Antonio Montanari,
Il pane del povero
,
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spese, che convien fare per li suddetti Commodi, mà anche per il Commodo della Dogana» (
7
).Davanti alle «estreme contingenze» (
8
) del 1744, l’Annona riminese delibera (
9
) diabbandonare il sistema diretto a favore dell’appalto per il quale si adottano i «Capitoli» compilati(
10
) dal Legato Pompeo Aldrovandi. Nel 1747 il Legato Giacomo Oddi (appena giunto in Romagna), vi apporta delle correzioni mediante un «buon regolamento», studiato per il «vantaggio pubblico»,che gli Abbondanzieri riminesi non riescono a «collocare»: in «tale positura di cose», Oddi autorizza a far «correre il sistema» nella maniera diretta «solita», avendo fiducia che agli amministratoriannonari stia «a cuore la Povertà, che in questo particolare merita ogni atto di considerazione»(
11
).Nel 1752 il Legato Mario Bolognetti, dopo aver visitato Rimini, rileva che il «metodo d’affittareli Forni […] difficilmente si può eseguire per mancanza di oblatori danarosi», osservando che «lostile solito, cioè di eleggere ogni anno li Abbondanzieri» permette «qualche avanzo» di bilancio; eche il pane venale distribuito in città ha peso maggiore degli altri luoghi: «ne risulta il benefizio allipoveri, li quali più che li benestanti comprano il pane al Forno, perché non hanno possibilità di farprovvista di grano» (
12
).Nel 1755 la Sacra Congregazione del Buon Governo sopprime il sistema diretto ed ordina diricorrere all’appalto (
13
): i Consoli riminesi commentano che ciò è avvenuto «quantunque si dasseavvedere colle prove materiali ricavate dagli anni dell’Appalto, e dell’Amministrazione
7
Cfr. AP 873,
Atti del Consiglio 1684-1702
, c. 287v.
8
Cfr. la lettera dei Consoli al Legato dell’1.12.1744, in AP 477,
Registro delle lettere 1744-1745
,c. 137r. Nella primavera del 1743 il maltempo danneggia i raccolti. C’è la guerra disuccessione austriaca: le truppe spagnole nell’estate del 1742 hanno rubato animali aicontadini, distrutto canape, canneti e vigne, e danneggiato il raccolto del grano. Nell’autunno1743 e nel successivo inverno la storia si ripete: a portare i contadini «all’ultima disperazione», come scrive il cronista Ubaldo Marchi, sono gli austriaci. Cfr. il cap. 9, «15 mila soldati, compresi 4 mila cavalli» [pp. 85-92] ed il cap. 8, «Carlo Goldoni, “galanteria senza scandalo”» [pp. 75-77] in A. Montanari,
Lumi di Romagna, Il Settecento a Rimini e dintorni
, IlPonte, Rimini, 1992-93.
9
Cfr. AP 110, cit.,
passim
.
10
Cfr. AP 875,
Atti del Consiglio 1735-1745
, 8.11.1744.
11
Cfr. AP 110, cit.: nel verbale del 14.8.1747 si trova la lettera inviata dal Legato il 27.7.1747.Non abbiamo rintracciato il «buon regolamento».
12
Le opinioni di Bolognetti sono riferite da Francesco Battaglini nelle «Annotazioni» al suo
Panfangolo
, vedi
infra
, pp. 42-43.
13
Il primo appaltatore (triennale) nel 1755 «volle che se gli consegnasse tutto il grano, che rite
-
neva l’Annona, o sia Abbondanza ne’ suoi Magazeni, incettato secondo il precedente sistema per farlo spianare [
distribuire
] al prezzo istesso, che alla medesima costava, sebbene il prezzodella Piazza fosse tal volta maggiore, e di più volle, che lui si cedessero anche i Granari, le Casede’ Forni, e tutti li stigli
[utensili]
dell’istessa Annona». Il secondo appaltatore (ancora triennale) nel 1758 ottenne «una vistosa gratuita prestanza di scudi 1.552:63:11 provenientidal prezzo del grano dell’Annona venduto al primo appaltatore». Al terzo, infine, nel 1761 venne mantenuta questa «prestanza», ma furono tolti la cessione della Casa de’ Forni el’obbligo dell’ammasso dei grani, mentre il Legato imponeva il bando annuale [AP 876, cit.,11.6.1763]. L’ammasso era stato voluto dal Legato [AP 537,
Informazioni 1758-1764
,7.11.1758, cc. 13v-14]; nel ’61 la «prestanza» venne fatta «in tanto grano invece del Danaro»[
ib
., 28.7.1761, cc. 126-130].
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