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Il lasciapassare per parlarecon il sindacoche Hüllweckdistribuiva generosamentein campagnaelettorale. Ma la realtàè ben diversa: anchedieci mesi di attesa
Esportiamo sempre meno oro,moda, pelli e meccanica. Ma cipossiamo consolare. Tempo unmese e potremmo forse raccon-tare di essere riusciti a esportarequalcosa di molto più prezioso:la pace.In tempi in cui qualcuno preten-de di esportare la democrazia,parlare di export della pacesembra un’enormità. Ma l’a-zienda vicentina Said, sede aIsola Vicentina, va decisa per lasua strada. Proverà a favorire ilprocesso di pace tra Israele ePalestina con la prima joint ven-ture tra arabi, ebrei e italiani.Obiettivo, realizzare a Gerico ilprimo insediamento agricolosenza bisogno di terra.Un pomodoro che cresce senzahumus non si era mai visto. Madobbiamo abituarci: “Siamo iprimi al mondo a puntare suquesto tipo di coltura – raccon-ta Giancarlo Costa, responsabi-le del progetto – Si chiama aero-ponia e permette di coltivare inserra senza l’uso della terra.Suona strano ma è perfettamen-te realizzabile e soprattutto havantaggi precisi: si ottengonoenormi incrementi della produ-zione con pochissima manodo-pera, una percentuale minima difertilizzanti e una drastica ridu-zione del consumo d’acqua.”Un esempio, per chiarire: perprodurre un chilo di pomodorisu terra occorrono, in Italia,200 litri di acqua. Con questosistema bastano dai 6 ai 10 litri.Un vantaggio incolmabile per iPaesi dove la siccità è unacostante.“Per il momento – concludonoin azienda – siamo riusciti aridurre i trattamenti antiparassi-tari di circa il 75% ma stimia-mo, entro un paio d’anni, diarrivare al prodotto biologica-mente puro.”Immaginare delle piante checrescono senza terra è difficile,ma alla Said è cosa normale: ifusti sono piantati su delle basiin polistirolo e le radici traggo-no i sali minerali necessari allacrescita da una miscela liquida.“La cosa più difficile è stataconiugare la scientifica con l'or-ganizzazione aziendale - diconoin azienda – per ottenere il giu-sto equilibrio costi-benefici.Diversamente, l'aeroponiasarebbe rimasta confinata eter-namente nel limbo della puradialettica scientifica”.Oggi nello stesso impianto sipossono produrre il maggiornumero possibile di specie ridu-cendo drasticamente l'uso dipesticidi, modernizzando l'orga-nizzazione del lavoro agricolo eaumentando la salvaguardiaambientale. Ma il punto forterimane il risparmio di energia,manodopera e soprattuttoacqua: 80-90% rispetto alle tra-dizionali coltivazioni.Anche la qualità di vita dell'o-peratore agricolo è migliore: siopera in un ambiente salubre,pulito e dignitoso. L’ ideale perriavvicinare i giovani all'agricol-tura.Ma la speranza, nella terra diIsraele e Palestina, è quella diriavvicinare palestinesi ed ebreialla pace. Se è vero che il primonemico da sconfiggere, per vin-cere le guerre, è la miseria, pro-curare cibo per tutti a costiabbordabili sarebbe un vantag-gio senza pari.“Alla joint venture – raccontaCosta - partecipano sia il Migal,il prestigioso istituto di biotec-nologie israeliano, che il Narc, ilcorrispondente palestinese delnostro Cnr. Ci siamo messiattorno a un tavolo e abbiamodeciso di lavorare assieme. Traun mese la firma ufficiale e l’av-vio del progetto.”
m.r.
Anche per l’economia del Nord Est è giunta l’ora del tramonto? Gli ultimidati congiunturali su produzione indu-striale e export stanno soffiando comeun vento gelido sulle aspettative di unarapida ripresa. Del resto, un modello disviluppo che è stato a lungo identifica-to con la forza degli indicatori statistici piuttosto che attraverso una consape-vole riflessione sul proprio passato e lachiarezza di idee per il proprio destino,non può che sentirsi vulnerabile di fron-te al cambiamento dello scenario com- petitivo. Perché di questo si tratta: il mondo nel quale l’economia vicentina ècresciuta a ritmi sostenuti negli ultimitrent’anni non c’è più. Non c’è più quel mondo diviso in blocchi che escludevaintere aree geoeconomiche, comel’Europa dell’Est e la Cina, dalla divi-sione internazionale del lavoro. Non c’è più la moneta nazionale che consentiva,attraverso ricorrenti svalutazioni, direcuperare i margini di competitivitàerosi dalle inefficienze del sistema paese. Non c’è più uno Stato che pote-va giocare con allegri deficit di bilancioe ridotta pressione fiscale. Non c’è piùnemmeno quell’abbondanza locale dirisorse di lavoro, imprenditorialità eambiente che poteva alimentare a bassocosto il meccanismo di accumulazione.Non c’è più, soprattutto, un quadrotecnologico stabile, che valorizza i sape-ri applicativi e favorisce forme di inno-vazione incrementale.Tutto questo è finito da un pezzo. Perun po’ di tempo abbiamo tuttavia potu-to contare sulla capacità di adattamen-to all’interno di una congiuntura mon-diale tutto sommato favorevole. Maadesso, quando anche Germania,Francia e Usa – che insieme fanno oltrela metà del nostro export – stannotirando i remi in barca, cosa resta dafare?Eppure, se sappiamo guardare oltre lacongiuntura, Vicenza e il Nord Est pos-sono mettere in campo ancora elevati potenziali di crescita. Possiamo infatticontare su un nucleo di medie impresedi valore mondiale, su un tessuto di pic-cole aziende industriali e artigiane in grado di organizzarsi in reti innovativee flessibili, su una radicata cultura del lavoro che rimane una risorsa decisiva per lo sviluppo. Ma affinché questerisorse possano competere nel nuovoscenario dell’economia globale è neces-sario che anche le istituzioni locali fac-ciano la loro parte, aiutando società ed economia ad investire di più nelle risor-se fondamentali per il futuro: conoscen-za, creatività e innovazione. Certo, si potrà dire che Vicenza da sola può far poco. Ma quel poco può essere impor-tante. Pensiamo all’Università, alle politiche culturali, ai servizi di acco- glienza che possono favorire la parteci- pazione attiva della città ai circuitiinternazionali del sapere. Circuiti chenon sono formati solo da tecnologie maanche da persone intelligenti e creative,che scelgono di vivere e investire in unacittà perché sa offrire servizi efficienti,un ambiente di qualità, una cultura ori- ginale, aperta al nuovo e tollerante neiconfronti della diversità. Ma è questo,oggi, Vicenza?
Giancarlo Corò
economista
Il lavoro ha fatto crac
Dal crollo dell’export a quello delle idee: persi migliaia di posti in un annoViaggio tra i numeri, le prospettive e gli umori settore per settore
Nostra inchiesta. Il modello vicentino cede su tutti i fronti: oro, tessile, terziario
Le stime del sindacato parlanodi quasi diecimila posti di lavo-ro persi solo nel corso del2003. E il peggio deve ancoraarrivare, considerando il bollet-tino giornaliero delle situazionicritiche.Abbiamo raccolto le voci del-l’industria vicentina in molti deisuoi settori trainanti. Dall’oroal tessile, dalla meccanica alterziario è un pianto continuo:calano gli ordini, calano le pro-spettive, salgono le possibilitàdi perdere, ogni giorno, dozzinedi posti di lavoro.Ma quello che più stupisce è larassegnazione della maggiorparte delle imprese. Che pro-pongono, è vero, qualche timi-da soluzione per uscire dallacrisi. Ma che appaiono, nellostesso tempo, sfiduciate equasi rassegnate.Forse è vero che una crisi cosìvasta non si era mai vista. Macome gli stessi protagonistispiegano, bisogna trovare laforza di uscirne con propostecoraggiose e investimenti checoinvolgano la politica e, nonultimi, i lavoratori.Nel mare della crisi, ci sonoanche i buoni esempi: il com-parto alimentare ad esempio,si mantiene nel suo complesso,ma le aziende appaiono floridegrazie a scelte innovative estrategiche. Quelle che è lecitoaspettarsi anche dai settoriattualmente in fondo al bara-tro. Lo ammettono gli stessiprotagonisti: le idee ci sono -magari a lungo termine - ma cisono. Tutto sta a crederci.
A pagina 4-5
Un anno per parlare col sindaco
Hüllweck più prezioso di una Tac. Unica possibilità, telefonate brevi
Quasi un anno per vedere il Sindaco. È que-sta l’incredibile storia di alcuni cittadini chehanno tentato, ripetutamente, di contattareil primo cittadino di Vicenza. A denunciare lasituazione una sconsolata Giovanna DallaPozza, presidente della sezione vicentina diItalia Nostra: “La mia prima richiesta all’uf-ficio risale a gennaio del 2000. Ho richiestoun incontro con Hüllweck, appena insedia-to a Palazzo Trissino, sperando nella suadisponibilità, ma ho atteso ben diecimesi inutilmente. Alla fine mi sono sfo-gata con l’architetto Bressanello cheha provveduto, bontà sua, ad accele-rare i tempi. Così ho potuto incontrare ilSindaco ‘solo’ un mese e mezzo più tardi.In totale undici mesi e mezzo di attesa.”Quello della presidente di Italia Nostra ècertamente un caso limite ma sono altri icittadini che, privatamente o a nome diassociazioni ed enti, lamentano attese benpiù lunghe di quelle, proverbiali, necessarieper una tac o una visita specialistica.Eppure Hüllweck sul contatto con i suoi cit-tadini aveva puntato la sua prima campa-gna elettorale. Il documento che riportiamoqui a fianco parlava chiaro: distribuito a gogo, prometteva di spalancare le porte diPalazzo Trissino. Purtroppo si trattava uni-camente di una trovata pubblicitaria: dopol’insediamento a palazzo, delle promesseindicate sul lasciapassare non è rimastatraccia.Lo confermano alla segreteria del Sindaco,l’ufficio dove si può fissare un appunta-mento con Hüllweck. In molte città italiane isindaci riservano parte del proprio tempoper un contatto diretto con i cittadini: inizia-tive edificanti, che tastano direttamente ilpolso della città e aiutano, decisamente piùdi ogni studio o statistica, a capire le neces-sità degli abitanti. E a Vicenza? Non c’ènemmeno un giorno o un orario fisso dedi-cato all’incontro con i cittadini. Di volta involta - spiegano in Comune - il primo cittadi-no ‘dispensa’ il suo tempo alla cittadinanzacompatibilmente con i suoi impegni pubblicie privati. Eventualmente, per ridurre le atte-se, si può optare per un breve colloquiotelefonico. “I tempi d’attesa sono minori -spiegano - ma se si vuole un incontro facciaa faccia bisogna saper aspettare”. È lalegge della domanda e dell’offerta: se iltempo concesso è minore delle richieste lafila si allunga. Al momento, per fortuna,bastano otto mesi d’attesa.
Ilario Toniello
vicenzaabc
la città a chiare lettere
SETTIMANALEDIINFORMAZIONE, CULTURA, POLITICA, ASSOCIAZIONISMO, SPETTACOLO
 Euro 0,80
venerdì 26 marzo 2004, numero 2, anno III 
Editore: VicenzaAbc scarl, Corte dei Molini 7, 36100 Vicenza. Partita Iva 03017440243. Telefono 0444.305523. Fax 0444.314669. E mail: info@vicenzaabc.it. Spedizione in abbonamento postale 45% Comma 20/B, legge 662/96 - DCVicenzaR
 
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questa settimana
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 politica
Assalto alla Fiera:c’è un businessda milioni di euro
cronaca
Da targhe alternea targhe... eterne
ritratti vicentini
Birne, l’uomoche vollerestare ragazzo
economia
Borsa addioinvesto in paradiso
cultura
Renato Cevese“Vicenza, il miogrande fallimento”
Dal tramontoall’alba
Se l’oro non va piùesportiamo la pace
Strategie contro la crisi.Da Vicenza la prima joint venture che unisce israelianie palestinesi: un’azienda darà le tecnologie per coltivare senza bisogno... della terra
Via Piazzon 82/28 - 36051 Olmo di Creazzo (VI)Tel. 0444 349611 - Fax 0444 349510www.svec.it - email: svec@svec.itVia Piazzon 82/28 - 36051 Olmo di Creazzo (VI)Tel. 0444 349611 - Fax 0444 349510www.svec.it - email: svec@svec.it
 
Manovre di corridoio, schiera-menti trasversali che si disfanoe si ricompongono nel volgeredi un minuto, patti segreti. Disolito sono queste le indiscre-zioni che escono da palazzoTrissino, anche se di tanto intanto gli scenari sono più case-recci.Giovedì 18 il consiglio dovevachiudersi prima del previsto.Molti lo prevedevano a causadella difficoltà di parte dellaCdl a votare la delibera peraumentare l'importo della tarif-fa sui rifiuti. Ma il consiglionon è saltato solo per questomotivo.Pare che il capogruppo leghistaManuela Dal Lago, moltoattaccata ai colori del Vicenza,avesse intenzione di chiudereentro le 20,15. Giusto in tempoper sedersi in tribuna ad assiste-re alla partita serale al Menti.Ma che la presidente della pro-vincia sia persona che sa eserci-tarte il potere lo si è capitoanche quando, dopo anni diprassi consolidata, ha defacto obbligato il consiglio ariunirsi di giovedì e non più dimartedì. Colpa del Vicenza?No, il motivo stavolta è serio:martedì è anche giorno di con-siglio provinciale.A palazzo Trissino hanno mor-morato: nessuno obbliga la pre-sidente ad essere sempre inmunicipio. Perché il primo cit-tadino ha dovuto piegarsi allavolontà della sua dirimpettaiadi palazzo Nievo?
m.m.
Quale sarà il destino della Fiera di Vicenza? Comeandrà privatizzata? Sarà ancora incardinata al com-parto orafo o vanno trovati nuovi sbocchi? Gli inve-stimenti devono puntare sulla espansione edilizia osul know-how e le risorse umane?Sono questi gli interrogativi sul futuro dell'expò beri-co presenti sul tavolo della politica vicentina dopoche l'argomento è finito negli ultimi giorni nell'agen-da del consiglio comunale e di quello provinciale. E laquestione è politica in primis perché l'ente di viadell'Oreficeria è una struttura particolare, che simuove seguendo logiche di mercato ma che è per dueterzi in mano a soggetti pubblici (un terzo al comune,un terzo alla provincia, il rimanente alla camera dicommercio).
Soldi vicentinipotere Veneto?
La definizione degli assetti proprietari di viadell'Oreficeria da un anno sono diventati oggetto diun contenzioso complesso. Da una parte c'è la presi-dente della provincia e della fiera Manuela Dal Lagola quale fa un ragionamento semplice: la struttura èper due terzi pubblica, in quanto rispecchia ancora gliassetti costituiti subito dopo la Seconda Guerra mon-diale. Una eventuale trasformazione in spa dovrebbeavere la naturale conseguenza di conferire le quote informa eguale agli attuali fondatori, ovvero un terzociascuno.Le categorie economiche però non ci stanno; non cistanno perché negli anni il fatturato della fiera è statogarantito dagli affitti che gli espositori pagavano allafiera stessa per potere esporre i prodotti durante leesibizioni. Una condizione che ha assicurato introiticospicui e costanti, sino a poco tempo fa eranogarantiti per tre quarti dal settore orafo.E l'altra grande questione riguarda la possibilità cheVicenza finisca nel circuito fieristico veneto. Come siottimizzano le strategie comuni senza essere schiaccia-ti da Padova o da Verona? Detto in termini brutali, èpensabile che si affidino alla sfera politica regionale lechiavi di una struttura pagata con soldi vicentini?
La crisi dell’ororiapre i giochi
Durante gli ultimi diciotto mesi poi è arrivata la crisidel comparto orafo e non solo. I produttori locali,soprattutto vicentini, hanno cominciato a sentire ilfiato sul collo della concorrenza orientale. Hannocominciato a chiedere interventi più decisi e soprat-tutto un maggiore supporto promozionale da partedell'ente. Si è cominciato a parlare di investimenti perrilanciare il settore, investimenti che dovrebberoammontare a una cinquantina di milioni di euro.Non è ancora stabilito se si tratterà di interventimirati alla semplice espansione degli spazi espositivi(di recente l'Immobiliare fiera ha acquisito il terrenoconfinante della Baggio spedizioni) o di interventi chepuntino pure su un potenziamento del marketing. Mail pacchetto degli investimenti futuri ha cominciato adestare l'interesse dei politici e delle categorie econo-miche.
Cento miliardidi buoni motivi
Una fiera trasformata in spa e con cento miliardi divecchie lire da spendere ha posto sul tappeto la que-stione della privatizzazione, perché il controllo sullafutura assemblea dei soci significa la possibilità dicontrollare il futuro cda, il che equivarrebbe a poterdecidere chi far sedere sulle poltrone di un ipoteticoconsiglio di amministrazione. E controllare il cdasignificherebbe anche decidere come investire il picco-lo tesoro della fiera. A chi assegnare gli appalti, comeimpostare le strategie, a chi affidare le consulenze.L'altro aspetto però riguarda la presenza degli stra-nieri. Se è vero il ragionamento sostenuto dagli indu-striali (in soldoni, in Fiera deve contare chi ha pagatoe può continuare a pagare per gli affitti degli stand),allora i vertici dell'ente dovranno capire come com-portarsi con gli stranieri. Aprire massicciamente aloro (sempre che siano ancora interessati alla fieraberica) e garantire gli incassi dell'ente o limitarne l'ac-cesso col rischio di impoverire le entrate? Ma c'è unaltro interrogativo che riguarda la natura della Fiera.Questa deve rimanere la kermesse per antonomasiadel gioiello o va inventata un'altra formula (unMotorshow come quello bolognese, per fare un bana-le esempio)? In altre parole la fiera deve rimanere unavetrina per la promozione del made in Vicenza qual-siasi esso sia o deve trasformarsi in un efficiente con-tenitore in grado di promuovere qualsiasi evento chegeneri profitti? E soprattutto Vicenza esprime ancoraun terreno economico e produttivo vitale, tale da ren-dere necessaria una grande kermesse? Su questo ver-sante sia i politici (comune in primis) sia gli imprendi-tori non si sono espressi; o se lo hanno fatto, non sisono espressi con la chiarezza dovuta.
Marco Milioni
sette giorni di politica
50 milioni di euro da investirecosì la Fiera diventa un business
Si aprono i giochi in via dell’Oreficeria: da una parte la presidente della Provincia Dal Lago, dall’altra gli industriali.Obiettivo, gestire i ricchi finanziamenti per il rilancio dell’ente. Che intanto affonda, tra crisi dell’oro e mancanza di idee
E mentre si discute di privatizzazione cresce il rischio di restare schiacciati tra i colossi Verona e Padova
Il fedelissimo di Hüllweck. Che un giorno lo tradirà
A Palazzo Trissino qualcuno già lo dipinge come l'erede diEnrico Hüllweck per la poltronissima di primo cittadi-no, presto o tardi che sivotasse. Lui l'assessore all'ur-banistica Maurizio Franzina faspallucce, sorride. Dice di«volere far squadra col restodella giunta». Dice che c'èbisogno «di lavorare concostanza», ma l'ipotesi nonl'ha mai smentita.Effettivamente Franzina inumeri ce li ha. È l'unico chein giunta tratta alla pari col sindaco. È l'unico che a palaz-zo degli Uffici tratta alla paricon la potentissima direttricedel territorio, LorellaBressanello, la moglie diHüllweck. I suoi sostenitorisostengono che la cosadipende dal peso specifico e politico acquisito in giunta enell'amministrazione: dai gal-loni acquisiti sul campo,insomma. I suoi detrattorisostengono invece che è solo grazie alla delega all'urbanisti-ca - e l’accesso a tutte le suecarte - che ha ottenuto il privi-legio di trattare alla pari conla first lady di palazzo.
I vantaggidella scuola Dc
Franzina, a differenza diHüllweck viene dalla vecchiascuola della Dc. E la differen-za si vede; l'assessore sembranon litigare con nessuno, parlacon tutti; è sempre cordiale,ma non lo è a volte con i suoicompagni di maggioranza incircoscrizione, quando senzaandare per il sottile bypassa i presidenti e scandisce senza see senza ma il diktat della giun-ta. A differenza di Hüllwecknon parla mai di innominati,di complotti orditi da fan-tomatici nemici della città.
Sotto al saiodi fra ‘Nzina
Rispetto al sindaco ha unospiccato sense of humor, allevolte un po' annacquato daquell'aria seminariale checaratterizza tanti ex Dc.Qualcuno, nei corridoi di palazzo, lo chiama per questofra' Nzina.In Forza Italia si muove comeuna sorta di battitore liberoben sapendo che nemici eamici si creano a seconda dellecircostanze. È uno che i votise li è guadagnati sul campo(oltre cinquecento; il primonelle liste, un ottimo risultato per uno che non appartiene ad alcuna corrente). Frutto delleduemila mani strette a ridossodelle elezioni presentando il Bando degli interessi diffusi,sostengono maligni i detrat-tori.Franzina, che fa parte dellaschiera dei quarantenni ram- panti di Fi, appare come unicoopponibile alla eventuale can-didatura di Manuela Dal Lagocome primo cittadino qualoraquest'ultima fallisca l'appunta-mento con le europee e leregionali (proprio la presi-dente della provincia verrebbedata in avvicinamento dallaLega a Fi).Ma Franzina, assessore ed ingegnere elettronico, è anchel'uomo dai mille risvolti. Allafine degli anni Novanta come presidente della zona 6 emembro del comitato cittadi-no contro gli abusi edilizimenava fendenti contro la giunta di centrosinistra,scagliandosi contro i re e reuc-ci locali del mattone. Altritempi: di questa furia oggi si è persa ogni traccia.
m.m.
Identikit del potere.
Maurizio Franzina, assessore all’urbanistica, è tra i pochi azzurri con le carte in regola per studiare da sindaco
ACQUEMOSSE INLAGUNALABIRINTI DIPALAZZO
 Il Vicenza cancella la tassa sui rifiuti
La presidente della Provincia stoppa il consiglio comunale: deve andare alla partita
Ci sono voluti quasi tre anni per cominciare, ma già dopopochi mesi è chiaro che sarà molto difficile portare a ter-mine il lavoro. Ci riferiamo al nuovo Statuto regionale. Ilavori avrebbero dovuto partire subito, già da inizio legis-latura (anno 2000 d.c.). Invece la commissione prepostaè rimasta paralizzata perché la maggioranza non riuscivaa mettersi d’accordo sul nome del Presidente. Sciolto fati-cosamente questo primo nodo con l’investitura diTessarin - doroteo di lungo corso approdato a Forza Italia,la corsa ad ostacoli non si è affatto conclusa. Il primo ametterla giù dura è stato il Presidente del Consiglio, illeghista Cavaliere, che, senza mezzi termini, ha dichiara-to che si può pure mettere in soffitta l’elezione diretta delPresidente della Giunta: il compito di nominare il capo del-l’esecutivo sarà dell’Assemblea eletta. E addioGovernatore. A Galan - che di quel potere si è abbondan-temente servito - deve essere venuta l’ulcera. Ma il nododella nomina non è l’unica carta che la Lega pare avere inserbo. Innanzitutto c’è il problema della definizione di“popolo veneto”che Cavaliere insiste sia precisata dalloStatuto.Apparente dettaglio simbolico che cela un confronto poli-tico:l’opposizione di centrosinistra vorrebbe in qualchemodo ufficializzare la presenza massiccia di extracomuni-tari in Veneto. Apriti cielo, per la Lega:“Non se ne parlaneppure”. Non di soli padani, però, soffre il parto statu-tario. Dalla Provincia di Belluno, calano in laguna anche imontanari. Oggetto di un documento firmato dalle localiforze politiche (tutte), le associazioni - guardiacaccia, mae-stri di sci e guide alpine comprese: riconoscere statuta-riamente alla provincia una buona dose di autonomia.Non proprio come Trento e Bolzano, ma siamo lì. Ipotesia cui hanno risposto più che tiepidamente i consiglieri(almeno quelli della
bassa 
) di Forza Italia. Il timore è chedando un dito ad uno, ben presto tutti vogliano un braccio(da anni, sul tema, morde il freno tutto il Veneto orienta-le). Lo Statuto non è questione popolarissima:non si puòdire che nei bar - da Rovigo a Belluno - sia tra gli argomentipiù dibattuti. Tuttavia è fondamentale per il futuro dellanostra regione. Così come una “carta costituzionale”della regione ha senso solo se approvata all’unanimità.Le regole del gioco, se non condivise da tutti, valgonopoco. Per questo Variati (vicepresidente della commissio-ne e rappresentante dell’opposizione) ha dichiarato: “ Seentro fine mese non si trovano intese significative, megliolasciar perdere. Concludere i nostri lavori con la bruttacopia dell’esistente, non rientra minimamente nei nostriinteressi”.
Anche i montanari stoppano Galan
Dalla Regione.
Il nuovo Statuto fa litigare tutti. E resta ancora al palo
Le faraoniche fieredell’oro paiono destinatea tramontare.Largo a nuove iniziativee a investimentimilionari.Ma in attesa di decidere,si scatenano i giochidi potere
Il chi è della Fiera: numeri che fanno gola
Chi la controlla
1/3 il Comune di Vicenza, 1/3 la Provincia, 1/3 la Cameradi Commercio
Cosa fa
Nel 2003 ha organizzato 19 manifestazioni e ne ha ospita-te 6. I visitatori sono stati circa 169.000.
Chi investe
Gli operatori italiani sono stati 41.500. Gli stranieri oltre 20mila.
Quanto incassa
Il fatturato del 2003 è stato di oltre 25 milioni di euro.
Gli spazi
L'area del quartiere fieristico è di 62.500 mq: 52.000 in viadell'oreficeria, 7.500 mq a fianco del casello autostradaledi Vicenza Ovest e 3.000 mq di fronte all'ingresso Ovest delquartiere.
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cronaca
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Iniziative valide fino al 31 marzo 2004.Salvo approvazione della DaimlerChrysler Servizi Finanziari S.p.A.
Targhe eterne
Fallito l’esperimento targhe alterne, si torna a respirare (veleno) come sempre.Al palo le idee per combattere lo smog, crescono solo le contravvenzioni
“Manca il coraggio di cambiare”
Enrico Rossi, 63 anni, è stato comandante della Polizia Municipale di Vicenza dal 1990 al 1997. Chiamato a guidare il presti- gioso corpo di Bologna, si è fatto apprezzare da due amministrazioni:quella di centrosinistra di Vitali e la prima, storica, di centrodestra di Guazzaloca.Nel 2000 ha rifiutato la riconferma e ha scelto di andare in pensione.È tornato a vivere a Vicenza, dov’è un attento osservatore della realtà,non senza quegli spunti polemici che lo hanno sempre caratterizza- to. Con lui una chiacchierata sulla situazione attuale: la querelle vigili- amministrazione, il problema viabi- lità, l’inquinamento, lo sviluppo sostenibile della città.
Comandante Rossi, permette unpaio di domande?
“La prima la faccio io. Lo sa qualedovrebbe essere l’obiettivo dei vigi-li urbani?”
Tolleranza zero, comandanteRossi?
“Sbagliato. Contravvenzioni zero.”
Qualcosa non quadra.L’amministrazione ha messo inbilancio un bel po’ di euro dai ver-bali del 2004. Anzi, parecchi in piùrispetto all’anno precedente. C’èda rimboccarsi le maniche.
“Filosofia sbagliata. I vigili nonpossono ragionare con questa logi-ca. Al contrario: il nostro obiettivodovrebbe essere quello di svolgereun servizio preventivo affinché, undomani, non ci sia nemmeno un’in-frazione.”
Perdoni comandante, ma il bilan-cio parla chiaro: dai vigili ci aspet-tiamo migliaia di euro.
Dovessimo dare l’impressione dispingere gli agenti a fare contrav-venzioni avremmo grossi problemie non solo d’immagine.”
D’altra parte il Comune ragionasecondo proiezioni precise. E iltrend dice chiaramente che lemulte aumentano anno dopo anno.
“Ma i vigili non sono esattori. Lalogica dovrebbe essere diversa. Secon i soldi incassati dalle contrav-venzioni si riescono a coprire deibuchi tanto meglio. Ma non puòdiventare un’abitudine.”
Tanto più che poi vi lasciano soli.
“In che senso?”
La nostra impressione è che l’am-ministrazione abbia una posizioneequivoca. Pretende di difendere aspada tratta gli interessi degliautomobilisti, ma chiede ai vigili dimultare senza pietà.
“Il fatto si commenta da solo.”
La nostra impressione è che i vigi-li si siano un po’ stancati e non nepossano più di stare in mezzoall’incudine.
“L’impressione è quella. D’altraparte è molto più facile gratificarela maggioranza delle persone cheuna percentuale minima. E la mac-china la adoperiamo tutti. Qui poisiamo abituati ad accompagnare ilbambino a scuola in auto anche sedista trecento metri. E pretendiamodi parcheggiare a mezzo metro dalbanco.”
Ma perché è così difficile fare unsalto di qualità nella viabilità diVicenza?
“Fare una pista ciclabile sembrafacile. Ma poi bisogna risolvere pro-blemi enormi per garantire la sicu-rezza di tutti, a partire dalle bicistesse. Basta pensare agli incroci”
Le piacciono le rotatorie?
“Di certo creano meno inquina-mento rispetto a un semaforo. Suquesto non ho dubbi. Ma Vicenza èuna città difficile: quando venniassunto in Polizia Municipale, nel1966, la prima cosa che mi chieseil comandante Danchielli fu uno stu-dio sulla circolazione tra i dueestremi della città. Questo per direche il problema è sempre esistito.”
Per cominciare a cambiare lecose ci vorrebbe molto coraggio.
“Penso a quando chiudemmo altraffico Corso Palladio. Fu una bat-taglia, con grandissime opposizio-ni. Ma oggi nessuno tornerebbeindietro”.
Lei è stato in Emilia Romagna.Percorsi ciclabili, abbattimentodell’inquinamento, spazi verde,mezzi pubblici efficienti…
“C’è una sensibilità maggiore. Mahanno anche avuto più fortuna.Avevano strade concepite in modopiù lungimirante negli anni passati:noi abbiamo perso fior di occasioniogni volta che ne abbiamo avuto lapossibilità. Ferrara ha privilegiatocirconvallazioni e tangenziali, noino. Ma attenzione: non hannoun’industria sviluppata come noi.Nel bene e nel male, è questo chefa la differenza”.
Un consiglio all’amministrazioneper il migliorare la viabilità.
“Impossibile. È un problema trop-po complesso perché possa risol-verlo un’amministrazione, pur contutta la sua buona volontà. Deveessere affrontato dall’alto.L’impressione è che nessunovoglia farsene carico. ”
Torniamo ai suoi ex uomini.Costretti a fare fatturato, da oggianche di notte.
“Abbiamo una città a misura d’uo-mo, che non dovrebbe avere biso-gno di servizio notturno. D’altraparte c’è un esigenza percepita disicurezza che chiede risposte.”
Percepita?
“Porto Bologna come esempio.Non vi rendete conto di quale para-diso sia Vicenza rispetto a Bolognae molte altre città italiane, dovebisogna fronteggiare gare notturnedi velocità con scommesse clande-stine, una criminalità che prende inostaggio interi quartieri e tanti altriproblemi che qui neanche ci imma-giniamo… Qui al massimo c’è l’in-cidente stradale.Eppure sono d’accordo con l’am-ministrazione quando vuole il servi-zio notturno. Ci sono molti servizinotturni - a cominciare proprio dal-l’incidente stradale - che la PoliziaMunicipale potrebbe svolgere libe-rando le forze dell’ordine per altricompiti.”
Ma I vigili non vogliono saperne.
“A Bologna lo stesso problema siera posto negli anni Novanta. Èstato risolto subito”
E com’è stato risolto?
Con la logica: più lavoro, più soldi.Il Siulp dice che I vigili non sonopreparati per il servizio notturno.
“Sono preparatissimi per tutto. Cisarà bisogno di corsi di specializ-zazione, ma la Polizia Municipalesa il fatto suo.
E poi sono convinto che il servizionotturno rappresenta un salto diqualità e di immagine. Certo non sipuò pretendere questo sforzo incambio di niente.”
Le piacerebbe riprendere ilcomando oggi?
“Non scherziamo. Dall’Aglio è bra-vissimo, oltre che un amico. Uncomandante che sa fare anche ilmanager, come vogliono I tempi. Ioper me tornerei a Bologna: quandoGuazzaloca mi chiese di restare,dissi di no perché avevo 61 annicompiuti e 40 di servizio. Mi sem-bravano un’eternità. Ma adessoche ne ho 63 mi mangio un po’ lemani: sento che potrei ancora direla mia.”
Matteo Rinaldi
L’ex comandante dei vigili Enrico Rossi analizza la situazione: ma com’è difficile Vicenza
Le misure antismog, da gennaioad oggi, hanno portato nellecasse dell’amministrazione comu-nale la ragguardevole somma di
72 mila euro.
Tolte le spese di organizzazione(posizionamento e aggiornamentodella cartellonistica stradale infor-mativa riguardo le targhe alterne)che ammontano a circa
12 milaeuro
, il guadagno netto rimanecomunque considerevole.Dal primo gennaio 2004 ad oggisono stati
1308 gli automobilisticolti in fallo e multati a seguitodelle misure antismog
.Il totale e’ la somma di tre adden-di: mancanza del bollino blu, nonrispetto dell’ ordinanza sostitutiva1127 (le targhe alterne) e violazio-ne dell’articolo 80, che obbligaalla revisione periodica del veico-lo.Conseguente “condanna” al paga-mento di
68,25 euro nel casodelle targhe alterne
, 137 euro eritiro della carta di circolazione nelcaso di violazione dell’articolo 80.Altalenante la curva disegnata dalparziale settimanale dei verbalidelle targhe alterne: raggiunge lavetta di
100 contravvenzioni l’ot-to gennaio
, giorno dell’entrata invigore dell’ordinanza, scende a
41il 6 febbraio
, risale a
139 il 12febbraio.
Viceversa, in costante aumentosono le contravvenzioni tradiziona-li: l’ufficio contravvenzioni delComando ha elaborato
nel 1999un totale di 44.040 infrazioni alCodice della Strada
, aiRegolamenti Comunali ed allealtre varie disposizioni normative.
46.803 l’anno successivo
,
49.740 nel 2001
e, incredibileexploit, ben
61.541 nel 2002
. Untrend in costante ascesa. Ma ilComune ha già messo in bilancioche nel 2004 vuole molto di più.
Anna Manente
Quandola multariempiele casse
Il blocchetto dei vigiliai raggi X
Vicenza dà l’addio alle targhealterne e si prepara a tornare allanormalità: migliaia di auto nellestrade, polveri sottili sempre piùconcentrate, salute sempre più arischio. L’amministrazione ha deciso che lelimitazioni del traffico non servo-no. “Hanno creato moltissimi di-sagi e portato a risultati scarsi onulli” ha detto Valerio Sorrentino,vicesindaco e assessore all’ecologia.Quello che Sorrentino non spiega èil motivo del fallimento. Non puòfarlo perché dovrebbe chiamare incausa se stesso e la sua ammini-strazione. Come si evince chiara-mente dai servizi di questa pagina,le targhe alterne hanno dato scarsirisultati principalmente perché il  governo della città non solo non ciha mai creduto (comprensibile) maha remato contro il provvedimento. Nel frattempo, altrove, si agisce. AVerona, dove la situazione dell’ariaè malata come da noi, gli scarsirisultati delle targhe alterne nonsono state solo un pretesto per alza-re le mani. Al contrario, Verona ha già messo in atto misure antismog,a cominciare dallo speciale lavag- gio delle strade che elimina le pol-veri depositate sul terreno, per arri-vare all’uso di furgoni elettrici cheforniscono di merci i commerciantidel centro città. Così, invece dicento furgoni mezzi vuoti e inqui-nanti, ne circolano meno dellametà, pieni e a emissioni zero. Restiamo in attesa che ancheVicenza, bocciate le targhe alterne,faccia al più presto scelte che altrihanno già sperimentato con succes-so.
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Anche Enrico Rossi, critico sualcune
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