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 Traduzione del romanzo :
« Voyage au pays de la quatrième dimension » di Gaston de Pawlowski
A cura di :Alberto Tiraferrialbertotiraferri@msn.com192 Foster Street06501 New Haven, CTUSATel: +1 203.503.7450
 
 Gentile Editore,É con piacere che le sottopongo questo manoscritto con la traduzione italiana del romanzo« Voyage au pays de la quatrième dimension » di Gaston de Pawlowski, pubblicato per la primavolta in Francia nel 1923.Ritengo importante sottolineare la significatività di questo romanzo per diversi motivi di caratteresia artistico che sociale e politico.L’autore del romanzo, Gaston de Pawlowski, è stato una figura di spicco della cultura francese del primo quarto del secolo scorso, influente sia nel campo dell’arte che dei costumi, essendo direttoredei giornali « Le Vélo », « L’Opinion », « Comœdia », e anche fondatore della « Unionvélocyclopédique de France ». Soprattutto la rivista teatrale « Comœdia » fu molto importante altempo, conoscendo una diffusione altissima e proponendo frequenti incursioni tra le avanguardiedel periodo, tra cui il movimento Dada e il Futurismo.Il romanzo si inserisce perfettamente nel dibattito artistico di inizio XX secolo, momento in cuil’arte era fortemente attratta da una parte dalle scoperte della scienza, e dall’altra dalle ricerchedell’inconscio e dell’irrazionale. Il racconto è ad oggi riconosciuto come il maggiore impulso alla più importante creazione di Marcel Duchamp, e cioè « Il grande Vetro », oggi conservato alPhiladelphia Museum of Art. Per scoprire ed approfondire le relazioni che legano l’opera artistica alromanzo di Pawlowski, è interessante leggere il saggio di Jean Clair, direttore della Biennale diVenezia, « Marcel Duchamp – Il grande illusionista », pubblicato in Italia da Abscondita nel 2003.L’introduzione alla presente edizione del romanzo è di Jean Clair stesso. Come ben sottolineal’intellettuale francese, il romanzo, tra i primi scritti di carattere fantascientifico basati sullamatematica, si trasforma “da fantasia matematica a favola morale”, traendo spunto dalla situazionesocio-politica del tempo e proponendo una nuova visione della società e della condizione umana.Anche per questo Pawlowski è definito da Jean Clair “un grande umanista da riscoprire”.La presente traduzione si riferisce all’edizione francese più recente, dell’editore « ImagesModernes Éditions». Dell’edizione fanno anche parte, come già accennato, un’introduzione di JeanClair e in più una prefazione dell’autore stesso. Avendo avuto contatti con la casa editrice francese,questi mi hanno confermato che in Italia attualmente nessuno possiede i diritti, benché Adelphi liavesse acquistati nel 1978, senza mai pubblicare.La ringrazio per considerare questo manoscritto.Cordiali saluti,Alberto Tiraferri – 09/05/2008
 
 
VOYAGE AU PAYS DE LA QUATRIÈME DIMENSION
Gaston de Pawlowski
INTRODUZIONE
Vi ricordate un tale – chiese un giorno Marcel Duchamp – che si chiamava, mi sembra, Povolowski? Era uneditore di rue Bonaparte. Non ricordo esattamente il suo nome. Aveva scritto degli articoli su un giornalesulla volgarizzazione della quarta dimensione, per spiegare che c’erano degli esseri piatti che hanno solo duedimensioni […]. In ogni caso, a quell’epoca avevo cercato di leggere delle cose di questo Povolowski chespiegassero le misure, le linee rette, le curve… Tutto questo operava nella mia testa quando lavoravo,sebbene nel
Grande Vetro
non abbia quasi mai usato calcoli. Semplicemente ho pensato all’idea di una proiezione, di una quarta dimensione invisibile poiché non si può vederla con gli occhi.“Poiché sapevo che si poteva riportare l’ombra prodotta da una cosa a tre dimensioni, un oggettoqualsiasi – come la proiezione del Sole sulla Terra produce due dimensioni –, per analogia puramenteintellettuale pensavo che la quarta dimensione potesse proiettare un oggetto a tre dimensioni, ossia, che ognioggetto a tre dimensioni che noi vediamo comunemente, sia la proiezione di una cosa a quattro dimensioniche non conosciamo.“Era un poco un sofisma, ma dopo tutto era possibile. È su questo che ho basato la
Sposa
nel
GrandeVetro
1
Raramente Duchamp si spiegherà più chiaramente sulle fonti di questa opera enigmatica, la
Sposamessa a nudo dai suoi scapoli, anche
, detta il
Grande Vetro
, considerata una delle opere più celebri dell’artedel nostro tempo. Questa volta si trattava di fonti letterarie: proprio il libro che si troverà riedito qui.*Chi era dunque il suo autore “Povolowski”, di cui non si ricorda esattamente il nome, o meglio che il suointerlocutore avrà trascritto male, ma i cui scritti “lavoravano nella sua testa” mentre plasmava les machinescelibataires della sua
Opus magnum
2
? Non è altro che Gaston de Pawlowski, autore di un romanzo apparso nel 1912,
Voyage au pays de laquatrième dimension
, e che conobbe allora una immensa fortuna.Curioso personaggio davvero questo Gaston Williams Adam de Pawlowski, oggi un po’ dimenticato,nonostante si tenga da qualche tempo, oltre il famoso
Voyage
, a rieditare testi meno conosciuti
3
. Figlio di uningegnere delle ferrovie, nacque a Joigny nell’Yonne nel 1874 e morì a Parigi nel 1933. Aveva studiato alLiceo Condorcet, poi a l’Ecole des Sciences Politiques, nominato dottore in diritto nel 1901.Essenzialmente giornalista, direttore del “Velo” e de “L’Opinion”, incaricato a lungo della cronacaartistica al giornale, giocherà un ruolo essenziale specialmente alla direzione di
Comœdia
. Ne fu il redattorecapo dalla sua fondazione, il 1° ottobre 1907, fino al 1914
4
.
Comœdia
, che era un quotidiano, fu il primo anno dedicato unicamente agli spettacoli, soprattuttoteatrali. Ma, a partire dal 1908 apparvero rubriche letterarie, poi artistiche, che occuperanno uno spaziosempre maggiore. La cronaca letteraria era fatta dallo stesso Pawlowski, quella artistica da ArseneAlexandre, presto seguìto, dal 1909, da Andrè Warnod.Pur essendo
Comœdia
un giornale popolare, Pawlowski seppe conferirgli una qualità eccezionale. Iltono era, per l’epoca, singolarmente aperto a tutte le audacie. Un giorno Pawlowski prendeva le difese delnudo a teatro. Un altro giorno raccomandava agli artisti l’uso di tutti quei mezzi che le scoperte tecniche potevano mettere a loro disposizione: fotografia, riproduzione meccanica… E questo non gli mancava, ogni
1
Marcel Duchamp,
 Entretiens avec Pierre Capanne
, Paris, Belfond, 1967, p.67
2
Sui rapporti Duchamp-Pawlowski, mi permetto di rinviare al mio libro,
Marcel Duchamp o Il grande illusionista
,Milano, Abscondita, 2003 (
Marcel Duchamp ou Le grand fictif 
, Paris, Galilèe, 1975).
3
Anche le
 Inventions nouvelles et dernières nouveautés
(1916), rieditato nel 1973 da Francois Caradec presso Balland,e, propio recentemente, i suoi
 Paysages animés
(1909), rieditato nel 2003 da Eric Walbecq e Jacques Damade per La bibliothèque.
4
Parlando di lui come di un “editore”, Duchamp ha senza dubbio commesso un anglicismo (
editor 
). Sembra infatti cheegli abbia fatto confusione con il direttore di una galleria di avanguardia, collocata in rue Bonaparte, la galleriaPovolowsky, celebre negli anni ’20, per avere, tra gli altri, esposto Francis Picabia.
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