondo Malatesti
«Anche il passato (e non solo l’avvenire) è pieno di cose imprevedibili.»Paolo Rossi
Leon Battista Alberti a metà del XV sec. ridisegna l’esterno dellachiesa di san Francesco a Rimini per trasformarla nel tempiovoluto da Sigismondo Pandolfo Malatesti
1
. Progetta «una strutturache dominava quanto aveva attorno ispirando soggezione,seppure incompiuta»
2
. E realizza un’idea coltivata nel suo
De reaedificatoria
. Le opere dell’antichità, vi leggiamo, sono dei modellida cui molto si può apprendere
3
per pensarne di nuove. Nellafacciata «stretta e severa» del tempio, Alberti mette in pratica ilprincipio teorico scandendo lo spazio con «quattro semicolonneispirate al vicino Arco di August
4
. L’
exemplum
del passatodiventa novità e fonde in un’immagine originale il richiamo allaStoria. Quel passato non è soltanto racchiuso nei resti giunti sinoa noi, ma rivive aprendosi alle vicende future. L’argomento ricorreanche in una conversazione romana fra Alberti e Sigismondo,ospiti di Prospero Colonna negli «orti di Mecenate»
5
, alla presenzadi Flavio Biondo. Il quale ne riferì per lettera a Leonello d’Este. Eproprio di Leonello parlò Sigismondo, per ricordare come il signoredi Ferrara avesse deciso di emettere «monete alla maniera degliimperatori romani». L’esempio di Leonello saseguìto daSigismondo, il cui maestoso profilo inciso da Matteo de’ Pasti e daPisanello sulle medaglie accompagna nella memoria i ritrattieseguiti da Agostino di Duccio in un bassorilievo all’interno deltempio riminese, e da Piero della Francesca nella tavola delLouvre e nell’affresco conservato nello stesso tempio.
1
A partire dal III paragrafo riprendo, con tagli ed integrazioni, il mio «Sigismondo, filosofoumanista»,
La Signoria di Sigismondo Pandolfo Malatesti, Storia delle Signorie deiMalatesti, II. 2
, a cura di A. Falcioni, Rimini, 2006, pp. 319-339.
2
A. Grafton,
Leon Battista Alberti un genio universale
, Bari, 2003, p. 419.
3
 
Ibid
., pp. 305 nota 8, 495.
4
 
Ibid
., p. 418.
5
 
Ibid
., p. 317.
 
Antonio Montanari,
Sigismondo Malatesti
- p. 2 di pp. 21
1. La «nuova» romanità del tempio malatestiano
L’edificio progettato da Alberti sovrasta la città allo stessomodo in cui il suo signore domina la scena politica aldilà dellacerchia delle mura. Il valore ideale del richiamo al mitoiconografico degli imperatori non è un vano esercizio di retoricafinalizzato a scopi di propaganda politica. Esso incarna il sogno dirinnovare nel tempio un progetto universalistico che, oltre lestrade della politica, cerca di costruire un ponte ideale con quantodal passato poteva ritornare nel presente. In un territorio menoovvio e bellicoso delle rivalità fra governanti, quello della cultura.» un sogno umanistico in piena regola, non grettaamministrazione di un patrimonio condizionato da condottemilitari e trattative diplomatiche. Le armi degli eserciti e le insidiedei canali politici cedono il passo a questo progetto più grandioso,simboleggiato dall’operazione architettonica eseguita da Albertinel tempio riminese. Nella cui fiancata destra che guarda versoRoma, trovano ospitalità i sarcofagi di studiosi e letterati proprioper dimostrare quel sogno umanistico che fa della cultura non unosterile
instrumentum regni
ma l’
habitat 
naturale di una corte edella vita cittadina.Da questa premessa deriva pure la scelta di apporre suentrambe le sue fiancate l’«adattamento di una celebre iscrizionegreca di Napoli»
6
. Nel suo indiscutibile valore è attestata l’altacultura umanistica presente in àmbito malatestiano riminese.Sigismondo, «scampato a moltissimi e grandissimi pericoli nellaguerra italica», dedica il tempio («un monumento illustre e caro»)«a Dio immortale ed alla città»
7
. Di Sigismondo il testo elogia ilvalore delle sue imprese, ma non dimentica la «buona fortuna»che lo ha assistito. L’accenno alla «buona fortuna» rimanda a testicoevi, confermando lo spirito umanistico proiettato conmeraviglioso vigore nel tempio. Nel 1453 nell’orazione tenuta aVada (quando Firenze conferma a Sigismondo la guida del proprio
6
 
Ibid
., p. 315.
7
 
Ibid
., p. 74.
 
Antonio Montanari,
Sigismondo Malatesti
- p. 3 di pp. 21
esercito prima che si concluda la guerra italica a cui si riferiscel’iscrizione), Giannozzo Manetti spiega che un capitano idealedeve avere quattro doti: scienza delle armi, virtù, autorità e «laprosperità, cioè la buona fortuna, e come vulgarmente si dice laventura». Alberti nel
Della famiglia
ammaestra che «tiene giogo lafortuna solo a chi se gli sottomette»
8
, per dimostrare il primatodella «virtù». Su questo primato concorda anche Basinio Basini inun’epistola poetica dedicata proprio a Sigismondo, anche se nondimentica il ruolo avuto dalla «buona fortunnelle guerrecondotte dal signore di Rimini. Di essa tratta pure nel poema
Hesperis
a lui offerto
9
. » quella «buona fortuna» di cui si leggenella tradizione greca, e che Basinio rende nell’espressione«secundo numine»
, per congiungere anch’egli idealmentel’eredità del passato con la costruzione di una nuova visione delmondo che non ne poteva prescindere.Alberti umanista, ha scritto Ezio Raimondi, reinventa laromanità nel tempio di Sigismondo con una «dimensione grande»che, proponendosi come risposta «alla miseria dell’uom,«rinasce con un volto tutto riminese, adattata a un territorio in cuila pietra si porta dentro anche il senso dell’acqua»
. Quell’acquas’affaccia alla città, nell’epoca di Sigismondo, a poca distanza daltempio. Al cui interno troviamo il celebre bassorilievo con la primaimmagine di Rimini. Vista dal mare. La felice prospettiva pone inprimo piano un grande vascello dalle vele spiegate, non soltantoper sottolineare l’importanza dei traffici ma anche per idealizzareil destino politico della citnel contesto mediterraneo d’emalatestiana.
2. Enea ed Ulisse, i miti riproposti
Quell’acqua, a medel sec. XV (la data del tempio èsimbolicamente il 1450, anno giubilare), richiama due realtàletterarie. La prima raccoglie il mito dell’Enea virgiliano che salda
8
 
Ibid
., p. 79.
9
 
Ibid
.
10
 
Ibid
.
11
Cfr. E. Raimondi, «Leon Battista Alberti»,
Templum mirabile
, Rimini, 2003, p. 22.

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