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Vincenzo Vinciguerra: Un doppio livello e una sola verità

Vincenzo Vinciguerra: Un doppio livello e una sola verità

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Published by Andrea Carancini
Recensione del libro di Stefania Limiti: "Il doppio livello"
Recensione del libro di Stefania Limiti: "Il doppio livello"

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Published by: Andrea Carancini on May 28, 2013
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05/28/2013

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UN DOPPIO LIVELLO E UNA SOLA VERITÀ
(Opera, 26 aprile 2013)
Leggiamo il libro scritto dalla giornalista e storica Stefania Limiti, “Doppio Livello”, edito daChiarelettere, Milano, 2013.Conosciamo già l'autrice per libri precedenti, da lei scritti e pubblicati, sui quali abbiamo già avutomodo in passato di esprimere giudizi più che positivi.“Doppio livello”, che ha per sottotitolo “Come si organizza la destabilizzazione in Italia”, confermale capacità di Stefania Limiti nel ricostruire, con ricchezza di dettagli, le vicende italiane che possoessere racchiuse in quella definizione di “guerra politica” che ancora non è stata ufficialmenteaccettata dai politici del regime ma che è la sola valida per spiegare un lunghissimo capitolo dellastoria italiana del dopoguerra.Più di tanti altri che l'hanno preceduta, Stefania Limiti afferma, con coraggio, la reale essenza delcentro “Ordine nuovo”, i cui dirigenti hanno ricoperto nella guerra politica un ruolo tragico.Chi ancora nutrisse dubbi su cosa sia stato “Ordine nuovolegga il capitolo esplicitamenteintitolato “Ordine nuovo: un servizio segreto clandestino” nel quale Stefania Limiti lucidamenteespone tutti gli elementi che concorrono a provare che questa organizzazione non è mai stataideologicamente “nazista” o “fascista” ma ha rappresentato lo strumento più idoneo per lo Statoantifascista per la corruzione e la strumentalizzazione di tanti giovani che sono stati poi coinvoltinella guerra politica contro il comunismo, certo, ma anche contro ciò che restava del fascismostoricamente inteso.Direttamente connesso al ruolo di servizio segreto clandestino di Ordine nuovo è il capitolo,intitolato “L'operazione Nisva e il ruolo degli agenti atlantici”, nel quale l'autrice focalizza le figuredegli agenti doppi, delle “false bandiere”, ma anche delle ombre che accompagnano il tentativodell'ex magistrato Felice Casson, sostenuto da uomini politici della sinistra italiana (Brutti, Diliberto)oltre che da altri magistrati della procura della Repubblica di Milano, di bloccare l'inchiesta sullastrage di piazza Fontana condotta dal giudice istruttore Guido Salvini che vedeva sul banco degliimputati gli uomini di “Ordine nuovo” del Veneto.Le pagine scritte da Stefania Limiti confermano che la guerra politica non appartiene al passato diquesto Paese, percle complicie le protezioni per coloro che hanno agito, in modosanguinario, per gli interessi atlantici sono ancora vigenti e sono queste, non il segreto di Stato, adimpedire che la verità emerga in tutta la sua gravità e crudezza.Nel suo excursus storico, l'autrice si sofferma anche sulle stragi di Brescia e dell'Italicus, aderendoalle motivazioni affermate dalla magistratura bresciana nell'ultimo processo.Fermo restando che riconosciamo ai magistrati bresciani quell'onestà intellettuale che neghiamo atanti dei loro colleghi, noi restiamo fermi su quanto abbiamo scritto nel nostro documento “Lafaida”, pubblicato su questo sito, che non nega i fatti accertati in sede giudiziaria, ma offre unadiversa lettura per quanto riguarda le finalità delle due stragi chiaramente collegate fra loro.Rabbiose sono state le reazioni di certi mentecatti della destra di regime, collegati ai sanguinarispioni di “Ordine nuovo”, dinanzi a questo documento che valorizza l'operato dei magistratibresciani che hanno individuato negli uomini dell'organizzazione atlantica i responsabili delmassacro ma non hanno potuto, per oggettive difficoltà, individuare le sue finalità e il collegamentocon la strage dell'Italicus del 4 agosto 1974.Su questo tema, ovviamente, non si è ancora aperto un dibattito con persone serie ed onesteintellettualmente, come Stefania Limiti, che permetterà di approfondire l'argomento fino a giungerea conclusioni certe e condivisibili, con buona pace del corrispondente del “Corriere della sera” aBrescia, Monica Zornetta, ammiratrice di Mario Tuti, e dei mentecatti romani e bresciani di cuisopra.Il libro di occupa anche delle stragi di mafia, questa forza di polizia ausiliaria dello Stato, divenuta atempo debito per la stampa l'anti-Stato.Non abbiamo fretta. Abbiamo atteso per tanti anni che la verità si affermasse sul conto di “Ordine nuovo”, non gruppo“neonazista” ma servizio segreto clandestino, attenderemo che venga ristabilita anche sulla mafia,non anti-Stato ma sostegno dello Stato, con la benedizione della Chiesa cattolica.Perché le responsabilità delle stragi mafiose affondano le loro radici nel passato che oggi si cercadi far dimenticare concedendo la parola a Don Ciotti, per cancellare quanto affermava (e faceva) ilcardinale Ernesto Ruffini.

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