• Embed Doc
  • Readcast
  • Collections
  • CommentGo Back
Download
 
Mensile del Master di giornalismo dell’Università di Torino-COREP. Direttore responsabile: Vera Schiavazzi. Anno 5. Numero 3. Marzo 2009. Registrazione Tribunale di Torino numero 5825 del 9/12/2004. E-mail: giornalismo@corep.it
DOSSIER/2
«Tutto insieme era il mondo. Tutto insieme erail fiume del divenire, era la musica della vita»,scriveva Hermann Hesse. Nonostante le forze delmondo cerchino di disgregare questa unità dellavita oggi c’è chi, con altrettanta speranza, credeche il fiume del divenire possa riportare ogniuomo alla sua foce. È il messaggio di cui si faràportavoce il terzo incontro ecumenico di giovani,promosso da Osare la Pace per Fede sul tema:“Ri…crearsi. Abitare la terra, custodire la creazio-ne”. Due giorni di dialogo intenso che riunirannoin città tra il 28 e il 29 marzo, ragazzi di confessio-ni diverse, desiderosi di vivere una conoscenzareciproca e momenti di preghiera condivisa. Sullascia dello spirito che ha animato i precedentiincontri tenuti a Firenze, nel 2005, e a Milano, nel2007; nel segno della ricca varietà confessionaleche caratterizza Torino.Le iscrizioni all’incontro si apriranno sabato 28marzo alle ore 12, nel Salone della Casa Valdesedi corso Vittorio Emanuele II, 23. Alle 14 seguiran-no gli interventi di benvenuto di “Per ri/crearsi”,tenuti da Stefano D’Amore (Fgei) e Simone Mo-randini (Sae) e, alle 15.30, i primi lavori di gruppo.La celebrazione ecumenica della giornata si terràalle 18.15, nella Chiesa dei Santi Martiri di viaGaribaldi 25. Alle 20.15, all’Arsenale della Pace dipiazza Borgo Dora 61, sarà la volta della cena edella festa collettive.Domenica 29, alle 9.30, al Teatro San Giuseppedi via Andrea Doria 18 avrà luogo l’incontro “So-gnare un creato sostenibile”, con Andrea Bigalli(Pax Christi), Athenagoras Fasiolo (Archimandritadel Trono Ecumenico, Chiesa Greco-ortodossa)e Corinne Lanoir (Chiesa Valdese, Agape CentroEcumenico). Seguirà il saluto dei Giovani Mu-sulmani d’Italia e dell’Unione dei Giovani EbreiItaliani, poi la preghiera comune. Chiuderannol’evento, alle 12.30, i saluti e la presentazione delmessaggio finale, per ricordare che “tutto insiemepuò ancora essere il mondo”.Iscrizioni e informazioni presso la segreteria del-l’Acli Torino di via Perrone 3 bis allo 011.5712889o su info@osarelapace.it. Orari di apertura: lune-dì, mercoledì e giovedì dalle 14 alle 17.
La pace? Bisogna saperla osare
V
ISTO
 
DA
 
NOI
 
di Giovanna Boglietti 
    P   o   s   t   e    I   t   a    l    i   a   n   e .    S   p   e    d    i   z    i   o   n   e    i   n    A .   p .    7    0    %   -    D .    C .    B .    T   o   r    i   n   o  -   n .    3    /   a   n   n   o    2    0    0    9
DOSSIER/1
Gli epidemiologi:perché a Torinosi vive più a lungoche a Taranto
PAGINA
3
CINEMA
E il porno al cinemaracconta comecambia il rapportotra i sessi
PAGINA
9
DOSSIER/3
Sindone 2010,il volto di Gesùtra ostensionie polemiche
PAGINE
10
RUSSIA
Politkovskaja:dopo il processoparlano gli amicie i colleghi
PAGINA
14
CORRERE
Effetto TurinMarathon:tutti in tutaper il jogging 
PAGINE
16-17
Sguardi su Africa,Iran e Palestinanei giovani cortidi Flores
PAGINA
23
Corpo a corpo
Corpo a corpo
   ©    A   l  e  s  s  a  n   d  r  o   A   l   b  e  r   t
 
2
marzo ‘09 
 
CHI SIAMO
L’EDITORIALE
G
li scienziati hanno scoperto direcente l’impronta di un pie-de sostanzialmente uguale alnostro, risalente a un milionee mezzo di anni fa: il nostro corpo è an-tico. Ma se guardate una foto da spiag-gia degli anni Ottanta, capite subitoche è vecchia, anche se i costumi da ba-gno non sono cambiati nel frattempo: ilnostro corpo cambia velocemente conle mode, è sempre contemporaneo. Neldilemma fra antichità e moda, naturae cultura, universale e locale, si gioca ilnostro rapporto col corpo.E’ difficile per esempio trovare qualcosadi più universale e biologico del sesso.Lo diceva già Schopenhauer: noi cre-diamo di amare, di desiderare, di vivere un’esperienza unica; ma èla specie umana dentro di noi (oggi si direbbe: il nostro genoma)che agisce per riprodursi. Riciclando una vecchia battuta, possia-mo dire che il corpo è quel dispositivo con cui uno spermatozoo (oun ovulo) ne fabbrica un altro. La bellezza e il sex appeal hanno na-turalmente un ruolo essenziale nel processo. Eppure poche cosesono più variabili e dipendenti dal tempo e dal luogo dell’amoree anche del sesso. Fra il modo in cui Petrarca e Catullo descrivonol’innamoramento corre un abisso – la violenza del desiderio fisicocontro la contemplazione estatica e senza corporeità - e un altroli separa entrambi dall’amore romantico suicida di Goethe e Fo-scolo, o ancor più dal modo abbastanza leggero secondo cui oggiviviamo noi le nostre non troppo difficili passioni.Questa varietà comportamentale si estende anche alla forma delcorpo. L’amante dell’arte riconoscerà facilmente quanto poco ab-biano in comune la Venere di Botticelli e la Maya Desnuda di Goya,la bellezza prosperosa e alquanto cellulitica dei nudi di Rubenscon le forme efebiche dell’Eva di Cranach. I cinefili non avrannodifficoltà a riconoscere la stessa varietà fra Louise Brooks e Gi-na Lollobrigida, Diane Keaton e Sofia Loren, Meryl Streep e GretaGarbo. Se qualcuno fosse tentato di spiegare la varietà con il siste-ma della moda che opprime le donne, lo inviterei a confrontareRudy Valentino e Sylvester Stallone, John Travolta e Cary Grant. Sipotrebbe facilmente continuare con i dettagli: se nel Novecentocomplessivamente “gli uomini preferiscono le bionde”come affer-mava la falsa bionda signora Norma Jeane Baker, in arte MarilynMonroe, nell’Ottocento era invece as-solutamente obbligatorio essere moreper piacere. Gli uomini in cambio dove-vano assolutamente essere un po’ pin-gui. Barba e baffi sono cresciuti e spariti,variabili come la lunghezza dei capellifemminili nell’ultimo secolo. Il seno si ègonfiato alternativamente al sedere; gliuomini hanno a lungo esibito la bellez-za delle loro gambe avvolte in calze diseta. Insomma, il corpo è mobile qualpiuma al vento. Ma ci sono dei socio-biologi che cercano di mostrare – nonsenza qualche successo – che i tratti se-lezionati dalle culture hanno tutti riferi-mento a caratteri evoluzionisticamentevantaggiosi. Difficile conciliare le dueintuizioni.Tutti questi dilemmi nascono dal fatto che noi siamo la sola specieanimale a non avere un corpo puramente naturale. Fin dall’infan-zia i nostri corpi sono nutriti, acconciati, puliti, parzialmente depi-lati secondo modelli culturali. Ci tagliamo i capelli e le barbe, letingiamo, decidiamo il giusto peso forma, e poi naturalmente mo-difichiamo il nostro odore con profumi e saponi, ci facciamo buchie cicatrici in vari luoghi del corpo, lo dipingiamo col trucco, defor-miamo i piedi con le scarpe (in certi casi con le fasciature), modi-fichiamo il naso con la chirurgia plastica o le labbra e il collo congli ornamenti di certe culture africane. Lo ricopriamo di vestiti pernasconderne o esaltarne le forme, dargli dignità o proteggerlo.Dunque il corpo è un prodotto, il prodotto tecnico di ogni societàed è soggetto alle regole della produzione, incluse mode e con-venzioni. Ma soprattutto subisce una valutazione sociale, sui pianidel potere e dell’erotismo, della capacità produttiva e di quella ri-produttiva. Possiamo pensarlo come l’oggetto di una scrittura, ilmedium attraverso cui ognuno di noi trasmette (in maniera più omeno consapevole) alla società circostante il senso della sua esi-stenza – o più realisticamente, la propria pubblicità per se stesso.Per questa ragione ha senso leggerlo, studiarlo, classificarlo: percapire la verità – o le bugie – che ci dice su noi stessi. O anche soloper volergli bene.
Quando preferivamo le brune
Sono tempi di stanca per gli studentidell’Onda, movimento che è andatospegnendosi pian piano, ma maicompletamente. Ora cercano, non siarrendono, si guardano attorno, vo-gliono nuovi motivi, nuovi canali in cuifluire. I più colpiti dai tagli della leggefinanziaria, i dottorandi e i ricercatori,si concentrano su nuovi obiettivi. Co-me valorizzare il nostro lavoro? Comedimostrare il nostro contributo allosviluppo e al progresso?È il pensiero che sta alla base delragionamento di Alessandro Cozzutto, 26 anni, dottoran-do in scienze politiche e relazioni internazionali. Duranteil seminario “Accesso aperto alla conoscenza scientifica”,organizzato dal Dipartimento di scienze sociali mercoledì4 marzo, ha avuto il coraggio di sottoporre all’attenzionedei presenti una sua intuizione che garantirebbe a lui eai suoi colleghi una maggiore visibilità e magari qualchericonoscimento. Si stava parlando di
open access
per laconoscenza scientifica e per la condivisione dei saperi trale comunità accademiche sfruttando le possibilità dellarete, un tema che nel 2003, a Berlino, è diventato oggettodi una dichiarazione congiunta di alcune organizzazioni diricerca internazionali.Durante il seminario, finita la spiegazione sul sistema“AperTO”(http://aperto.unito.it), l’archivio istituzionaleon-line dei documenti dell’Ateneo raccolti per comunità ecollezioni, lo studente ha chiesto se ilgruppo di ricercatori e dottorandi, natonell’ambito dell’Onda, avesse potutocontribuire mettendo a disposizionedi tutti i risultati del loro lavoro, comefanno i vari dipartimenti e le facoltàcon libri, tesi e altro materiale a lorodisposizione.Se l’accesso aperto suscita ancoradubbi, come la pubblicazione di arti-coli scientifici con i Creative Commonssu riviste specializzate o come il valorequasi nullo nei curricula delle pubbli-cazioni on-line, molti sono gli spiragli: alcuni lavori che nonhanno spazio nell’editoria tradizionale lo troverebbero inrete, acquisendo maggiore circolazione; ci sarebbero piùscambi e controlli, meno “isolamento accademico”, e forseanche più occasioni di ottenere dei fondi. I documenti in
open access
permettono l’uso didattico che quelli protettida copyright non consentono. I costi d’iscrizione alle libre-rie digitali potrebbero diminuire garantendo un risparmioper gli atenei.Forse l’accesso aperto alla letteratura scientifica potràcontribuire a migliorare la trasparenza di un mondoconsiderato chiuso, improduttivo e autoreferenziale, otte-nendo più controlli qualitativi ma anche più possibilità difinanziamento. E forse l’Onda ha trovato un nuovo canalein cui navigare.
Andrea Giambartolomei
Accesso aperto alla conoscenza
Dossier Destra o sinistra? pag. 3-10
Futura
è il mensile del Master di Giornalismo dell’Università di Torino.
Testata di proprietà del Corep. Stampa: Sarnub (Cavaglià).
Direttore responsabile:
Vera Schiavazzi.
Progetto grafico:
Claudio Neve.
Segreteria Redazione:
futura@corep.it (all’attenzione di Sabrina Roglio).
Comitato di redazione:
Carlo Marletti, Riccardo Caldara, Eva Ferra, Carla Gatti,Antonio Gugliotta, Sergio Ronchetti, Vera Schiavazzi.
Redazione:
Alessandra Comazzi, Gabriele Ferraris, Giorgio Barberis, Sergio Ronchetti,Emmanuela Banfo, Silvano Esposito, Marco Trabucco, Maurizio Tropeano, Paolo Pia-cenza, Marco Ferrando, Vittorio Pasteris, Battista Gardoncini, Carla Piro Mander, An-drea Cenni, Anna Sartorio, Maurizio Pisani, Sabrina Roglio, Matteo Acmè, GiovannaBoglietti, Rebecca Borraccini, Francesco Carbone, Alessia Cerantola, Giulia Dellepia-ne, Nicola Ganci, Andrea Giambartolomei, Bianca Mazzinghi, Manlio Melluso, Loren-zo Montanaro, Leopoldo Papi, Valerio Pierantozzi, Laura Preite, Elena Rosselli, Anto-nio Junior Ruggiero, Daniela Sala, Emanuele Satolli, Gaetano Veninata, Matteo Zola.
Contatti:
futura@corep.it.Sostengono ‘Futura’: Comune di Torino, Provincia di Torino, Regione Piemonte.
Ugo Volli
semiologo 
La foto di copertinaè di Alessandro Albert
Salvati dal dormitorio pag. 13Arte, moda e calciatori pag. 15La notte, le strade, la paura pag. 20I campioni del solare pag. 22Bambini attori sulle orme di Rubina pag. 23Mutamenti a Borgo Dora pag. 24Improvvisamente folk pag. 27Stage, istruzioni per l’uso pag. 30Appuntamenti e lettere pag. 31
Se il mondo resta fuori pag. 4Prigionieri pro tempore pag. 5Nascondersi senza mortificarsi pag. 6Sì, facciamoci del male pag. 7Se lo sport non fa bene pag. 8
Budda non ha sensi di colpa pag. 11Diamo corpo alla musica pag. 12
 
3
marzo ‘09 
L
’uomo è un animale strano. Può fare cose im-possibili per le altre specie: ad esempio, puòdescrivere e discutere, mediante il linguaggio,fatti ed eventi nell’ambiente in cui vive. Lo stes-so può fare con il proprio corpo e con il “mondo inte-riore”dei pensieri e delle emozioni, ossia di ciò che, intermini generici chiamiamo “mente”. Corpo e mente ciappaiono come entità distinte, che quotidianamenteesploriamo e sperimentiamo, in modi sempre nuovie diversi. Ma che cosa sappiamo veramente di questidue aspetti della “natura umana”? Negli ultimi anni, leneuroscienze hanno cercato di rispondere a questointerrogativo, coinvolgendo i più diversi ambiti di ri-cerca, dalla biologia evoluzionista alla psicologia spe-rimentale, dall’etologia alle sperimentazioni sull’intel-ligenza artificiale. Se il rapporto tra la mente e il corpoè ancora qualcosa di misterioso, ne sappiamo moltopiù che in passato. Ne abbiamo parlato con uno deipiù importanti genetisti italiani, il professor EdoardoBoncinelli, docente di Biologia e Genetica all’universi-tà Vita Salute di Milano, collaboratore di Le Scienze edel Corriere della Sera e autore di molti saggi, tra cui ilrecente “Dove nascono le idee”(2008).
Professor Boncinelli, corpo e mente sono cose di-verse oppure una sola?
“Il corpo comprende le gambe, le braccia, gli organidigestivi e respiratori, il sistema nervoso centrale e ilcervello. Il cervello è l’unica parte del corpo che puòessere associato alla mente. Dal mio punto di vista lamente è tutto quello che fa il cervello, quindi è partedel corpo ma non coincide con tutto il corpo”.
Dal punto di vista evolutivo in che periodo è emer-sa la mente umana, e perché?
“Guardi, se si parla di mente in senso generico, nonpossiamo negare che ce l’abbiano anche gli animali,anche i topolini. Se parliamo di mente umana, comenoi la conosciamo, deve essere comparsa tra 2 milionie 150 mila anni fa. In questo arco temporale è succes-so qualcosa per cui è arrivato il linguaggio e, probabil-mente a conseguenza di esso, la coscienza. All’inizio lamente è emersa per evoluzione biologica, però negliultimi 30-40 mila anni essa è stata modellata anchedall’evoluzione culturale”.
Quindi la mente è anche un prodotto della cultu-ra.
“Sì. Certe cose dalla natura non ci verrebbero, comenon vengono agli altri animali. Noi abbiamo certecaratteristiche specificamente culturali. Occorre stareattenti ad usare il termine ‘noi’, poiché una cosa è par-lare degli esseri umani indiscriminatamente, un’altra èparlare di ‘noi’come ‘occidentali’, e magari riferendocialla nostra cultura latina. Per tutti gli esseri umani co-munque, almeno in parte la coscienza è derivata dallacultura”.
Quando emerge nei bambini la coscienza, e quan-to conta l’ambiente culturale nella loro formazio-ne?
“Questo non lo sa nessuno. Sappiamo che, quandonasciamo, il cervello è ancora immaturo, nel sensoche ci sono tutte le cellule ma non tutti i collegamenti.Nei primi anni certamente qualcosa succede dentrodi noi, se non altro perché impariamo un linguaggio.Tuttavia poi non ce ne ricordiamoe dunque non possiamo ricostruirequella fase dello sviluppo. I primiricordi, e quindi i primi segnali diuna coscienza, risalgono a 3-4 an-ni. A 3 anni un bambino davantiallo specchio è in grado di ricono-scersi: questo è un traguardo bensuperiore a quello di qualsiasi altroanimale. Però occorre aspettare gli8-9 anni perché si possa parlaredi una mente non dico adulta, magià abbastanza sviluppata. In questo processo contalo sviluppo del corpo, ma anche l’ambiente al qualesiamo esposti: persone, oggetti, parole, e più avantianche l’istruzione”.
Cosa pensa delle pratiche di “distacco dal corpo”,legate ad esempio alle tradizioni ascetiche e misti-che orientali?
“Sono molto scettico. Indubbiamente allenandosi sipossono ottenere tante cose. Allenandosi si può an-che imparare a camminare sui chiodi. Sevediamo queste pratiche come allenamen-ti, non vedo perché non dovrebbero daredei risultati. Il problema è che non sappia-mo bene come funzionano e soprattutto ache servano”.
Come considera le malattie psicosoma-tiche?
“Sono un capitolo a parte, tutto da studia-re. Se lei avesse fatto questa domanda 30anni fa, erano tutti convinti che anche l’ul-cera fosse psicosomatica. Poi si è visto cheera una balla gigantesca.
 
Si è certamenteesagerato nel pensare che la psiche possa avere uneffetto sul corpo: un po’ ce l’ha, come tutti sappiamodalla nostra esperienza quotidiana (quando siamodi umor nero facciamo più errori, e rischiamo di ave-re degli incidenti), però lo si è sopravvalutato”.
E possibile studiare scientificamente queste pa-tologie?
“Certamente, se qualcuno lo farà davvero: purtropposi fanno tante chiacchiere e pochi studi”.
Qual era, professore, la condizione di vita di Elua-na Englaro? Solo un corpo o aveva una coscienza?
“Al cento per cento non lo sa nessuno, perché nessu-no è mai stato Eluana, né quando era viva né quandoera in coma. Sulla base di tutte le esperienze che ab-biamo avuto in questi 20-30 anni tuttavia possiamodire che, probabilmente, era del tutto insensibile”.
Il concetto di morte dunque non è così definito: cipossono essere ancora attività biologiche, ma nonpiù una vita nel senso di coscienza?
“Attività biologiche possono esserci, però la coscien-za è un’altra cosa. Io posso tranquillamente digerire enon avere coscienza. La digestione può essere consi-derata un processo indipendente da me, come qual-siasi altro fatto ambientale esterno al mio corpo”.
Leopoldo Papi
DOSSIERCORPO A CORPO
Come eravamo... e come saremo
I portici che circondano il Borgo Rotondo diVarese Ligure sono alti poco più di un metro eottanta. Furono costruiti nel XIV secolo, quandoancora si passava a schiena dritta. Adesso granparte degli uomini deve chinarsi. La statura me-dia è aumentata; così come l’aspettativa di vita,che, al contrario di quanto si potrebbe pensare,è maggiore in città che in campagna. «Tornareindietro è però possibile», spiega GiuseppeCosta, vice presidente dell’Associazione italianadi epidemiologia, «disuguaglianze sociali e politi-che del lavoro potrebbero rivelarsi più decisivedei progressi degli ultimi anni». Secondo Costadobbiamo, per esempio, investire di più sulla sa-lute dei migranti: «L’invasione degli stranieri nonva vista come una minaccia; con l’immigrazionenon importiamo solo forza lavoro, ma un capitaledi salute formidabile. Per questo è sfavorevoleanche per la popolazione autoctona sfruttare gliimmigrati con lavori massacranti».Al di là delle evidenze fisiologiche dei cambia-menti del corpo, interessanti risultati si hannoosservando le differenze di carattere ambien-tale. Nonostante la qualità dell’aria peggioree lo stress, la speranza di vita nelle grandi cittàdel Nord (Torino e Milano) è quasi due anni piùelevata che nelle campagne. Diversa situazione aNapoli o Taranto, dove incidono i minori investi-menti sui servizi e le risorse culturali. «L’ambientesociale è assai più importante dell’ambientefisico», specifica Costa. La condizione sociale è ilprincipale determinante e tutte le analisi testi-moniano un progressivo miglioramento della sa-lute man mano che si sale di classe e d’istruzione:i laureati hanno una più alta aspettativa di vitarispetto a chi non prosegue gli studi. Secondouna ricerca di Costa, se a Torino nel 1970 il livellod’istruzione fosse stato più alto avremmo avuto il40 % di morti in meno.Le caratteristiche ambientali sembrano incidereanche sul rapporto maschi/femmine tra i nuovinati: «Solitamente è di 50,9 contro 49,1, ma siinverte a favore delle femmine in presenza dialcune sostanze esogene che interferiscono conil funzionamento ormonale, come se il cromoso-ma maschile Y fosse più suscettibile all’azionesfavorevole di queste sostanze». Inoltre, la vitadelle donne non si differenzia più come primada quella degli uomini e va diminuendosi ildivario tra le reciproche aspettative: 79 anni peri maschi, 83 per le femmine. Nascono più maschi,ma vivono di più le femmine. Sarà così anche infuturo? E cresceremo ancora? Dai dati, una cosaè certa: se volete vivere più a lungo prendete unbel libro e correte a studiare in piazza Castello.
Bianca Mazzinghi
Il genetista Boncinelli: la relazione tra organismo e coscienza sta nel cervello
Il corpo non mente
Accanto: un’immagine dalla mostra Extreme Beautyin Vogue, a Milano fino al 10 maggio. Sotto: Boncinelli
of 00

Leave a Comment

You must be to leave a comment.
Submit
Characters: ...
You must be to leave a comment.
Submit
Characters: ...