La flotta antipirati è così destinata a crescere, sebbene alcuni esperti di stra-tegia siano convinti che per pattugliare con efficacia le 600 mila miglia quadratedel solo Golfo di Aden sarebbero necessarie più di cinquecento navi. E forseneppure questo numero sarebbe sufficiente a fermare gli anarchici assalti di pic-coli scafi veloci – armati di kalashnikov e Rpg (Rocket Propelled Grenade) – odelle «navi madre», pescherecci o mercantili di appoggio (
dhow
) capaci di tenerein scacco l’imponente forza navale internazionale, così come un tempo i memo-rabili pirati uscocchi nel «Golfo di Venezia» contro le potenti galee della Serenis-sima Repubblica
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.Come è possibile, vista la sproporzione delle forze in campo, che «i nostri» nonabbiano ancora debellato i pirati? Non si tratta solo dell’inadeguatezza delle normeinternazionali in materia
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o delle complesse regole d’ingaggio che determinanol’operatività e le possibilità di reazione delle unità da guerra. La ragione principaleè l’incapacità di inquadrare la pirateria nelle dinamiche interne di un paese comela Somalia che da diciassette anni è in perenne stato di guerra.Un tale dispiegamento di forze ad Aden non è, però, solo «merito» dei
jin
so-mali, ma rappresenta uno scenario destinato a diffondersi in altre aree del mondo.Il contrasto alle minacce considerate «globali» richiede nuove e più significative si-
CHI SONO I PIRATI DELLA SOMALIA
zione di Sana’adel 2005 di sviluppare una politica marittima volta a salvaguardare i traffici marittimidalla minaccia di atti illeciti stabilendo un’organizzazione che adotti regolamentazioni e procedurededicate alla sicurezza.2. La Serenissima Repubblica dovette vedersela con diverse flotte di pirati, ma i suoi nemici giuratierano gli uscocchi, parola slava che significa fuggiaschi, i quali con il favore dell’Austria si erano stabi-liti lungo il litorale dalmata nella
Tortuga
di Signa. Gli uscocchi non erano marinai, bensì uomini del-l’entroterra bosniaco, ma riuscivano a tenere in scacco Venezia usando veloci imbarcazioni sottili a re-mi con le quali fuggivano nei covi sul litorale dalmata: le vittime erano soprattutto i vascelli ottomaniche avrebbero dovuto godere in Adriatico di libertà di navigazione secondo le intese stabilite tra Ve-nezia e la Sublime Porta
.
Di qui le continue proteste dei turchi che addebitavano a Venezia colpe inrealtà risalenti ad altri mandanti, non solol’Austria ma anche la Spagna. Venezia era costretta a tenerein mare una formazione di due galere e tre fusteal comando di un capitano contro gli uscocchie laquestione sfociò persino in una guerra contro l’Austria.3. Costituiscono pirateria, secondo una nozione consuetudinaria recepita nella Convenzione del di-ritto del mare del 1982, gli atti di depredazione o di violenza compiuti in «alto mare» o in zone nonsoggette alla giurisdizione di alcuno Stato (per esempio le coste dell’Antartico) per fini privati dall’e-quipaggio di una nave o aereo privato ai danni di altra nave o aereo privato (Unclos, artt. 101 e 102).La nozione di pirateria marittima si ritrova nell’articolo 105 della Convenzione del diritto del mare se-condo il quale: «Nell’alto mare o in qualunque altro luogo fuori della giurisdizione di qualunque Sta-to, ogni Stato può sequestrare una nave o aeromobile pirata o una nave o aeromobile catturati conatti di pirateria e tenuti sotto il controllo dei pirati; può arrestare le persone a bordo e requisirne i be-ni. Gli organi giurisdizionali dello Stato che ha disposto il sequestro hanno il potere di decidere lapena da infliggere nonché le misure da adottare nei confronti delle navi, aeromobili o beni, nel ri-spetto dei diritti dei terzi in buona fede». A fronte di tale norma internazionale ci sono le leggi deisingoli Stati. L’ordinamento italiano prevede espressamente il reato di pirateria nell’articolo 1135 delcodice della navigazione. Essendo esso punito con pena edittale superiore nel minimo a cinque an-ni, è applicabile sia l’arresto obbligatorio in flagranza di reato sia il fermo dell’indiziato di delitto. Lapunibilità è prevista oltre che per i cittadini italiani anche per gli stranieri implicati in atti di pirateriao «sospetta» pirateria. Non è stabilito alcun requisito territoriale relativamente al
locus commissi de- licti
,sicché è punibile anche il fatto commesso in alto mare. Da questo punto di vista l’azione penalepuò essere esercitata sulla base dell’articolo 7, n. 5 del codice penale relativo ai reati commessi all’e-stero dal cittadino o dallo straniero «per il quale speciali disposizioni di legge o convenzioni interna-zionali stabiliscono l’applicabilità della legge penale italiana» (nel caso di specie sempre la Conven-zione del diritto del mare).
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