da Amaduzzi. L'ambiente culturale romano era caratterizzato da «una frattura tra la vita intellettuale e la realtà della condizionecivile». Per questo motivo, la battaglia di Amaduzzi era «in gran partegià perduta» [V. E. Giuntella]. Amaduzzi era giunto a Roma nel maggio 1762 a ventidue anni, edaveva sperimentato direttamente la vita dello Stato della Chiesa,caratterizzato da forti difficoltà economiche e da una grave carestia tra 1764 e '66.I provvedimenti puramente finanziari presi allora da Roma, ha scritto Franco Venturi, «minarono profondamente la situazione dellostato e delle amministrazioni locali». Aggiunge Venturi: «Le tendenze al rinnovamento, alla riforme che sierano espresse, sia pur debolmente, da mezzo secolo ormai,parevano arenarsi tra l'indifferenza e le censure».In quel periodo, leggiamo in Mario Rosa, tramontano «i tentativi di'correggere' il messaggio etico-filosofico elaborato e presentatodall'Encyclopédie».Successivamente si formula la nozione «del ruolo attivo che la religione avrebbe dovuto assumere nella esperienza umana, cioè inun cristianesimo evangelico, umanitario e solidaristico», e si va cosìconfigurando il tema «della società, visto soprattutto nella integrazione tra l'individuo e la collettività e nel rapporto tra dirittinaturali e provvidenza divina, cioè in ultima analisi nell'intrecciosempre più stretto tra società e religione».Questa «filosofia cristiana», aggiunge Rosa, «tende sempre più a formulare ottimisticamente un discorso sociale e religioso a lungotermine», distinguendo «tra religione e prassi politica», e volgendo«l'attenzione non già sullo Stato e le forme e i modi del potere politico,ma sulla società in generale».Tuttavia, nello scorcio degli anni Settanta, anche il discorso di questa «filosofia cristiana» diventa «più consapevolmente politico», e le«generalizzazioni teoriche» sono calate «nel clima del coevoriformismo».Lo dimostra, conclude Rosa, proprio Amaduzzi, «erudito illuminato,rigorista ed antigesuita», con il suo secondo «discorso filosofico-politico», La Filosofia alleata della Religione, che «è il punto di arrivodi una linea ideologica che già si era espressa, sempre attraversol'Amaduzzi, nel Discorso filosofico sul fine ed utilità dell'Accademie,del 1776».In questo primo «discorso», Amaduzzi considera l'Arcadia come la palestra «d'una gara studiosa e pacifica, cioè d'una sola cospirazione virtuosa [...] diretta al solo bene delle lettere, ed alpiacere della società».
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