A
NTONIO
M
ONTANARI
B
ERTÒLA REDATTORE ANONIMO DEL
G
IORNALE
E
NCICLOPEDICO
DI
V
ENEZIA
PAGINA
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della Serenissima. Il vero motivo per cui Bertòla voleva recarsi a Venezia era però politico: egli intendeva allontanarsi dalle burrasche italiane etrovare rifugio a Vienna (dove era conosciuto per avervi soggiornato nel’78 all’epoca della Nunziatura del concittadino Giuseppe Garampi).Bertòla se ne era andato da Rimini il 21 ottobre ’96, all’indomanidella caccia ai giacobini in Romagna. Nel
Diario
, sotto la data del 1°novembre leggiamo: «non potea più restare in patria, né poimaneggiarmi». Bertòla rientra a Rimini il 3 dicembre 1796. Il 17dicembre Storti, tramite il commerciante riminese Nicola Giangi, gli invia quattordici scudi di compenso per due mesi di lavoro. Giangi deve ancheritirare il materiale per il
Giornale
, e trasmetterlo a Storti «a prima occa-sione». «Và bene», scrive Storti, «che quel tanto mancasse a compimentode’ tomi, ella me lo rimetterà, o avanzandone servirà pe’ tomi di seguito»
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.Il primo accenno all’impresa editoriale del
Giornale
, si trova in una lettera scritta a Bertòla il 25 agosto 1796 da San Pietro d’Arzignano, da un corrispondente che chiameremo l’“anonimo vicentino” perché la sua firma in calce al documento non è decifrabile. Da tale missiva apprendiamo che «la povera Bettina» cioè Elisabetta Caminer, «badava alGiornale […] poco o nulla», in proporzione ai magri compensi dell’editore.L’“anonimo vicentino” precisava poi: «A Venezia non vi sarà difficilel’aver di Giornali Francesi, e de’ libri nuovi qualunqu’essi sieno».
Bertòla il 15 gennaio 1797 fugge da Rimini al fine di sottrarsi«all’imminente pericolo di esser arrestato e condotto in assai miser luogo,come uomo di opinioni infette e perverse»
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, recandosi prima a Roma e poiin Toscana. Il 10 marzo da Siena, leggiamo nel
Diario
, egli comunica a Storti: «che mi scriva a Bologna, dove consegnerò a chi mi dirà materia abbondante per il giornale: mi favorisca colà pagare altri 14. scudi».Bertòla domanda se sono usciti i due tometti già preparati
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. Nella stessa parte del
Diario
sotto il 1° aprile troviamo che Bertòla comunica a Storti:«la fatica è più grande ch’io non credeva».Il 26 aprile’97 Bertòla è di nuovo a Rimini. Nel
Diario
il 9 maggio èsegnata una lettera spedita al tipografo veneziano: «Ho pronti imanoscritti per due tometti». Storti il 20 maggio gli preannuncia la spedizione dei due tometti già stampati, la preparazione di quello delluglio ’97, e l’invio di libri «che meritano estratto», cioè una recensione sul
Giornale
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.Tra primavera ed autunno ’97 Bertòla è in corrispondenza con ilpadre somasco Ottavio Maria Paltrinieri, vicerettore nel CollegioClementino di Roma, che gli invia vari materiali per
Giornale
, in mezzoalle difficoltà legate alla «Posta del Papa» che riceve «le lettere per la Romagna, ma non già i Plichi, che non assicura», ed all’«infelicità dellecircostanze correnti» che per la mancanza di Religiosi gli «fanno aver piùimpieghi»
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.Bertòla l’8 ottobre risponde al padre somasco: «Gradisca il piccol
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