VOYAGE AU PAYS DE LA QUATRIÈME DIMENSION
Gaston de Pawlowski
INTRODUZIONE
Vi ricordate un tale – chiese un giorno Marcel Duchamp – che si chiamava, mi sembra, Povolowski? Era uneditore di rue Bonaparte. Non ricordo esattamente il suo nome. Aveva scritto degli articoli su un giornalesulla volgarizzazione della quarta dimensione, per spiegare che c’erano degli esseri piatti che hanno solo duedimensioni […]. In ogni caso, a quell’epoca avevo cercato di leggere delle cose di questo Povolowski chespiegassero le misure, le linee rette, le curve… Tutto questo operava nella mia testa quando lavoravo,sebbene nel
Grande Vetro
non abbia quasi mai usato calcoli. Semplicemente ho pensato all’idea di una proiezione, di una quarta dimensione invisibile poiché non si può vederla con gli occhi.“Poiché sapevo che si poteva riportare l’ombra prodotta da una cosa a tre dimensioni, un oggettoqualsiasi – come la proiezione del Sole sulla Terra produce due dimensioni –, per analogia puramenteintellettuale pensavo che la quarta dimensione potesse proiettare un oggetto a tre dimensioni, ossia, che ognioggetto a tre dimensioni che noi vediamo comunemente, sia la proiezione di una cosa a quattro dimensioniche non conosciamo.“Era un poco un sofisma, ma dopo tutto era possibile. È su questo che ho basato la
Sposa
nel
GrandeVetro
…
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”Raramente Duchamp si spiegherà più chiaramente sulle fonti di questa opera enigmatica, la
Sposamessa a nudo dai suoi scapoli, anche
, detta il
Grande Vetro
, considerata una delle opere più celebri dell’artedel nostro tempo. Questa volta si trattava di fonti letterarie: proprio il libro che si troverà riedito qui.*Chi era dunque il suo autore “Povolowski”, di cui non si ricorda esattamente il nome, o meglio che il suointerlocutore avrà trascritto male, ma i cui scritti “lavoravano nella sua testa” mentre plasmava les machinescelibataires della sua
Opus magnum
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? Non è altro che Gaston de Pawlowski, autore di un romanzo apparso nel 1912,
Voyage au pays de laquatrième dimension
, e che conobbe allora una immensa fortuna.Curioso personaggio davvero questo Gaston Williams Adam de Pawlowski, oggi un po’ dimenticato,nonostante si tenga da qualche tempo, oltre il famoso
Voyage
, a rieditare testi meno conosciuti
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. Figlio di uningegnere delle ferrovie, nacque a Joigny nell’Yonne nel 1874 e morì a Parigi nel 1933. Aveva studiato alLiceo Condorcet, poi a l’Ecole des Sciences Politiques, nominato dottore in diritto nel 1901.Essenzialmente giornalista, direttore del “Velo” e de “L’Opinion”, incaricato a lungo della cronacaartistica al giornale, giocherà un ruolo essenziale specialmente alla direzione di
Comœdia
. Ne fu il redattorecapo dalla sua fondazione, il 1° ottobre 1907, fino al 1914
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.
Comœdia
, che era un quotidiano, fu il primo anno dedicato unicamente agli spettacoli, soprattuttoteatrali. Ma, a partire dal 1908 apparvero rubriche letterarie, poi artistiche, che occuperanno uno spaziosempre maggiore. La cronaca letteraria era fatta dallo stesso Pawlowski, quella artistica da ArseneAlexandre, presto seguìto, dal 1909, da Andrè Warnod.Pur essendo
Comœdia
un giornale popolare, Pawlowski seppe conferirgli una qualità eccezionale. Iltono era, per l’epoca, singolarmente aperto a tutte le audacie. Un giorno Pawlowski prendeva le difese delnudo a teatro. Un altro giorno raccomandava agli artisti l’uso di tutti quei mezzi che le scoperte tecniche potevano mettere a loro disposizione: fotografia, riproduzione meccanica… E questo non gli mancava, ogni
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Marcel Duchamp,
Entretiens avec Pierre Capanne
, Paris, Belfond, 1967, p.67
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Sui rapporti Duchamp-Pawlowski, mi permetto di rinviare al mio libro,
Marcel Duchamp o Il grande illusionista
,Milano, Abscondita, 2003 (
Marcel Duchamp ou Le grand fictif
, Paris, Galilèe, 1975).
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Anche le
Inventions nouvelles et dernières nouveautés
(1916), rieditato nel 1973 da Francois Caradec presso Balland,e, propio recentemente, i suoi
Paysages animés
(1909), rieditato nel 2003 da Eric Walbecq e Jacques Damade per La bibliothèque.
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Parlando di lui come di un “editore”, Duchamp ha senza dubbio commesso un anglicismo (
editor
). Sembra infatti cheegli abbia fatto confusione con il direttore di una galleria di avanguardia, collocata in rue Bonaparte, la galleriaPovolowsky, celebre negli anni ’20, per avere, tra gli altri, esposto Francis Picabia.
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