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1
I MORTI NON VANNO VIA
Un giorno - forse era un pomeriggio torridod'estate - non sapevo cosa fare e, per caso, mitrovai tra le mani un dizionario della linguaitaliana. Lo sfogliai senza alcun interesse, vedevosolo accavallarsi ad ogni foglio le parole in nerettocorrispondenti ai vocaboli della lingua italiana.Penso, ad un certo punto, mentrecontinuavo a sfogliare, d'essermi addormentato incompagnia del dondolìo della poltrona di vimini.
Ma forse stavo solo in dormiveglia.
Aprii gli occhi giusto per un attimo quandocambiai posizione sulla sedia, e il libro tra le manimi si aprì. E lessi, quasi senza accorgermene, laseguente definizione:
Avarizia: smodata cupidigia di denaro e di averi, ed eccessiva tenacità nel conservarli.
 
Poi, richiusi gli occhi.Un bambino correva lungo la stradina fitta difichidindia sotto piante di quercia. Al di là delmuretto che delimitava la stradina cespugli edortiche erano nati sotto alberi di carrube, e più giùancora, la roccia che scendeva sino al mare, latirrenica roccia su cui esili agavi s'innalzavano.Il suono dell'estate era la cicala nascostaforse tra i rami del centenario pino e il cinguettiodi passeri irrequieti.
 
2
In questo schietto gioco la corsa delbambino era la pagina vitale più armoniosa, ilmovimento che spinge l'uomo a fare la sua storia.Il suo sudore mattutino brillava ai raggi delsolerte sole, quando, ad un tratto, i suoi ginocchiconobbero il duro contatto della ghiaia. Sul visoapparve il segno del dolore, gli occhi, prima sigonfiarono, poi sparsero lacrime.La mamma sentì il flebile pianto del bimbo,e accorse, segnando in quel breve tragitto, unsegmento d'amore. Appena giunta, lo sollevò daterra, svincolandolo dal tronco della quercia, alquale, cadendo, s'era come abbracciato. Il bimbosi strinse, lenendo il suo dolore, all'esile collo dellamadre.Gracile il corpo della donna, eppure cosìforte fu l'abbraccio al figlio mentre lo portavaverso casa, dove il melograno faceva ombra.– Oh, eccoti finalmente! – Fu questal'esclamazione che accolse Angela appenarientrata in casa.La ragazza non batté ciglio, non perchéquelle parole non la ferissero, ma perl'assuefazione conquistata in quel tipo ditrattamento: essa era la migliore delle protezioniagli sconforti, alla desolazione, alle angosciosesolitudini.Anche la fatica che copriva l'intero giorno,dall'alba al tramonto, così stancante e muta, laproteggeva e la isolava dal presente e dal
 
3
passato, così denso, quest'ultimo, di ricordi piùgrandi della sua giovane età.I ricordi sono come semi gettati nella terrafertile della nostra mente: gli anni e la loro vitasono l'acqua che li alimenterà. Come alberispunteranno tra i meandri dei nostri misteri,spontaneamente cresceranno, silenziosi, sì chenoi nemmeno ne avvertiamo la presenza e imutamenti. Durante il viaggio, alcuni di essi forseseccheranno, altri si fermeranno a una certaaltezza, e altri ancora diventeranno alti, semprepiù alti.I ricordi ancora sono come frutti raccoltilungo il sentiero e messi nel sacco che portiamosulle spalle già dalla nascita: pian piano esso siriempirà e, crescendo, sarà sempre più pieno, cosìmatureremo.Il sacco non ha un peso preciso: a voltepesa pochi grammi o quasi niente se i suoi frutti cifanno gioire e ci aiutano a continuare il viaggio;altre volte ha un peso indescrivibile e vorremmoliberarci del carico di taluni frutti. Eppureanch'essi fanno parte del sacco che è soltantonostro, anch'essi maturano la vita alla lucedell'esperienza.– Dove sei stata, eh? Sempre dietro aquesto moccioso! – la voce riprese più burrascosadi prima.Angela si voltò d'istinto, ma nemmeno sfioròlo sguardo della donna che le stava di fronte,immobile, appena curva sulla schiena, gli occhifissi e severi e le braccia ai fianchi.
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