L’esperienza della graziaNell’impotenza radicale dell’uomo l’esperienza della grazia fu il pilastro decisivo su cui si costruìtutta la personalità e l’esperienza di Paolo. Questa parola, “grazia”, è stata talmente usata edabusata da aver perso ormai agli occhi di tutti la potenza del suo valore originario. La graziainfatti per Paolo indica innanzitutto e soprattutto, e potremmo dire in un certo sensoesclusivamente, la persona di Gesù. Egli scrive significativamente: La grazia del Signore nostroGesù Cristo sia con voi (Rm 16,20; 1 Cor 16,23; 2Cor 13,13; Gal 6,18; Fil 4,23; 1Ts 5,28; 2Ts3,18; Fm 1,25). È proprio la persona di Gesù a meritare questo nome: È apparsa infatti lagrazia di Dio, apportatrice di salvezza per tutti gli uomini (Tt 2,11). Si tratta sempre di ungenitivo dichiarativo, epesegetico: la grazia di Cristo, la Grazia che è Cristo.Tocchiamo qui, fra l’altro, uno dei punti più significativi dell’insegnamento di don Giussani. Nonè un caso che egli abbia lungo tutta la sua vita così potentemente privilegiato, assieme alvangelo di Giovanni, le lettere di san Paolo. Per Giussani la grazia, che è la vita stessa di Dio, sicomunica a noi attraverso la forma di un incontro: «L’avvenimento cristiano ha la forma di unincontro: un incontro umano nella realtà banale di tutti i giorni. Un incontro umano per cuiColui che si chiama Gesù, quell’uomo nato a Betlemme in un preciso momento del tempo, sirivela significativo per il cuore della nostra vita».Per Paolo questo incontro accadde sulla strada che collegava Gerusalemme a Damasco.Impregnati come siamo, e giustamente, dalle pitture di Michelangelo e Caravaggio,immaginiamo Paolo che corre a cavallo e cade, abbagliato da una luce. Niente di tutto ciòtroviamo nelle lettere e neppure negli Atti degli apostoli.Paolo non usa mai la parola conversione. Parla invece di rivelazione e più ancora di vocazione.Egli vive l’esperienza precisa e concreta di sentirsi chiamato per nome da uno cherimproverandolo esprime, proprio in quell’atto, di avere a cuore la sua persona come nessunaltro. Si sente sconvolto. Proprio lui che Lo perseguita è oggetto di questa attenzionemisericordiosa che lo risolleva da una vita disperata e gli apre la strada di una nuova esistenzapiena di scoperte, di avventure! Nella rivelazione che Gesù fa a Paolo di cose nascoste da secolie preparate per lui, egli vede la testimonianza tangibile di un amore sconfinato eincomprensibile di cui non riesce e non riuscirà mai a capacitarsi. Lapidariamente in una sualettera scriverà: ha amato me e ha dato se stesso per me (Gal 2,20). E in quel me c’è tutto losconvolgimento di fronte all’infinitudine di Dio che si curva sulla nostra nullità per farci partecipidella sua grandezza.Perché ha scelto Paolo?Questo amore di Cristo, come ogni altro amore vero, non ha ultimamente spiegazioni. Noi perònon possiamo fermarci qui. In punta di piedi desideriamo penetrare nel mistero di questoamore. Perché Gesù ha scelto Paolo? Non gli bastavano gli altri apostoli? Soprattutto: non glibastavano Pietro e Giovanni, quello che più amava e quello da cui era più amato? Cosa cercavain Paolo, cosa voleva da lui? Non possiamo sottrarci a queste domande, come non possiamosottrarci al fatto che Gesù abbia voluto attorno a sé, già nella sua vita terrena, personediverse. Di alcune di loro conosciamo abbastanza dettagliatamente il temperamento, lo stile, lereazioni, persino un certo itinerario esistenziale. Pensiamo, per esempio, a Giovanni che da “figlio del tuono”, irruente e indisciplinato, diventerà addirittura il simbolo della tenerezza edell’amore ripiegato sul seno dell’amico.Gesù vuole intorno a sé la diversità. Sceglie chi vuole, sceglie per pura grazia, perché nessunosi senta escluso. Sa che nessun uomo, per quanto grande, potrà mai esprimere i variegaticolori della sua divina umanità. Non a caso ci saranno molti vangeli, che suppliscono al fattoche Gesù non ha voluto scrivere nulla, e la Chiesa ne sceglierà quattro. Gesù è tutto nellastoria che nasce da Lui, negli uomini che Egli sceglie e che diventano, nella misura della loroadesione a Lui, una rifrazione di Lui. I santi sono tutto ciò che di Cristo non è esplicitamenteraccontato nei Vangeli. Così è stato Paolo che amo considerare, assieme a Matteo, Marco, Lucae Giovanni, l’autore del “pentateuco del Nuovo Testamento”, come vi è un pentateuconell’Antico.In secondo luogo la pluralità delle scelte dice che ciò che Cristo vuole portare è la comunione.Gesù sceglie persone diverse e affida a ciascuna un compito che non può essere svoltodall’altra. Questo deve far riflettere ognuno di noi sulla importanza decisiva e assoluta che ha
Leave a Comment