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DELLA SEMPLIFICAZIONE
di Gianluigi Rota e Gabriele Carrà 
Sommario
1. Di un programma sovversivo2. Di un giardiniere sfortunato3. Di un decreto-legge fuori luogo4. Dei magistrati fuori ruolo5. Del semplificare il numero dei facitori delle leggi6. Del rispettare le competenze delle Regioni7. Della sciatteria normativa8. Della necessaria chiarezza dei testi normativi9. Dell’indisporre perfino il Vaticano10. Dei codici e dei testi unici11. Della prevalenza del cretino12. Dell’impossibilità di una proposta alternativa13. Del cinema dell’orrore14. Di una conclusione plausibile
1. Di un programma sovversivo
Quando Franco Bassanini, nel 1997 Ministro per la Funzione pubblica, mandò a IndroMontanelli il suo progetto di legge sulla semplificazione, ottenne questa risposta:
 “Signor Ministro, noi di persona non ci conosciamo. Ma visto l’apprezzamento di cui cisiamo dati reciprocamente atto, mi permetta una domanda in tutta franchezza, anzi fuoridai denti: si rende conto di ciò che ha intenzione di fare: semplificare l’Italia?Se se ne rende conto e insiste ugualmente nella sua decisione, è un eroe. Se v’insiste nonsapendo cosa fa, è un pazzo. Ma debbo subito aggiungere che la differenza fra l’uno el’altro, in questo Paese, è impalpabile … Semplificare l’Italia, signor Ministro, non ènemmeno un programma rivoluzionario. E’ un programma sovversivo.” 
 D’altra parte c’è una questione linguistica di fondo.Scrive Ennio Flaiano che
"la lingua italiana non è adatta alla protesta alla rivolta, alladiscussione dei valori e delle responsabilità, è una lingua buona per fare le domande incarta da bollo, ricordi d'infanzia, inchieste sul sesso degli angeli e buona, questo sì, perleccare. Lecca, lecca, buona lingua italiana infaticabile, fa' il tuo lavoro per il partito o per ibuoni sentimenti"
.Con degenerazioni crescenti.Fruttero & Lucentini, ad esempio, scrivono che
concreto
 
"sarà anche stato un aggettivocon i piedi per terra, serio, rispettabile. Ma è molto cambiato, negli ultimi anni. Il meno chesi possa dire di lui è che si lascia usare con troppa facilità da gente equivoca, presta il
 
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proprio suono grigio e fidato a nomi di notoria labilità e frivolezza: concrete proposte,concrete aperture, concreti impegni, concreti sbocchi... La sua presenza accanto a qualsiasisostantivo è ormai segnale infallibile di vacuità, dilazione, inconcludenza. E' garanzia ditotale astrattezza"
.La lingua borbonica della burocrazia ci mette del suo.Italo Calvino nell’Antilingua si lanciò in questa esercitazione:
 “Il brigadiere è davanti alla macchina da scrivere. L’interrogato, seduto davanti a lui,risponde alle domande un po’ balbettando, ma attento a dire tutto quel che ha da dire nelmodo più preciso e senza una parola di troppo:
«Stamattina presto andavo in cantina adaccendere la stufa e ho trovato tutti quei fiaschi di vino dietro la cassa del carbone. Ne hopreso uno per bermelo a cena. Non ne sapevo niente che la bottiglieria di sopra era statascassinata»
. Impassibile, il brigadiere batte veloce sui tasti la sua fedele trascrizione:
«Ilsottoscritto, essendosi recato nelle prime ore antimeridiane nei locali dello scantinato pereseguire l’avviamento dell’impianto termico, dichiara di essere casualmente incorso nelrinvenimento di un quantitativo di prodotti vinicoli, situati in posizione retrostante alrecipiente adibito al contenimento del combustibile, e di aver effettuato l’asportazione diuno di detti articoli nell’intento di consumarlo durante il pasto pomeridiano, non essendo aconoscenza dell’avvenuta effrazione dell’esercizio soprastante
»” 
.Beppe Severgnini ha vissuto nel 1994 a Washington, come corrispondente della Voce diIndro Montanelli. Ha raccontato che quando ebbe a che fare con la burocrazia americana,abituato com’era a combattere contro quella italiana, si sentiva come un torero che deveaffrontare una mucca.Far rispettare la legge da noi è sempre stata dura.Il podestà di Barberino del Mugello, correva l’Anno Domini 1622:
"Trovato che alcuni nonhavevano obidito, li ordinai che fra tre giorni havessero levato il letame che è in luoghipubblici, altrimenti l'harebbe fatto levare a loro spese. Non ostante questo non hannoobidito, anzi, dissono che volevano vedere chi era quel becco fottuto che li faceva levare"
.L’idea però che in Paesi evoluti certe cose non succedono è ingenua.Già nel Seicento un personaggio di Molière così commentava una sentenza a luisfavorevole:
"La sentenza, dice, ce l'ho e me la tengo. Pur ingiusta che sia, mi guarderòbene dal farla cassare. Il buon diritto vi è talmente maltrattato, che voglio passi ai postericome insigne monumento alla corruttela del tempi"
.The Economist del 15 gennaio scorso arriva a proposito, deplorando che per quasi ogniproblema i legislatori e i burocrati americani credono che regole più dettagliate siano larisposta.Ma lì è la litigiosità esasperatissima a provocare l’infittirsi di procedure che possanoprevenire risarcimenti abnormi per ogni sciocchezza: noi non ci siamo ancora, ci vuole unpo’ di pazienza.L’articolo, intitolato
 “Diritto contro buon senso” 
, si chiede se Barack Obama proteggerà gliamericani dai suoi colleghi avvocati, trascurando che ogni Paese ha l’avvocatura che simerita.
 
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Il giornale riferisce che a New York City ci vogliono più di sessanta passaggi burocratici persospendere uno studente per più di cinque giorni, perché gli insegnanti sono cosìterrorizzati dall’eventualità di violare i diritti dei ragazzi che non osano mantenere l’ordine,a causa del timore di essere citati dai genitori per chissà quali traumi subitidall’ipervitaminico pupo.La raccolta delle leggi federali sta superando le 70.000 pagine, ma per un motivo su cuiinsistiamo: l’effetto distorsivo delle cause per il risarcimento di danni anche cervellotici, chei legislatori e i funzionari cercano di prevenire intensificando la regolazione.Un’insegnante che, accompagnando un bulletto chiassoso fuori della classe nella qualedisturbava lo aveva sospinto, si è vista chiedere dalla famiglia un risarcimento di 20 milionidi dollari, concordati dalla scuola in 90.000.Il primato di questo malcostume spetta a quella signora che ha citato in giudizio Mc Donaldper averle servito un caffè troppo caldo, con il quale si era scottata.Troppe regole ci tolgono la gioia di vivere, scrive l’Economist, e per quanto il sistemagiudiziario sia neutrale, di fatto i processi favoriscono chi ha torto perché sono costosi e legiurie sono imprevedibili.Venendo a noi, abolire quasi 30.000 leggi decrepite senza semplificare i processi èsemplicistico, significa guardare al passato invece che al futuro: eliminare la legge 7 luglio1868, n. 538 (tassa sul macinato), è come preoccuparsi del colore del vestito durante unbombardamento: sono le leggi che verranno a dover essere scritte bene, il che non vuoldire che saranno poche, perché la società contemporanea ha una complessità crescente.Jean-Jacques Rousseau riteneva che
 “qualunque Stato abbia più leggi di quante i cittadinine possano ricordare, è uno Stato male ordinato; e ogni uomo che non conosca a memoriale leggi del suo paese, è un pessimo cittadino” 
. Dovevano essere molti i pessimi.L’avvento delle regioni e per conseguenza dei TAR è stato “problematico”, al paridell’amplissimo decentramento amministrativo.Fino agli anni settanta l’officina delle leggi era solo il Parlamento nazionale e l’unico giudicedel potere era il Consiglio di Stato, ma ora a fare leggi ci sono anche 21 Consigli regionali eprovinciali e a giudicare sono oltre 20 TAR: siccome gli appelli al Consiglio di Stato sonopochi e quelli accolti pochissimi, vuol dire che la giurisprudenza amministrativa italiana èfatta dai Tribunali amministrativi regionali, ciascuno dei quali si attiene a propri criteri digiudizio.Questo vuol dire che se nelle materie regionali un diritto nazionale non esiste più, sostituitoda un numero elevato di “dialetti giuridici”, anche la certezza del diritto ne fa le spese,essendo in buona misura regionalizzata.
 “Soffermati sull'arida sponda, / Vòlti i guardi alvarcato Ticino” 
, si scorge una terra ove vige un altro diritto.Si sa che le leggi sono tutte uguali per la statistica, ma ben diverse come incidenzasull’ordinamento: una sola norma, l’art. 4 della legge 142, per esempio, dice soltanto che
 “Icomuni e le province adottano il proprio statuto” 
, ma basta un comma come questo pergenerare oltre 8.000 statuti e un numero ancora più elevato di regolamenti perl’organizzazione e il funzionamento delle istituzioni e degli organismi di partecipazione, peril funzionamento degli organi e degli uffici e dettano norme per l’esercizio delle funzioni:non saranno leggi in senso formale, ma giuridiche lo sono eccome.
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