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Il Tormento e l'Estasi Della Parola Fine, Di Giorgio Vasta - La Repubblica 07.05.2013

Il Tormento e l'Estasi Della Parola Fine, Di Giorgio Vasta - La Repubblica 07.05.2013

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IL LIBRO E L’AUTORE
I racconti dell’errore
è il nuovo librodi Alberto Asor Rosain uscita oggi da Einaudi(pagg. 216, euro 19,50)
C’
è una figura della fine che sta negli occhi di ognu-no di noi. Quando ciò che doveva esserci c’è statoe lo spazio — per esempio le sedie capovolte sullatavola in una stanza in penombra — prende con-gedo da se stesso, da quella che fino a poco primaè stata la sua funzione.
Racconti dell’errore 
, il nuovo libro di Alber-to Asor Rosa (Einaudi), reca in copertina il particolare di un quadrodi Mario Fani intitolato
Convivio
. Le sedie capovolte sopra la tavo-la, un orizzonte che si perde oltre la finestra aperta. Un’immaginedomestica, apparentemente elementare: se però non si distoglie losguardo, è possibile sentire qualcosa di simile a una fitta interco-stale, il riflesso fisico di un’in-quietudine.I sei racconti in cui si articolail libro di Asor Rosa — tre
Epifa-nie 
e tre
Soggetti 
— sono esatta-mente un modo per non disto-gliere lo sguardo; un modo, an-cora, per confrontarsi con il
de cuius 
, ciò di cui non si può par-lare, dunque con l’interdizionea dire — a tentare di dire — lamorte. Perché i personaggi im-maginati da Asor Rosa non sonosemplicemente ossessionatidalla morte; per loro la morte èuna passione. La vita della mor-te — la sua straordinaria inten-sità — è il loro tormento, la loroestasi, il punto di fuga in cui tut-to si perde e si rivela.Per esempio Aristide Galeotovive — sopravvive — in procin-to di morire. Crocifisso a questatragicomica perifrastica attiva, Aristide scorre attraverso iltempo invisibile a se stesso eagli altri, preda soltanto del suoesigentissimo «vizio genetico».Come l’operatore cinemato-grafico protagonista di
Peeping Tom
di Michael Powell, Aristideè divorato dal bisogno di fissarela morte negli occhi. Invecchia-to in questa prigione nevrotica,solo negli ultimi istanti Aristidegodrà di una breve distrazione,sentirà che in fondo tutto è alsuo posto e che «la difesa nonvale se non c’è offesa». Soprat-tutto comprenderà che non c’ènessun confine da superare. Volendo — e Aristide suo mal-grado ha voluto — la morte statutta al di qua, una presenza ir-riducibile installata al centrodella vita. Si tratta solo di pro-crastinarla (perfettamente coe-rente, in tal senso, l’uso che AsorRosa fa delle parentesi: da un la-to manifestano il desiderio del-la scrittura di eccedere se stessa,dall’altro rimandano il mo-mento fatale del punto fermo,l’appuntamento di ogni frasecon la propria fine).Per Giovanni Sollicciano,scoprire a tre anni che la mortepuò essere simulata, giocata,pur senza venire risolta, è unaconquista e una gioia. Tantoche nel tempo il gioco vienesempre più rinnovato. A quin-dici anni Giovanni muore su uncampetto di calcio, poi in spiag-gia, poi all’università duranteuna lezione sull’aoristo. Ognivolta quella cosa — la cosa indi-cibile, l’evento impossibile — èconvocata sotto forma di mes-sinscena, è smontata, esploratanei suoi meccanismi, ricono-sciuta come paradossale con-solazione. Ma dopo ogni simu-lazione a Giovanni tocca lascia-re l’orizzontalità rassicurante eripristinare la verticalità (equi-voca, logorante) che lo includetra gli uomini. La frustrazione èinsopportabile. Perché l’oriz-zontalità è anche il luogo in cuimorte e sesso coagulano, il tem-po di un abbandono condiviso.Nel suo libro Asor Rosa dàforma a figure che desideranocoincidere con un’illuminataserenissima mediocrità. Prova-no ad adattarsi alla vita come uncorpo modesto che modesta-mente lascia la sua impronta suun giaciglio altrettanto mode-
IL TORMENTOE L’ESTASIDELLA PAROLA FINE
Delle cose
ultime
Morte e congedi narrati come unapassione nei “Racconti dell’errore”,il nuovo libro di Alberto Asor Rosa
GIORGIO VASTA 
Il riconoscimento
BIENNALE, LEONI ALLA CARRIERAA MARIA LASSNIG E MARISA MERZ
 VENEZIA 
— All’austriaca Maria Lassnig e all’italiana MarisaMerz sono stati assegnati i Leoni d’oro alla carriera della 55esi-ma Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Vene-zia. La decisione è stata presa dal cda della Biennale, presie-duto da Paolo Baratta, su proposta di Massimiliano Gioni, cu-ratore della mostra di questa edizione,
Il Palazzo Enciclopedi-co
. «Con i suoi autoritratti Lassnig ha composto una persona-le enciclopedia dell’autorappresentazione – si legge nella mo-tivazione –. Ha trasformato la pittura in strumento diauto-analisi e di conoscenza del sé. A novantatré anni Lassnigrappresenta un esempio unico di ostinazione e indipenden-za». Marisa Merz, invece, «una delle voci più singolari dell’ar-te contemporanea», «ha sviluppato un linguaggio personalein cui pittura, scultura e disegno si combinano per dare formaa immagini all’apparenza arcaiche e primordiali. La sua pit-tura epifanica, coltivata per anni in solitudine, ci invita a guar-dare il mondo a occhi chiusi». Il premio sarà consegnato sa-bato primo giugno, alle 11, ai Giardini della Biennale, durantela premiazione e l’inaugurazione della 55esima Esposizione.

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