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ECCELLENZE A RISCHIO
chi fa a pezzila nostra ricerca?
Nerviano, piccolocentro a Nord di Milano. Nessunosa dov’è, all’estero.Tranne gliscienziati. Perchéi farmaci del futurosi sperimentanoqui, nei migliorilaboratori d’Europa.Che qualcunovorrebbe chiudere
di
Ermanno Lucchini 
foto
Giovanni 
 
Hänninen
iO
18 aprile 2009
arco la soglia del labo-ratorio di Genomicadel Nerviano MedicalSciences e mi presentoporgendo il bigliettoda visita. «Piacere,Laura Raddizzoni» replica la prima ri-cercatrice che incontro e mi offre il suo,fresco di stampa. Poi colleziono quellidi tutte le altre. «A ogni cambio di pro-prietà, ci danno delle
business card 
nuo-ve. Ragazze, voi siete riuscite a finire al-meno il primo pacchetto?» riflette avoce alta una del gruppo in camicebianco e, detta così, la battuta provocauna sonora risata tra colleghe. Ridono(ridiamo) di gusto, anche se il frequenterinnovo dei biglietti, del logo, delle in-segne, della carta intestata è solo il cicli-co cambio di pelle che tante aziendeitaliane rilevate dalle multinazionali delfarmaco hanno sperimentato, dopo es-sere finite nel risiko mondiale giocato acolpi di incorporazioni, fusioni, acqui-sizioni. Beninteso, se sono sopravvissu-te. Come è successo per l’appunto aNerviano. Dove il centro di ricerca far-macologica contro il cancro più granded’Europa, fondato negli anni Sessantadalla storica Farmitalia poi unitasi allaCarlo Erba, è stato poi rilevato da Phar-macia, a sua volta inghiottito dal gigante
V
 Alessandra Cirla,una dei 650tecnici e ricercatori delNerviano Medical Sciences.
 
Laura Raddizzoni,41 anni, ricercatricecapo-progetto delLaboratorio di Genomica.
ECCELLENZE A RISCHIO
Pfizer. Spolpato all’osso, è stato infineceduto alla Congregazione dei Figli del-l’Immacolata Concezione, attuale pro-prietario. Ormai alla canna del gas:
bi-lancio in rosso, immobili ipotecati
e lamessa in liquidazione che pende comeuna spada di Damocle.
Rischiano il posto in 650,
tra tec-nici e ricercatori, se non interverrannonovità dell’ultima ora. Ad andare a pic-co però
non è l’ennesima azienda tra-volta dalla crisi, ma il fiore all’occhiellodella ricerca farmaceutica italiana
cheha già subito l’assalto di Global Phar-ma: i brevetti (e i profitti) dei chemiote-rapici scoperti qui trent’anni fa, come ladoxorubicina o l’esamestano, ancoralargamente impiegati, sono in cassafortealla Pfizer. E se è vero che il settore delfarmaco non è più la locomotiva delPaese, garantisce pur sempre un exportdi 10 miliardi di euro (il 37 per centodelle esportazioni italiane nell’hi-tech),23 miliardi di fatturato e 70 mila postidi lavoro.
Non sorprende, quindi, cheper salvare Nerviano si siano mobilitatii più illustri scienziati
, da Veronesi aGarattini, da Bonadonna a Mantovani(vedi box a pagina 80). Dentro e fuori ilcampus - 40 mila metri quadrati di ver-de - è stata una giornata campale: as-semblee infuocate, blocchi stradali diprotesta. Ma le ricercatrici che mi accol-gono sono disposte lo stesso ad accom-pagnarmi in una visita ai laboratori,nessuna si sottrae alle domande di unalieno a digiuno di biologia, chimica,genetica. E il viaggio (guidato) nell’ulti-mo avamposto della ricerca farmaceu-tica italiana miproietta in
unarealtà nascosta eavvicente
: sem-bra di seguire
 SuperQuark
indiretta, con unatroupe di scien-ziate al posto diPiero Angela. Ilmio primo anfi-trione è
AlessiaMontagnoli
, 41anni, allieva delpremio Nobel per la chimica AvramHershko alla New York University. «Lastrada che porta alla scoperta di nuovifarmaci è lunga e tortuosa» spiega. «Perindividuare la sostanza che meglio si le-ga alle cellule tumorali, per esempio,occorre provarne almeno 200 mila. Nonce la faremmo mai senza questo robot,in grado di testare 380 composti pervolta: dosa quantità infinitesimali diogni sostanza e la versa nelle microcel-lette di un alveare grande quanto unacarta di credito». Il testimone passa a
Laura Raddizzoni
: assunta meno di unanno fa, ha fatto esperienza al centro diGenomica della Roche, nel New Jersey,la sua specializzazione è al confine trabiologia e bioinformatica: «Attaccoframmenti di Dna ai biochip di silicio,così riesco a te-nere monitoratinello stesso mo-mento migliaiadi geni e registrole mutazioni cel-lulari provocatedal tumore». Su-bentra
PaolaMagnaghi
, tor-nata da Londraper riversare nel-la ricerca farma-ceutica le cono-scenze acquisiteal prestigioso In-stitute of ChildHealth sull’origi-ne genetica digravi malattie in-fantili, poi è ilturno di
Ales-sandra Cirla
, dottorato in Michigan,che si occupa di sintesi chimica: «Pro-getto molecole. E le potenzio per ren-derle più efficaci». Provette, microscopielettronici, computer sono gli strumentidi lavoro di
Maria Menichincheri
, 48anni, che ha iniziato la carriera nell’am-bitissimo Mit di Boston. Con lei riassu-miamo lo stato dell’arte: «
Per scoprireun nuovo farmaco occorrono da 12 a15 anni di ricerca
, investimenti per cen-tinaia di milioni di euro e devi mettere
200.000
 
I COMPOSTI CHE SI TESTANO, IN MEDIA, PRIMADI IDENTIFICARE UN NUOVO PRINCIPIO ATTIVO
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