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VOYAGE AU PAYS DE LA QUATRIÈME DIMENSION
Gaston de Pawlowski
(A cura di Alberto Tiraferri)
INTRODUZIONE
Vi ricordate un tale
 – 
chiese un giorno Marcel Duchamp
 – 
che si chiamava, mi sembra, Povolowski? Era uneditore di rue Bonaparte. Non ricordo esattamente il suo nome. Aveva scritto degli articoli su un giornale
sulla volgarizzazione della quarta dimensione, per spiegare che c’erano degli esseri piatti che hanno solo duedimensioni […]. In ogni caso, a quell’epoca avevo cercato di leggere delle cose di qu
esto Povolowski che
spiegassero le misure, le linee rette, le curve… Tutto questo
operava nella mia testa quando lavoravo,sebbene nel
Grande Vetro
non abbia quasi mai usato calcoli. Semplicemente ho pensato
all’idea di una
 proiezione, di una quarta dimensione invisibile poiché non si può vederla con gli occhi.
“Poiché sapevo che si poteva riportare l’ombra prodotta da una cosa a tre dimensioni, un oggetto
qualsiasi
 – 
come la proiezione del Sole sulla Terra produce due dimensioni
 – 
, per analogia puramenteintellettuale pensavo che la quarta dimensione potesse proiettare un oggetto a tre dimensioni, ossia, che ognioggetto a tre dimensioni che noi vediamo comunemente, sia la proiezione di una cosa a quattro dimensioniche non conosciamo.
Era un poco un sofisma, ma dopotutto era possibile. È su questo che ho basato la
Sposa
nel
GrandeVetro
1
 Raramente Duchamp si spiegherà più chiaramente sulle fonti di questa opera enigmatica, la
Sposamessa a nudo dai suoi scapoli, anche
, detta il
Grande Vetro
, considerata
una delle opere più celebri dell’arte
del nostro tempo. Questa volta si trattava di fonti letterarie: proprio il libro che si troverà riedito qui.*
Chi era dunque il suo autore “Povolowski”, di cui non si ricorda esattamente il nome, o meglio che il s
uointerlocutore avrà trascritto male, ma i cui scritti
lavoravano nella sua testa
mentre plasmava les machinescelibataires della sua
Opus magnum
2
? Non è altro che Gaston de Pawlowski, autore di un romanzo apparso nel 1912,
Voyage au pays de laquatrième dimension
, e che conobbe allora
un’
immensa fortuna.
Curioso personaggio davvero questo Gaston Williams Adam de Pawlowski, oggi un po’ dimenticato,
nonostante ci si sforzi da qualche tempo, oltre il famoso
Voyage
, a rieditare testi meno conosciuti
3
. Figlio diun ingegnere delle ferrovie, nacque a Joigny
nell’Yonne
nel 1874 e morì a Parigi nel 1933. Aveva studiato al
Liceo Condorcet, poi a l’É
cole des Sciences Politiques, nominato dottore in diritto nel 1901.
Essenzialmente giornalista, direttore del “Velo” e de “L’Opinion”, incaricato a lungo della cronaca
artistica al giornale, giocherà un ruolo essenziale specialmente alla direzione di
Comœdia
. Ne fu il caporedattore dalla sua fondazione, il 1° ottobre 1907, fino al 1914
4
.
1
Marcel Duchamp,
 Entretiens avec Pierre Capanne
, Paris, Belfond, 1967, p.67
2
Sui rapporti Duchamp-Pawlowski, mi permetto di rinviare al mio libro,
 Marcel Duchamp o Il grande illusionista
,Milano, Abscondita, 2003 (
 Marcel Duchamp ou Le grand fictif 
, Paris, Galilèe, 1975).
3
Anche le
 Inventions nouvelles et dernières nouveautés
(1916), rieditato nel 1973 da Francois Caradec presso Balland,e, propio recentemente, i suoi
 Paysages animés
(1909), rieditato nel 2003 da Eric Walbecq e Jacques Damade per La bibliothèque.
4
 
Parlando di lui come di un “editore”, Duchamp ha senza dubbio commesso un anglicismo (
editor 
). Sembra infatti cheegli abbia fatto confusione con il direttore di una galleria di avanguardia, collocata in rue Bonaparte, la galleria
Povolowsky, celebre negli anni ’20, per avere, tra gli altri, esposto Francis Picabia.
 
 
 
Comœdia
, che era un quotidiano, fu il primo anno dedicato unicamente agli spettacoli, soprattuttoteatrali. Ma dal 1908 apparvero rubriche letterarie, poi artistiche, che occuperanno uno spazio sempremaggiore. La cronaca letteraria era fatta dallo stesso Pawlowski, quella artistica da Arsène Alexandre, prestoseguito, dal 1909, da Andrè Warnod.Pur essendo
Comœdia
un giornale popolare, Pawlowski seppe conferirgli una qualità eccezionale. Il
tono era, per l’epoca, singolarmente
aperto a tutte le audacie. Un giorno Pawlowski prendeva le difese del
nudo a teatro. Un altro giorno raccomandava agli artisti l’u
tilizzo di tutti quei mezzi che le scoperte tecniche
 potevano mettere a loro disposizione: fotografia, riproduzione meccanica… E questo non gli mancava, ogni
volta, di procurargli reazioni indignate da parte dei lettori. Arsène Alexandre, dal canto suo, attaccava conforza quelle glorie gonfiate che erano Henner e Ziem. Al contrario, senza prenderli troppo sul serio, ma conattenzione, si parlava dei Futuristi e dei Cubisti, di Roussel e delle sue
 Impressioni d’Africa
. La veste
tipografica e l’impaginazione
erano infine di una modernità che anticipava di quindici anni il suo tempo.Presto i maggiori esponenti delle lettere e delle arti divennero collaboratori. Il giovane Cocteau vi fece i suoi primi passi. E così questo giornale conobbe rapidamente un successo straordinario: nel 1910-1912, almomento del
Voyage au pays de la quatrième dimension
, la sua tiratura quotidiana era di 28.000 copie. Cifrastupefacente se si pensa che negli stessi anni, un quotidiano generalista come
 Le Figaro
ne tirava 37.000.Ancora oggi gli storici considerano
Comœdia
come una delle fonti più complete della storia culturalefrancese del periodo precedente la Grande Guerra.Il cronista Andrè Warnod lascerà nelle sue memorie un ritratto preciso di
Comœdia
e del suo direttore:
Comœdia
 
[…] era ben inteso un giornale teatrale, ma tutte le ar 
ti avevano il loro spazio, perfino nelle loro
forme più ermetiche. Gaston de Pawlowski non sottovalutava i suoi lettori […].
Concedeva facilmente varie
colonne alle nuove teorie sulla pittura o sulla poesia […].
Gaston de Pawlowski era un uomo che sfuggiva a ogni senso comune. Aveva una corporatura
gigantesca, come il suo spirito e la sua intelligenza. Aveva l’aspetto di un e
roe di Rabelais. Era fuori dal suo
tempo, sia nel suo modo di essere che di pensare. Era un uomo “
non come gli altri
” […]
. Aveva un profondo
senso dell’
umorismo
e dell’ironia, ma – 
come aveva fatto anche Rabelais
 – 
se ne serviva come pretesto per esprimere le idee più sovversive, al riparo da ogni censura
5
.
È in Comœdia, dal 1908, che apparvero in prima pagina e a firma del suo direttore, degli articoli che
anticipavano il
Voyage au pays de la quatrième dimension
, e di cui alcuni sarebbero stati persino riportati
direttamente nel romanzo. L’8 novembre 1908, appare Lo strano viaggio (
 L’etrange voyage
). Il 22novembre, sotto un titolo più generale che sembra annunciare un romanzo a puntate, Racconti Futuri (
Conte Futurs)
, è la volta di Un visionario (
Un visionnaire
), che sarà poi il capitolo XX del libro. Il 13 dicembre,sotto un altro titolo ancora,
 Récits des temps surhumains
, appare L’amore morto (
 L’amour mort 
), cheformerà il capitolo XXI.
In seguito, per tutto l’anno 1911 e al principio del 1912, Pawlow
ski pubblicherà una serie di trentaarticoli sotto il titolo di
 Aristote à Paris
, nei quali egli immaginerà un dialogo con il filosofo, pretesto per alcune considerazioni morali, filosofiche e matematiche dove è messa in causa la logica aristotelica. Siritrova qui il presagio delle riflessioni che alimenteranno le pagine del futuro
Voyage au pays de laquatrième dimension
.Immediatamente dopo questa fantasia filosofico - letteraria appariranno in effetti, su
Comœdia
, i principali episodi del libro:
L’astr 
azione spaziale (
 Abstraction d’espace
 
 – 
capitolo V), Il viaggio istantaneo(
 Le voyage istantané
 
 – 
 
capitolo VI), Il disgusto dell’immortalità (
 Le dégoû
t de l’immortalité
 
 – 
capitolo
XXVIII)…
6
 Sin dalla sua uscita, alla fine del 1912, il libro incontrerà un grande successo. Esaurito in poco tempo,sarà più volte ristampato. Questo non deve stupire, sia per la notorietà di Pawlowski negli ambienti letterari
dell’epoca – 
non fosse altro che per la sua posizione di prestigio alla direzione di
Comœdia
. Ma anche inragione del successo enorme che riscuotevano allora le speculazioni sulla quarta dimensione.
Un’
edizione definitiva del
Voyage au pays de la quatrième dimension
, apparirà nel 1923, illustrataabbastanza mediocremente da Leonard Sarluis, pittore tardo-simbolista, la cui immaginazione plastica non
5
André Warnod,
 Fils de Montmartre, Souvenirs
, Paris, 1955, pp.96-9. Per maggiori dettagli sulla vita e le attività diGaston de Pawlowski, si consulti il cenno che gli dedica Pierre Versins nella sua
 Encyclopédie de l’Utopie et de la
Science-Fiction
, Losanna, 1972, pp.658-659.
6
Si ritrovano questi capitoli nei seguenti numeri di
Comœdia
: 1666,1673, 1694, 1701, 1708, 1731, 1745, 1770, 1777,1798, 1805.
 
 
raggiunge mai il delirio letterario di Pawlowski. La sola opera che davvero avrebbe potuto ornare lacopertina del libro, non essendo né tardo-simbolista né proto-futurista, ma singolare, e in accordo con il
Voyage
, rimane
 La Sposa
 
di Duchamp, dell’agosto 1912, sua esatta contemporanea, questa strana anatomia
femminile che è la sola a illustrare alla perfezione,
all’interno del
soprannaturalismo del suo immaginarioalterato, le descrizioni che fa Pawlowski, nel suo capitolo XLIV, Aldilà delle forme naturali (
 Au-delà des formes naturelles
) di un corpo esposto alla quarta dimensione:
Sappiamo infatti che il corpo umano è costruito secondo i dati dello spazio a tre dimensioni. Lastruttura ossea è arrangiata secondo
quella visione provvisoria dell’universo, gli organi sono contenuti dai
muscoli, dalla pelle in uno spazio a tre dimensioni. Dal giorno in cui si volle piegare il corpo umano alleesigenze della quarta dimensione, fu esposto ai disordini più gravi. Senza ferita apparente, senza aperturavisibile, certi organi si trovarono trasportati al di fuori del corpo e, sotto la spinta naturale dei muscoli, siraggrupparono in un indescrivibile ammasso, sfuggendo a ogni regola conosciuta, a ogni precisa anatomia.
 Non si poteva dire, certo, che il corpo così modificato si trovasse frantumato, stritolato o disaggregato;
continuava a vivere, ma senza presentare l’abituale apparenza del corpo umano in uno spazio a tre
dimensioni.
 In questa edizione del 1923, il testo si
trova talvolta rimaneggiato, ma soprattutto l’ordine dei capitoli appare
differente. Questa discrepanza non nuoce alla coerenza del libro, che non è costruito su una tramaromanzesca continua, ma si presenta piuttosto come un mosaico di racconti autonomi, di narrazioni ciascunaa se stante,
com’era stato dall’origi
ne: un romanzo a puntate in cui si possono spostare gli episodi, una sorta
di prefigurazione di un’“opera aperta”. L’edizione del 1923 era preceduta da un
 Examen critique
nel qualePawlowski ritorna sulla sua genesi:
“Dall’inizio
del 1895, quando
scrivevo un primo racconto sull’esplorazione
del tempo, fino al 1912,data nella quale apparve la prima edizione di questo volume, il
Voyage au pays de la quatrième dimension
èrimasto per me in continuo movimento; pubblicato in frammenti, secondo le intuizioni del momento, ripreso,tagliato, poi completato, la sua pubblicazione non poté mettere termine a un lavoro che si confonde con
quello del mio pensiero…”
 Proprio come il
Grande Vetro
di Duchamp, comin
ciato nel 1912 (in verità abbozzato un po’ prima, nel
1909, nel disegno del
 Nu assis
) e abbandonato come lui nel 1923, il
Voyage au pays de la quatrièmedimension
, opera aperta, andrà anch’esso a rimanere “definitivamente incompiuto”.
 *Viste le sue date di nascita e di morte, 1874-1933, Pawlowski apparve esattamente a cavallo tra il XIX e ilXX secolo. Le sue occupazioni, le sue letture, le sue passioni e le sue immaginazioni tradiscono questadoppia derivazione. Egli appartiene ancora alla generazione simbolista. Appartiene già alla generazionefuturista. Tradisce le nostalgie, i bisogni e i languori di fine secolo, annuncia i furori e gli entusiasmimodernisti. Il suo linguaggio, talvolta ricercato e manierista, è talvolta preciso e meccanico.Alcuni capitoli del
Voyage
 
hanno titoli come “L’anima silenziosa” (
 L’â
me silencieuse
), “Il disgustodell’immortalità” (
 Le dégoû
t de l’immortalité
), “La luce di Psychè” (
 La lampe de Psyché
) o “La visionedell’invisibile” (
 La vision de l’invisible
), che evocano Maeterlinck, Rodenbach o Jules Laforgue. Altriinvece
, come “Astrazioni
spaziali
” (
 Abstractions d’espace
), “Il giardino dei pianeti” (
 Le jardin des planètes
),
“La trasmutazione degli atomi di tempo” (
 La transmutation des atomes de temps
), sembrano titoli di raccontidi fantascienza di Maurice Renard, di Gustave Le Rouge, di H.G. Wells o di Perochon. Con Pawlowski,
siamo al punto di unione dove la sensibilità precipita, passando dall’estenuazione dello spiritualismo
romantico allo scientismo fantastico di inizio secolo.Così, appassionato dalla velocità, si mostra, dal 1894, un seguace del velocipede, la macchina primitivaconsacrata alla velocità. Scrive degli articoli su
 Le Sport 
,
 L’Auto vélo
,
 Le vélo
, e fonda il
 Bullettin de l’Union
Vélocipédique de France
. Si
dice anche che partecipò all’invenzione del freno Bowden che ancora oggi
è indotazione nella maggior parte delle biciclette
7
. Questa passione per la “co
u
rse de cotes” e per “l’apprendista
a
lla luce del Sole” (
Duchamp) lo avvicinano a quei patiti della bicicletta che sono Tristan Bernard, quandodiviene direttore del velodromo Buffalo, Alfred Jarry, praticante di bicicletta e autore della corsa delle
7
Riportato da Eric Walbecq e Jacques Damade, G. de Pawlowski,
 Paysages animés
, Paris, La bibliothèque, 2003(prefazione a - )
Notes
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