• Embed Doc
  • Readcast
  • Collections
  • CommentGo Back
Download
 
educazione 
News 
Periodico a cura del Centro Culturale di Lugano.Centro Culturale di Lugano, via Stabile 14, 6900 Lugano, http://www.centroculturale.org, centroculturale.lugano@gmail.comAnno II / numero 3 / aprile 2009
Editoriale
“…una società che non insegna è una società che non si ama; che non si sti- ma”,
con queste illuminantiparole di Charles Péguy,si apre il volantino “Viva lascuola”, che in questi giorniha cominciato a circolare,senza rumore, di mano inmano, ma con una parolacosì forte, così in sintoniacon l’“Appello per l’educa-zione”, che ci sentiamo di
farlo nostro no in fondo e
di rilanciarlo. Con esso pub-blichiamo alcune reazioni acaldo che ci sono arrivatequando abbiamo iniziato aparlarne con persone checon noi condividono la pas-sione per l’educazione.La forza del testo stanell’attaccare la questionedella scuola non rimanendofermi al disagio ( 
“stiamodiventando, o continuan-do ad essere?,
– nota uncommento –
un Cantonedal ‘fazzoletto facile’ dove, invece di positivamente ecostruttivamente reagire,ci si crogiola in piagnistei, spesso purtroppo di mero principio” 
 ) ma mettendo alcentro, attorno ad alcune
parole chiave, la sda affa
-scinante dell’insegnare. E’impressionante sentire chi,dopo anni di insegnamento,ti dice
“per vincere bisognaessere ben preparati, benformati, avere una grande passione per il proprio la-voro, essere entusiasti del compito che affrontiamoogni giorno”.
Insegnare vuol dire lasciareun segno, ci ricorda il volan-tino. Basterebbero questeparole per intuire la portatadell’avventura. Tra una mi-
riade di segni efmeri,
(segue sul retro)“Per ogni umanità, insegnare, in fondo, è inse- gnarsi; una società che non insegna è una societàche non si ama; che non si stima.” 
(C. Péguy, Pour la rentrée)
“Col signor Bernard, le lezioni erano sempre inte- ressanti, per la semplice ragione che lui amava ap- passionatamente il proprio mestiere … appagavauna sete ancor più essenziale per il ragazzo che per l’ adulto, la sete della scoperta. Certo, anche nelle altre classi insegnavano molte cose, ma un po’ come s’ ingozzano le oche. Si presentava uncibo preconfezionato e si invitavano i ragazzi ad  inghiottirlo. Nella classe del signor Bernard, per la prima volta in vita loro, sentivano invece di esisteree di essere oggetto della più alta considerazione, li  si giudicava degni di scoprire il mondo.” 
(A. Camus, Il primo uomo)Parliamo di scuola. Potremmo fare analisi dettagliate sulla condizione salariale, sociale e psi-cologica dei docenti; potremmo tentare un identikit dello studente-tipo per ordine di scuola. Dianalisi in analisi potremmo passare al setaccio famiglie e istituzioni.Non è che le analisi non servano. E già ce ne sono. Ma l’ insoddisfazione che avvertiamo dentrola scuola resta. Un’ insoddisfazione diffusa che ne tocca tutte le componenti.Ci sembra urgente individuare un punto da cui ripartire dentro la scuola, che dovrebbe essereun luogo dove si insegna e si impara, dove insegnando si educa, e dove imparando si diventacapaci di critica e di dialogo.
Siamo insegnanti. E allora occorre innanzitutto riappropriarci dello specico del nostro lavoro.
L’insegnamento appunto.Cosa vuol dire
insegnare
? Vuol dire lasciare un segno. Per lasciare un segno occorre esserecerti della positività di quel che si comunica. Nello stesso tempo bisogna credere nella dignità dichi si ha davanti, di coloro ai quali si vuole lasciare un segno.La positività di quel che si insegna ha a che fare con la
tradizione
: non veniamo dal niente e noncostruiamo sull’aria. Siamo nani sulle spalle di giganti. Lo dicevano i medievali e lo ripetevano
gli umanisti. Comunicare la nostra tradizione signica comunicare tutta la ricchezza culturale
che abbiamo ricevuto e che costituisce un’ ipotesi di spiegazione della vita, per noi e per i nostriallievi.E come ogni proposta, chiama in causa la
ragione
– è vero, è adeguato, è ragionevole o no?è per me oppure no? – aprendo la strada ad una
conoscenza
che non sia nozionismo maesperienza di una possibile scoperta di sé e della realtà che ci sta attorno. Sappiamo infattiquanto ci sia bisogno di imparare ad usare la ragione secondo tutto il suo respiro, senza ridurlaad alcune sue pur importanti movenze (analitiche, dialettiche, tecniche …). Una ragione intesa
come apertura e capacità di entrare dentro le cose nella ricerca del loro signicato: per poter
incontrare quanto è diverso da sé come per avere un rapporto critico e libero con quanto apparepiù familiare e consono.Insegnare così vuol dire accettare il rischio della libertà di chi è chiamato ad apprendere, chepuò starci oppure no (sappiamo tutti bene che cosa vuol dire: quanto più crediamo in quel cheinsegniamo, tanto più percepiamo il dramma della rispondenza o meno dei nostri allievi).Vorremmo ripartire da qui, da alcune parole fondamentali – insegnamento, tradizione, ragione,conoscenza – perché la scuola possa essere sempre più quel che deve essere: un luogo diincontro tra adulti e giovani dove si lavora, si fa fatica anche, ma dove ci si appassiona, senzapaura del confronto di idee, interessati a mettere in gioco ognuno le cose più preziose che ha.Consapevoli che nella scuola si gioca una partita che è meglio non perdere. Per il bene di tutti.
 VIVA LA SCUOLA 
Ragazzo con il gilet rosso, Paul Cezanne
of 00

Leave a Comment

You must be to leave a comment.
Submit
Characters: ...
You must be to leave a comment.
Submit
Characters: ...