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Oppure: «Guardaaa! C'è la Trippizzetto! Mi dici bastardo?».O ancora: «Mi scrivi sulla carta d'identità "Ti amo bastardo"? Grazie, seigentilissima».O quando proprio si esagera: «Tu sei la Zippittetto, vero? Ci ho qui lavideocassetta del matrimonio di mio cugino Ettore dove ho fattol'imitazione di Wess e Dori Ghezzi contemporaneamente... puoi mica farlaavere a Gori? A proposito: ma la Marcuzzi ce le ha vere o rifatte?»Una volta un tipo a Porta Susa con incontenibile gioia mi ha chiesto:«Ma tu sei Minchia Sabbri? Ma ti chiami Minchia di cognome?».Quello è stato un momento pesante.Ma la vera perla è successa durante la cena di un dopo spettacolo.Il gestore del ristorante mi ha accolta a braccia aperte e, dopoessersi sdilinquito in un miele di complimenti, con l'occhiopazzo da Jocker di Batman, ha zittito la compagnia con queste parole:«Silenzio, ordina prima la cantante!E poi incredibile dictu: ho fatto il cinema. Io. La nana di Cit Turin.Il cinema quello vero, non quello che evoca mia madre quando vuole chela pianti e urla: «Luciana, fa' nen tant cine!».Quello che non mi spiego è perché, in dieci anni di mestiere, il truccocinematografico, teatrale o televisivo non mi sia mai servito amigliorare esteticamente.E quando dico mai dico mai. Mi peggiora sempre. Mi esalta i difetti.Si impegna a ridare vita al mostro che riposa in me. Tanto che poi lagente, quando mi incontra per strada, generalmente sbotta conapprezzamenti del tipo: «Ma non sei così racchia, in fondo...» che, viassicuro, non fanno certo bene al mio amor proprio.Devo dire che anche i ruoli che mi scelgo son quelli che sono.In due film su tre ho fatto la moglie cornuta e nel terzo la prostituta.Mi sembra un bilancio di tutto rispetto.Si vede che ispiro. In un cortometraggio per Cinema Giovani, qualchetempo fa, sono stata conciata da prostituta picchiata.La truccatrice mi ha riempito di bozzi e graffi, poi mi ha unto escompigliato i capelli e, dubitando ancora della buona riuscita del suolavoro, ha chiesto a una comparsa: «Così è credibile come prostituta?».E lei: «No, per me era più credibile prima!».Praticamente come ero arrivata da casa. E avanti.Ho girato la mia prima, e suppongo ultima, scena di sesso.Ho la credibilità di Topo Gigio. Io e lui a letto. In mutande,naturalmente, sotto le lenzuola. La macchina da presa appesa al soffitto.Io sotto e lui sopra. Roba da missionario. Io l'espressione tipica delrettile. Lui l'occhio da batrace.Io che per coprirmi le tette gesticolavo col risvolto del lenzuolo comela Mondaini in Casa Vianello.Lui che cercava di distrarsi per il terrore che il suo ammennicolopotesse da un momento all'altro prendere vita.Abbiamo girato sei ciak. Poi ho deragliato di testa. Al settimo.
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