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Corriere_04_05_2011

Corriere_04_05_2011

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Milano, Via Solferino 28 - Tel. 02 6339Servizio Clienti - Tel. 02 63797510
In Italia 
,
Fondato nel 1876 www.corriere.it
    w    w    w .    c     h    a    n    e     l .    c    o    m
COME SABBIA NEL VENTO
Sonia Raule Vasken Berberian
L’amore di una madre.L’amicizia tra due donne.Un sorprendenteesordio narrativo.
romanzo
Ilcompromesso traPdl e Leganoncambia la missione inLibia
GiannelliLapolitica
Lospeciale/2001-2011
L’intelligence
di 
MASSIMOGAGGI
di 
GUIDOOLIMPIO
Un’azionestoricaeil dilemmadella prova
Periredditibassi
di
Tony Blair
a pagina
15
Quei segreti archiviatinelcomputer dello sceicco
Mutui a tassivariabili:arriva un tettoper le rate
di
Robert D. Kaplan
a pagina
19
Olindo e RosaLa condannaall’ergastoloè definitiva
L’opportunità per Obama:sfruttareilprestigioaKabul
di
Bernard-Henry Lévy 
a pagina
19
 Vispiegoperclasfidaoraèsulfrontedellacultura
StragediErba
LaCasaBianca temeche ladiffusione riaccenda sentimentiantiamericaninel mondoislamico
L’ostaggio italiano (dimenticato)
IlruoloambiguodelPakistanl’alleatocontroppiinteressi
«LefotodiBinLaden?Spaventose»
MariaSandraMarianiinmanoadAlQaeda
 A PAGINA 
2
Progetto per rilevare il circo dei gran premi
U
n piano, che potreb-be scattare già a set-tembrecon l’iniziodellele-zioni, per assumere 65 mi-laprecaritrainsegnanti,bi-delli e segretari. Potrebbeessere questa, per la scuo-la, la novità più importan-teneldecretoperlosvilup-po che il Consiglio dei mi-nistri discuterà domani.
 A PAGINA 
34
I contratti potrebbero scattare a settembre
di 
LORENZOSALVIA
L
a Formula 1 vicina a una svolta? Proposta congiunta di Exor, hol-dingdellafamigliaAgnel-li,edelgruppoNewsCor-poration di Rupert Mur-doch, il magnate austra-liano dei media: con altrisoci vogliono rilevare ilcirco dei gran premi.
 ALLEPAGINE
64
E
65
Ferraino,Polato
di 
ARIANNARAVELLI
di 
MARIOSENSINI
di 
CORVI
e
DISTEFANO
La nuova ricostruzione del blitz di domenica: il capo di Al Qaeda era disarmato e una delle sue mogli è stata ferita mentre lo difendeva
C’
è un ostaggio italianoin mano ad Al Qaeda: Maria Sandra Mariani
(foto)
, fiorentina, fu rapita il 2 febbraioscorso. Era nel deserto algerino.
 A PAGINA 
13
 A PAGINA 
3
      P     o     s      t     e      I      t     a      l      i     a     n     e      S     p     e      d .      i     n      A .      P .   -      D .      L .      3      5      3      /      2      0      0      3     c     o     n     v .      L .      4      6      /      2      0      0      4     a     r      t .      1 ,     c      1 ,      D      C      B      M      i      l     a     n     o
        9       7       7        1        1        2        0        4        9        8        0        0        8        1        0       5        0        4     >
       A       P       P       H       O       T       O
 APAGINA 
38
APAGINA 
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D
IALOGARELA
B
ATTAGLIAPIÙ
D
IFFICILE
di 
ANTONIOPOLITO
di 
FRANCESCOBATTISTINI
A
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RIPOLINON SI
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C
OSÌ
di 
FRANCOVENTURINI
Lacopertina della rivista
Time
per la morte di Osama sullo schermo del Nasdaq a New York
Gli Agnelli e Murdochvogliono la Formula 1Piano per l’assunzionedi 65 mila prof precari
Le immagini del corpodi Osama Bin Laden dopol’assalto in Pakistan delleforze speciali americaneche ha portato all’uccisio-ne dello «sceicco del terro-re» sono «dure, spavento-se» e «potrebbero infiam-mare ancor più quei grup-pimusulmanicheconside-rano il leader di Al Qaeda uneroe».LaCasaBiancadi-scutesucomegestireinfor-mazionieimmaginidell’at-tacco al compound di Ab-bottabad. Intanto affiora-nonuoviparticolarisulbli-tz: Osama era disarmato euna delle sue mogli è stata ferita mentre lo difendeva.
DA PAGINA 
2
 A PAGINA 
19
IlcompromessoPdl-Le-ga non cambia la missio-ne in Libia. In una mozio-ne comune, il governo siimpegna a concordarel’uscitaconlaNato e glial-leati.La maggioranzasi ri-compatta su un testo insette punti. Pd, Idv e terzopolo sono divisi.
DA PAGINA 
22
A PAGINA 
24
M. Caprara, Di CaroM. Franco, FrendaGalluzzo,Meli, Nese, Soglio
S
i può dichiararefinita la 
war onterror 
, la guerra alterrore? Sì, si può.Però solo il comandantein capo può dichiararefinita una guerra, ed èimprobabile che BarackObama lo farà. E non soloper ragioni di prudenza:è evidente che la lotta alterrorismo continuerà,che il nemico è tutt’altroche scomparso e ilpericolo nient’affattoestinto. Ma la parola «guerra» vuol dire moltodi più, e perciò George W. Bush la usò, e perciòla dichiarò usando untermine ben più astrattodi terrorismo: terrore.La guerra al terrore, cheè stato il paradigma della storia globale negli ultimidieci anni, dall’11settembre del 2001al 1˚ maggio del 2011,non era solo fatta dioperazioni militari sularga scala, comprendentianche occupazione econquista di territori.
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56
F
iumi di parolesull’uccisione diOsama Bin Ladened è giusto così,anche se, come ha scrittoAldo Cazzullo sul
Corriere
di ieri, anch’io avreipreferito che l’America affermasse la superioritàdei valori occidentalicatturando il capo di AlQaeda e affrontando poi leintuibili insidie del suoprocesso. Poche parolesull’uccisione del figlio diGheddafi e di tre bambini,ed è comprensibile perchéda sempre una notizia piùclamorosa relega le altrein seconda fila. E tuttavia,ora che sulla morte diOsama e sul futuro delterrorismo molto è giàpassato sotto la lentedegli analisti, a me parenecessario tornare a quella notte di Tripoli.Perché dietro le bombeche hanno sventrato unodei tanti bunker nelcomprensorio dei potentia Bab Al-Azizya sinasconde una domanda.
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9
italia: 515050585854
 
2Primo Piano
Mercoledì 4 Maggio 2011
Corriere della Sera 
#
Le prove visibili
Iprecedenti
Si possono definire le foto comeraccapriccianti: e di certosono potenzialmente incendiarie
Jay Carney,
portavoce della Casa Bianca
DAL NOSTRO INVIATO
NEWYORKDiffondereleim-maginidelcadaverediOsamaper unprincipiodi trasparenzaemet-tere a tacere gli scettici o evitaredi rendere pubblico lo scatto rac-capricciante — il cranio squarcia-to sopra l’occhio sinistro, sanguee materia grigia sul volto — chepotrebbe infiammare ancor piùqueigruppimusulmanicheconsi-derano il fondatore di Al Qaeda un eroe?Offrire una prova visiva chequalcuno contesterà comunquemarappresenta unpunto fermoopreoccuparsidella sensibilitàdel-lefamiglie americane chestamat-tinapotrebberotrovarsiafarcola-zione coi loro bambini davanti a un’immagine — sui giornali e intv—cheèunpugnonellostoma-co?Eliminato Bin Laden, ieri alla Casa Bianca si è discusso a lungodi come gestire le informazioni e,soprattutto, le immagini, dell’at-tacco al «compound» di Abbotta-bad. Di prima mattina John Bren-nan, l’esperto di terrorismo nelConsiglioperlasicurezzanaziona-le di Obama, ha spiegato su tuttele reti televisive che gli uominidel presidente stavano soppesan-do i pro e i contro della pubblica-zione delle immagini. Poco dopoalcune fonti ufficiali anonime an-nunciavanol’imminentediffusio-nedialcunefoto.Qualcheorado-polacorrezionedirottadelporta- voce di Obama, Jay Carney: «Cistiamo ancora ragionando, sonoimmagini dure, ci sono problemidi sensibilità».Comprensibile, viviamo inun’era di comunicazione vortico-sa, di immagini, con le riprese vi-deo che, grazie agli «smartpho-ne», sono arrivate ormai ovun-que. E l’attacco dei Navy Seals èstatofilmatointuttiidettagli,dal-l’atterraggio nel cortile della villa che ospitava Osama alla cerimo-niafunebresulpontedellaportae-rei Carl Vinson e alla sepoltura nel Mar Arabico.Non è facile decidere cosa pub-blicare e cosa no: ci sono regoleda rispettare, ma anche calcoli diopportunità. Si cerca di misurarel’impatto di un’immagine troppo«forte»,mavannoconsideratean-cheleconseguenzediunatteggia-mentoche rischiadiessereconsi-deratoreticente.L’eradigitaledel-la comunicazione vorticosa tra-sforma facilmente in incendi lescintille dei teorici del complottochecontestanoancheifattiogget-tivamente dimostrati.Un circuito che si è messo inmoto — e a una velocità stupefa-cente — anche stavolta: migliaia di messaggi su Twitter — 3.440 alsecondo — sono stati scambiatinegli Usa prima ancora che Oba-ma annunciasse dalla Casa Bianca l’uccisione dello «sceicco del ter-rore». A parte il pachistano chequalche ora prima aveva filmatocol suo telefonino, e trasferito inrete, lo strano traffico di elicotterie le prime esplosioni, la notizia della morte di Osama aveva co-minciato a circolare un’ora prima del discorso presidenziale, mez-z’ora prima delle prime confermein tv: tutto è cominciato alle diecie mezzo di domenica sera quandoKeith Urbahan, l’ex capo di gabi-netto di Donald Rumsfeld, il pri-mo ministro della Difesa di Bush,aveva digitato su Twitter l’indi-screzionecheavevaappenaraccol-to.Negli stessi minuti anche le retitelevisive Usa ricevevano la stessa indiscrezione in forma dubitativa ma, scottate da infortuni prece-denti, hanno aspettato per una  ventina di minuti le verifiche delcaso, prima di diffondere la noti-zia. Intanto in rete rimbalzavanogià i commenti nel circuito deiblog e delle reti sociali, da Twitter a Facebook. Quando, alle 11.35della notte, Obama ha fatto il suoannuncio all’America e al mondo,inrete si erano già messi al lavoroi teorici del complotto, certi della falsità di una notizia che doveva ancora essere data.Sono immaginistoriche, comequelledell’esecuzio-ne di Saddam Hus-sein o dei campi diconcentramentonazisti. E’ probabi-le che prima o poi vengano fuori. IeriallaCasaBiancada- vano abbastanzper scontato il rila-scio delle immagi-ni della portaerei.Probabilmente an-che alcuni scattidell’attaccofiniran-no prima o poi sui media «main-stream» o, nell’era di Wikileaks,su qualche sito Internet.Ma sul volto devastato di Osa-ma ieri c’erano ancora molti dub-bi: il volto di Saddam era stato ri-composto prima di fotografarlo.ConBinLadennonèstatopossibi-le fare la stessa cosa. Modificarel’immagine elettronicamente si-gnificherebbe alimentare le vocidi chi già grida al falso. Si tratta didecidere se pubblicare in tutta la sua infinita crudezza quella che èdestinata a diventare l’immaginedell’era moderna più osservata almondo.
MassimoGaggi
©RIPRODUZIONERISERVATA 
(
Dal videoalle complicità
I punti ancorada chiarire
«Lasua immagineeraovunqueAnchenegliincubidinoiamericani»
Dopo la grande caccia Al Zarqawi finisce nella reteI cameraman chiamati a filmarei cadaveri di Uday e Qussay 
La fine di Bin Laden
Leprove
Mostrare o no le foto del cadavere
di Osama e il video della sepoltura in mare:da giorni la Casa Bianca valuta questaalternativa. Le immagini («raccapriccianti»)possono scatenare reazioni tra i musulmani.D’altra parte c’è chi, come i talebani, mettein dubbio la morte per mancanza di prove
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
NEW YORK —
Dopo averne vi-ste — e scritte — di tutti i colori,persinoilpadredelthrillerasfon-do giudiziario Scott Turow con-fessa di essere rimasto «letteral-mentedistuccall’annunciodel-la morte di Osama Bin Laden.«Domenica sera sono andato a lettopresto,cosìhoappresolano-tizialamattinasuccessivadal
Chi-cago Tribune
», racconta il 62en-ne scrittore e avvocato penalista statunitense, autore di bestseller quali
Presunto innocente
e
Provad’appello
. «Sono corso su per lescaleehomostratolaprimapagi-na del giornale alla mia fidanzata che stava uscendo dalla doccia.Siamo rimasti a guardarci sbigot-titi per qualche minuto, quasi in-capaci di commentare».
Che cosa significa la scompar-sa di Bin Laden per l’immagina-rio collettivo del Paese?
«Il risveglio da un incubo e ilcrollo di una soglia psicologica.
Un soldato americano mostra il volto di Abu Musab al Zarqawi, il capo di AlQaeda in Iraq, uomo di Bin Ladenresponsabile dei più sanguinosiattentati nel Paese controllato dagliamericani. Giordano di originepalestinese, viene individuato e uccisocon un blitz aereo e terrestre il 7 giugno2006 in una casa nelle campagne vicinoa Baquba. Per evitare speculazioni sullasua morte, le foto del cadavere sonostate mostrate alla stampa
25
L’intervista
Scott Turow, autore di «Presunto innocente»
LaCasa Bianca:«Cistiamo ancora ragionando,sonoimmagini dure,è un problemadi sensibilità»
milioni di copievendute nelmondo degliotto romanzidi Scott Turow,dai quali sonoricavati anchequattro film
Tre cameraman riprendono i cadaveridi Uday e Qussay, i figli di SaddamHussein, uccisi dalle forze specialiamericane nel corso di unasanguinosa battaglia il 22 luglio 2003.Uday e Qussay si nascondevano inuna villa a Mosul, nel Nord dell’Iraq.Gli americani, arrivati in forze dopouna «soffiata», avevano risposto alfuoco dei figli di Saddam. Poi ladecisione di mostrarne i cadaveri, perconvincere gli iracheni della loro morte
Il dilemmaUsa:mostrarequel corpooalimentaredubbi
Lacasa
21
Un bambinoraccoglie«souvenir» delblitz nel pratoantistante lacasa doveOsama BinLaden ha vissutoper 5 anni
(Reuters/Akhtar Soomro)
italia: 515050585854
 
3Primo Piano
Corriere della Sera 
Mercoledì 4 Maggio 2011
#
Il ruolo dei pachistaniPerché ucciderlo?
Non ci sono provedella morte di Bin Laden
Zabiullah Mujahid,
portavoce Talebani dell’Afghanistan
Dopo Bin Laden vogliamoeliminare Al Qaeda
John Brennan,
capo dell’Antiterrorismo della Casa Bianca
Vorremmo sapere il precisosvolgimento dei fatti legati all’uccisione di Osama
Navi Pillay,
Alto commissario diritti umani
 WASHINGTON Osama,nella sua comoda residenza,nonavevalaconnessioneInter-net ma possedeva un compu-ter. I commandos americani lohanno trovato e ora i «maghi»sono al lavoro per tirare fuoritutte le informazioni che puònascondere.E’unaminierado- ve al fondo del tunnel può es-serci la pepita d’oro. E sono intanti a scavarci. I tecnici della Cia a Langley in Virginia e pro-babilmentegli esperti di codicidellaNsanelcasocheilcompu-ter sia «protetto». Ma c’è an-che dell’altro su cui lavorare: 4 portatili, chiavette di memo-ria,100 tracd edvd, documen-tazione.
File
che possono con-tenere l’archivio personale diOsama.Selecartedigitali«par-leranno»,la Ciasperadiarriva-re ad altri personaggi o magariscoprire quanto c’è ancora diignoto–ed ètanto–suAlQae-da. Magari sui rapporti tra gliestremistieilorocomplici,sul-la rete di finanziamento, suiprogetti futuri, anche se Osa-manonsiinteressavadeidetta-gli delle operazioni.In teoria, un maniaco della sicurezza come Bin Ladenavrebbe dovuto fare a menodel computer. Non era unosprovveduto, sapeva dei ri-schi. Ma per un qaedista il
lap-top
spesso è più utile del mi-tra. Un suo amico dell’epoca dell’Afghanistan ha ricordatocome Bin Laden avesse creato,attorno al ’98, un ufficio media pieno di pc. Una novità. E conil passare del tempo, il bino-miocomputer-Internetsiètra-mutatonelprincipalestrumen-to di propaganda dell’organiz-zazione. Negli anni della clan-destinitàilCaliffo hapotutore-stare sulla scena soltanto gra-zie al web.Osama non è comunque ilprimo capo qaedista che lascia nelle mani dell’intelligence unportatile. Nell’inverno del2001, gli inviatidel
Wall Street Journal
trovano un vecchiocomputeraKabul:nellamemo-ria c’è un archivio gigantesco,con scambi di email, scenari,nomi della rete terroristica. Cisono,adesempio,i
report
scrit-ti da Richard Reid, il terrorista con le scarpe-bomba, duranteunsuolungoviaggiodall’Euro-pa al Medio Oriente. E’ parten-do da quella traccia che il gior-nalista Daniel Pearl inizia una coraggiosa inchiesta che sichiude con il suo assassinio inPakistan.Se riavvolgiamo il film delterrore e torniamo al 6 genna-io 1995 troviamo un caso cla-moroso. Ramzi Youssef, re-sponsabile del primo attaccoalle Torri Gemelle, è costrettoascapparedalsuocovoaMani-la e lascia dietro di sé un com-puter.Lapoliziavitrovaidetta-gli del «piano Bojinka», uncomplotto per distruggere 12 jet in volo verso gli Stati Uniti.Per qualcuno è la bozza dell’11Settembre.Suo zio, Khaled SheikhMohammed, non è meno im-prudente. Dopo l’arresto nel2003, la Cia ha accesso al suolaptop. Negli atti di incrimina-zione redatti a Guantánamoc’è la lista, parziale, del conte-nuto: informazioni sul com-mando dell’11 Settembre; bio-grafie degli attentatori; certifi-cato di volo di Mohammed At-ta; tre lettere di Bin Laden; tra-scrizioni di una chat di uno deikamikaze dell’attacco all’Ame-rica; sintesi di un manuale per l’addestramento e la creazionedi una cellula; carte sull’assi-stenza alle famiglie dei qaedi-sti; lettera di minacce inviata agli Emirati Arabi; una lista dimilitanti feriti o uccisi.Con il tempo, i terroristi sisono dotati di sistemi criptatipiù sofisticati. Casseforti elet-troniche per custodire i segre-ti. Sarebbe strano che Osama ei suoi seguaci non lo avesserofatto. Ma non c’è scudo chenon possa essere perforato. E’solo una questione di tempo erisorse. A Washington nonmancano.
GuidoOlimpio
© RIPRODUZIONE RISERVATA 
Perché non l’hanno catturato
per poiprocessarlo? Ha reagito al blitz, comeriportato in un primo tempo, e per questoè stato ucciso? Dall’Amministrazione orafiltra un’altra tesi: Bin Laden non sarebbestato armato quando è stato ucciso nellasua camera da letto
Per gli Usa gli interrogativi politici
riguardano l’incerto alleato pachistano.Osama era nascosto in una città a pocadistanza da un’Accademia militare. E’ statoprotetto da spezzoni del governo?Il Congresso Usa sta valutando se tagliaregli aiuti economici a Islamabad
2
Leimmaginidelcadavere
di Osama Bin Ladenrisultate poi false: la primaè un fotomontaggioche risale al 2006
Negliultimidiecianniilvoltobar-buto di Bin Laden e i suoi sprolo-qui nei messaggi audio avevanoacquisito una macabra ubiquità,da Internet alla tv e dalla radio aisocialnetwork.Unasortadifami-liarità imposta agli Stati Uniti, unPaese dove la gente conosceva la faccia del leader di Al Qaeda piùdi quella del vicino di casa».
L’impatto della sua morte èdunque soprattutto psicologi-co?
«Oltre a dare una fortissima spinta politica al presidente Oba-ma,lamorte diBin Ladenrilancia l’inclinazionearrogantedell’Ame-rica a credere nella propria supe-riorità. A torto o ragione, gli StatiUniti basano da sempre la pro-pria identità su un semplice con-cettoereditatodalFarWestsecon-do cui "puoi scappare ma nonpuoinasconderti".Allafineilmal-fattore viene sempre catturato eimpiccato dalle autorità».
Il presidente Obama è lo sce-riffo dell’era moderna che è riu-scitoamettereinfugaifuorileg-ge?
«Nessuno s’illu-de che il pericolosia stato estirpatoanche se la lezionedell’America resta:non è possibilecomportarsi da cri-minalesenza prima o poi pagare con la propria vita. Molta gente in Ame-rica, me incluso, era meravigliata dallo spettacolo di Bin Laden, cheper anni ha spedito ragazzi e ra-gazze a morire per la causa men-tre lui viveva da nababbo, imbo-scato tra i fasti di una villa, noncertotra le caverne gelide dell’Af-ghanistan».
Eppure si sapeva già che BinLaden era molto ricco.
«Certo, però è stata l'America a far scoprire al mondo il bluff diBin Laden, costretto anch’egli a pagare lo stesso prezzo estremodei suoi seguaci. È stato svergo-gnato per quello che era: un ipo-crita che ha spedito migliaia digiovani al macello scegliendo per se stesso una vita ben diversa».
È stupito che la sua morte in America sia stata salutata da uncoropressochéunanimediplau-so?
«No.Anchenegli ambientigiu-diziari più rigorosi nessuno ha sollevato obiezioni relative alla certezza del diritto. Io stesso so-no contrario alla pena capitalema non certo in questo caso».
Qualcuno ha paragonato BinLaden a Hitler.
«Il parallelo è inconfutabile.Era dal 1812, con l’invasione del-letruppebritanniche,chel’Ameri-ca non veniva attaccata sul pro-prio territorio. L’11 settembre èstatounaffrontoenormeall’Ame-rica perché ha violato il nostrosenso d’invulnerabilità entro iconfinipatri. Per una nazione chenon ha ancora dimenticato PearlHarbor (l’attacco giapponese del1941 che determinò l’entrata inguerra degli Usa,
ndr
) l’attacco diOsamaèstato uno shockimmen-so».
Dove va adesso l’America?
«Il presidente Obama ne escerafforzato perché ha dimostratodi non essere un codardo e di es-sere capace di prendere decisionidifficili,cheneppureilsuoprede-cessore George W. Bush era riu-scito a prendere».
L’America oggi ha fiducia nel-la propria capacità di debellareper sempre Al Qaeda?
«Se siamo riusciti a eliminareBin Laden, è logico presumerecheancheglialtrileaderdiAlQa-eda presto cadranno come birilli.Gliesperti sonoconcordinelrite-nere che Al Zawahiri è il prossi-mo della lista. Ma ciò che è suc-cesso in Pakistan ha avuto un ef-fetto domino anche sull’immagi-ne dell’America nel mondo. C’èunnuovosensodifiducianeicon-fronti della superpotenza».
 AlessandraFarkas
© RIPRODUZIONE RISERVATA 
Ilcolpo
L’archivio di Al Qaeda
4
Sicurezza
240
Imaghidei pca caccia di nuovidati
Finisce il paradosso:la gente conoscevala faccia del leaderdi Al Qaeda megliodi quella del vicino di casa
Iltesoro
i minuti del blitz
conil quale i Seals (le forze specialidella Marina americana) hannopreso il controllo della villa-fortinodove era nascosto Osama
UnaminieradisegretinelcomputerdiOsama
icomputerportatili
ritrovatinella casa-rifugio di Osama.Tra il materiale portato viadai commando Usa anche uncentinaio tra cd e dvd
Ilcapo di AlQaeda eraunmaniaco di sicurezza,manon c’è sistemachenon possa essereviolato
i proiettili
con cui è stato ucciso
Osama a bruciapelo. Dopo uncolpo sopra l’occhio sinistro, gliincursori gli hanno sparato al pettoper assicurarsi della sua morte
Nelbunker 4 portatili,chiavettedi memoria,100tracd e dvd:forse ilsuoarchivio personale
Scrittore di successo
Scott Turow, avvocato laureatoa Harvard, 62 anni,è autore di otto gialli bestsellerper un totale di 25 milionidi copie vendute nel mondo
Proteste
Palestinesi a Gaza manifestano contro l’uccisione di Bin Laden in Pakistan ( 
Othman / Apaimages
 )
italia: 515050585854

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