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Ancora Sul Ritratto Rinascimentale

Ancora Sul Ritratto Rinascimentale

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A commento di un lavoro
A commento di un lavoro

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Categories:Types, Brochures
Published by: Patrizio Agostinelli on May 30, 2013
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10/08/2013

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Ancora sul Ritratto Rinascimentale e sul Ritratto
paoloaugusto.blogspot.com rinascenza.wordpress.com
 
R
iprendo discorso e lavoro di approfondimento per quanto riguarda il Ritratto e il RitrattoRinascimentale dopo aver trafficato un po' su un modello estratto da un altro
 piatto da pompa
realizzazione dell'artigianato di
 Deruta
.
Come da un po' di tempo cerco di fare, provo a variare i supporti pittorici rispetto alla consueta ceramica, andando alla ricerca di qualcosa di nuovo, anche nel valorizzare del banalissimo materiale"di risulta" altrimenti destinato a essere semplicemente buttato in pattumiera. Così, una tavoletta dilegno con gli angoli arrotondati
lunga 27 centimetri 
e
larga 20,5 
con un foro in un angolo di modoche una volta appesa a un chiodo risulti perpendicolare a una delle sue diagonali, è diventata la basesulla quale alcuni talloncini di carta e cartoncino sono stati incollati, anche sovrapposti, per andarein seguito a ospitare una pittura eseguita nella somma di colori acrilici, tempere, pennarelli e matitecolorate. Il gioco dei colori e la definizione del dettaglio, rispetto al modello che avevo preso comeoriginale, scala di almeno due o tre gradini verso la semplicità e l'ingenuità
naïf 
.
Tuttavia ciò che mi pare sia sortito da questo lavoro mi ha portato a riflettere con più profonditàsul concetto di Ritratto Rinascimentale che oggi viene ancora riproposto, così come sul Ritratto ingenere. Infatti di
"Ritratti Rinascimentali"
ne ho ormai realizzati diversi, specie su ceramica, masolo dopo averne eseguito uno ancora una volta su carta e legno cronologicamente anteriore alpresente, sono andato alla ricerca di notizie e nozioni sull'elemento e, confrontando il lascitoartistico di Piero della Francesca con il suo ritratto di Federico da Montefeltro (e consorte), mi èparso importante sottolineare che, rispetto all'Umanesimo e al Rinascimento, ciò che resta nellecosiddette "Ceramiche Istoriate" è una vera e propria semplificazione di quel modello storico ilquale più d'essere un qualcosa d'ideale era una produzione concettuale di alto livello che non tutti isemplici artigiani sono in grado di seguire ed eseguire accogliendone ragioni e principi.
~ • ~
Vediamo infatti come nel pieno dell'Umanesimo il Ritratto trovi forse una delle maggioririvalutazioni di cui mai riuscì egualmente a beneficiare in altre epoche storiche, la dignità alla qualeesso riusad elevarsi si mosse sui binari paralleli della
 praticità
e della
concettualità
.L'Umanesimo deve essere considerato come un'effettiva "chiave di volta" per lo sblocco culturalenel momento di passaggio tra Medio Evo e Rinascimento. Il movimento apportò l'
uomo
come
ritrovato centro
della riflessione culturale e gli
uomini illustri
divennero un soggetto importantedella produzione artistica e culturale, tributario di questa nuova spinta è stato il Petrarca con i suoiscritti, ma anche i pittori ebbero la loro consistente porzione d'importanza, poiché anche le artifigurative si prestarono perfettalemente alle funzioni della
didattica
che un'illustre figura aveva dainsegnare sia nell'uso
 pratico
.È infatti nozione comune la conoscenza del "doppio filo" che lega i mutamenti dell'arte e delpensiero a quelli della realtà concreta: se erano i
signori
quelli che venivano ritratti, era perché i
signori
diventavano più importanti di prima, e forse, anche se importanti e numerosi lo eranosempre stati, cambiava il modo di vederli e considerarli. L'Umanesimo torna sull'uomo; dopo secolidi mortificazione di tutta la relatività transeunte denigrata rispetto allo spiritualismo immanente emillenarista del Cristianesimo dei Secoli Bui, si torna a scavare su se stessi, forse come mai prima.Per quale ragione elementare? Montagne di libri raccontano le cose da punti vista più numerosidegli occhi per vedere, ma forse fu tutta una concreta necessità pratica: nel periodo dell'Umanesimoi contatti con gente e luoghi sempre più lontana e lontani diventavano progressivamente più fitti,
 
trascedendo in una sorta di "normalità". Così, allargandosi la rete relazionale tra gli uomini, gliuomini stessi si trovarono inevitabilmente spinti a dare maggiore importanza agli uomini e non allamagnificenza di Dio. Quindi, ambascerie, concilii, politiche estere basate su matrimoni e moltoaltro ancora, ponevano agli uomini ad occuparsi di altri uomini e portò l'attenzione e l'interessesull'individuazione somatica diun soggetto per ovvii usi e finipratici.Sebbene alcuni addebitano alRitratto nel periododell'Umanesimo un "
decifit 
"nello studio e nella realizzazionedell'
anatomico
dal punto di vistapittorico e specie nel confrontocon l'arte rinascimentale a venire,gli artisti del Tre-Quattrocentofurono capaci, lo stesso, diinfondere a queste raffigurazioniuna «spietata» aggressiviintrospettiva forse necessaria pertrasmettere tratti importanti delsoggetto a chi ne osservava larappresentazione, forse mossa dalnuovo impeto costituito dallavoglia di cimentarsi a fondo suquel nuovo soggetto-uomo ilquale offriva una minierainesauribile dove scavare; forse -ancora una volta - solo perché,come lasciò scritto Aristotele: «lerappresentazioni figurativemassime se riprodotte il prealisticamente possibile, ci
recano diletto
, anche seconcernono persone che viste inrealtà, susciterebbero disgusto».Vi fu insomma un certorecupero del concetto di artecome estro e virtuosismo capaced'ingenerare piacere e meraviglia per le capacità di rendere tale e quale la realtà - non per caso tra imassimi ritrattisti dell'epoca umanistica il fiammingo Jan Van Eyck fu attento a ogni imperfezione eparticolarità dei volti da lui presi frontalmente o sulla tre quarti e hanno asserito che questi ritrattiriuscivano a essere così accurati da consentire persino delle diagnosi cliniche. Tale "opportunità"offerta dai ritratti dell'Umanesimo non fu effetto del caso o di fortuite circostanze e coincidenze, maè stato un processo di scelta storica nel questa in questo periodo il ritratto ha visto pendere la puntadel pendolo verso quella
 profanità
che conduceva alle soluzioni di
mimesi
.
Sacro
e
 profano
- idealizzazione e mimesi, sono i due corni della questione "raffigurazione realedel soggetto essere umano", due
versioni
della stessa opera d'arte che, su spinte di fattori numerosi,alternativamente emergevano e poi finivano annegati in una oscillazione incapace - a quanto pare -di trovare il giusto compromesso.

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