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3
autobiografici di Planco, apparsi nel ’51, apprendiamo cheallora Galli era mansionario della cattedrale di Rimini.Galli morì d’apoplessia in Assisi, dove si trovava per motividi salute, il 5 gennaio ’88, ospite di quel vescovo, il rimineseCarlo Zangari (
6
). Le
Notizie politiche
di Roma (
7
) così loricordarono: «Lo zelo con cui per moltissimi anni ha egli sod-disfatto ai doveri del suo impiego, la pratica che aveva degli af-fari, il suo candore, e le morali sue qualità lascieranno sempre ilpiù vivo desiderio di un così degno soggetto». Uomo «di meritigrandi e singolari», lo chiama Giampaolo Giovenardi, primo biografo di Planco. (
8
) Secondo C. Tonini, Galli «era assai versato nelle cose della patria storia, ed esperto in paleografia».(
9
) Da una lettera inviata dallo stesso Galli a mons. Gio. Battista Rezzonico, maggiordomo del Sacro Palazzo Apostolico,sappiamo che ne fu cameriere segreto. (
10
)Il 4 agosto ’44, dunque, Galli comunica a Bianchi:
«Oggi otto giorni scrissi al Sig.r Francesco Pasini (
11
), che prima di
dissertazione sull’«origine delle Armi gentilizie delle famiglie», svolta ai Lincei planchianidal contino Garampi il 27 maggio 1746. (
6
) Carlo Tommaso Zangari fu creato vescovo di Assisi da Pio
VI
nel 1780. Morì nel ’96. Un suoritratto si trova in BGR. Il 16 giugno 1780 da Roma ad Aurelio Bertòla scriveva GiovanniCristofano Amaduzzi: «Abbiamo qui mons.r Zangari nuovo Vescovo d’Assisi, il quale si èquesta mattina portato assai male nell’esame avanti al Papa. Io avrei desiderato, che la nostra santa Chiesa Riminese avesse dato qualche altro soggetto più degno all’ordineepiscopale». (Cfr. lettera 8.337, Fondo Piancastelli, Biblioteca Saffi di Forlì.)(
7
) Cfr. il n. 5 del 16 gennaio 1788, p. 39. La citazione, tolta da una Scheda Garampi (n. 357, SC-MS. 205, Uomini illustri, BGR), è riassunta da C. T
ONINI
, La Coltura letteraria e scientifica in Rimini, Rimini 1884, tomo II, p. 433. Dall’articolo cit. e da una lettera (riportata da L.Tonini in SC-MS. 1306, BGR, Indicazioni o Memorie di Scrittori, e d’Opere Riminesi, 1841,p. 54), scritta da mons. Zangari si apprende che Galli fu sepolto «alli Reformati». «Non ha fatto testamento», scrive mons. Zangari, «e solo al Frate Riformato, che lo ha assistito ha fatto scrivere alcune Memorie […] che non so che cosa contenghino, e si è eletta la sepoltura alli Reformati, ove è sepolto il povero Diotallevi». I «Reformati» sono i frati della più stretta osservanza della Regola francescana. Nati nel
XVI
sec. per iniziativa del beatoPaolo Trinci da Foligno, si dettero uno Statuto nel 1642 e furono poi fatti confluire da Leone
XIII
nell’unica famiglia dell’Ordo fratrum minorum. Dalla stessa lettera di mons.Zangari apprendiamo che un fratello di Galli viveva allora a Roma.(
8
) G. Giovenardi compose la cit. Orazion funerale per Bianchi. È qui che si ha notizia che «ilSignor Abate Stefano Galli» fu «Minutante di Segreteria di Stato» (p. 31).(
9
) Cfr. C. T
ONINI
, La Coltura, cit., II, p. 434.(
10
) La lettera (senza data) è conservata nel Fondo Gambetti, Miscellanea Manoscritta Rimi-nese, ad vocem.(
11
) L’abate Francesco Pasini (1720-73) diverrà vescovo di Todi (1760-73), ove ospiterà ededucherà il giovane Aurelio De’ Giorgi Bertòla. Pasini fu allievo di Planco a Rimini e a Siena (dove era accompagnato dal fratello Bartolomeo). Bertòla ne scrisse l’Elogio funebre sulleNovelle Letterarie fiorentine (1774, coll. 136-140), in chiave di polemica antiplanchiana,ricordando l’«infortunio, che egli [Pasini] ebbe di non rinvenir Precettori degni di lui» in pa-tria. Tale Elogio è anonimo, ma nell’esemplare delle Novelle conservato nella Biblioteca savignanese dei Filopatridi, si legge l’attribuzione a Bertòla, per mano dell’anticoproprietario, l’abate Gian Cristofano Amaduzzi. Il 22 novembre 1774, Bertòla scrive ad Amaduzzi: «Io son vissuto un lustro presso Monsignor Pasini; fin da quegli anni ch’erano i
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