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e l'Accademia ecclesiastica istituita da Giovanni Antonio Davìa, vescovo della città dal 1698 al 1726, nominato cardinale da Clemente XI nel 1712.Il card. Davìa, nato a Bologna nel 1660, ha studiato da giovane «l'ottima Filosofia» e le Matematiche, ed è stato allievo diMarcello Malpighi, uno dei maestri della nuova scienza spe-rimentale, nei campi dell'anatomia comparata e dell'embriologia.(5) A Rimini, il card. Davìa «per erudire l'animo suo e de' suoisudditi una sceltissima Libreria d'ottimi Libri d'ogni genere da tuttii paesi più colti d'Europa con immense spese si procacciò, nonmeno che Strumenti Matematici, e Medaglie e altri preziosi
avvanzi
dell'antichità…». (6)Così scrive Planco sul card. Davìa. Questa pagina assume, perBianchi, un carattere pure autobiografico. Il
modus operandi
del vescovo riminese, è per Planco un esempio a cui ispirarsi nella propria attività culturale e di docente. Inoltre, la stessa pagina sembra anche proiettare la propria ombra sulla storia che di séstesso Bianchi scrive, in un opuscolo apparso anonimo: «In fine ilBianchi à il requisito di aver impiegati tutti i denari, che gli sonoprovenuti dalla sua professione di medico, non in comprar cosestabili, e poderi, come i più fanno, ma nel fare stampare sue opere,nel tenere un grande carteggio colla più parte de' letterati d'Italia,e di fuori, e in viaggi eruditi, e nella compra di ottimi libri, e di me-daglie, e di altre cose appartenenti all'antichità, e alla storia naturale, onde la sua raccolta vien considerata per una delleragguardevoli d'Italia, non passando mai personaggio, o altro eru-dito per Rimino, che non sia vago di vederla, e che non la ritrovisuperiore al suo credere». (7) A far parte dell'Accademia, il card. Davìa ha chiamato gli in-segnanti del Seminario, tutti «Uomini dottissimi», provenienti da fuori città. Tra loro c'è Antonio Leprotti, suo medico personale edocente di Filosofia, che resta a Rimini per quindici anni.Il card. Davìa rinunzia liberamente «il Vescovado» nel '26, perintraprendere una carriera tutta romana che lo porta ad esserenominato Prefetto della Congregazione dell'Indice, e ad essereconsiderato un papabile, nel 1730 quando è eletto Clemente XII.Dopo la morte del card. Davìa (avvenuta a Roma l'11 gennaio1740), a Rimini si celebra nella chiesa del Suffragio una solennemessa funebre. «D'intorno il suo Ritratto posto sul Catafalco»,quattro scritte ricordano le sue qualità morali e i suoi pregi in-tellettuali. Tra i quali si annovera quello di aver introdotto da noi«puriorem philosophiam», cioè quell'«ottima filosofia» che il card.Davìa aveva studiato a Bologna, e che a Rimini egli fece insegnare
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