efficaci per la risoluzione dei conflitti e ben definiti confini di sfruttamento, garantiti da enti terzi, per il gruppo titolaredella risorsa. I beni comuni possono essere beni “sostenibili”, affermano Ostrom e Hesse, ed essere un risorsafondamentale per le comunità e le nazioni a patto che le comunità coinvolte nel loro sfruttamento definiscano econdividano regole per la loro “sostenibilità” e cioè garantiscano la possibilità della rigenerazione naturale o sociale dei beni comuni stessi. La tragedia può essere evitata perché gli uomini non sono necessitati ad agire esclusivamentesecondo il modello della competizione, ma come sostengono anche le più recenti teorie l’evoluzione delle specie vivential modello della competizione maltusiana si affianca sempre anche la spinta alla cooperazione: “La storia naturaledell’ominazione ….. è una storia di cooperazione e di competizione che in molte occasioni avrebbe potuto benissimo prendere tutt’altra direzione.” (Pievani, 2005). Una storia “emergente” di possibili ramificazione causuali cheattraverso il gioco contingente di questi due fattori “cooperazione” e competizione ha portato allo “stato del mondo”attuale.
2.I beni comuni della conoscenza e la rivoluzione digitale: dalla Galassia Gutenberg alla Galassia Internet
Ora, chiarito, il concetto di
commons
, cominciamo a prendere in considerazione il concetto di beni comuni della“conoscenza”: l’oggetto di questo volume. In primo luogo si tratta di precisare che cosa essi siano e cioè di precisare ilsignificato del termine “conoscenza” connesso alla nozione di beni comuni. Affermano Hesse e Ostrom: “
In questolibro impieghiamo il termine “conoscenza” per riferirci a tutte le forme di sapere conseguitoattraverso l’esperienza o lo studio, sia esso espresso in forma di cultura locale, scientifica,erudita o in qualsiasi altra. Il concetto include anche le opere creative” come per esempio lamusica, le arti visive e il teatro” (…_...)
Per Hesse e Ostrom, cioè, tutta la conoscenza sociale che si è accumulata nel corso dei millenni della storia umanacostituisce non solo il frutto di una competizione di interessi, ma anche e soprattutto un bene comune. Il risultato cioèdella cooperazione e degli sforzi delle generazioni di filosofi, artisti, teologi, letterati e scienziati che l’hanno progressivamente creata. Il fatto che la conoscenza costituisca un bene comune è sancito, oltre che dal “senso comune”anche dalle carte costituzionali di tutte le nazioni civilizzate nonché da una serie di convezioni e tratta internazionali.La Costituzione della Repubblica Italiana, ad esempio, recita all’articolo 12 :” tutti hanno diritto di manifestareliberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.” e all’articolo 33 e 34 Art. 34.”La Repubblica detta le norme generali sull'istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.” … ”Lascuola è aperta a tutti. L'istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci emeritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.”.La conoscenza e l’accesso al sapere è quindi un bene comune tutelato dalla costituzione italiana come da quelladi tutti i paesi OCDE/OCSE, ma i trattati internazionali non fanno che confermare questa impostazione. La
Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo
, che da sessant’anni illumina una strada che non è stata ancora percorsanella maggior parte degli stati, ribadisce e rafforza il carattere comune e gratuito di questo del diritto alla conoscenza.All’articolo 26 afferma “ogni individuo ha diritto all'istruzione. L'istruzione deve essere gratuita almeno per quantoriguarda le classi elementari e fondamentali. L'istruzione elementare deve essere obbligatoria. L'istruzione tecnica e professionale deve essere messa alla portata di tutti e l'istruzione superiore deve essere egualmente accessibile a tuttisulla base del merito.”
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