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Rame, la passione sui quei palchi improvvisati

Rame, la passione sui quei palchi improvvisati

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Published by Filippo Azimonti
Era stata la censura, tutta politica, a fare di Dario Fo e Franca Rame dei protagonisti della vita sociale nazionale. Così che, dopo la “cacciata” dalla Rai nell’edizione 1962 di “Canzonissima”, Natalia Aspesi, dalle pagine del Giorno, poteva descriverla come ,«maliarda e comunista, mamma amorosa e svitata totale». Comunista, allora, non era un complimento e l’aggettivo segnava più che l’effettiva militanza, lo schierarsi sul fronte di un radicalismo politico che sarebbe esploso di lì a pochi anni, nel ’68, “trascinando” la coppia Fo-Rame dalle sale dei gradi teatri milanesi alle università occupate, alle fabbriche, alle case del popolo, alle piazze.
Era stata la censura, tutta politica, a fare di Dario Fo e Franca Rame dei protagonisti della vita sociale nazionale. Così che, dopo la “cacciata” dalla Rai nell’edizione 1962 di “Canzonissima”, Natalia Aspesi, dalle pagine del Giorno, poteva descriverla come ,«maliarda e comunista, mamma amorosa e svitata totale». Comunista, allora, non era un complimento e l’aggettivo segnava più che l’effettiva militanza, lo schierarsi sul fronte di un radicalismo politico che sarebbe esploso di lì a pochi anni, nel ’68, “trascinando” la coppia Fo-Rame dalle sale dei gradi teatri milanesi alle università occupate, alle fabbriche, alle case del popolo, alle piazze.

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Published by: Filippo Azimonti on May 30, 2013
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Rame, la passione sui quei palchi improvvisati
Quelle immagini in rigoroso bianco e nero scattate nella primavera del 1974 allaPalazzina Liberty fanno a buon diritto parte della storia di Milano. Vi si vede unafolla da concerto rock che occupa per intero gli allora stenti giardini che circondano
l’unico edificio restato in piedi dopo la demolizione del vecchio Mercato
Ortofrutticolo. Una palazzina abbandonata al degrado che Dario Fo e Franca Ramehanno deciso di occupare per dar sede alla loro compo
sita compagnia itinerante, “LaComune”
. Pronti a sfidare Palazzo Marino che quello spazio non vuole concedergli ea convocare sul prato chi è pronto a sostenere la loro battaglia. E sono tanti, tantissimia lasciarsi affascinare dal gramelot pseudo padano inventato da Fo
 per “MisteroBuffo”. E al suo fianco
, come sempre, Franca Rame.Quegli scatti sono anche la testimonianza visiva di un impegno politico culturale maiinterrotto e dalle radici profonde affondate nel tessuto stesso della città.Era stata la censura, tutta politica, a fare di Dario Fo e Franca Rame dei protagonisti
della vita sociale nazionale. Così che, dopo la “cacciata” dalla Rai nell’edizione 1962
di
Canzonissima
, Natalia Aspesi, dalle pagine del
Giorno
, poteva descriverla come
«l’italia
na di cui si è parlato i più negli ultimi mesi: nove copertine in quindicigiorni». Per lei ,«maliarda e comunista, mamma amorosa e svitata totale».
Comunista, allora, non era un complimento e l’aggettivo segnava più che l’effettiva
militanza, lo schierarsi sul fronte di un radicalismo politico che sarebbe esploso di lì a
 pochi anni, nel ’68, “trascinando” la coppia Fo
-Rame dalle sale dei gradi teatrimilanesi alle università occupate, alle fabbriche, alle case del popolo, alle piazze.Un passaggio che li sottraeva alle simpatie della buona borghesia che quei teatri
frequentava e li esponeva a un “ostracismo” che sarebbe durato
, accanito, nel tempo.Perché Franca Rame
è stata anche un’ostinata e coraggiosa militante politica
, propriouna «comunista» e
 per questo non sempre amata anche dalla “sua” sinistra.
 
Quando si presentò, nel 2001, a Palazzo Marino con la lista “Miracolo a Milano”, non passò e si guadagnò solo 184 preferenze per l’elezione nel Consiglio di Zona 1.
Capolista al Senato per Italia dei Valori, nel 2006, fu eletta, non in Lombardia ma inPiemonte. Dopo 19 mesi di ostentati e polemici silenzi si dimise da quello che in una
lunga lettera indirizzata all’allora presidente Franco Marini definì «un frigorifero dei
sentimenti». Un rapporto difficile con le istituzioni il suo che replicavano nella lungastagione del centrodestra al governo della città con ostentata freddezza nei confrontidi quella protagonista sempre più scomoda della vita cittadina. Che, di volta in volta,trovavano al fianco
dei clochard che occupavano l’aula consiliare, dei rom cacciati
dai campi nomadi, dei disabili, degli operai in lotta, dei minori detenuti, delle ragazze
sfigurate in Bangladesh… in un susseguirsi di iniziative che si intrecciava
indissolubilmente col suo teatro che era anche la misura del suo impegno civile.

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