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NTONIO
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ONTANARI
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ER SOLDI MA NON PER PASSIONE
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ATRIMONJ DISUGUALI
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congiunto in matrimonio colla Dama Signora Contessa Teresa Ricciardelli, ma senza prole. Premorendo il Signor Marchese Federigo senza successione, si fa luogo al Fratellominore Signor Marchese Giambattista di occupare il suo posto di Consigliere. All’incontro la nominata Elisabetta Tintori sposata dal Signor MarcheseGiambattista è figlia di un Chirurgo che vive in Rimino della sola sua professione. Essa intempo della scorsa Fiera di Sinigaglia si è impiegata in quel Teatro in qualità di seconda Donna Cantante sotto nome di Anna Corsini, e si era obbligata per apoca (
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)
al Teatro diCremona nel Carnovale prossimo»
(
8).
Nel quesito e nel successivo «Pro-Memoria» si fa riferimento ai «Capitolisopra i Matrimonj disuguali» approvati dal Legato il 25 agosto dello stesso ’92.La scala sociale in essi attestata, prevede il Ceto nobile e l’Ordine civico. UnNobile può sposare, oltre che ovviamente le donne sue pari grado, anche quelle«ignobili di civile condizione» (cioè appartenenti all’Ordine civico) o figlie di«qualcuno, che esercitasse Mercatura nobile», con scopo (ed attenuante) di«conseguire una cospicua dote»: il denaro rende puro il sangue che non lo è
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.Secondo i Consoli di Rimini, il matrimonio del marchese Carradori con Elisabetta Tintori non rientra negli schemi dettati dai «Capitoli», evidentemente per la consistenza della dote: settecento scudi non la facevano apparire «cospicua». Chi viola i «Capitoli», rimane escluso dal Consiglio, fatto salvo il diritto dei suoi eredidi rientrarvi rispettando le norme in essi contenute.Il Legato, in calce al testo dei «Capitoli», ha inserito una clausola con la qualesi riserva «cognitio, declaratio, et executio» dei casi futuri di violazione dellenorme statutarie, togliendo quindi ogni possibilità d’intervento in materia sia alConsiglio civico sia alla Sacra Consulta romana
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. Questo particolare spiega ilsenso del quesito inoltrato da Rimini al Legato sul matrimonio Carradori-Tintori.Il caso suscitato attorno a tali nozze, per quanto risulta dagli attirintracciabili, resta irrisolto.
Maiora premunt
in quei giorni del 1792 in cui da Parigi la bufera rivoluzionaria investe l’Europa: il 20 aprile la Francia ha dichiarato guerra all’Austria, riportando il successo di Valmy il 20 settembre; ilsuo re è dichiarato decaduto il 21 settembre; il giorno successivo inizia l’annoprimo della Repubblica. L’8 settembre il Vescovo di Rimini Vincenzo Ferretti ha firmato un’introduzione alle
Preghiere da recitarsi la mattina e la sera per implorare il Divino Ajuto nelle presenti calamità dalla Francia
, subito pubblicatein tre edizioni. Nella stessa Diocesi di Rimini giungono numerosi
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ecclesiastici in fuga dalla Francia, recando notizie di prima mano.Dal cronista Zanotti apprendiamo che il matrimonio incriminato, fra la
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) «Apoca», cioè contratto.(
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) Sia la lettera dei Consoli sia il «Pro-Memoria» sono nel cit. AP 545. Il documento èfirmato dal Capo-console Niccolò Paci e dai Consoli Filippo Ricciardelli, DomenicoGarattoni e Giovanni Maria Pastoni.
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9
) Per i «Civici» sono ammesse donne loro pari e quelle provenienti da famiglia conentrata propria, od esercenti mercatura non vile, arti liberali, ed artigianato non vile (inquest’ultimo caso per causa di dote).
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10
) Il testo dei «Capitoli» (in AP 724,
Disposizioni statutarie
, ASR), è in lingua italiana; quello del decreto di approvazione (con data, come si è detto, del 25 agosto1792), è in lingua latina. Su questa clausola, dovremo ritornare in seguito.
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11
) Sono trentaquattro quelli rimasti in «Città» secondo il cit. Zanotti; cfr. il suo
Giornale di Rimino
, tomo V, SC-MS. 312, BGR, pag. 221.
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