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Luciana Littizzetto
SOLA COME UN GAMBO DI SEDANO
"Gli uomini, per noi single già un po' frollate, qualcuna anche bellabrasata, sono gli avanzi di magazzino."Pensieri e sfoghi di una «single un po' frollata», ovvero le spregiudicateconfessioni di Luciana Littizzetto, il volto più esuberante e irriverentedel panorama comico italiano.In questa galleria di situazioni paradossali si scaglia dapprima contro ilsuo bersaglio preferito, gli uomini incerti e inconcludenti dal perennecalzino bianco e dall'immancabile foglia d'insalata incastrata tra i denti.Per passare poi a uno stile più confidenziale in cui, con ironia epartecipazione, si confronta con un mondo tanto ingiusto quantoridicolo che vuole tutte le donne alte, magre, slanciate, sorridentie con una moda fatta esclusivamente per chi ha un corpo da topmodel.Sola come un gambo di sedanoA Davide (fonte inesauribile di spunti)A tutti i miei amici (come farei senza di loro)IntroSuccede.E mi è successo. Dopo anni di sbattimenti, spettacoli nelle bettole etrasmissioni invedibili (in tutti i sensi), le cose sono cambiate.Le persone giuste si sono accorte finalmente di me e adesso moltissimiapprezzano il mio talento.Da imbecille a genio. Ma io non mi sento affatto cambiata.Sarà che sono rimasta imbecille o sono sempre stata un genio? Tant'è. Adesso mi capitano le cose più strane. Prima fra tutte mi sichiede il parere su qualsiasi cosa. Dai movimenti della tettonica a zolleal calo della libido.E io quasi mai ho qualcosa di veramente interessante da dire.Mi viene da rispondere: «Mah?».E mi rendo conto che è un po' pochino. Poi ricevo un sacco di inviti.Dal gran gala della trifola alla festa privata in disco dove: «Minchia,se vuoi puoi fare tutto lo spettacolo, noi ti diamo la cena, bibitecomprese».Poi godo di un notevole fenomeno di riconoscibilità stradale che, a ragion delvero, mi fa un sacco piacere. Lo dice sempre anche mia zia: «Di sentirci amatinon ne abbiamo mai a basta».L'abbordaggio tipico avviene più o così: «Nooo! Ma tu sei la Littizzello?La pervertita della televisione?».
 
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Oppure: «Guardaaa! C'è la Trippizzetto! Mi dici bastardo?».O ancora: «Mi scrivi sulla carta d'identità "Ti amo bastardo"? Grazie, seigentilissima».O quando proprio si esagera: «Tu sei la Zippittetto, vero? Ci ho qui lavideocassetta del matrimonio di mio cugino Ettore dove ho fattol'imitazione di Wess e Dori Ghezzi contemporaneamente... puoi mica farlaavere a Gori? A proposito: ma la Marcuzzi ce le ha vere o rifatte?»Una volta un tipo a Porta Susa con incontenibile gioia mi ha chiesto:«Ma tu sei Minchia Sabbri? Ma ti chiami Minchia di cognome?».Quello è stato un momento pesante.Ma la vera perla è successa durante la cena di un dopo spettacolo.Il gestore del ristorante mi ha accolta a braccia aperte e, dopoessersi sdilinquito in un miele di complimenti, con l'occhiopazzo da Jocker di Batman, ha zittito la compagnia con queste parole:«Silenzio, ordina prima la cantante!E poi incredibile dictu: ho fatto il cinema. Io. La nana di Cit Turin.Il cinema quello vero, non quello che evoca mia madre quando vuole chela pianti e urla: «Luciana, fa' nen tant cine!».Quello che non mi spiego è perché, in dieci anni di mestiere, il truccocinematografico, teatrale o televisivo non mi sia mai servito amigliorare esteticamente.E quando dico mai dico mai. Mi peggiora sempre. Mi esalta i difetti.Si impegna a ridare vita al mostro che riposa in me. Tanto che poi lagente, quando mi incontra per strada, generalmente sbotta conapprezzamenti del tipo: «Ma non sei così racchia, in fondo...» che, viassicuro, non fanno certo bene al mio amor proprio.Devo dire che anche i ruoli che mi scelgo son quelli che sono.In due film su tre ho fatto la moglie cornuta e nel terzo la prostituta.Mi sembra un bilancio di tutto rispetto.Si vede che ispiro. In un cortometraggio per Cinema Giovani, qualchetempo fa, sono stata conciata da prostituta picchiata.La truccatrice mi ha riempito di bozzi e graffi, poi mi ha unto escompigliato i capelli e, dubitando ancora della buona riuscita del suolavoro, ha chiesto a una comparsa: «Così è credibile come prostituta?».E lei: «No, per me era più credibile prima!».Praticamente come ero arrivata da casa. E avanti.Ho girato la mia prima, e suppongo ultima, scena di sesso.Ho la credibilità di Topo Gigio. Io e lui a letto. In mutande,naturalmente, sotto le lenzuola. La macchina da presa appesa al soffitto.Io sotto e lui sopra. Roba da missionario. Io l'espressione tipica delrettile. Lui l'occhio da batrace.Io che per coprirmi le tette gesticolavo col risvolto del lenzuolo comela Mondaini in Casa Vianello.Lui che cercava di distrarsi per il terrore che il suo ammennicolopotesse da un momento all'altro prendere vita.Abbiamo girato sei ciak. Poi ho deragliato di testa. Al settimo.
 
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Quando il direttore della fotografia ha urlato all'operatore: «Bene,adesso mettiamo il diaframma!».E poi. Un esercito di pazzi furiosi è stato assoldato apposta percambiarmi il look. «Mica si può fare il tuo mestiere con 'nu jeans e'na maglietta?» Ah, no? Eppure mi sembra che Nino D'Angelo ci siariuscito... o sbaglio?Niente. Non sentono ragioni. Ma se sono arrivata fin qui con questomuso che, certo lascia un po' il tempo che trova, perché cambiarlo?Perché la parola d'ordine è svecchiare e allora... si comincia conl'abito che a quanto pare fa un casino il monaco.Via il comodo pantalone ascellare e pronti col calzone vita bassa,cavallo mezza coscia, maglietta stretch e golfino di lana di cane.«Importante, mi raccomando, l'ombelico di fuori, meglio conl'orecchino.» No. L'orecchino non me lo sparo nella pancia! C'ho un neo.Va bene lo stesso? Eppoi, posso tirare un po' giù 'sto golf che sento freddo alle budella e mi viene la colite? «Seipazza? Non ci hai mica sessanta anni?» Sì, ma ne ho trentasei e soffroancora di acetone, come si spiega 'sto fatto? «Silenzio.» Passiamo allascarpa. Ecco. «Un bei sandalo aperto (tanto siamo a marzo) con tacco a Toblerone e calzino corto, meglio se di lamé.» Mi cade la prima lacrima.Ma Milano non era la capitale della moda? «Zitta.» Siamo alla fasecapelli. «Non si discute: bionda.» No. Bionda no. «Qualche colpo di sole?Una botta di luce? Una frangia di luna?» Piuttosto mi ammazzo. «Ma il biondo è un colore molto televisivo, è per questo che fioccano le MareVenier, le Antonelle Elie, le Marie Terese Rute!» E chisse nefrega!«Anche la mitica Marilyn è passata da questo tunnel.» Infatti io non honiente in comune con lei.E state giù con quelle forbici. «Te li sfiliamo un po', vuoi mica tenerti'sta chioma a raperonzolo?» E così eccomi qua. Un bell'incrocio tra RingoStarr e La fata Fior di melo. «E per quella cellulite lì sui fianchi?» Ahno! Giù le mani! Quella sta lì. Dio me l'ha data e guai a chi me la tocca!Luciana Littizzetto in SoffrittoMa com'è 'sto fatto? È primavera, svegliate ci siam svegliate, messeraprile dovrebbe fare il rubacuor e invece... qui non si batte chiodo.Ne ranocchi bavosi ne tanto meno principi.Le mie amiche si son mobilitate.Nel giro di una settimana mi hanno presentato almeno una decina di uomini,manco fossi un'eremita che non ha scambi col mondo. La mia amica Molly (sichiama Maria Adelaide, ma si fa chiamare Molly per via del nome ugualeall'ospedale di Torino) ha voluto a tutti i costi che uscissi a cena conRubens, un tipo di Gressoney.Alto, moro e sempre vestito di bianco.Un incrocio tra Little Tony e uno spacciatore di coca di Miami Vice.Dico solo che all'antipasto già aveva estratto la foto della sua ex
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