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 ANTONIO MONTANARI
I
L PANE DEL POVERO
.
L’Annona frumentaria riminesenel sec. XVIII. Documenti inediti
Con due appendici:
Giovanni Lettimi «contrabbandiere» di farina 
; e quadro statisticodell’«Abbondanza» riminese nel XVIII secolo
© by Antonio Montanari, Rimini (Italy), 2009
L’immagine riptoduce un particolare de “La distribuzione del pane ai poveri” di Angelo Inganni,conservato nella coll. Cassa di Risparmio di Parma, e pubblicato nel sito Unife.
 
 Antonio Montanari,
Il pane del povero 
,
PAGINA 
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L’argomento di queste pagine è la storia dell’Annona di Rimini nel corso del sec. XVIII,ricostruita attraverso documenti inediti di quell’Archivio Comunale (
1
). L’istituzione annonaria ha la sua ragion d’essere nel favorire i poveri per l’acquisto di pane e farina, ordinariamente e nonsoltanto nei tempi calamitosi quando i provvedimenti sono presi «ne pereant fame» (
2
). A questocompito è deputato l’ufficio dell’Abbondanza che sino dagli inizi del sec. XVII è composto diquattro eletti, tre dei quali appartenenti al ceto nobile ed uno in rappresentanza dei «Cittadini» (
3
).L’organizzazione dell’Annona prevede sei settori: Depositarìa, Soprintendenza ai Granari,Registro delle Bolette, Computista, Granarista e Bollatore del pane.L’attività dell’Annona può svolgersi in due maniere: una diretta, se è l’Abbondanza stessa a produrre pane nei propri forni oppure in quelli privati; ed una indiretta, mediante appaltoassegnato all’incanto. Ad ogni Abbondanziere è attribuita una «provvisione» che cambia secondo itempi e l’impegno legato ai sistemi in vigore (
4
). L’appaltatore paga una «risposta» annua legata all’andamento del mercato (
5
).Il 31 giugno 1678 il Consiglio generale di Rimini, su richiesta del Legato, discute se sia migliore «il fare l’Abbondanza, ò vero l’appalto» (allora in uso): all’unanimità, con trentanove voti,il Consiglio delibera «essere presentemente più espediente e tornar più conto il far l’Abbondanza facendo conoscere l’esperienza che si ha, che gli Appaltatori non hanno mai apportato utile alcunoalla medesima, ma bensì gli Abbondanzieri». Trovando in futuro un appaltatore capace di offrirecondizioni favorevoli all’Abbondanza, questa «si potrebbe anche inclinare all’appalto» (
6
). Il 16ottobre 1702, con ventisei voti a favore e venticinque contrari, lo stesso Consiglio approva una mozione che conferma il ruolo dell’Abbondanza: appena sarà compiuta la costruzione delle mura e«risarcito l’Arco d’Augusto», il sopravanzo dei nuovi dazi sarà impiegato nella fabbrica dei pubblicigranari con forni e botteghe «per servizio dell’Abbondanza», allo scopo di «esimerla dalle annue
1
L’Archivio Storico Comunale è nell’Archivio di Stato di Rimini, dove sono conservati i documentidella serie AP che citeremo. [La riproduzione è fedele ai manoscritti. Le nostre integrazioniall’interno delle citazioni sono indicate entro parentesi quadre.]
 
2
In AP 861,
Atti del Consiglio 1569-1571
, c. 23 v., 25.7.1569, sotto il titolo «Carestia», si legge diprovvedimenti presi «pro pauperibus ne pereant fame»: la citazione è riprodotta in [C.] Tonini,
Storia civile e sacra riminese 
, VI, I, p. 306, Danesi, Rimini 1888.
 
3
Sul tema dei rapporti fra Nobili e Cittadini, cfr.
infra 
una nota sul caso Lettimi; ed A. Montanari,
Per soldi, non per passione. «Matrimonj disuguali» a Rimini (1763-92): tra egemonia nobiliare ed ascesa borghese 
, «romagna arte e storia», n. 52/1998, pp. 45-60. Nell’anno annonario 1660-61, l’appalto è del nobile Filippo Ricciardelli [AP 422,
Liber Instrumentorum Annonæ Frumentariæ Civitatis Arimini, 1660-1667 
, 29.7.1660].
 
4
Cfr. AP 621,
1600-1700, Abbondanza, Atti pubblici, Appasso 
, fasc.
I. Abbondanza, et Abbondanzieri 
, foglio 6; AP 110,
Annona 1744-1756 
, 23.10.1750; ed AP 876,
Atti del Consiglio 1760-1777 
, 13.10.1761.
 
5
A titolo esemplificativo riportiamo queste cifre sulla «risposta», indicando tra parentesi il relativoanno solare di inizio dell’appalto, ed avvertendo che varia la corrispondente quantità di granoda panizzare: scudi 800 (1744); 1.000 (1745-46); 900 (1755-56); 600 (1757-58); 400(1761); 440 (1762); 421 (1763).
 
6
Cfr. AP 871,
Atti del Consiglio 1676-1684 
, c. 32v. Nel 1676 è stato introdotto «l’Appalto de’Forni» [AP 621, I, cit., foglio 7].
 
 
 Antonio Montanari,
Il pane del povero 
,
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spese, che convien fare per li suddetti Commodi, mà anche per il Commodo della Dogana» (
7
).Davanti alle «estreme contingenze» (
8
) del 1744, l’Annona riminese delibera (
9
) diabbandonare il sistema diretto a favore dell’appalto per il quale si adottano i «Capitoli» compilati(
10
) dal Legato Pompeo Aldrovandi. Nel 1747 il Legato Giacomo Oddi (appena giunto in Romagna), vi apporta delle correzioni mediante un «buon regolamento», studiato per il «vantaggio pubblico»,che gli Abbondanzieri riminesi non riescono a «collocare»: in «tale positura di cose», Oddi autorizza a far «correre il sistema» nella maniera diretta «solita», avendo fiducia che agli amministratoriannonari stia «a cuore la Povertà, che in questo particolare merita ogni atto di considerazione»(
11
).Nel 1752 il Legato Mario Bolognetti, dopo aver visitato Rimini, rileva che il «metodo d’affittareli Forni […] difficilmente si può eseguire per mancanza di oblatori danarosi», osservando che «lostile solito, cioè di eleggere ogni anno li Abbondanzieri» permette «qualche avanzo» di bilancio; eche il pane venale distribuito in città ha peso maggiore degli altri luoghi: «ne risulta il benefizio allipoveri, li quali più che li benestanti comprano il pane al Forno, perché non hanno possibilità di farprovvista di grano» (
12
).Nel 1755 la Sacra Congregazione del Buon Governo sopprime il sistema diretto ed ordina diricorrere all’appalto (
13
): i Consoli riminesi commentano che ciò è avvenuto «quantunque si dasseavvedere colle prove materiali ricavate dagli anni dell’Appalto, e dell’Amministrazione
7
Cfr. AP 873,
Atti del Consiglio 1684-1702 
, c. 287v.
8
Cfr. la lettera dei Consoli al Legato dell’1.12.1744, in AP 477,
Registro delle lettere 1744-1745 
,c. 137r. Nella primavera del 1743 il maltempo danneggia i raccolti. C’è la guerra disuccessione austriaca: le truppe spagnole nell’estate del 1742 hanno rubato animali aicontadini, distrutto canape, canneti e vigne, e danneggiato il raccolto del grano. Nell’autunno1743 e nel successivo inverno la storia si ripete: a portare i contadini «all’ultima disperazione», come scrive il cronista Ubaldo Marchi, sono gli austriaci. Cfr. il cap. 9, «15 mila soldati, compresi 4 mila cavalli» [pp. 85-92] ed il cap. 8, «Carlo Goldoni, “galanteria senza scandalo”» [pp. 75-77] in A. Montanari,
Lumi di Romagna, Il Settecento a Rimini e dintorni 
, IlPonte, Rimini, 1992-93.
 
9
Cfr. AP 110, cit.,
 passim 
.
 
10
Cfr. AP 875,
Atti del Consiglio 1735-1745 
, 8.11.1744.
 
11
Cfr. AP 110, cit.: nel verbale del 14.8.1747 si trova la lettera inviata dal Legato il 27.7.1747.Non abbiamo rintracciato il «buon regolamento».
 
12
Le opinioni di Bolognetti sono riferite da Francesco Battaglini nelle «Annotazioni» al suo
Panfangolo 
, vedi
infra 
, pp. 42-43.
 
13
Il primo appaltatore (triennale) nel 1755 «volle che se gli consegnasse tutto il grano, che rite
-
neva l’Annona, o sia Abbondanza ne’ suoi Magazeni, incettato secondo il precedente sistema per farlo spianare [
distribuire 
] al prezzo istesso, che alla medesima costava, sebbene il prezzodella Piazza fosse tal volta maggiore, e di più volle, che lui si cedessero anche i Granari, le Casede’ Forni, e tutti li stigli
[utensili] 
dell’istessa Annona». Il secondo appaltatore (ancora triennale) nel 1758 ottenne «una vistosa gratuita prestanza di scudi 1.552:63:11 provenientidal prezzo del grano dell’Annona venduto al primo appaltatore». Al terzo, infine, nel 1761 venne mantenuta questa «prestanza», ma furono tolti la cessione della Casa de’ Forni el’obbligo dell’ammasso dei grani, mentre il Legato imponeva il bando annuale [AP 876, cit.,11.6.1763]. L’ammasso era stato voluto dal Legato [AP 537,
Informazioni 1758-1764 
,7.11.1758, cc. 13v-14]; nel ’61 la «prestanza» venne fatta «in tanto grano invece del Danaro»[
ib 
., 28.7.1761, cc. 126-130].
 

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